La diagnosi precoce del cancro potrebbe identificare i tumori in una fase precoce, quando gli outcomes potrebbero essere migliori ed il trattamento meno invasivo.
Nuove Tecniche e Studi
Importanti novità sono emerse dal congresso ESMO tenutosi a Parigi dal 9 al 13 settembre 2022.
Uno studio prospettico, chiamato Circulating Cell-free Genome Atlas, ha dimostrato che un test MCED basato sul sangue che utilizza il sequenziamento del DNA privo di cellule (cfDNA), in combinazione con l’apprendimento automatico, potrebbe rilevare i segnali del cancro su più tipologie e predire l’evoluzione con precisione altamente elevata.
Sono state 4077 le persone coinvolte, di cui 2823 con diagnosi di cancro e 1254 sane. A tutte è stato effettuato il test per l’analisi di metilazione del DNA libero circolante, mentre le analisi molecolari eseguite con la biopsia liquida sono state poi associate a un algoritmo di predizione basato sull’intelligenza artificiale.
Proprio grazie a questo sistema l’esame del sangue ha permesso di individuare così tante tipologie diverse di tumore, accompagnando i risultati con un tasso di falsi positivi (cioè persone positive al test, ma non affette da cancro) dello 0,5%.
La percentuale di coloro che invece avevano una diagnosi di cancro e sono risultati positivi al test variava in base allo stadio della malattia.
Un nuovo tipo di analisi del sangue potenziata dall’intelligenza artificiale (AI) è in grado di rilevare con precisione oltre 50 diversi tipi di tumore ed è in grado di identificare anche la sede del tumore.
Nello studio sono stati arruolati 6.689 partecipanti [2.482 avevano un tumore (oltre 50 tipi di cancro), 4.207 non erano portatori di un tumore] e sono stati distribuiti in set di training e validazione.
Il cfDNA plasmatico è stato sottoposto a sequenziamento bisolfito indirizzato a un pannello di oltre 100.000 regioni di metilazione informativa.
È stato sviluppato e validato un classificatore per la rilevazione del cancro e la localizzazione dei tessuti di origine (TOO).
Le prestazioni sono state coerenti nei set di training e di validazione.
Nella validazione, la specificità era del 99,3%; il Tasso di falsi positivi (FPR) dello 0,7%.
Il rilevamento aumentava con l’aumentare dello stadio.
La TOO è stata prevista nel 96% dei campioni con segnale simile al cancro.
Il Test MCED
Ma come funziona questo test MCED?
Il test MCED, utilizzando il sequenziamento di ultima generazione e i sistemi di intelligenza artificiale, va alla ricerca di frammenti di DNA circolante (ctDNA), liberati dalle cellule tumorali.
I frammenti individuati nel campione di sangue sono poi sequenziati per trovare specifiche metilazioni in grado di fornire indicazioni sul tessuto di origine.
“L’aspetto entusiasmante di questo approccio è che ha permesso di individuare tumori sia solidi sia liquidi. È davvero un test pan-tumorale”, ha sottolineato Deborah Schrag, prima autrice dello studio clinico.
L’azienda GRAIL, che ha sviluppato il test, ha annunciato di aver completato l’arruolamento di un nuovo ed ampio studio randomizzato e controllato (140.000 individui sani di età compresa tra 50 e 77 anni) per valutare ulteriormente il test MCED, i cui risultati si attendono per il 2026.
Il Trial PATHFINDER
Il trial PATHFINDER prevedeva due gruppi di pazienti: nel gruppo A sono stati arruolati soggetti ad alto rischio di tumore, definito da una precedente storia di cancro, una storia di fumo, una predisposizione genetica al tumore o una malattia oncologica ereditaria; nel gruppo B sono stati arruolati soggetti che non soddisfacevano questi criteri.
I regolari screening oncologici raccomandati dalle linee guida sono stati contestualmente portati avanti in tutti i pazienti dello studio.
Nel caso di test negativo, non venivano effettuati ulteriori controlli fino al follow-up a 12 mesi.
Per i test positivi, la scelta dell’approccio diagnostico è stata lasciata alla discrezione del clinico.
