Durante la gravidanza, l'attenzione alla salute materna assume un ruolo cruciale per garantire il benessere sia della madre che del bambino. Un problema piuttosto comune durante la gestazione è proprio la carenza di ferro, che può portare a una condizione di emoglobina bassa. Ma quali sono le cause dell’emoglobina bassa in gravidanza? E quali possono essere i rimedi?
Cos'è l'emoglobina
L’emoglobina è una proteina molto importante per l’organismo umano. L’emoglobina è una proteina che si trova nei globuli rossi. È presente nei globuli rossi (eritrociti) e regola il trasporto dell’ossigeno molecolare e dell’anidride carbonica nel sangue. Ha un compito importantissimo che è quello di trasportare l’ossigeno in tutto il corpo, attraversando gli organi. L’ossigeno viene “catturato” dall’emoglobina passando attraverso i capillari polmonari.
Poi, grazie al pompaggio del cuore e al flusso sanguigno, arriva a tutti i tessuti. Nel percorso inverso, carica l’anidride carbonica che viene depositata nei polmoni per essere eliminata dal corpo attraverso la respirazione. Un ciclo continuo e fondamentale per il corpo umano.
I valori normali di emoglobina dipendono da vari fattori, come ad esempio il peso, l’età e il sesso della persona. Le donne tendenzialmente hanno un’emoglobina più bassa, rispetto agli uomini. Questo avviene a causa delle perdite di sangue che si verificano con le mestruazioni. È importante sapere se si soffre di emoglobina bassa prima della gravidanza, in modo da poter approntare subito con il proprio ginecologo la strategia giusta per evitare che la situazione peggiori.
In generale i valori dell’emoglobina nella donna sono compresi tra 12 e 15,5 g/dL. In gravidanza, dato l’aumentato fabbisogno di ferro, il valore minimo scende anche a 11 g/dL mentre il valore massimo è 14 g/dL. Con valori di emoglobina vicini al limite inferiore dell’intervallo di solito il ginecologo prescrive un supplemento alimentare a base di ferro per mitigare la carenza di tale nutriente.
Cosa succede al sangue in gravidanza
Come per tutti gli organi e gli apparati del nostro corpo, quando aspettiamo un bambino anche il sistema cardiocircolatorio cambia. Il sangue aumenta di volume per far fronte sia alle esigenze della mamma che a quelle del feto. Tenete presente che il piccolo assorbe dall’organismo materno moltissime sostanze, tra cui il ferro. Ed è uno dei motivi per cui l’anemia è così comune, quasi “fisiologica”. Con l’aumento del volume ematico, progressivo nei trimestri, avviene un fenomeno che si chiama emodiluizione, che è una delle possibili cause di una emoglobina bassa in gravidanza.
In parole molto semplici, aumenta il plasma (cioè la parte liquida del sangue) e la parte corpuscolata (i globuli rossi) sono più diluiti. C’è quindi una riduzione della concentrazione ematica dei globuli rossi e l’emoglobina si abbassa.
Quando si ha emoglobina bassa in gravidanza
In linea generale, una donna (incinta o meno) dovrebbe avere un valore di emoglobina da 12,1 a 15,1 g/dl. Al di sotto di 12 g/dl viene considerata anemica. In gravidanza, si fa una diagnosi di anemia quando il livello scende sotto i 10 g/dl. Per valutare l’andamento dell’emoglobina durante i 9 mesi, il ginecologo prescrive con regolarità l’emocromo completo.
È un semplice esame del sangue che dà indicazioni sui valori ematici, ad esempio sulla quantità e sulla grandezza dei globuli rossi, sul numero di quelli bianchi, sulle piastrine e così via per tutte le componenti.
Quando si esegue l’emocromo in gravidanza
Il Servizio sanitario italiano offre alle mamme in attesa alcuni esami per ogni trimestre. Tra questi, c’è anche l’emocromo. È quindi gratuito:
- nel primo trimestre di gravidanza.
- nel terzo trimestre di gravidanza tra le settimane 28+0e 32+6 e tra le settimane 33+0 e 37+6.
