Ad oggi non vi è un singolo test in grado di confermare in modo certo e indiscutibile la diagnosi di sclerosi multipla (SM). L’insieme dei risultati e un’osservazione clinica prolungata permettono di confermare o escludere la presenza della SM.
Con l’obiettivo di velocizzare la diagnosi della SM senza comprometterne l’accuratezza, sono stati stilati da un gruppo internazionale di neurologi i criteri diagnostici di riferimento, aggiornati periodicamente in base al progredire delle conoscenze scientifiche.
Gli esami strumentali hanno un ruolo fondamentale nel generare la diagnosi di SM, anche se non possiedono, in quanto tali, un valore definitivo.
Cos'è l'Elettroencefalogramma (EEG)?
Come spiega il tecnico di neurofisiopatologia Alessia D’Acunto, l’elettroencefalogramma è un esame esplorativo, non invasivo e indolore, che consiste nell’applicazione sulla testa di una cuffietta con degli elettrodi che captano e registrano l’attività cerebrale.
L’elettroencefalogramma (EEG) è un esame strumentale neurologico non invasivo e di facile esecuzione che, attraverso alcuni elettrodi posizionati sul cuoio capelluto, registra l’attività elettrica cerebrale e del sistema nervoso e la riproduce sullo schermo sotto forma di un tracciato di onde.
Al Centro MerClin l’EEG è svolto con un apparecchio di ultimissima generazione, a 29 canali e dai risultati molto più dettagliati rispetto agli apparecchi che fino ad oggi erano disponibili. Grazie alla possibilità, infatti, di agire su più canali dell’elettroencefalografo, abbiamo una diagnosi più accurata e più precisa rispetto a tutto lo scalpo dell’encefalo.
Come si Svolge un EEG?
Per lo svolgimento di questo esame il paziente si accomoda su una poltrona o su un lettino così da favorire il rilassamento. Sul cuoio capelluto, spesso servendosi di una cuffia elastica, sono applicati gli elettrodi.
Dopo aver fatto sdraiare il paziente sull'apposito lettino ambulatoriale, il medico cosparge la testa del paziente con un apposito gel e applica una ventina di elettrodi sulla superficie del cuoio capelluto.
Gli elettrodi (piccoli dischi metallici o patch) che vengono applicati a contatto con la pelle sono collegati a una cuffia in neoprene e, grazie a dei cavi, trasmettono le onde elettromagnetiche celebrali all'elettroencefalografo. Lo strumento elabora i dati ricevuti fornendo un tracciato grafico dell'attività del cervello.
In genere, l'esame deve essere eseguito in un ambiente silenzioso e tranquillo, in modo da evitare possibili interferenze. Il paziente effettua l'esame in condizione di rilassamento e il medico può eventualmente chiedere di effettuare delle azioni come aprire e chiudere gli occhi, respirare profondamente o fissare una luce ad intermittenza.
L’esame è sicuro e non invasivo, non comporta rischi o controindicazioni; non è doloroso e il paziente non percepisce fastidio. Durante lo svolgimento è necessario restare fermi, tenere gli occhi chiusi e rilassare i muscoli.
La durata di questo esame è di circa 40/50 minuti. L'Elettroencefalogramma può durare dai 20 ai 40 minuti.
Preparazione all'EEG
Per l'elettroencefalogramma standard non esiste una vera e propria preparazione (consultabile qui), ma è bene presentarsi all’esame a stomaco pieno (per evitare l’ipoglicemia) e con i capelli puliti e senza aver applicato gel o cera sui capelli.
Il giorno prima di eseguire un elettroencefalogramma occorre lavare i capelli e non usare prodotti come gel o lacca.
Quando Fare un Elettroencefalogramma?
L’elettroencefalogramma è impiegato nella diagnostica e nel monitoraggio di patologie cerebrali tra cui disturbi del sonno, disturbi della memoria, disturbi del movimento ed epilessia. Altre volte viene prescritto in caso di traumi cranici rilevanti, per cefalee sospette o infezioni e infiammazioni del sistema nervoso.
È molto utile anche per la prevenzione e la diagnosi di altre malattie neurologiche (demenza precoce e/o senile, morbo di Alzheimer, sclerosi multipla e morbo di Parkinson).
A questo esame sono spesso sottoposti anche i pazienti affetti da cancro, poiché sia i tumori del cervello, sia le eventuali metastasi cerebrali causate da tumori di altri organi, possono provocare attacchi epilettici.