Altri Test e Tecniche
Esistono diverse tecniche messe a punto per intercettare il tumore sin dal suo esordio, tra cui la biopsia liquida, una varietà di test effettuati su un prelievo di sangue al fine di valutare la presenza di “tracce” del tumore.
Negli anni sono stati diversi i test messi a punto a tale scopo.
Tra le tecniche messe a punto per intercettare il tumore sin dal suo esordio c'è la biopsia liquida, una numerosa varietà di test effettuati su un prelievo di sangue al fine di valutare la presenza di “tracce” del tumore.
Negli anni sono stati diversi i test messi a punto a tale scopo. Ultimo in ordine di tempo è CancerSEEK sviluppato dalla Johns Hopkins University.
Un ottimo risultato che non dice nulla però sulla diagnosi precoce di malattia: CancerSEEK si è dimostrato utile nello scovare tumori in stadio avanzato ma nessun dato, ad oggi, dimostra che sia capace di scoprire anche quelli agli stadi iniziali e men che meno quelli che non hanno ancora dato sintomi.
DAL SANGUE è possibile diagnosticare precocemente le otto più comuni forme di tumore, sulla base di una nuovo test che combina l'analisi del Dna e delle proteine tumorali e ha un'affidabilità che varia dal 69 al 98% dei casi a seconda del tipo di cancro.
Il metodo, testato su mille malati, è stato chiamato CancerSEEK.
Il gruppo guidato da Joshua Cohen è riuscito a valutare le mutazioni di 16 geni tumorali, insieme ai livelli di 10 proteine circolanti nel sangue, per il cancro del seno, fegato, ovaie, polmone, stomaco, pancreas, esofago e colon retto.
Lo hanno provato su malati a cui erano stati diagnosticati tumori di diversa gravità, e su 850 volontari sani.
"Si tratta dunque di un test più completo e nuovo che può permettere una maggiore personalizzazione della terapia, adatta ai malati che hanno determinate caratteristiche genetiche", continua.
A rendere ancora più affidabile l'esame è la probabilità bassissima che possa dare falsi positivi: nello studio sono stati solo 7 su più di 1000.
In alcuni casi il test è riuscito a dare informazioni anche sull'origine del tessuto malato, cosa risultata sempre difficile in passato.
Nello studio la diagnosi è stata fatta a persone con un tumore senza metastasi, sulla base dei sintomi.
Focus su Galleri Test
Può davvero rappresentare la frontiera per eccellenza nel campo della prevenzione e della scoperta di tumori in fase iniziale e a largo spettro: con una semplice analisi del sangue si potrebbero scoprire fino a 50 tipologie diverse di cancro e adottare le giuste contromisure in tempo utile.
Da qui ecco alla ribalta questo test, chiamato di Galleri, realizzato dall’azienda californiana Grail la cui missione è individuare precocemente il cancro quando può essere curato.
Questi test, per nulla invasivi, possono essere particolarmente utili per individuare tumori “silenti” (ad esempio per tumori a pancreas e ovaie) spesso asintomatici finché la malattia non è in stadio avanzato e più difficile da trattare.
Uno studio sul test in questione ha dimostrato che si può prevedere la localizzazione del cancro con una precisione dell’88% mentre per lo screening generale la sensibilità di questo test è del 75% e arriva fino all’80% nei casi più gravi.
Sono numeri altissimi che possono fornire ai medici una tabella di marcia su dove indagare ulteriormente con nuovi esami del sangue, Tac, biopsie e quant’altro.
Gli esperti della Grail spiegano che il test di Galleri “è in grado di identificare il Dna rilasciato dalle cellule tumorali (impronte digitali uniche) per individuare alcuni dei tumori più mortali prima che diventino sintomatici, quando il cancro può essere trattato più facilmente e potenzialmente curabile.
La sperimentazione in Gran Bretagna effettuata nei mesi scorsi ha preso in esame circa cinquemila pazienti con casi sospetti ed ha permesso di individuare la neoplasia in due casi su tre.
Per poter essere effettuato deve essere prescritto da un medico e utilizzato oltre a tutti gli screening del caso quali colonscopia, mammografia ecc.