Fattori di rischio per emoglobina bassa in gravidanza
L’emodiluizione di cui abbiamo parlato sopra è un fenomeno assolutamente fisiologico che riguarda tutte le donne incinte. Un abbassamento dell’emoglobina quindi può essere causato semplicemente da ciò che avviene naturalmente nel nostro sistema cardiocircolatorio. Alcune condizioni però rappresentano dei fattori che predispongono all’emoglobina bassa in gravidanza.
- Gravidanze gemellari: le riserve di ferro vengono attaccate già da un solo feto. Figuriamoci con due!
- Fibromi uterini: possono provocare frequenti sanguinamenti.
- Emorroidi: esattamente come i miomi, spesso causano perdite ematiche.
- Placenta previa: stessa cosa.
Carenza di ferro ed emoglobina bassa in gravidanza
Tra i suoi tanti compiti, il ferro è importante per la produzione dell’emoglobina. Quando scarseggia, il midollo osseo produce quantità più basse di emoglobina. Si innesca quindi un circolo vizioso che porta all’anemia, un disturbo che, in gravidanza, può avere delle conseguenze anche serie per mamma e feto.
Il ferro introdotto con il cibo si accumula nel fegato sotto forma di ferritina. Quando si deve valutare un’eventuale carenza di ferro, tra gli esami del sangue viene prescritto il controllo della ferritina, che indica quanto ferro c’è a disposizione. La sideremia è un’altra cosa perché invece indica la quantità di ferro circolante nel sangue.
Normalmente una donna in età fertile necessita di 14 mg di ferro al giorno. In gravidanza tale quantità può aumentare fino a raggiungere anche i 30 mg di ferro giornalieri. Il ferro introdotto con la dieta aiuta a soddisfare sia il fabbisogno di ferro della madre che quello del nascituro.
Attenzione però: non tutto il ferro introdotto con la dieta viene assorbito allo stesso modo dal nostro organismo. Il ferro eme, presente negli alimenti di origine animale, è assorbito più facilmente del ferro non eme, presente negli alimenti di origine vegetale. Per favorire l’assorbimento del ferro non eme si possono introdurre nella dieta alimenti ricchi di vitamina C, nutriente che favorisce l’assorbimento intestinale del ferro inorganico.
Cause dell’anemia in gravidanza
L'anemia in gravidanza può essere causata da diversi fattori. Le cause più comuni includono:
- Emodiluizione
- Carenza di ferro
- Carenza di folati: anche loro svolgono un ruolo importante nella produzione dei globuli rossi. Un altro buon motivo, oltre alla prevenzione dei difetti del tubo neurale come la spina bifida, per assumere regolarmente acido folico almeno per tutto il primo trimestre di gravidanza.
- Carenza di vitamina B12: anche questa vitamina è coinvolta nella produzione dei globuli rossi. Si trova prevalentemente nella carne (rossa e bianca), nelle uova, nel pesce, nei derivati del latte e nei cereali. Il deficit di vitamina B12 è piuttosto frequente nelle persone vegetariane che quindi hanno necessità di integrarlo per bocca.
Altre cause possono essere correlate ad infiammazioni croniche che impediscono l’assorbimento di minerali, infezioni parassitarie e malattie ereditarie come l'anemia falciforme e la talassemia.
In corso di una visita preconcezionale oppure ad inizio gravidanza è consigliabile eseguire lo screening delle anemie, evidenziare le donne portatrici di emoglobinopatie (anemia falciforme e talassemie) e, in caso di positività allo stato di portatore, estendere l’analisi anche al partner.
Sintomi dell’anemia in gravidanza
Nelle sue prime fasi, l’anemia può spesso risultare asintomatica o presentare sintomi così scarsamente evidenti da andare a confondersi con quelli che generalmente accompagnano una normale gravidanza.I segni e i sintomi dell'anemia in gravidanza includono:
- Senso di debolezza generalizzata e sonnolenza
- Bassa temperatura corporea ed estremità del corpo fredde
- Vertigini
- Mal di testa ed emicranie frequenti
- Colorito pallido della pelle e delle mucose
- Fiato corto, anche anche a riposo
- Desiderio di masticazione del ghiaccio (pagofagia, forma specifica della pica, disturbo alimentare)
Tra i sintomi meno comuni:
- Perdita dei capelli
- Infiammazione e gonfiore della lingua
- Secchezza e fragilità della pelle, delle unghie e dei capelli
- Tachicardia
- Ipotensione arteriosa
- Stress, calo delle prestazioni, mancanza di concentrazione
Stanchezza, irritabilità, nervosismo, leggera dispnea (difficoltà respiratoria), sonno disturbato, scarsa lucidità mentale sono i sintomi che spesso si verificano quando c’è una carenza di ferro. Riferiteli sempre al ginecologo, non prendete mai nulla sottogamba.
Rischi dell’anemia gravidica
Una eccessiva carenza di ferro non fa bene né alla mamma né al piccolino nel pancione. I rischi per la mamma sono:
- Se viene persa una notevole quantità di sangue durante il parto, la madre potrebbe necessitare maggiormente di trasfusioni di sangue.
- L'anemia può indebolire il sistema immunitario della madre, aumentando il rischio di infezioni dopo il parto.
- Vi è inoltre un’aumentata probabilità di incorrere in depressione post-partum.
Tra le complicanze più frequenti dell’anemia in gravidanza per il feto vi sono:
- Aumentato rischio di parto pretermine, ovvero quando il parto avviene prima delle 37 settimane complete di gravidanza.
- L'anemia durante la gravidanza è anche associata alla nascita di un bambino sottopeso.
- Scarse riserve di ferro alla nascita con più possibilità di sviluppare anemie nel primo anno di vita.
- Disfunzioni tiroidee (in particolare l’ipotiroidismo).
Cosa fare contro l’anemia in gravidanza
Per cercare di contrastare l’anemia bisogna ovviamente prima risalire alle cause del disturbo. Sull’emodiluizione, che comporta una emoglobina bassa in gravidanza, poco c’è da fare. Le cose cambiano se alla base dell’anemia c’è una carenza di ferro oppure di folati. L’alimentazione svolge un ruolo importantissimo da questo punto di vista. I cibi di origine animale sono quelli che contengono più ferro nella forma più facilmente assimilabile dall’organismo (“eme”).
Tra questi ricordiamo il fegato e le frattaglie in generale, carne (tacchino, pollo, rossa magra), pesce (ad esempio tonno, merluzzo e salmone), tuorlo d’uovo. I vegetali invece hanno per lo più ferro “non eme” che, al contrario del precedente, è più difficile da assimilare. Per farlo occorre accoppiare particolari sostanze, come ad esempio la vitamina C. Alimenti di origine vegetale con maggiori quantità di ferro sono i legumi, i funghi e la frutta secchi, i cereali integrali, la verdura a foglia verde scuro.
Può essere inoltre raccomandabile, in tal senso, l’uso delle erbe aromatiche che, oltre ad insaporire carne e pesce e ad essere particolarmente ricche di ferro, ci permettono di renderlo maggiormente biodisponibile. Una precauzione da adottare è quella di non pasteggiare con il tè o bere il caffè a ridosso dei pasti ricchi di ferro.
Alimentazione per anemia sideropenica
Il ferro proveniente da prodotti animali, come la carne, è maggiormente assimilabile rispetto alle fonti di ferro vegetali. Per migliorare l'assorbimento del ferro è consigliabile associare cibi che ne sono ricchi, come alimenti o bevande ricche di vitamina C, come succo d'arancia, kiwi o fragole.
Se vengono assunti alimenti ricchi di ferro o integratori specifici per colmare questa carenza è consigliabile evitare di eccedere con alimenti o bevande contenenti calcio, tra cui i prodotti lattiero-caseari. Sebbene il calcio sia un nutriente essenziale durante la gravidanza, può anche ridurre l'assorbimento del ferro, per cui è bene non assumerlo in concomitanza o vicino ai cibi o integratori ricchi di ferro.
