Disostruzione Endoscopica della Prostata: Tecniche e Approcci

L’ipertrofia prostatica benigna (IPB) è una condizione frequente negli uomini, con un'alta incidenza che aumenta progressivamente con l’età. L’aumento delle dimensioni della ghiandola crea un’ostruzione e determina la comparsa di sintomi urinari. La comparsa di questi disturbi è uno dei motivi per cui è necessario rivolgersi ad un urologo.

Cos'è l'Ipertrofia Prostatica Benigna (IPB)?

L’aumento del volume prostatico determina una compressione sull’uretra (il canale attraverso cui fuoriesce l’urina) che viene avvertito come sensazione di ostacolo allo svuotamento. L’ipertrofia può inoltre portare a dover urinare in più tempi con la necessità di andare spesso al bagno o di alzarsi la notte per l’urgenza o la difficoltà di trattenere la minzione.

Trattamenti per l'IPB

Esistono molte opzioni per il trattamento dell’IPB (trattamenti fitoterapici, farmacologici, chirurgici); queste vanno proposte ai pazienti in base alla gravità dei disturbi. Alcune comportano degli effetti collaterali ed è pertanto fondamentale che l’urologo, ove possibile, proponga soluzioni in linea con la situazione e le aspettative dei pazienti.

Terapie mediche

La terapia medica può indurre effetti collaterali; infatti, gli alfa-litici possono determinare abbassamento pressorio con rischio di cadute, scomparsa dell’eiaculazione detta anche eiaculazione retrograda. Questi farmaci inibiscono la crescita della ghiandola prostatica agendo sull’ormone che ne facilita la crescita, ossia il testosterone. Altri farmaci, come gli alfa-litici sono efficaci sui sintomi facilitando l’apertura del collo vescicale, ma non riducono il volume della prostata.

Tecniche chirurgiche

La chirurgia oggi rimane ancora l'unica terapia che permette di risolvere il problema ostruttivo definitivamente.

Tecniche Endoscopiche per la Disostruzione Prostatica

Per ovviare ai limiti di questo intervento, molte procedure mini-invasive sono state ideate e validate nel corso degli anni, portando molti vantaggi. Innanzitutto possono essere svolte in regime ambulatoriale o con un breve ricovero in ospedale (il rientro a casa avviene il giorno stesso o il giorno successivo). Inoltre il tempo di recupero dopo la procedura è generalmente più veloce. La retroiaculazione è meno probabile o addirittura evitata con i trattamenti mini-invasivi che possono offrire sollievo dai sintomi e talora risultano risolutivi. Ecco alcune delle tecniche più utilizzate:

  • Resezione Transuretrale della Prostata (TURP): È un intervento chirurgico endoscopico che per molti anni ha rappresentato il trattamento di scelta dell’ipertrofia prostatica benigna. Questo intervento prevede l’impiego di uno strumento dotato di una fonte luminosa, una telecamera e un’ansa di resezione, che viene introdotto in vescica attraverso l’uretra, dando modo di resecare ed asportare il tessuto ghiandolare prostatico eccedente. I tempi operatori medi sono di circa 60 minuti. Al termine dell’operazione, viene posizionato un catetere vescicale a tre vie per effettuare il lavaggio della vescica. La degenza media è di 3-4 giorni dopo i quali viene rimosso il catetere ed è possibile essere dimessi previa ripresa della minzione spontanea.

    Sanguinamenti, emissione di coaguli o frustoli con le urine, bruciore ed urgenza minzionali costituiscono manifestazioni molto frequenti nel primo periodo post-operatorio. La procedura endoscopica è quella più utilizzata e prevede la resezione o enucleazione dei lobi prostatici che ostruiscono il canale prostatico. La procedura si avvale della elettrocoagulazione il cui acronimo TURP indica resezione transuretrale della prostata, o mediante vari tipi di laser che permettono una vaporizzazione della prostata (laser ad olmio, a Tullio o green laser).

  • Enucleazione di Adenoma Prostatico mediante Laser ad Olmio (HoLEP): Costituisce un intervento endoscopico per patologia prostatica benigna che trova la sua indicazione nel caso di prostate di notevoli dimensioni. La procedura viene condotta per via endoscopica, mediante l’utilizzo di una fibra laser, che permette di enucleare l’adenoma prostatico responsabile della sintomatologia urinaria. Attraverso il laser stesso viene effettuata l’emostasi dei vasi sanguinanti. L’adenoma è poi spinto in vescica e conseguentemente frammentato e aspirato mediante un morcellatore. Al termine dell’intervento viene posizionato un catetere vescicale a tre vie per un lavaggio vescicale. La rimozione del catetere vescicale viene effettuata in terza-quarta giornata post- operatoria, successivamente il paziente è dimesso presso il proprio domicilio.

