Come Leggere e Interpretare un Elettrocardiogramma: Focus sull'Onda T

L'elettrocardiogramma (ECG) è uno strumento diagnostico fondamentale nella cardiologia. Esso registra l'attività elettrica del cuore, fornendo preziose informazioni sullo stato di salute di questo organo vitale. La lettura dei parametri principali di un ECG, come le onde P, QRS e T, permette di identificare anomalie o patologie cardiache anche nei loro stadi iniziali.

Onde e Intervalli dell'ECG: A Cosa Corrispondono?

L’ECG registra l’attività elettrica del cuore attraverso una serie di onde, intervalli e segmenti che rappresentano i vari momenti del ciclo cardiaco. Quando un impulso elettrico attraversa il cuore, causa la contrazione e il rilassamento dei muscoli cardiaci. Le onde positive si distinguono per essere sopra la linea isoelettrica, mentre le negative stanno sotto di essa. Le onde del tracciato dell’elettrocardiogramma sono:

  • Onda P: piccola onda che rappresenta l’attivazione degli atri. In un ECG normale, l’onda P è piccola, arrotondata e precede sempre il complesso QRS. La sua durata è di 60-120 ms ed è ampia 2.5 mm. Assenza può indicare fibrillazione atriale, blocco senoatriale, flutter atriale. Un'ampiezza aumentata può indicare ingrandimento atriale, ipopotassiemia.
  • Intervallo PR: tempo necessario perché l’attivazione degli atri raggiunga i ventricoli. L’intervallo PR si calcola dall’inizio della P all’inizio del QRS. La durata normale è di 0,12-0,20 secondi (120-200 ms, da 3 a 5 quadratini).
    • Blocco atrio-ventricolare di 1° grado: allungamento costante del PR.
    • Blocco atrio-ventricolare di 2° grado - Mobitz 1: progressivo allungamento del PR fino a che un complesso QRS viene a mancare.
    • Blocco atrio-ventricolare di 2° grado - Mobitz 2: onde P in modo intermittente non sono condotte, e l’intervallo PR non è allungato.
    • Blocco atrio-ventricolare di 3° grado: non vi è relazione tra onde P e complessi QRS. Nel BAV di 3° grado il numero di onde P è generalmente maggiore rispetto a quello dei QRS (stretti).
  • Complesso QRS: rappresenta l’attivazione dei ventricoli. Il Complesso QRS rappresenta la diffusione dello stimolo elettrico attraverso la muscolatura (miocardio) ventricolare. In un ECG normale, il complesso QRS è un picco appuntito che si manifesta subito dopo l’onda P. La sua durata dovrebbe essere inferiore a 0,12 secondi.
    • Onda Q: prima piccola deflessione negativa del complesso QRS. L’onda Q deve essere piccola: inferiore a 0,04 sec (un quadratino piccolo) e inferiore ad 1/4 dell’onda R successiva, altrimenti può essere segno di un pregresso infarto cardiaco.
    • Onda R: prima deflessione positiva del complesso QRS. Nel complesso QRS di un cuore sano, l’onda R deve essere positiva in DI e deve aumentare progressivamente da V1 a V6.
    • Onda S: seconda deflessione negativa del complesso QRS. Nel complesso QRS di un cuore sano, l’onda S deve ridursi da V1 a V6.

    La durata massima è 120 ms, se maggiore si parla di blocco di branca completo. Un QRS stretto (<0,1sec) indica una normale conduzione ventricolare. Un QRS largo (>0,12sec), invece, indica un rallentamento della conduzione nei ventricoli, che può essere causato da un cosiddetto blocco di branca del ritmo cardiaco.

