I Polipi Uterini: Cosa Sono, Cause, Sintomi e Trattamenti

Nella branca della ginecologia, quando si parla di polipo uterino si fa riferimento a un tumore benigno molto simile a un’escrescenza e che può svilupparsi al livello della cervice uterina o dell’endometrio. Le cause sono differenti e i sintomi non sono sempre evidenti, motivo per cui spesso se ne ha riscontro a seguito di una visita ginecologica.

Polipi della Cervice: Cosa Sono?

Di importanza clinica modestissima, molto frequenti e solitamente delle dimensioni di pochissimi millimetri, protrudono dal collo dell’utero, che è la parte dell’utero che sporge in vagina. Compaiono solitamente in seguito a infiammazioni croniche e possono rimanere asintomatici ed essere riscontrati occasionalmente durante una visita ginecologica. Quando necessaria, la rimozione dei polipi cervicali viene effettuata la maggior parte delle volte ambulatorialmente senza necessità di anestesia.

Polipi Endometriali: Caratteristiche e Fattori di Rischio

I polipi endometriali sono neoplasie focali intrauterine, singole o multiple, caratterizzate da morfologia sessile o peduncolata. Presentano tre elementi costitutivi: la componente ghiandolare, lo stroma e i vasi sanguigni.

Di importanza clinica significativa, i polipi endometriali si sviluppano nella cavità del corpo dell’utero: la loro comparsa sembra possa dipendere da fattori ormonali o flogistici e potrebbe essere influenzata anche dal sovrappeso. I principali fattori di rischio per la formazione di un polipo endometriale sono l’età, l’ipertensione, la terapia con tamoxifene e l’iperestrogenismo. Quest’ultimo è legato tipicamente a condizioni quali obesità, sindrome dell’ovaio policistico, menopausa tardiva, tumori stromali estrogeno-secernenti e insufficienza epatica cronica.

Inoltre, sembra che il rischio di poliposi endometriale aumenti in caso di precedente assunzione di anti-estrogeni, i quali sono farmaci che possono trovare impiego nel trattamento del tumore al seno (esempi classici sono il tamoxifene e il raloxifene). È invece ancora discusso il ruolo della terapia ormonale nella patogenesi dei polipi endometriali, dal momento che alcuni studi mostrano un’aumentata prevalenza in queste pazienti, mentre altri non trovano differenze rispetto a donne non trattate.

Sintomi e Diagnosi

I polipi endometriali possono decorrere in modo completamente asintomatico, oppure possono manifestarsi con sanguinamenti uterini anomali (AUB) pre e postmenopausali o con infertilità. Possono essere causa di spotting o flusso mestruale più abbondante, ma frequentemente il loro riscontro è occasionale in pazienti asintomatiche sottoposte a un esame ecografico prescritto per altre indicazioni.

Nei casi sintomatici con sanguinamento uterino anomalo, la presenza di un polipo endometriale deve essere sospettata seguendo l’algoritmo PALM-COEIN e deve essere indagata tramite ecografia transvaginale, che rappresenta l’esame non invasivo gold standard. È preferibile eseguire l’esame ecografico durante la fase proliferativa del ciclo mestruale, poiché l’endometrio è più sottile, avvalendosi anche dello studio color Doppler, che permette la visualizzazione del peduncolo vascolare.

Si può inoltre ricorrere alla sonoisterografia che, attraverso l’iniezione di soluzione fisiologica, permette la visualizzazione della cavità endometriale distesa e pertanto il più facile riconoscimento della lesione. I polipi endometriali possono essere sospettati con l’ecografia transvaginale, meglio se effettuata nella prima metà del ciclo ormonale (prima dell’ovulazione), ma per la conferma diagnostica occorre effettuare la sonoisterografia. E’ un esame non doloroso: eventualmente può provocare un fastidio simile a quello provato durante le mestruazioni, dovuto alla leggera distensione della cavità uterina da parte del liquido. Per la sua minore invasività ha pressochè sostituito l’isteroscopia diagnostica ambulatoriale.

Trattamenti

L’asportazione di un polipo endometriale viene routinariamente eseguita mediante isteroscopia operativa office o videoresettoscopia in sala operatoria. Il rischio di formazione di aderenze intrauterine dopo la procedura è trascurabile e il tasso di complicanze è estremamente basso.

Tra i trattamenti chirurgici, è la procedura gold standard per l'eliminazione dei polipi, in quanto non solo è efficace ma anche a basso rischio di complicanze. La prima è la polipectomia isteroscopica. Questo intervento prevede un day surgery ospedaliero, un’anestesia generale o spinale e l’utilizzo di uno strumento a tubo rigido di pochi millimetri di diametro. A volte la rimozione del polipo viene eseguita tutta in isteroscopia ambulatoriale, prima diagnostica, poi operativa, utilizzando un tubo di calibro inferiore a quello operativo e una blanda sedazione. Il polipo anche in questi casi sarà poi sottoposto ad analisi. Le controindicazioni sono costituite dallo stato di gravidanza, dalle infezioni vaginali (la procedura potrebbe far risalire batteri nelle tube ed in cavità addominale). La seconda è l'intervento di 'dilatazione e raschiamento'.

Attualmente non ci sono dati sufficienti per giustificare la rimozione routinaria dei polipi endometriali in tutte le pazienti sub-fertili, tuttavia questo intervento è considerato sicuro ed è stato dimostrato un vantaggio in termini di pregnancy rate nelle donne infertili che vengono sottoposte a polipectomia prima di eseguire una inseminazione intrauterina (IUI) o una tecnica di procreazione medicalmente assistita di II livello (FIVET/ICSI).

In caso di riscontro occasionale di un polipo endometriale asintomatico in donne in pre o postmenopausa è consigliabile l’asportazione se sono presenti fattori di rischio anamnestici per lo sviluppo di carcinoma dell’endometrio e/o se la lesione misura più di 2 cm di diametro. Dopo la menopausa un sospetto polipo endometriale sintomatico dovrebbe sempre essere indagato mediante isteroscopia diagnostica e, se confermato, dovrebbe essere asportato per poter poi eseguire anche l’esame istologico. Il rischio di diagnosticare una iperplasia atipica o un carcinoma è maggiore in presenza di AUB e non aumenta all’aumentare delle dimensioni del polipo.

La trasformazione maligna si verifica in una percentuale variabile fra 0 e 12,9% dei casi.

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