    A differenza della ThuVAP, non si procede a vaporizzare l’adenoma prostatico, bensì si “scolla” per via endoscopica (la cosiddetta enucleazione), si posiziona in vescica e in tale sede si “tritura” (morcellazione) per poter estrarre il tessuto ed inviarlo ad esame istologico definitivo. L’enucleazione è particolarmente indicata per prostate di medio-grandi dimensioni (in genere superiori agli 80 g).

  • Green-light Laser: Tale metodica si avvale dell’utilizzo di una fibra laser con la quale viene effettuata la vaporizzazione del tessuto prostatico ipertrofico. A causa delle caratteristiche fisiche del laser stesso, vale a dire l’elevata affinità per l’emoglobina e conseguente alto potere coagulativo, rappresenta un’opzione terapeutica applicabile in pazienti impossibilitati a sospendere la terapia antiaggregante ed anticoagulante e pertanto a maggior rischio di sanguinamento. L’indicazione primaria è costituita da prostate di piccole dimensioni, alto rischio di sanguinamento ed assenza di sintomatologia irritativa. La rimozione del catetere risulta possibile già a partire dalla seconda giornata post-operatoria, dopo la quale il paziente è dimesso presso il proprio domicilio.In questi casi si determina, tramite la energia laser, una vaporizzazione della prostata, ovvero una trasformazione del tessuto ghiandolare prostatico in vapore.
  • Metodica Rezum: Rende possibile il trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna mediante l’impiego di vapore acqueo, erogato sul tessuto prostatico per via transuretrale. La procedura viene eseguita per via endoscopica in sala operatoria con paziente in posizione litotomica. La durata della procedura è di circa 10-15 minuti ed il paziente viene dimesso il giorno stesso, dopo qualche ora di monitoraggio, con il catetere vescicale che poi verrà rimosso 7 giorni dopo l’intervento.

    La preservazione dell’eiaculazione e la rapidità della procedura rappresentano le caratteristiche principali di questa opzione terapeutica. La procedura di vaporizzazione prostata Rezum è di semplice realizzazione, necessita di una sonda inserita dal pene attraverso l’uretra. L’energia termica diffusa dall’ago nel tessuto prostatico per convezione determina la rottura delle membrane cellulari. La dimissione avviene dopo poche ore dall’intervento con un catetere vescicale.

    Il Rezum è un valido trattamento alternativo, non sostitutivo, adatto a pazienti rigorosamente selezionati, non indicato in volumi prostatici superiori a 80 gr. A distanza di circa un mese si ottengono i primi benefici del trattamento con una risoluzione della sintomatologia ostruttiva ed irritativa presente prima dell’intervento contestualmente ad un aumento dell’intensità del flusso urinario. Il risultato definitivo si ottiene dopo circa 2-3 mesi.