  • Tratto ST: intervallo fra la fine dell’attivazione ventricolare e l’inizio della ripolarizzazione ventricolare. Nel dettaglio, è una linea orizzontale che collega il complesso QRS all’onda T. In ogni derivazione, eccetto V1 e V2, deve trovarsi sullo stesso piano della linea isoelettrica. Rappresenta il periodo di depolarizzazione dei ventricoli.
    • Sottoslivellamento → NSTEMI, specularità STEMI, tachicardia, ipokaliemia, ipotermia
    • Sopraslivellamento → STEMI, pericardite acuta, aneurisma ventricolare. Un sopraslivellamento del tratto ST superiore alla norma indica lesione miocardica o infarto miocardico acuto (IMA). La localizzazione del sopraslivellamento in un ECGci dà informazioni circa l’arteria coronaria colpita dall’ostruzione completa.
  • Onda T: rappresenta la ripolarizzazione ventricolare. L’onda T rappresenta la ripolarizzazione dei ventricoli, nella maggior parte delle derivazioni è positiva (tranne in aVR e V1), è concordante con QRS e asimmetrica.
    • Inversione → possibile ischemia, ipertrofia ventricolo sinistro. Quando non è concorde con la polarità del QRS, si definisce invertita e può rappresentare un segno di sofferenza cardiaca come ischemia o ipertrofia ventricolare.
    • Alte e strette → iperkaliemia
    • Piatte → ipokaliemia
  • Intervallo QT: rappresenta l’intera attività elettrica dei ventricoli. L’Intervallo QT rappresenta il tempo necessario per depolarizzare e ripolarizzare i ventricoli del cuore. Questo intervallo QT varia in base alla frequenza cardiaca ed è misurato come QTc, dove la “c” sta per corretto per la frequenza cardiaca. Il valore normale del QTc varia da 360 a 440 ms. L’intervallo QT indica la depolarizzazione e ripolarizzazione del miocardio ventricolare, e si può calcolare con la formula di Bazett: QTc = QT/√FC.
  • Onda U: rappresenta la ripolarizzazione delle fibre del Purkinje. Ricorda: molto spesso non è visibile!

Frequenza Cardiaca e Ritmo

La frequenza cardiaca (FC) è il numero delle contrazioni (o battiti) del cuore in un minuto ed è riferita alla frequenza di contrazione dei ventricoli. Una frequenza cardiaca normale va da 60 a 100 BPM. Le frequenze superiori si definiscono tachicardie mentre quelle inferiori bradicardie.

Per calcolare la frequenza cardiaca, si può dividere 300 per il numero di quadrati grandi fra due onde R. Un quadretto piccolo della carta millimetrata corrisponde a 0,04 secondi e un quadretto grande corrisponde a 0,2 secondi.

Per valutare il ritmo cardiaco, si guarda se gli intervalli tra le onde R sono sempre uguali o differiscono di massimo 2 quadratini per poter definire il ritmo cardiaco regolare.

Se l’onda P è positiva in DII e negativa in aVR, ed ogni P segue un QRS con un intervallo regolare, allora il ritmo è sinusale, ovvero il ritmo normale del cuore che origina dal nodo senoatriale.

Se l’onda P è negativa in DII, potrebbe esserci un’inversione degli elettrodi o una possibile extrasistole atriale (un battito che nasce da una zona diversa del nodo senoatriale).

Se l’onda P si trova dopo il complesso QRS, probabilmente ci troviamo in un quadro di aritmia in cui l’impulso si attiva per primo nei ventricoli e arriva successivamente agli altri (fenomeno della retro-conduzione).

La fibrillazione atriale è la più frequente aritmia sostenuta riscontrabile negli elettrocardiogrammi e si presenta con un ritmo irregolare e senza una chiara onda P. Il flutter atriale, invece, si caratterizza per un ritmo spesso regolare e per onde P con aspetto di dente di sega, e che per questo motivo vengono chiamate onde F o onde di flutter.

Anomalie Aspecifiche dell'Onda T

Tra le diverse componenti dell'ECG, l'onda T rappresenta la ripolarizzazione ventricolare, ovvero il ritorno dei ventricoli allo stato di riposo dopo la contrazione. Alterazioni di questa onda, definite "anomalie dell'onda T", possono indicare diverse condizioni, alcune delle quali clinicamente significative. Tuttavia, in molti casi, queste anomalie sono classificate come "aspecifiche", il che può generare incertezza e richiedere ulteriori approfondimenti.