“È consigliato alle persone di età superiore ai 50 anni o a coloro che presentano un rischio elevato di cancro a causa di fattori genetici, storia familiare, esposizione ambientale o altri fattori di rischio”, spiegano gli esperti.
Oltre a Galleri ci sono altri test simili in fase di sviluppo in grado di individuare con maggiore precisione anche l’organo e il tessuto canceroso: tra questi ecco il test Shield di Guardant Health che ricerca esclusivamente il cancro del colon-retto mentre per lo screening su tumori multipli, oltre a Galleri c’è il Cancerguard di Exact Sciences, preceduto da CancerSeek che è stato sviluppato e studiato dai ricercatori del Johns Hopkins Sidney Kimmel Cancer Center.
I Marcatori Tumorali
I marcatori tumorali (anche conosciuti come markers tumorali), e più recentemente classificati tra i marcatori biologici (biomarkers), sono sostanze, per lo più proteine, facilmente rintracciabili nel sangue con un semplice prelievo ematico venoso.
Si tratta di frequente di molecole che possono essere prodotte anche dalle cellule non tumorali in assenza di malattia.
Le cellule cancerose, tuttavia, moltiplicandosi in genere più velocemente, possono rilasciarne nel sangue quantità maggiori rispetto alla norma.
Questi livelli anomali, di conseguenza, possono essere un campanello di allarme per intercettare la malattia.
I marcatori tumorali possono essere impiegati nella diagnosi di alcuni tipi di cancro, nella valutazione prognostica, ma soprattutto nel monitoraggio della risposta ai trattamenti farmacologici.
Nella fase diagnostica i marcatori tumorali possono a volte indirizzare o confermare una diagnosi, ma da soli non sono mai sufficienti a stabilire la diagnosi di tumore.
Devono essere sempre considerati insieme all’esito di altri esami clinici e strumentali.
Quando un tumore è presente ed è stato diagnosticato, l’andamento dei marcatori può invece essere utile a misurare la risposta a un trattamento e a seguire l’evoluzione della malattia.
Quando i marcatori sono affidabili, il monitoraggio dei loro livelli rappresenta un metodo semplice e poco invasivo per seguire nel corso del tempo la malattia, oppure per individuare precocemente una ripresa dopo una remissione.
Tuttavia, data la complessità dei tumori, non esistono marcatori che siano sempre attendibili, né un marcatore unico e specifico per tutte le forme di cancro.
È inoltre importante sottolineare che nessuno dei marcatori e dei test attualmente disponibili è consigliato come strumento di screening per la diagnosi precoce di un tumore, soprattutto in assenza di disturbi che facciano sospettare la malattia.
Peraltro alcuni di questi marcatori possono risultare positivi per ragioni diverse dal cancro (falso positivo).
Oppure è, viceversa, possibile che un tumore, soprattutto se di piccole dimensioni, non si rifletta in un corrispondente significativo aumento del marcatore (falso negativo).
Inoltre va ricordato che non tutte le persone affette da un certo tipo di tumore presentano necessariamente valori elevati del relativo marcatore tumorale, e che per determinati tipi di cancro non sono stati ancora identificati dei marcatori tumorali.
Oggi conosciamo alcuni marcatori che sono prodotti solo dalle cellule di un organo ma non sono necessariamente specifici di un particolare tumore.
Il PSA, per esempio, è la sigla dell’antigene prostatico specifico, prodotto dalla ghiandola prostatica, e la sua concentrazione può crescere in uomini con carcinoma della prostata, ma anche in caso di iperplasia prostatica benigna, infezione o infiammazione della ghiandola prostatica.
Altri marcatori possono aumentare in presenza di più tipi di tumore.
Il CA 125, o antigene tumorale 125, si può trovare in alte concentrazioni nel sangue di pazienti con diversi tipi di tumore tra cui il carcinoma dell’ovaio.
Il CEA, o antigene carcino-embrionario, è una sostanza che si può trovare nel sangue di pazienti che hanno il cancro del colon, altri tipi di cancro o malattie, o in quello di persone che fumano tabacco.
