Il Dado e gli Effetti sulla Salute: Colesterolo e Altro

Il glutammato monosodico è un esaltatore di sapidità, addizionato ad altri aromi per evitare di doverli utilizzare ad alte dosi. La capacità aromatizzante del glutammato viene sfruttata dall'industria alimentare per esaltare il sapore di prodotti stoccati, carni, pesce e di alcuni tipi di vegetali.

Il consumo mondiale di questo additivo è stimato in circa duecentomila tonnellate all'anno, numeri di tutto rispetto, soprattutto se si considera che ne bastano pochi mg per esaltare la sapidità di un alimento. Spesso, l'utilizzo di questo additivo viene mascherato dalle sigle che vanno da E620 fino ad E625.

Il Glutammato Monosodico negli Alimenti

Gli alimenti in cui si fa largo uso di glutammato di sodio sono i dadi da brodo, la carne e le verdure in scatola, i salumi, i prodotti congelati o liofilizzati e alcuni piatti pronti. Il Parmigiano Reggiano è uno degli alimenti più ricchi di glutammato monosodico. La quantità media in 100 grammi di Parmigiano è pari a 1,6 grammi circa.

È bene precisare che si tratta di glutammato naturale, ossia contenuto in origine nel latte usato per la produzione del formaggio; il glutammato del Parmigiano, quindi, non è un additivo introdotto durante la produzione. Il glutammato monosodico, pur avendo la stessa soglia di percezione del sale da cucina per il gusto salato, contiene meno di un terzo del sodio.

Sicurezza e Controversie

Oggi il glutammato viene considerato un additivo sicuro, anche se in passato non sono mancate polemiche sulla sua sicurezza. Negli anni '60, per esempio, si diffuse la cosiddetta "sindrome da ristorante cinese", che fece crescere a dismisura lo scetticismo verso questo ingrediente.

In quegli anni fu infatti dimostrata l'esistenza di una relazione tra il consumo di glutammato e la comparsa di sintomi come mal di testa, capogiri, palpitazioni e vampate di calore in soggetti predisposti. Nella cucina cinese si utilizzano grosse quantità di glutammato monosodico per migliorare il sapore delle ricette; molte persone, però, sembrano mostrare una scarsa tolleranza a questo additivo, lamentando spesso mal di testa e intorpidimento della parte posteriore del collo, che può irradiarsi fino alle braccia.

Altri riportano sintomi leggermente differenti, tra i quali compare sempre il mal di testa (da lieve a grave), senso di costrizione al petto, di pressione sulle guance e sulla mandibola, lievi cambiamenti dell'umore, debolezza, formicolii, sensazioni di bruciore, palpitazioni cardiache o alterazioni del sonno. Questi sintomi temporanei ma sgradevoli sono spesso così lievi da passare inosservati, rendendo difficile la stima di quante persone sono sensibili al glutammato monosodico.

Inoltre, non bisogna associare la comparsa di QUALUNQUE sintomo agli effetti del glutammato monosodico; esiste infatti un'altra complicazione molto frequente che determina la comparsa di sintomi quali: arrossamento cutaneo, prurito, disturbi gastrointestinali, ipotensione, vertigini, tachicardia e rinite con starnuti.

Gestione della Sensibilità al Glutammato

In caso di sensibilità al glutammato monosodico è necessario ridurre l'assunzione dell'additivo o eliminarlo completamente. In linea generale, maggiore è la quantità di glutammato monosodico assunto con la dieta, più probabilità ci sono che compaiano i sintomi del caso.

Per di più, come anticipato, chi soffre di ipertensione arteriosa primaria sodio-sensibile dovrebbe ridurre o meglio eliminare la quantità di glutammato monosodico nella dieta. Se i sintomi diventano talmente fastidiosi da pregiudicare il benessere psicofisico generale, si raccomanda di consultare un allergologo e di eliminare tutti gli alimenti contenenti glutammato monosodico per almeno due settimane.

Tra gli ingredienti casalinghi, quelli che ne contengono di più sono il dado da brodo classico e la salsa di soia. Al di là della sua presunta o reale tossicità (ancora oggi è acceso il dibattito tra salutisti, consumatori, ristoratori e industriali), l'utilizzo del glutammato rimane sostanzialmente "un inganno per il consumatore", dato che spesso viene utilizzato per migliorare il sapore di prodotti alimentari preparati con materie prime di scarsa qualità.

Alternative e Consigli Alimentari

È importante fare scelte alimentari consapevoli per mantenere una buona salute. Ecco alcuni consigli:

  • Selezionare carni magre come vitello, pollo, coniglio e tacchino.
  • Preferire pesci come sogliola, orata, platessa e nasello.
  • Consumare latte e yogurt magri, ricotta e formaggi freschi.
  • Aumentare l'assunzione di verdure a foglia, pomodori e ortaggi.
  • Moderare l'uso di pane, pasta, riso e patate.

