Infarto Inferiore Pregresso: Segni, Diagnosi e Trattamento

L’infarto del miocardio è una patologia pericolosa che può portare all’arresto cardiaco e alla morte. Più comunemente conosciuto come infarto o attacco di cuore, l’infarto del miocardio è una patologia che provoca la necrosi del tessuto muscolare del cuore, causata a sua volta dall’interruzione del flusso sanguigno all’interno di una o più arterie coronarie. L’ischemia cardiaca, termine che indica l’apporto insufficiente di sangue e ossigeno al cuore, sfocia nell’infarto quando è talmente critica e prolungata da portare alla morte dei tessuti.

Tipologie di Infarto Miocardico

L’infarto miocardico può essere distinto in diverse tipologie:

  • Infarto acuto del miocardio: forma più comune che comporta la necrosi del tessuto miocardico, in questo caso dovuta a un episodio acuto di ostruzione delle coronarie.
  • Infarto fulminante: un attacco di cuore estremamente grave, che comporta la necrosi molto rapida di ampie aree del cuore, l’arresto cardiaco e spesso la morte del paziente.
  • Infarto silente e/o asintomatico: forma di infarto che si manifesta senza o con pochi sintomi, spesso atipici o non gravi, dove lo stato di salute non sembra essere compromesso.
  • Infarto pregresso: condizione in cui in passato si è verificato un infarto miocardico, ma che viene riscontrato a seguito di esami e accertamenti cardiologici successivi all’evento.

L’attacco di cuore costituisce una reale emergenza medica: se trascurata o identificata troppo tardi questa sindrome porta complicazioni molto gravi che possono provocare la morte, tra cui shock o rottura cardiaca, aritmia grave o arresto cardiaco, fino all’ischemia di altri organi.

Sintomi dell'Infarto

L’attacco cardiaco presenta in genere una sintomatologia distintiva, riconoscibile già in principio d’infarto. È però necessario tenere a mente che si tratta di sintomi particolarmente soggettivi, che possono essere percepiti in modo totalmente differente da chi ne è affetto.

L’infarto si manifesta frequentemente con un dolore al torace, sia lieve che forte, che può essere percepito come un peso, una morsa o un bruciore. Può essere localizzato all’altezza del petto o dello stomaco, o irradiarsi a livello di braccia, spalle, collo, mandibola o schiena.

La durata di un infarto acuto del miocardio è in genere di 30-40 minuti, durante i quali si possono avvertire anche i seguenti sintomi caratterizzanti:

  • Fatica, stanchezza o debolezza, con possibili vertigini e capogiri.
  • Nausea e/o vomito, difficoltà a respirare, sudorazione intensa.
  • Malessere generale e persistente, simile all’attacco di panico.

Sintomi di Infarto nelle Donne

È importante fare una distinzione tra infarto femminile e maschile, poiché i sintomi più conosciuti dell’attacco di cuore spesso non si verificano allo stesso modo nella donna. Nel dettaglio, i sintomi dell’infarto nelle donne sono in genere aspecifici: il dolore toracico spesso non si manifesta o è molto meno evidente, mentre è più probabile avvertire difficoltà respiratorie, nausea, sudori freddi, sensazioni di affaticamento e di ansia persistenti. Inoltre le donne sembrano essere più soggette ad infarti silenti rispetto agli uomini, il che complica non poco l’identificazione della patologia.

Dal punto di vista diagnostico i segnali d’allarme dell’infarto femminile, da considerare anche in assenza di dolore al petto, sono:

  • Nausea, vomito e/o vertigini, con un’intensa sudorazione.
  • Dolore alla bocca dello stomaco, al collo o alla schiena.
  • Affaticamento, dispnea e forte sensazione d’ansia.

Cosa Fare in Caso di Infarto

Ciò che serve fare in caso di infarto è coinvolgere i soccorsi e richiedere l’intervento medico immediato, poiché da questo dipende la riuscita del trattamento e la vita stessa del paziente.