L'alfafetoproteina (AFP), normalmente prodotta dal feto, può suggerire la presenza di un tumore primitivo del fegato o di un tumore delle cellule germinali quando si trova ad alta concentrazione in uomini adulti e donne non in gravidanza.
Date queste premesse, il dosaggio dei marcatori deve essere richiesto dal medico dietro specifica motivazione clinica, altrimenti il paziente che decidesse autonomamente di eseguire questo tipo di test, per curiosità o scrupolo personale, potrebbe interpretarne i risultati in modo fuorviante.
L’analisi di specifici biomarcatori tumorali viene eseguita partendo da un semplice prelievo di sangue e pertanto non occorre essere accompagnati.
L'esame può provocare solo il lieve disagio legato al prelievo di sangue.
La durata di un prelievo: pochi secondi se non si incontrano difficoltà a trovare la vena.
L'analisi in laboratorio può richiedere alcuni giorni.
Iset: Isolamento delle Cellule Tumorali
«Lo dice lo stesso acronimo: Iset, isolamento delle cellule tumorali in base alla loro dimensione», spiega l’immunologa Antonella Viola, ordinario di patologia generale all’Università di Padova.
«Si tratta di una tecnica che, attraverso un esame del sangue, individua le cellule cancerose circolanti nell’organismo.
L’obiettivo è arrivare alla diagnosi in anticipo rispetto a quanto non si riesca a fare ricorrendo alle tecniche di diagnostica per immagine: come Tac, Pet e risonanza magnetica.
«Nella dimensione. Nel sangue delle persone sane, si ritrovano soltanto tre tipologie cellulari: i leucociti, gli eritrociti e le piastrine.
Quando si ritrova una cellula più grande, che normalmente non dovrebbe esserci, è fondato il sospetto che segnali la presenza di un tumore già sviluppatosi.
«Molti laboratori stanno lavorando da anni sulla ricerca di cellule tumorali circolanti ed esistono almeno una quarantina di metodi diversi per l’identificazione di queste cellule.
Il reale vantaggio di questo approccio rispetto agli altri è tutto da dimostrare.
La maggior parte degli studi che lo supportano sono stati condotti in vitro o su modello animale, ma ci sono anche ricerche in cui è stato possibile scoprire le cellule tumorali nei pazienti.
I dati, nello specifico, riguardano cellule neoplastiche polmonari, del colon-retto, della prostata, del seno, del pancreas, del fegato e del melanoma.
I risultati, in linea teorica, in futuro potrebbero essere estesi a tutti i tumori.
Ma al momento non esiste alcun trial clinico randomizzato che confronti la ricerca delle cellule tumorali nel sangue con gli iter diagnostici al momento in uso per le diverse neoplasie.
Per questo motivo il sistema di isolamento di Iset non è considerato migliore dalla comunità scientifica rispetto agli altri disponibili.
Il giudizio, dunque, è rimandato.
«No, se utilizzato per diagnosi precoce in soggetti sani.
E questo rappresenta il suo più grande limite.
Una volta scoperta la positività di una persona a un test, occorre sottoporla a indagini non specifiche: Tac, Pet e risonanze magnetiche.
«La ricerca di cellule tumorali è meno precisa rispetto alla diagnostica molecolare.
Nel primo caso è come se si calasse una rete per verificare se qualcosa rimane impigliato tra le maglie.
Per andare alla ricerca del Dna o dei microRna in circolo occorre invece sapere che cosa si sta cercando.
A causa della grande variabilità individuale e della natura eterogenea del cancro, l’analisi dei microRna a scopo diagnostico in soggetti sani è ancora una sfida.
«Non ci sono dati che indichino che Iset sia migliore di altri test per identificare le cellule tumorali circolanti.
Detto questo, un primo livello di indagine chiama in causa i malati oncologici, al fine di cogliere quanto prima l’inizio di un processo di diffusione metastatica.
Ma è pure quello che ritengo meno utile, dal momento che siamo di fronte a pazienti che sono controllati con una cadenza fissa: attraverso la diagnostica per immagine e il dosaggio dei marcatori tumorali.
Forse, data la sua mancanza di selezione, potrebbe essere più utile per la diagnosi precoce in persone sane.
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