Dado vegetale: 10 buoni motivi per non usarlo

  1. Contiene il sopra citato glummatato: come già spiegato “è un esaltatore di sapidità, ovvero un additivo che aggiunge sapore agli alimenti. La letteratura sulla nocività di questa sostanza è controversa, sembra comunque che un uso eccessivo porti a forme allergiche caratterizzate da mal di testa, arrossamenti ed asma.“
  2. E’ grasso: “Il secondo ingrediente del dado è grasso di origine animale o vegetale. La nocività del grasso, soprattutto in dosi eccessive è indubbia.“
  3. E’ artificiale: Il dado è uno degli alimenti di sintesi per eccellenza. Gli ingredienti stessi non sono mai di origine naturale per praticità o per questione di costi.
  4. Contiene ingredienti di scarsa qualità: “Gli ingredienti del dado vengono estratti chimicamente da scarti di produzione animale (ossa, frattaglie e altri scarti) e vegetale (oli di oliva, colza, palma, ecc.).“
  5. Nuoce alla salute: “Il dado è un additivo ipercalorico e povero di sostanze nutritive. L’uso intensivo agevola quindi l’insorgere di malattie legate all’ipertensione e all’obesità.“
  6. Copre i sapori: “La funzione del dado è quella di esaltare il sapore o meglio dare sapore a qualcosa che ne ha poco. Tutto quello che contiene dado tende ad avere lo stesso sapore omologato, tipico delle produzioni industriali o del cibo distribuito dai fast food.“
  7. Crea abitudine. “L’abitudine al sapore del dado rende i sapori naturali men appetibili e spinge quindi ad un suo uso maggiore. Abitua inoltre al sapore dei prodotti industriali che fanno un uso massicio di questi eccipienti.“
  8. Alto impatto ambientale: “Il dado è prodotto con ingredienti plurilavolati, che hanno richiesto quindi molta energia per essere prodotti. Hanno inoltre un packaging molto complesso che ha un alto impatto nello smaltimento.“
  9. E’ diseducativo: “Il dado è utilizzato da chi preferisce faticare meno in cucina a discapito della propria e dell’altrui salute. Abitua ad un’alimentazione scorretta e in contrasto con i più diffusi principi nutrizionali.“
  10. Uccide la cucina italiana: “La cucina è fatta di sapori diversi e dell’abilità di combinarli mescolando gli ingredienti con abilità. Il dado è una scorciatoia per dare artificialmente sapore ad una pietanza. Per questo motivo il suo uso distrugge una cultura secolare qual’è la nostra cucina.“

Ricetta per preparare il dado in casa:

INGREDIENTI: 200 gr di sedano 2 carote 1 cipolla grossa 1 zucchina 100 gr di prezzemolo 20 foglie di basilico 2 rametti di rosmarino 15 foglie di salvia 150 gr di sale 1 cucchiaio di olio.

PROCEDIMENTO: “Sminuzzate finemente le verdure e le erbe aromatiche e mettetele dentro a una pentola di acciaio insieme ad un cucchiaio d’olio. Coprite le verdure tritate con il sale Fatele cuocere per almeno 1 ora e mezza senza aggiungere acqua. A questo punto frullate e rimettete sul fuoco finché non si sarà addensato ancora.“

CONSERVAZIONE E UTILIZZO: “Conservate il dado ancora caldo dentro a contenitori di vetro possibilmente sterilizzati e mettetelo in frigorifero.

Il Dado in Africa Occidentale

In Africa occidentale, il dado da cucina è ampiamente utilizzato e commercializzato. La multinazionale svizzera Nestlé ha contribuito alla sua ascesa nell’olimpo del mercato agroalimentare globale, di cui l’Africa rappresenta il principale terreno di caccia. In Mali come nel resto della regione negli ultimi 20-30 anni i cubi magici hanno avuto una diffusione tanto capillare soprattutto grazie al prezzo imbattibile e alla conservazione che non richiede refrigerazione.

Gli slogan, in francese nelle città e in lingue locali en brousse, alludono all’intimità delle donne sposate: il rapporto con il marito e la coesione familiare. Mamadou Bocary Diarra è direttore dell’ospedale Luxembourg di Bamako oltre che uno dei più rinomati cardiologi della regione. “Da quando è cominciata la speculazione agroalimentare in Africa occidentale, circa 20-30 anni fa, le abitudini alimentari sono mutate e con esse sono cresciute anche le malattie cardiovascolari, soprattutto l’ipertensione.

Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità muoiono più africani per le malattie cardiovascolari (12,5 per cento) che per l’aids (12,3 per cento) e la malaria (7,3 per cento). “Mangiare bene non vuol dire mangiare caro, ma il più naturalmente possibile. Prima in Africa utilizzavamo le piante, la medicina tradizionale, conoscevamo e rispettavamo la natura. Oggi invece ci sono i dadi magici, l’agricoltura è zeppa di pesticidi, diserbanti e semi geneticamente modificati, al mercato i polli sono gonfiati di steroidi, frutta e verdura sono sempre più care e povere di elementi nutritivi”.

leggi anche: