Esame Urine: Urati Amorfi, Cause e Significato

Gli urati amorfi sono cristalli microscopici che possono essere riscontrati nelle urine. Si tratta di piccoli cristalli che derivano dal metabolismo dell'acido urico.

Cos'è l'Acido Urico?

L'acido urico è un prodotto di scarto del nostro organismo; si forma per ossidazione delle purine a opera di un enzima chiamato xantino-ossidasi e viene eliminato per due terzi dal rene, per poi essere escreto con le urine. Essendo un composto che, come tale, non serve all’organismo, l’acido urico viene escreto per due terzi con le urine mediante un complesso meccanismo di filtrazione e riassorbimento, e per la restante parte è eliminato attraverso l’intestino con le feci.

Per capire la causa di eventuali anomalie, il medico può valutare il campione urinario combinandone i risultati con alcuni valori ematici.

Come si Valutano gli Urati Amorfi nelle Urine?

Per la valutazione degli urati amorfi nelle urine è necessario raccogliere un campione del mitto intermedio (cioè occorre lasciare andare la primissima emissione), a digiuno, dopo aver effettuato un'accurata igiene intima. Nel caso delle donne, è bene effettuare l'esame lontano dal periodo mestruale. Per l'esame degli urati amorfi, è meglio effettuare la raccolta del campione la mattina, quando le urine sono più concentrate.

Cause della Presenza di Urati Amorfi nelle Urine

Numerosi fattori di rischio possono contribuire all'aumento dei livelli di acido urico all'interno del nostro organismo. Il riscontro di significative concentrazioni di urati nelle urine sta ad indicare un pH tendenzialmente acido, che può dipendere da numerosi fattori, tra cui:

  • Alimentazione: un regime dietetico particolarmente ricco di purine contribuisce ad abbassare il pH urinario poiché il catabolismo di questi composti azotati svolge un’azione acidificante; gli alimenti da evitare sono il fegato, la selvaggina, molti prodotti ittici e gli insaccati.
  • Diabete: alterando l’intero metabolismo glucidico, il diabete provoca un’acidosi urinaria responsabile della precipitazione dei cristalli di urati.
  • Alcolismo: l’accumulo di etanolo nel sangue, conseguente all’abuso di bevande alcoliche, innesca una serie di reazioni biochimiche che aumentano l’acidità dei liquidi biologici.
  • Gotta: innescata dall’iperuricemia, questa malattia agisce modificando l’intera omeostasi dell’organismo, potenziando la precipitazione degli urati che vengono prodotti in abbondanza in tale condizione.
  • Insufficienza renale: un’alterata funzionalità dell’apparato escretore determina modificazioni sia a livello di filtrazione glomerulare che di riassorbimento tubulare, con eliminazione degli urati in caso di iperuricemia.
  • Sindrome metabolica: se l’intero assetto metabolico risulta alterato, anche le reazioni cataboliche dell’acido urico rimangono coinvolte con conseguente precipitazione degli urati nelle urine.
  • Obesità: in caso di notevole sovrappeso si innescano anomalie biologiche sia a livello dell’apparato digerente sia di quello escretore, con maggiore presenza di acido urico che non riesce ad essere eliminato in maniera normale.
  • Abuso di diuretici: i farmaci che stimolano la diuresi contribuiscono a velocizzare il processo di riassorbimento tubulare e ad eliminare acqua e minerali, con una alterazione del pH dei liquidi extracellulari.
  • Rene policistico: in questa malattia l’apparato escretore non è in grado di funzionare in maniera fisiologica e quindi si verificano anomalie metaboliche che riguardano anche gli urati urinari.

Clearance degli Urati

La clearance degli urati si riferisce alla quantità di plasma che viene depurata nell’unità di tempo (1 minuto) mediante l’attività del rene. Si tratta di un valore che serve a indicare l’insorgenza di un’alterazione dell’azione filtrante del glomerulo molto più precocemente rispetto ad altre analisi come la creatininemia oppure l’azotemia. La sua determinazione prevede la raccolta di un campione di urina delle 24 ore, sul quale vengono ricercati gli urati amorfi, tenendo conto del pH urinario che, come accennato, è in grado di modificare notevolmente gli esiti.

Per la valutazione della clearance degli urati è necessario fare riferimento alla combinazione tra i valori urinari e quelli valutati su un prelievo di sangue venoso, effettuato sul paziente digiuno da almeno 8 ore.

Questi test vengono prescritti sia per analizzare lo stato di salute del soggetto, con particolare riguardo alla funzionalità renale, sia per monitorare l’evoluzione di una patologia in atto, valutando contestualmente anche l’efficacia di eventuali terapie.

L’esame viene richiesto tutte le volte in cui siano presenti urine torbide, rossastre, brune o schiumose, più o meno accompagnate da bruciore durante la minzione o anche da dolori alla schiena. La sintomatologia collegata alle problematiche dell’apparato renale spesso compare tardivamente in quanto nelle prime fasi i disturbi appaiono asintomatici.

Rischi Derivanti dalla Presenza di Cristalli Amorfi nelle Urine

Una volta che la clearance degli urati è stata definita in base alla comparazione tra reperti ematici ed urinari è necessario valutare i rischi derivanti dalla presenza dei cristalli amorfi nel liquido minzionale, che sono:

  • formazione di calcoli renali contenenti cristalli di urato;
  • incremento dell’uricemia con deposito di urati nelle articolazioni (gotta).

In entrambi i casi è indispensabile inquadrare con precisione il quadro clinico del paziente sia dal punto di vista quantitativo (dosaggio degli urati), sia da quello qualitativo (percentuale di componente cristallina).

Come Abbassare i Livelli di Urati Amorfi nelle Urine

Essendo un parametro che dipende principalmente dalle abitudini alimentari, è deducibile che un possibile approccio per contrastare le urine acide sia costituito da una corretta alimentazione, che non preveda un abuso dei cibi ad alto contenuto di purine. Una volta stabilita la causa della presenza di urati amorfi nelle urine, e dopo aver determinato il grado di coinvolgimento dell’apparato renale in tale disturbo, diventa necessario impostare un’adeguata terapia. Innanzi tutto è utile modificare il regime alimentare, eliminando quasi completamente i cibi ricchi di purine, e mantenendo un’adeguata idratazione mediante l’introduzione di almeno due litri di acqua nelle 24 ore.

Bisogna inoltre alcalinizzare le urine, assumendo citrato di potassio oppure bicarbonato di sodio, fino al raggiungimento di un pH compreso tra 6 e 7, in quanto le urine acide favoriscono la precipitazione degli urati. Oltre all'alimentazione, è sempre consigliabile rivolgersi al proprio medico, affinché possa prescrivere il trattamento adeguato all'abbassamento dei livelli di urati amorfi nelle urine. In caso di iperuricemia, ad esempio, può essere indicata l'assunzione di farmaci specifici, come l'allopurinolo. L’allopurinolo viene considerato il farmaco d’elezione per contrastare l’iperuricemia, e quindi deve essere assunto regolarmente.

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