La diagnosi dell’attacco di cuore viene confermata a seguito di:

  • Elettrocardiogramma per rilevare alterazioni del cuore e determinare il tipo di infarto.
  • Esami del sangue per verificare il livello di specifici markers cardiaci nel sangue.
  • Ecocardiogramma con o senza color doppler, radiografia del torace o coronarografia.

Il trattamento dell’infarto cardiaco varia a seconda della tipologia e può spaziare dalla cura farmacologica (anticoagulanti o trombolitici) all’intervento chirurgico (angioplastica o bypass).

È fondamentale seguire un percorso di riabilitazione cardiologica dopo l’infarto, che di solito prevede un cambiamento dello stile di vita del paziente: sia dal punto di vista dell’assunzione di farmaci specifici, che dalla progressiva riduzione dei fattori di rischio tipici dell’infarto.

Prevenzione dell'Infarto

Si può prevenire un infarto intervenendo sui principali fattori di rischio modificabili, gli stessi della sindrome aterosclerotica. Un infarto si verifica quando le arterie che portano il sangue al cuore si bloccano, privando così il muscolo cardiaco di ossigeno e sostanze nutritive. I fattori di rischio per un infarto silenzioso sono gli stessi di un infarto con sintomi. In alcune condizioni mediche, come la malattia renale cronica e il diabete, i nervi che trasportano gli impulsi del dolore sono smussati.

In alcuni casi di ischemia cardiaca, la mancanza di flusso sanguigno e di ossigeno al cuore non produce sintomi tipici. Alcune persone ignorano i segni e i sintomi di un attacco di cuore perché sono relativamente meno fastidiosi. L’età e il sesso di un individuo hanno un ruolo significativo negli attacchi cardiaci silenziosi. Spesso, un infarto silenzioso viene diagnosticato settimane o mesi dopo.

Elettrocardiogramma (ECG) e Infarto Miocardico Acuto (IMA)

Con sindrome coronarica acuta, si intende l’insieme dei sintomi e dei segni causati da un restringimento delle arterie coronariche. Caratterizzate principalmente da dolore toracico, i sintomi possono variare e comprendere persino nausea, vomito e dispnea. Se l’occlusione delle coronarie è modesto è possibile il riscontro di un’angina, al contrario, in caso di aterosclerosi, una malattia degenerativa a carico delle arterie, l’apporto di sangue è tanto deficitario da comportare una necrosi irreversibile del miocardio, ovvero un infarto miocardico acuto.

L’elettrocardiogramma è un esame di prima linea per la diagnosi e il monitoraggio di questa patologia. Le maggiori associazioni internazionali in ambito cardiologico, diffondono periodicamente le linee guida internazionali sull’argomento clinico.

L’ultimo aggiornamento del 2018 è il documento intitolato “Fourth universal definition of myocardial infarction”, è una definizione universale di infarto miocardico per tutta la comunità medico-scientifica, in cui sono specificati i requisiti e i termini di definizione e di diagnosi dell’infarto miocardico.

Come già specificato, l’infarto miocardico acuto (IMA) è una necrosi del tessuto miocardico dovuta a una severa ipoperfusione coronarica, a sua volta causata da un’insufficiente perfusione legata a possibili coronaropatie delle arterie coronarie (stenosi, trombi, ecc.) oppure provocata da una concomitante ed eccessiva richiesta di ossigeno.

Purtroppo, non sempre l’esecuzione dell’elettrocardiogramma ci permette di interpretare i segni di infarto miocardico acuto, poiché alcune patologie modificano il tracciato rendendo molto più difficile l’individuazione dei segni patologici: quadri di pericardite acuta, ipertrofia ventricolare sinistra, blocco branca sinistra, sindrome di Brugada e quadri di ripolarizzazione possono modificare irrimediabilmente il tratto ST occultando i segni elettrocardiografici di ischemia.

Segni Elettrocardiografici di Ischemia

Ma, in caso di positività, dove cogliere le più comuni alterazioni elettrocardiografiche suggestive di ischemia acuta e in evoluzione? I segni e i criteri suggestivi di un insulto miocardico li troveremo osservando e analizzando principalmente il tratto ST e l’onda T. Il principale segno predittivo per riconoscere un infarto miocardico dall’ECG è la modificazione del tratto ST e dell’onda T, sopra o sotto la linea isoelettrica.