Alimentazione per anemia da carenza di folati e vitamina B12
Un'alimentazione ricca di vitamine del gruppo B come acido folico (vitamina B9) e vitamina B12 è cruciale per prevenire e trattare l'anemia durante la gravidanza. I folati si trovano in abbondanza nelle verdure a foglia verde, nei legumi, negli agrumi e nei cereali integrali.
La vitamina B12, invece, si trova principalmente in alimenti di origine animale come carne, pesce, latticini e uova. Per le donne vegetariane o vegane, può essere necessario assumere integratori di vitamina B12 per garantire un apporto adeguato di questa vitamina essenziale.
Così come ci sono sostanze che aiutano l’organismo ad assorbire meglio il ferro, ce ne sono altre che lo ostacolano. Ad esempio, cibi ricchi di calcio (come latte e derivati), tannini (caffè, tè, bevande a base di cola, cioccolato), fitati (inibiscono l’assorbimento di nutrienti). Si capisce dunque che il loro consumo va evitato quando si mangiano cibi che contengono ferro.
I folati si trovano soprattutto nelle verdure, ma la cottura riduce sensibilmente il loro contenuto. In questo caso oppure quando il ferro o la vitamina B12 assunti coi cibi non sono sufficienti, bisogna assumere degli integratori alimentari, rispettivamente di acido folico, ferro o vitamina B12. Sarà il ginecologo a prescriverli, se necessario.
Farmaci per l'anemia in gravidanza
In generale, i trattamenti farmacologici più comuni includono:
- Integratori di ferro: Per trattare l'anemia in gravidanza, viene solitamente prescritto ferro orale per un corretto sviluppo dei globuli rossi ed emoglobina. La quantità di solfato ferroso da assumere può variare tra 60 mg e 120 mg al giorno, a seconda della gravità dell'anemia. È importante assumere il ferro lontano dai pasti, poiché i sali di ferro vengono assorbiti meglio quando non sono legati agli alimenti.
- Integratori di acido folico: L'acido folico è cruciale per la produzione dei globuli rossi e lo sviluppo del feto, in particolare del sistema nervoso centrale. Le donne in gravidanza dovrebbero assumere una quantità adeguata di acido folico per prevenire difetti del tubo neurale e mantenere un livello di emoglobina ottimale.
Emoglobina bassa in gravidanza e trasfusioni
Anche se ormai le sacche di sangue sono super controllate e i rischi sono ridotti al minimo, l’idea della trasfusione di sangue probabilmente mette un po’ di agitazione a chiunque. State però tranquille: viene considerata proprio l’ultima ratio, in particolare in caso di emoglobina davvero molto bassa (7 g/dl). Durante il parto (sia naturale che cesareo), si perde sempre una certa quantità di sangue. Se si arriva a quel momento con l’emoglobina davvero scarsa potrebbe servire la trasfusione. Per questo motivo gli esami del sangue sono davvero importanti per non trascurare nessun aspetto e per la sicurezza di mamma e bebè.
Livelli di emoglobina corretti in gravidanza
Per una diagnosi corretta di anemia in gravidanza è importante effettuare prelievi venosi periodici indicati dal proprio medico, ginecologo per indagare alcuni valori, tra cui i livelli di ferritina sierica, la quantità di emoglobina e l’ematocrito, questi ultimi due tramite un esame detto emocromocitometrico.
| Parametro | 1° Trimestre | 2° Trimestre | 3° Trimestre |
|---|---|---|---|
| Emoglobina (g/dL) | < 11 | < 10,5 | < 11 |
| Ematocrito (%) | < 33 | < 32 | < 33 |
| Ferritina (μg/l) | Inferiore a 30 | ||
Anche l'ematocrito basso può essere indice di anemia in gravidanza, in quanto questo misura il rapporto numerico tra quantità di plasma nel sangue e di altri elementi corpuscolari che lo compongono, come globuli rossi, appunto, piastrine e globuli bianchi.
Risulta importante consultare il proprio medico, ginecologo e un nutrizionista prima di assumere integratori o di attuare modifiche alla propria dieta per combattere l'anemia.
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