Cosa sono le Anomalie Aspecifiche dell'Onda T?

Il termine "anomalie aspecifiche dell'onda T" si riferisce a modificazioni dell'onda T che non rientrano in quadri patologici ben definiti e non sono univocamente associate a una specifica condizione cardiaca. Queste anomalie possono manifestarsi come:

  • Inversione dell'onda T: L'onda T, che normalmente è positiva (rivolta verso l'alto) in molte derivazioni ECG, si presenta negativa (rivolta verso il basso).
  • Appiattimento dell'onda T: L'onda T appare meno pronunciata e più "piatta" rispetto alla norma.
  • Alterazioni della morfologia: L'onda T assume una forma insolita, ad esempio bifida o appuntita.
  • Variazioni dell'ampiezza: L'onda T è più alta o più bassa rispetto ai valori di riferimento.

La difficoltà interpretativa di queste anomalie risiede nel fatto che possono essere riscontrate in individui sani, senza alcuna patologia cardiaca sottostante, oppure possono essere indicative di una vasta gamma di condizioni, sia cardiache che extra-cardiache.

Cause Potenziali delle Anomalie Aspecifiche dell'Onda T

Le cause delle anomalie aspecifiche dell'onda T sono molteplici e spesso difficili da identificare con precisione. Alcune delle possibili cause includono:

  • Fattori Fisiologici e Varianti Normali: In alcuni individui, le anomalie aspecifiche dell'onda T possono rappresentare semplicemente una variante normale dell'ECG, senza alcun significato patologico. L'età, il sesso e la costituzione fisica possono influenzare la morfologia dell'onda T. Ad esempio, nei giovani adulti e negli atleti, è comune riscontrare un'inversione dell'onda T nelle derivazioni precordiali (V1-V3).
  • Effetti Farmacologici: Diversi farmaci possono influenzare la ripolarizzazione ventricolare e causare alterazioni dell'onda T. Tra questi, i diuretici (che possono alterare i livelli di potassio), gli antiaritmici, gli antidepressivi triciclici e alcuni antipsicotici.
  • Alterazioni Elettrolitiche: Squilibri elettrolitici, come l'ipokaliemia (bassi livelli di potassio nel sangue) o l'iperkaliemia (alti livelli di potassio), possono avere un impatto significativo sull'onda T. L'ipokaliemia, in particolare, è spesso associata all'appiattimento o all'inversione dell'onda T.
  • Iperventilazione: L'iperventilazione, ovvero l'aumento della frequenza e della profondità del respiro, può causare alterazioni transitorie dell'onda T, probabilmente a causa delle variazioni del pH ematico e dei livelli di anidride carbonica.
  • Patologie Cardiache: Sebbene le anomalie siano definite "aspecifiche", è fondamentale escludere la presenza di patologie cardiache sottostanti. Le seguenti condizioni possono manifestarsi con anomalie dell'onda T:
    • Ischemia miocardica: La riduzione del flusso sanguigno al muscolo cardiaco, anche in assenza di un infarto acuto, può causare alterazioni dell'onda T, come l'inversione.
    • Ipertrofia ventricolare: L'aumento di spessore delle pareti ventricolari, dovuto ad esempio all'ipertensione arteriosa, può influenzare la ripolarizzazione e causare anomalie dell'onda T.
    • Pericardite: L'infiammazione del pericardio (la membrana che avvolge il cuore) può causare alterazioni diffuse dell'onda T.
    • Cardiomiopatie: Le malattie del muscolo cardiaco, come la cardiomiopatia ipertrofica o dilatativa, possono essere associate ad anomalie dell'onda T.
    • Anomalie congenite: Alcune anomalie congenite del cuore, come la sindrome del QT lungo, possono predisporre ad alterazioni dell'onda T.
  • Altre Condizioni Mediche: Alcune condizioni mediche non cardiache possono influenzare l'ECG e causare anomalie dell'onda T. Tra queste, l'embolia polmonare, l'ipertiroidismo e alcune patologie neurologiche.