  • Gli NSTEMI possono presentarsi come un sottoslivellamento di più di 1 mm al di sotto della linea isoelettrica e rappresentano di solito un infarto subendocardico, un processo necrotico della parte interna del miocardico.
  • I segni di STEMI invece, rappresentano un infarto transmurale che coinvolge la parete miocardico a tutto spessore, dall’endocardio all’epicardio. Questi segni sono evidenti quando il punto J sopraslivella più di 1 mm al di sopra della linea isoelettrica.

Nota bene: come abbiamo potuto constatare, nel paziente con dolore toracico ed ECG negativo non deve mai essere esclusa la possibilità di SCA in atto, e dovranno essere eseguite altre valutazioni come e il rilevamento di biomarcatori di necrosi miocardica (ad esempio le troponine), indagare attraverso altre metodiche come l’ecocardiogramma, eseguire tracciati elettrocardiografici seriati nel tempo, al bisogno, alla prescrizione, e all’evoluzione dei sintomi.

Tuttavia, un sopraslivellamento diffuso del tratto ST in quasi tutte le sue derivazioni nel paziente giovane e senza fattori di rischio, è da considerare probabilmente come predittivo di pericardite piuttosto di un IMA che coinvolga tutte le pareti cardiache contemporaneamente. Inoltre, lievi sopraslivellamenti nelle derivazioni precordiali V1 e V2 possono essere riscontrate in giovani maschi e, sempre nelle stesse derivazioni precordiali, T negative fisiologiche nelle giovani donne soprattutto.

Come Leggere un Elettrocardiogramma

Sapere come interpretare l’elettrocardiogramma è fondamentale. Le onde positive si distinguono per essere sopra la linea isoelettrica, mentre le negative stanno sotto di essa.

Onde dell’ECG e Loro Significato

Le onde del tracciato dell’elettrocardiogramma sono:

  • Onda P: piccola onda che rappresenta l’attivazione degli atri.
  • Intervallo PR: tempo necessario perché l’attivazione degli atri raggiunga i ventricoli. L’intervallo PR si calcola dall’inizio della P all’inizio del QRS.
  • Complesso QRS: rappresenta l’attivazione dei ventricoli.
  • Onda Q: prima piccola deflessione negativa del complesso QRS.
  • Onda R: prima deflessione positiva del complesso QRS.
  • Onda S: seconda deflessione negativa del complesso QRS.
  • Tratto ST: intervallo fra la fine dell’attivazione ventricolare e l’inizio della ripolarizzazione ventricolare.
  • Onda T: rappresenta la ripolarizzazione ventricolare.
  • Intervallo QT: rappresenta l’intera attività elettrica dei ventricoli.
  • Onda U: rappresenta la ripolarizzazione delle fibre del Purkinje. Ricorda: molto spesso non è visibile!

NB: Controlla che il ritmo sia sinusale, ovvero che ogni onda P sia seguita da un complesso QRS, con una FC tra 60 e 100 BPM, e senza alterazione delle varie onde e segmenti!

Frequenza Cardiaca

La frequenza cardiaca (FC) è il numero delle contrazioni (o battiti) del cuore in un minuto ed è riferita alla frequenza di contrazione dei ventricoli. Per calcolare la frequenza cardiaca, si può dividere 300 per il numero di quadrati grandi fra due onde R.

Una frequenza cardiaca normale va da 60 a 100 BPM. Le frequenze superiori si definiscono tachicardie mentre quelle inferiori bradicardie.

Analisi del Ritmo Cardiaco

Per valutare il ritmo cardiaco, si guarda se gli intervalli tra le onde R sono sempre uguali o differiscono di massimo 2 quadratini per poter definire il ritmo cardiaco regolare. Se l’onda P è positiva in DII e negativa in aVR, ed ogni P segue un QRS con un intervallo regolare, allora il ritmo è sinusale, ovvero il ritmo normale del cuore che origina dal nodo senoatriale.

