Il Freddo Influenza la Glicemia: Cause e Considerazioni

Da qualche giorno siamo entrati drammaticamente in autunno e le vetrine si stanno riempiendo di luci di Natale luccicanti. Per strada, si sente parlare di dolori alle ossa o del male alle spalle per il tempo che "sta cambiando" e, a volte, capita di sentire la stessa cosa anche riguardo la glicemia. Cioè, che la gestione del diabete ne risenta della stagionalità e cambi con essa.

A volte la glicemia è più propensa a salire inspiegabilmente o, al contrario, a scendere. I cambi di stagione, si sa, sono i mali del mondo ed è impossibile che di mezzo non c’entri anche un po' il diabete. Personalmente, col freddo tendo a consumare di più quando sono in attività, ma in inverno mi muovo meno perché propendo di più al divano con la copertina, camino acceso e, se possibile, tisana o cioccolata calda.

Nei mesi estivi, invece, la mia glicemia tende ad essere più alta, anche se poi muovendomi di più, riesco a compensare il rialzo. Questo vale per me, ho conosciuto persone che hanno sperimentato l’effetto contrario. Come sempre il diabete rifugge a regole, definizioni e norme monolitiche. Lui c’è e fa un po’ come gli pare, si comporta diversamente a seconda di quello che tu gli proponi.

Si dice che bisogna farselo amico, il diabete, ma è complicato quando si rinnova e ti mischia le carte in tavola anche tra le stagioni di mezzo, un piumino, i copricostume e le luci di Natale. E anche se a volte siamo stanchi e ci trasciniamo sotto la pioggia con gli ombrelli rotti e la glicemia che cambia veloce come il lampo, non dobbiamo scoraggiarci! Perché quando, finalmente, ritroveremo il nostro equilibrio con le dosi e con il movimento, ricominceremo tutto daccapo.

Influenza Indiretta del Freddo sulla Glicemia

Scientificamente non c'è una relazione diretta tra la temperatura stagionale e la variazione della glicemia. La temperatura ambientale non è annoverata tra i parametri che influenzano la glicemia. Tuttavia, esistono delle relazioni indirette.

La stagionalità influisce molto sulla sudorazione (quindi perdita di liquidi) e le abitudini alimentari. Le stagioni, quindi, indirettamente, possono determinare variazioni nella glicemia in quanto tendono a far variare le nostre abitudini e possono essere fonte di stress. L'attività fisica tende a diminuire la glicemia mentre lo stress solitamente l'aumenta. Le malattie tendono ad aumentare la glicemia.

Una delle cause alla base di questa variazione è riconducibile al cambiamento dello stile di vita e alimentare che inevitabilmente si adatta alla stagione: maggior consumo di frutta zuccherina, frequente attività fisica, eccessiva sudorazione. Nei periodi più caldi si tende a bere di più, spesso bevande rinfrescanti e zuccherate o a mangiare più frutta dolce e gustosa. Si tende, anche, a muoversi di più in virtù delle giornate più lunghe e calde. Queste differenze nelle abitudini possono modificare i livelli glicemici nel sangue.

Escludendo altre possibili cause di peggioramento del compenso glicemico (malattie intercorrenti, progressione nella storia naturale del diabete, ecc.) non vi è un effetto diretto della temperatura ambientale sulla glicemia, è semmai più probabile che in corso della stagione fredda le abitudini di vita tendano a modificarsi pur in maniera non così drastica (tendenza a consumare cibi a più alta densità energetica e/o a svolgere minore attività fisica) ma sufficiente a determinare una variazione del compenso glicemico.

Consigli Utili

Al fine del proprio benessere, si consiglia di seguire una alimentazione bilanciata e di effettuare una sana attività sportiva. Per evitare variazioni glicemiche, cerchi sempre di essere regolare nei pasti, di esercitare una regolare attività fisica e di evitare l'assunzione di cibi ad alto indice glicemico, in qualunque stagione dell'anno.

È utile sapere come proteggere se stessi, gli strumenti che si utilizzano per la misurazione della glicemia e gli eventuali farmaci che si usano, orali e/o insulina. Caldo e variazione dell’alimentazione estiva possono creare spesso un saliscendi dei picchi di glucosio che possono determinare episodi più frequenti di ipoglicemia e iperglicemia.

Quando fa molto caldo è spesso necessario variare la terapia orale e/o la dose di insulina. Prima di fare qualsiasi modificazione è bene chiedere consiglio al diabetologo che vi segue o al team di cura del centro antidiabete di riferimento.

Soprattutto acqua e mai bevande zuccherate; il consiglio vale per tutti e soprattutto per i pazienti più anziani che assumono metformina, il farmaco più diffuso tra le persone con diabete di tipo 2 che può indurre episodi gastrointestinali tipo diarrea e/o vomito con perdite di liquidi. Per chi ha questi disturbi, è utile anche passare al trattamento con metformina a rilascio prolungato che, grazie a una tecnologia innovativa, risulta molto più tollerabile a livello gastrointestinale e consente di essere assunta una sola volta al giorno a tutto vantaggio dell’adesione alla terapia, anche nel lungo termine.