EEG e Potenziali Evocati
Tuttavia, mentre l’EEG descrive l’attività elettrica cerebrale di base, i potenziali evocati consistono nella reazione elettrica cerebrale a determinati stimoli sensitivi. Questi potenziali normalmente non sono riconoscibili in quanto hanno un voltaggio molto basso e sono mascherati dall’attività EEG.
Ma cosa sono i potenziali evocati? Che cosa s’intende con l’espressione potenziali evocati? Come già accennato prima, gli esami sui potenziali evocati sensoriali misurano l’attività elettrica nel cervello in risposta a una stimolazione visiva, uditiva o tattile.
I test sui potenziali evocati misurano il tempo impiegato dal cervello per rispondere alla stimolazione sensoriale attraverso la vista, il suono o il tatto. Il sistema nervoso collega il corpo attraverso una serie di cellule che comunicano con segnali elettrici.
Si applicano degli elettrodi sulla cute del cuoio capelluto e si inviano degli stimoli visivi, uditivi, tattili, a seconda dei potenziali evocati da analizzare.
Durante l’esame, che ha una durata variabile tra i 15 e i 30 minuti per arto, occhio o orecchio studiato, è necessario che il paziente sia rilassato.
A differenza di elettroneurografia e di elettromiografia, che studiano la funzionalità del sistema nervoso periferico, i potenziali evocati sono esami che studiano le risposte del sistema nervoso centrale a uno stimolo sensoriale, analizzando le vie nervose che dalla “periferia” portano le informazioni verso il cervello.
Il parametro più importante da valutare è la latenza (tempo che intercorre) tra stimolo e potenziale registrato.
Tipologie di Potenziali Evocati
- PESS (o SEP): Possono analizzare tutti i nervi di senso, ma più frequentemente studiano il nervo mediano/ulnare (per gli arti superiori) e il nervo tibiale (per gli arti inferiori). L’esame si svolge posizionando degli elettrodi sulla cute del cranio e in punti precisi lungo il decorso dei nervi e stimolando con impulsi elettrici al polso per gli arti superiori o alla caviglia per gli arti inferiori.
- PEV: Studiano il nervo ottico e la corteccia visiva con elettrodi posizionati sulla cute occipitale mentre il Paziente fissa, prima con un occhio e poi con l’altro, un punto posto al centro di un monitor raffigurante una scacchiera (pattern reversal) i cui quadrati cambiano alternativamente colore da bianco a nero.
- PEA (detti anche BAER o ABR): Sono potenziali uditivi che valutano il decorso del nervo acustico fino al tronco (parte profonda) dell’encefalo. Gli elettrodi vengono posizionati sullo scalpo e sulle apofisi mastoidee o sui lobi auricolari. Il Paziente ascolterà tramite una cuffia, prima in un orecchio e poi nell’altro, dei suoni che si ripetono a una frequenza fissa.
- PEM: Permettono di studiare la via che conduce lo stimolo che origina nella corteccia cerebrale motoria e che, attraverso il midollo spinale, raggiunge i neuroni motori e quindi i muscoli: ciò è possibile grazie all’uso di un particolare stimolatore che genera un campo magnetico capace di attivare il tessuto cerebrale.
Sclerosi Multipla ed Epilessia
Si stima che le crisi epilettiche interessino circa il 5% delle persone con sclerosi multipla. Perché vi sia una diagnosi di epilessia è necessaria una ripetizione delle crisi.
Sono generalizzate e determinano perdita di coscienza e contrazioni muscolari simmetriche comunemente chiamate convulsioni. Sono focali e la coscienza è conservata. Sono focali, con alterazione dello stato di coscienza. Iniziano con l’arresto improvviso dell’attività corrente e sono spesso associate a movimenti automatici ripetuti della bocca o delle mani.
A livello psicologico la presenza di una condizione di epilessia può determinare nella persona con sclerosi multipla irritabilità, depressione, ansia. Alterata percezione dell’identità personale oltre ad avere impatti negativi sui rapporti sociali, sul lavoro.
La maggioranza dei disturbi di tipo epilettico può essere controllata con l'uso di farmaci anticonvulsivi appropriati, tra cui per esempio carbamazepina, valproato, difenilidantoina, fenobarbital, gabapentin, lamotrigina e altri ancora.
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