La fibrillazione atriale è la più frequente aritmia sostenuta riscontrabile negli elettrocardiogrammi e si presenta con un ritmo irregolare e senza una chiara onda P. Il flutter atriale, invece, si caratterizza per un ritmo spesso regolare e per onde P con aspetto di dente di sega, e che per questo motivo vengono chiamate onde F o onde di flutter.

Morfologia del Complesso QRS

Il Complesso QRS rappresenta la diffusione dello stimolo elettrico attraverso la muscolatura (miocardio) ventricolare.

Nel complesso QRS di un cuore sano:

  • L’onda R deve essere positiva in DI.
  • L’onda R deve aumentare progressivamente da V1 a V6 e l’onda S deve ridursi.
  • L’onda Q deve essere piccola: inferiore a 0,04 sec (un quadratino piccolo) e inferiore ad 1/4 dell’onda R successiva, altrimenti può essere segno di un pregresso infarto cardiaco.

La durata normale del QRS è inferiore a 100-120 ms. Un QRS stretto (<0,1sec) indica una normale conduzione ventricolare. Un QRS largo (>0,12sec), invece, indica un rallentamento della conduzione nei ventricoli, che può essere causato da un cosiddetto blocco di branca del ritmo cardiaco.

Intervallo PR e Relazione con il QRS

L’intervallo PR indica il tempo necessario all’impulso elettrico per raggiungere il ventricolo partendo dagli atri. L’intervallo PR ha una durata di 120-200 ms (da 3 a 5 quadratini). Quando l’intervallo PR è più lungo o si allunga in un ECG si possono trovare in queste condizioni:

  • Blocco atrio-ventricolare di 1° grado: intervallo del PR costantemente lungo e fisso.
  • Blocco atrio-ventricolare di 2° grado - Mobitz 1: progressivo allungamento del PR fino a che un complesso QRS viene a mancare dopo un’onda P.
  • Blocco atrio-ventricolare di 2° grado - Mobitz 2: onde P in modo intermittente non sono condotte, e l’intervallo PR non è allungato.
  • Blocco atrio-ventricolare di 3° grado: non vi è relazione tra onde P e complessi QRS Viene detto blocco completo o dissociazione atrio-ventricolare e generalmente il numero di onde P è maggiore rispetto a quello dei QRS.

Morfologia dell’Onda T

La morfologia dell’onda T in un ECG rappresenta la ripolarizzazione dei ventricoli, nella maggior parte delle derivazioni è positiva (tranne in aVR e V1). Deve essere sempre concordante con la polarità del QRS che la precede. Quando non è concorde con la polarità del QRS, si definisce invertita e può rappresentare un segno di sofferenza cardiaca come ischemia o ipertrofia ventricolare.

Intervallo QT

L’Intervallo QT rappresenta il tempo necessario per depolarizzare e ripolarizzare i ventricoli del cuore. Il valore normale del QTc varia da 360 a 440 ms. Un QT più corto o più lungo del normale può indicare la presenza di patologie e aumenta il rischio di tachicardia ventricolare.

Tratto ST

Il tratto ST è l’indicatore della depolarizzazione ventricolare, rilevabile tra l’onda S e la fine dall’onda T. In ogni derivazione, eccetto V1 e V2, deve trovarsi sullo stesso piano della linea isoelettrica (ovvero la linea piatta dell’ECG). Un sopraslivellamento del tratto ST superiore alla norma indica lesione miocardica o infarto miocardico acuto (IMA). La localizzazione del sopraslivellamento in un ECG ci dà informazioni circa l’arteria coronaria colpita dall’ostruzione completa.

  • Ad esempio, uno sopraslivellamento del tratto ST in DII, DIII ed aVF (derivazioni che ci danno informazioni sulla parte inferiore del cuore) indica IMA inferiore e spesso occlusione della arteria coronaria destra.
  • Invece, un sopraslivellamento del tratto ST in DI, V2-V4 con sottoslivellamento speculare nelle derivazioni inferiori, indica IMA anteriore e occlusione della coronaria sinistra nel ramo interventricolare anteriore.

Anche un sottoslivellamento del tratto ST può indicare la presenza di una ischemia cardiaca senza occlusione completa delle arterie coronarie.