Come Approfondire le Anomalie Aspecifiche dell'Onda T

Di fronte a un ECG con anomalie aspecifiche dell'onda T, è fondamentale seguire un approccio diagnostico sistematico per determinare la causa sottostante e stabilire la necessità di ulteriori interventi. Questo approccio include:

  • Anamnesi e Esame Obiettivo: La raccolta di un'anamnesi dettagliata è cruciale. Il medico dovrà indagare sui sintomi del paziente (dolore toracico, mancanza di respiro, palpitazioni, sincope), sulla sua storia clinica (presenza di malattie cardiache, ipertensione, diabete, ipertiroidismo), sui farmaci assunti e sullo stile di vita (fumo, alcol, attività fisica). L'esame obiettivo, con particolare attenzione all'auscultazione cardiaca e polmonare, può fornire ulteriori indizi diagnostici.
  • Confronto con ECG Precedenti: Se disponibili, è fondamentale confrontare l'ECG attuale con ECG precedenti del paziente. La comparsa di nuove anomalie dell'onda T può essere più significativa rispetto alla presenza di anomalie stabili nel tempo.
  • Esami di Laboratorio: Gli esami di laboratorio possono aiutare a identificare alterazioni elettrolitiche (potassio, magnesio, calcio), anomalie della funzione tiroidea e marcatori di danno miocardico (troponina).

In molti casi, se non vi sono sintomi o evidenze di patologie cardiache, non è necessario alcun trattamento specifico. Ad esempio, in caso di ischemia miocardica, può essere necessario ricorrere a farmaci antianginosi, angioplastica coronarica o bypass aorto-coronarico.

Punti Chiave per Leggere un Elettrocardiogramma

Ricapitolando ecco i punti chiave da seguire in ordine per leggere un elettrocardiogramma:

  1. Calcola la frequenza cardiaca. Per farlo, ti basta dividere 300 per il numero di quadrati da 5mm presenti tra due complessi QRS.
  2. Controlla che il ritmo sia sinusale, ovvero che ogni onda P sia seguita da un complesso QRS, con una frequenza cardiaca (FC) tra 60 e 100 BPM, e senza alterazione delle varie onde e segmenti.
  3. Valuta le onde e gli intervalli:
    • Onda P: valuta ampiezza e presenza.
    • Intervallo PR: misura la durata.
    • Complesso QRS: valuta morfologia e durata. Per calcolare l’asse cardiaco bisogna verificare se il QRS delle derivazioni D1 e aVF è positivo o negativo:
      • Se il QRS in D1 e aVF è positivo, l’asse è normale.
      • Se entrambe le derivazioni sono negative, l’asse ha una deviazione estrema.
      • Se in D1 è negativo e in aVF è positivo, l’asse è deviato a destra.
      • Se è positivo in D1 e negativo in aVF, è necessario valutare la derivazione II.
        • Se è positivo in D2, l’asse è normale.
        • Se è negativo in D2, l’asse è deviato a sinistra.
    • Segmento ST: valuta il livello rispetto alla linea isoelettrica.
    • Onda T: valuta polarità e morfologia.
    • Intervallo QT: calcola e verifica che rientri nei valori normali.

Esempio di Caso Clinico: Onde T Negative da Memoria Elettrica

Un uomo di 54 anni, fumatore, iperteso e dislipidemico, senza precedenti cardiologici di rilievo, ricoverato per toracoalgia aspecifica e dispnea da sforzo da alcuni giorni; all’ingresso parametri vitali, curva troponinica ed ecocardiogramma nella norma. L’ECG d’esordio depone pertanto per onde T negative da memoria elettrica, condizione benigna e transitoria caratterizzata da alterata ripolarizzazione ventricolare rilevabile al termine di un periodo con anomala depolarizzazione; il tempo di normalizzazione ECG è proporzionale alla durata di tale periodo.

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