Esame del Sangue JAK2: Mutazione e Implicazioni Cliniche

Questo esame valuta la presenza di mutazioni nel gene JAK2, associate allo sviluppo di malattie del midollo osseo caratterizzate da un’eccessiva proliferazione cellulare. Il gene JAK2 (Janus Kinase 2) è il gene codificante per la proteina JAK2, coinvolta nella promozione della crescita e divisione cellulare e particolarmente importante per il controllo della produzione delle cellule del sangue nel midollo osseo.

Cosa Significa la Mutazione JAK2?

La presenza di mutazione determina la produzione di una proteina costantemente attiva, e quindi priva dei meccanismi di controllo, con la conseguente incontrollata proliferazione delle cellule del midollo osseo. Questa sostituzione aminoacidica comporta la produzione di una proteina costantemente attiva, e quindi priva dei meccanismi di controllo, con la conseguente incontrollata proliferazione delle cellule del midollo osseo.

I disordini del midollo osseo causati dalle mutazioni del gene JAK2 vengono chiamati disordini mieloproliferativi o malattie mieloproliferative o neoplasie mieloproliferative (MPN).

Come Viene Eseguito l'Esame?

Il campione viene raccolto tramite un prelievo di sangue venoso dal braccio. Il test per la ricerca delle mutazioni di JAK2 viene eseguito a partire da un tipo di leucociti chiamati granulociti (presenti nel sangue o nel midollo osseo) o sui precursori dei globuli rossi (presenti nel midollo osseo). Ma, trattandosi di mutazioni acquisite e non ereditarie, non tutti i granulociti o i precursori dei globuli rossi presentano necessariamente le mutazioni sul gene JAK2. La quantità di cellule mutate rispetto a quelle normali può variare da persona a persona e anche nel tempo.

Mutazione V617F e Altre Mutazioni

Il test di primo livello eseguito sul Gene JAK2 riguarda la ricerca della mutazione V617F, una mutazione acquisita dovuta alla sostituzione di un singolo nucleotide del DNA (mutazione puntiforme) responsabile della sostituzione nella proteina dell’aminoacido valina (abbreviato con V) con l’aminoacido fenilalanina (abbreviato con F) in posizione 617. Esistono tuttavia almeno 50 altre mutazioni associate con le MPN, perlopiù posizionate in corrispondenza dell’esone 12.

La mutazione JAK2 più comunemente associata a MPN è JAK2 V617F, che prende il nome da una mutazione in posizione 617 nel gene JAK2. Pertanto il test richiesto per primo è sempre quello relativo alla ricerca di questa mutazione.

Quando Richiedere l'Esame?

Il test per la ricerca della mutazione JAK2 V617F può essere richiesto insieme ad altri test, nel caso in cui il clinico sospetti che un paziente sia affetto da una malattia mieloproliferativa (MPN). Di solito viene richiesto in seguito al riscontro di risultati alterati agli esami di routine di laboratorio, come ad esempio l’emocromo.

A volte le persone affette da MPN possono essere asintomatiche o presentare solo sintomi lievi che possono essere presenti per anni prima di essere associati a MPN, spesso durante una visita medica di routine.

Il clinico può sospettare la presenza di una MPN nel caso in cui un paziente presenti sintomi come:

  • Ingrossamento della milza (splenomegalia) o del fegato (epatomegalia)
  • Presenza di coaguli di sangue nelle vene o nelle arterie
  • Infarto cardiaco
  • Ictus o attacco ischemico transitorio
  • Emorragia
  • Cefalea
  • Vertigini
  • Difficoltà visive
  • Intorpidimento
  • Prurito
  • Gotta
  • Calcoli renali
  • Astenia
  • Dispnea
  • Perdita di peso
  • Febbre

Interpretazione dei Risultati

Mutazione JAK2 Positivo

Un risultato positivo per la presenza di una mutazione JAK2 V617F, insieme alla presenza di segni e sintomi indicativi di MPN, indica che con buona probabilità il paziente è affetto da MPN. Per la conferma diagnostica e per la valutazione prognostica è però necessario eseguire un esame del midollo osseo tramite aspirato o biopsia osteomidollare.

Una mutazione del gene JAK2, perlopiù la mutazione V617F, è presente in più del 95% delle persone affette da Policitemia Vera (PV) ed in circa il 50-60% di quelle con Trombocitemia Essenziale (ET) o Mielofibrosi Primaria.

Mutazione JAK2 Negativa

La presenza di un risultato negativo per la mutazione JAK2 V617F ma positivo per altre mutazioni sull’esone 12 o altre mutazioni non-V617F, indica che, con buona probabilità, il paziente è affetto da policitemia Vera. Circa il 3-4% delle persone affette da PV presentano mutazioni nell’esone 12.

Un risultato negativo per tutte le mutazioni del gene JAK2 non esclude necessariamente la presenza di MPN. Esistono infatti delle forme di MPN negative per le mutazioni di JAK2 o con mutazioni non rilevabili tramite le metodiche standard.

Nel caso in cui la quota di cellule mutate sia piccola, potrebbe essere difficile rilevare la presenza della mutazione.

Test Associati e Criteri Diagnostici

Questo test può essere utilizzato come sostegno alla diagnosi delle malattie midollari caratterizzate dall’eccessiva proliferazione delle cellule ematiche, insieme ad altri test, come quello per la ricerca delle mutazioni del gene CALR e MPL. Nel 2016, l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha rivisitato i criteri diagnostici per PV e ET.

Importanza della Carica Allelica

Studi recenti hanno mostrato come il carico allelico, ossia la frazione di alleli mutati rispetto al numero totale di alleli, può avere un’influenza sulla malattia minima residua misurabile - ossia il numero di cellule malate che persistono dopo il trattamento - così come nell’indicare al clinico se il trattamento sta dando i suoi frutti. Per questo motivo la ricerca della carica allelica del JAK2 attraverso nuove metodiche capaci di valutarne la presenza o meno è fondamentale per il suo ruolo diagnostico, ma anche prognostico.

Come sottolinea Paola Guglielmelli, responsabile del Centro di Ricerca e Innovazione per le Malattie Mieloproliferative (CRIMM) Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi e l’Università degli Studi di Firenze: “È ormai ben noto che una elevata carica allelica, in particolar modo superiore al 50%, correla sia con un aumento del rischio trombotico, in particolar modo per le trombosi venose, sia per un aumento del rischio di progressione, in particolar modo in mielofibrosi. Questo vale sia per la policitemia vera, dove appunto il target è del 50%, che per la trombocitemia essenziale, dove è stato visto che anche un aumento della carica allelica superiore al 35% correla con il rischio di progressione”.

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