Punti Chiave per Leggere un Elettrocardiogramma

Ricapitolando ecco i punti chiave da seguire in ordine per leggere un elettrocardiogramma:

  • Calcola la frequenza cardiaca. Per farlo, ti basta dividere 300 per il numero di quadrati da 5mm presenti tra due complessi QRS.
  • Controlla che il ritmo sia sinusale, ovvero che ogni onda P sia seguita da un complesso QRS, con una frequenza cardiaca (FC) tra 60 e 100 BPM, e senza alterazione delle varie onde e segmenti.
  • L’onda P rappresenta la depolarizzazione degli altri, dura 60-120 ms ed è ampia 2.5 mm.
  • L’intervallo PR dura 120-200 ms e indica il tempo necessario all’impulso elettrico per raggiungere il ventricolo.
  • Il complesso QRS rappresenta la diffusione dell’impulso elettrico attraverso il miocardio ventricolare, ed è formato da un’onda verso il basso (Q), un’onda positiva (R), seguita da un’onda negativa (S).
  • Il segmento ST ha una durata tra 80 e 120 ms e normalmente è all’isoelettrica. Rappresenta il periodo di depolarizzazione dei ventricoli.
  • L’onda T rappresenta la ripolarizzazione dei ventricoli, nella maggior parte delle derivazioni è positiva (tranne in aVR), è concordante con QRS e asimmetrica.
  • Infine, l’intervallo QT indica la depolarizzazione e ripolarizzazione del miocardio ventricolare, e si può calcolare con la formula di Bazett: QTc = QT/√FC.

Un caso particolare è stato descritto da Azzarelli et al. (2003) in un paziente con cisti da echinococco epatica, dove i segni elettrocardiografici di pregresso infarto miocardico erano conseguenti all’azione di massa espansiva esercitata dalla cisti sull'area diaframmatica del cuore.

Quali Sono i Sintomi dell'Infarto?

Il sintomo più caratteristico e frequente dell’ischemia miocardica è il dolore al petto. Le caratteristiche di questo dolore sono molto diverse da paziente a paziente:

  • può essere percepito come peso o come costrizione (“sento una morsa che mi stringe”) o come bruciore;
  • può essere localizzato al centro del petto oppure a sbarra, in mezzo al torace o più in basso, verso lo stomaco;
  • può essere irradiato al collo, alle braccia, soprattutto al braccio sinistro, alla mandibola, alla schiena. A volte il dolore è presente solo in queste sedi ”atipiche”.

Il dolore dell’infarto ha le stesse caratteristiche di quello dell’angina, è solo più intenso e, soprattutto, prolungato. Il dolore anginoso raramente supera i 10-20 minuti, mentre quello dell’infarto può durare anche giorni. Oppure può presentarsi a più riprese senza apparenti situazioni scatenanti.

Altri sintomi che possono presentarsi sono: forte stanchezza e debolezza; nausea; vomito; sudorazione intensa; tosse e difficoltà respiratoria (dispnea); vertigini e capogiri; senso di malessere opprimente, simile a quello causato da un attacco di panico.

Come Viene Trattato l'Infarto del Miocardio?

La diagnosi di infarto viene in genere effettuata mediante l’elettrocardiogramma. In alcuni casi è necessaria la conferma mediante analisi del sangue, per determinare la concentrazione degli enzimi cardiaci, cioè specifiche proteine che si liberano nel sangue quando le cellule cardiache sono danneggiate.

La terapia d’urgenza per l’infarto del miocardio è la rivascolarizzazione mediante l’angioplastica coronarica, ovvero la dilatazione meccanica della coronaria occlusa e il ripristino del calibro originario del vaso mediate l’impianto di uno stent. In alternativa il paziente può ricevere una terapia farmacologica trombolitica.

Tanto più rapido ed efficace sarà l’intervento, tanto minore sarà la quota di cuore che andrà incontro a necrosi.

Cosa Bisogna Fare in Caso di Sospetto Infarto?