Cibi sani, freschi e leggeri, molte verdure preferibilmente crude e lavate con cura, che sono più ricche d’acqua. Piatti freddi.

Il glucometro ma anche le strisce reattive possono essere danneggiate dalle elevate temperature (così come dal freddo intenso) a scapito del corretto monitoraggio dei valori glicemici. Se i numeri vi sembrano alterati parlatene con il medico.

L’insulina in uso va mantenuta a temperatura ambiente mentre le scorte devono essere tenute in frigo a 4° circa. Se si fa un lungo viaggio ci si può dotare di una piccola borsa refrigerante o contenitori termici ad hoc.

Diabete e Montagna

In alta quota le attività estive e invernali che si possono intraprendere sono davvero molte: sci, ciaspole, trekking, scalate, mountain bike. È bene ricordare alle persone con diabete che in montagna vi è una riduzione della tensione dell’ossigeno proporzionale all’altitudine. Prima di intraprendere l’attività quindi è importante misurare la glicemia, se inferiore a 100mg/dl è necessario assumere carboidrati semplici (un frutto o un succo di frutta o una bustina di zucchero, ad esempio) e ripetere la misurazione dopo circa 15 minuti.

Bisogna inoltre porre attenzione a non trascurare l’idratazione prima, durante e dopo l’attività: in montagna si possono perdere fluidi in caso di freddo e secco o caldo e secco. L’aria rarefatta, fredda e secca, tipica della montagna ad alta quota, porta a disidratazione con la semplice respirazione, anche senza sudare.

Circa due ore prima di intraprendere un’intensa attività consumare un pasto a base di carboidrati (meglio se integrali), per garantire il pieno di benzina di cui il corpo ha bisogno per sostenere lo sforzo fisico richiesto. È bene, inoltre, fare delle pause se l’attività è prolungata, monitorare la glicemia e spezzare i pasti principali con degli spuntini, tenendone sempre un paio di scorta in caso di calo di glicemia. In caso di ipoglicemia assumere 15 gr di carboidrati semplici e misurare nuovamente la glicemia dopo 15 minuti.

Il freddo consuma le risorse del corpo, il quale deve bruciare più energia per mantenersi caldo e, allo stesso tempo, ha difficoltà a idratarsi a causa della secchezza dell’aria. Questo aumenta il rischio di ipoglicemia, fattore da non sottovalutare quando si convive con il DT1. Se si pratica uno sport invernale (sci, snowboard, alpinismo) o semplicemente giocando sulla neve o all’aperto, il fabbisogno di energia sarà ancora maggiore.

Man mano che si sale ad altitudini più elevate, l’ossigeno diventa più rarefatto e la quantità di ossigeno necessaria per il corpo diminuisce. Questo fenomeno viene definito ipossia. La prima conseguenza è il “mal di montagna”. Si manifesta con mal di testa, nausea, vomito, vertigini… sintomi che possono essere facilmente confusi con quelli dell’ipoglicemia.

In particolare, è importante fare attenzione alla perdita di appetito causata dall’ipossia, che può alterare l’equilibrio del diabete di tipo 1. Infine, un altro problema relativo a diabete e montagna è la vasocostrizione della pelle, la quale può ritardare l’assorbimento dell’insulina.

Si raccomanda di conservare l’insulina tra i 2 e gli 8 °C, per evitare che si congeli e diventi inutilizzabile. Per questo, conviene utilizzare un astuccio isotermico. Per le persone più temerarie che decidono di fare dell’alpinismo durante un soggiorno in montagna, è buona abitudine portare tre volte la quantità necessaria di farmaci e altri materiali per evitare crisi iperglicemiche o ipoglicemiche.

Freddo a Mani e Piedi

Il freddo alle mani e ai piedi è uno dei disturbi più fastidiosi tra quelli che colpiscono, soprattutto le donne, durante la stagione invernale. Cominciamo dal diabete. «La malattia di Raynaud consiste in un’aggressione anomala del sistema immunitario verso l’organismo che si verifica quando le temperature si abbassano notevolmente. Questo provoca un’iperattivazione del sistema nervoso simpatico che viene indotto a stimolare le piccole arterie di mani e piedi facendole restringere. «L’acrocianosi è un disturbo che provoca una colorazione bluastra delle estremità, che si presenta spesso nelle donne in modo simmetrico in mani, piedi e in alcune parti del viso. «I geloni sono noduli che si formano in rilievo sulla pelle, hanno un colore rosso-violaceo, provocano prurito e a volte sono anche dolorosi. La pelle interessata da geloni è soggetta a screpolature che possono aprire la strada a infezioni. Si formano a seguito di una reazione anomala dell’organismo a un’esposizione al freddo seguita da un passaggio repentino al caldo. Il freddo a mani e piedi può essere causato anche dall’uso di certi farmaci. «Alcuni farmaci possono provocare effetti collaterali tra cui è inserita anche la sofferenza di freddo alle estremità. Si tratta dei beta-bloccanti, utilizzati in presenza di problemi cardiocircolatori, oppure dei farmaci a base di ormoni.

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