Se compaiono sintomi che fanno sospettare un infarto del miocardio è importante chiamare immediatamente un’ambulanza, telefonando al 112. Non bisogna trasportare il paziente in ospedale in autonomia, per diversi motivi:

  • Il personale sanitario è in grado di registrare un tracciato elettrocardiografico sul posto e confermare la diagnosi. A questo fa seguito l’immediato trasporto del paziente nel centro attrezzato più vicino che abbia una sala di emodinamica attiva e ricettiva, per il trattamento di urgenza.
  • Le prime fasi dell’infarto sono pericolose. Il personale sanitario può far fronte a complicanze potenzialmente letali e tenere in vita il paziente fino al trattamento dell’occlusione coronarica.
  • Il paziente viene trattato già in loco con alcuni famaci che migliorano l’esito delle procedure successive.

Cosa Succede Durante il Ricovero per Infarto?

Nelle prime fase del ricovero il paziente viene ricoverato in un reparto di terapia intensiva dedicato, l’Unità Coronarica. Grazie a strumenti di monitoraggio particolari si possono identificare e trattare precocemente eventuali complicanze. Inoltre si inizia il trattamento che accompagnerà il paziente dopo la dimissione, con lo scopo di prevenire la progressione della malattia coronarica e prevenire nuovi episodi infartuali. La rivascolarizzazione precoce ha cambiato la prognosi e le prospettive di vita del paziente infartuato.

È Necessaria la Riabilitazione Dopo l'Infarto?

Nella maggior parte dei casi dopo un infarto viene consigliato un percorso di riabilitazione cardiologica per arrivare al completo recupero della forma fisica. Specialisti della riabilitazione, fisioterapisti, infermieri, psicologi e dietisti mettono a punto un programma di recupero che prevede educazione alla attività fisica alla alimentazione corretta e in generale contribuisce a eliminare comportamenti che aumentano il rischio cardiovascolare. La riabilitazione può essere condotta in ospedale o dopo la dimissione, in regime ambulatoriale.

Come Cambia la Vita Dopo l'Infarto?

Dopo un infarto del miocardio sono spesso necessari alcuni cambiamenti nello stile di vita. È importante, infatti, agire su tutti i fattori di rischio modificabili: tenere sotto controllo il peso corporeo; smettere di fumare; evitare l’alcol; seguire un’alimentazione sana ed equilibrata (povera di cibi grassi, sale e zuccheri); fare attività fisica moderata.

Dopo un infarto possono essere prescritti per lunghi periodi farmaci che riducono il rischio di progressione della malattia coronarica e di ulteriori eventi infartuali. L’attività sessuale dopo un infarto può tornare a essere perfettamente normale e non costituisce un fattore di rischio per un nuovo episodio.

La Dieta Dopo un Infarto

La dieta da seguire dopo un infarto o un intervento di angioplastica coronarica deve contribuire a mantenere ottimale la pressione arteriosa e i livelli di colesterolemia. È necessario limitare il sale, evitando alimenti come patatine, cracker confezionati, insaccati e carni lavorate. È importante, inoltre, ridurre il consumo di grassi animali, carni rosse, cibi fritti, dolci e bevande zuccherine. Da limitare anche gli stimolanti come caffè, tè, bevande energetiche.

Possono essere consumati nelle dosi appropriate verdure crude e cotte, legumi, cereali, frutta fresca e secca, proteine magre, latte, yoghurt e formaggi magri, olio extravergine di oliva.

Quali Sono le Cause della Malattia Delle Coronarie?

L’aterosclerosi coronarica è una patologia degenerativa, associata all’invecchiamento. Tuttavia diverse condizioni (i cosiddetti fattori di rischio cardiovascolari) possono accelerare lo sviluppo della malattia aterosclerotica che può manifestarsi anche molto precocemente.

Fattori di Rischio Non Modificabili

  • La familiarità: se un parente stretto ha avuto un infarto in età giovanile, si è esposti a un rischio maggiore.
  • Il genere maschile è più esposto ad eventi ischemici in età giovanile.

Fattori di Rischio Modificabili

Altri fattori di rischio, però, sono modificabili ed eliminabili perché dipendono dallo stile di vita e dall’alimentazione.

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