  • UROLIFT: È una tecnica endoscopica che trova impiego nel trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna caratterizzata dalla presenza di lobi prostatici laterali particolarmente prominenti in prostate di piccole-medie dimensioni. L’intervento viene eseguito in sala operatoria per via cistoscopica e consiste nell’ancoraggio dei lobi prostatici alla capsula della prostata mediante l’applicazione di tiranti, posizionati in ciascuno dei lobi laterali. L’operazione ha una durata media di 10-20 minuti e l’ospedalizzazione dura circa 1-2 giorni al fine di monitorare diuresi e le urine per quanto riguarda il sanguinamento, essendo la capsula prostatica molto vascolarizzata. Il paziente viene dimesso senza catetere. Come con l’impiego di altre tecniche, quali il Rezum ed il TPLA, anche l’Urolift permette di preservare l’eiaculazione.
  • Embolizzazione delle Arterie Prostatiche (PAE): Si sta affermando come trattamento principale dell’ipertrofia prostatica in pazienti anziani e con numerose comorbidità che rendono controindicato qualsiasi altro tipo di procedura chirurgica o ambulatoriale di disostruzione prostatica. La procedura ha la durata media di 40-60 minuti e viene effettuata da un radiologo interventista tramite un piccolo accesso vascolare arterioso, solitamente a livello femorale. Mediante una sonda vengono occlusi rami arteriosi tributari della ghiandola prostatica. Tale procedura induce una necrosi ischemica, quindi coagulativa, del tessuto adenomatoso tale da provocare una riduzione delle dimensioni dell’adenoma prostatico dopo qualche mese. Il paziente rientra in reparto con un catetere che verrà rimosso dopo 7-10 giorni e potrà essere dimesso il giorno dopo la procedura previa esecuzione di esami ematici di controllo. Infine l’embolizzazione delle arterie prostatiche viene eseguita dai radiologi interventisti in pazienti selezionati dagli urologi. La tecnica utilizza minuscole particelle iniettate attraverso un catetere nei vasi che forniscono sangue alla prostata. Le particelle bloccano così il flusso sanguigno ai grandi vasi (arterie) dell’organo.
  • Echolaser: Per Echolaser s’intende una procedura di ablazione del tessuto adenomatoso della prostata mediante delle fibre laser posizionate a livello perineale, cioè la zona di cute interposta tra la sacca scrotale e l’ano. Si tratta di una procedura ambulatoriale, da effettuarsi in anestesia locale, della durata media di 20-30 minuti circa, dopo la quale il paziente viene dimesso senza necessità di ricovero ospedaliero con il catetere vescicale che verrà rimosso dopo 7 giorni. In confronto ad altre tecniche utilizzate nel trattamento dell’ipertrofia prostatica, questa metodica si presenta sicura e con basso tasso di complicanze, e risulta pertanto applicabile anche a pazienti con comorbidità severe e non candidabili a chirurgia.
  • RASP - Prostatectomia Semplice Robot-Assistita: È una tecnica chirurgica che viene impiegata per il trattamento dell’ipertrofia prostatica benigna in prostate estremamente voluminose tali da rendere l’intervento endoscopico molto complesso se non impraticabile. La rimozione della prostata per patologia benigna veniva eseguita molti anni fa tramite un’incisione dall’ombelico al pube. Grazie all’introduzione del robot, lo stesso tipo di procedura viene eseguito in modo mini-invasivo e tramite delle piccole incisioni sull’addome, attraverso cui vengono inseriti gli strumenti robotici. Dopo aver inciso la parete anteriore della prostata, l’adenoma viene scollato a 360° dalla porzione periferica della prostata e rimosso da questa. Il paziente si risveglia dall’anestesia con un catetere vescicale ed un drenaggio addominale. Il catetere viene rimosso in seconda o in terza giornata post-operatoria, mentre il drenaggio addominale il giorno dopo la procedura se non rifornente. Effettuate queste operazioni, il paziente è pronto per la dimissione.

Complicanze e Precauzioni Post-Operatorie

Dopo le dimissioni, è bene osservare un periodo di riposo e l’astensione dalle attività lavorative (almeno per una settimana) in modo da facilitare il recupero completo. I medici consigliano di bere molta acqua per favorire il lavaggio delle vie urinarie, di seguire una dieta ricca di fibre e di astenersi temporaneamente (almeno per 4-6 settimane) dall’attività sessuale. Inoltre:

  • Non sforzare l'intestino con un'alimentazione sbagliata.
  • Assumere un antidolorifico in caso di dolore.
  • È suggerito di evitare lunghi tragitti in macchina e l’uso di cicli e motocicli.
  • Bisogna assolutamente evitare qualsiasi sforzo addominale (es.

Possibili complicanze

  • Eiaculazione retrograda: È la condizione per cui l'emissione di sperma avviene al contrario, non verso l'esterno ma verso la vescica.
  • Incontinenza urinaria: La perdita involontaria di urina interessa circa il 10% delle persone operate.
  • Stenosi uretrale.
  • Emorragie persistenti e copiose.
  • Infezioni delle vie urinarie.
  • Ritenzione urinaria: Dovuta a un danno ai muscoli vescicali, consiste nel mancato svuotamento completo della vescica durante la minzione.
  • Impotenza (o disfunzione erettile): È la difficoltà nell'avere o nel mantenere un'erezione.
  • Sindrome da TURP.
  • Recidiva.

Follow-up

Il programma di follow-up comprende l’esame colturale delle urine, il PSA, e la Flussometria con valutazione del Residuo.

Considerazioni Importanti

La scelta dell’intervento mini-invasivo più adatto dipende dalle dimensioni della prostata, dalla salute generale del paziente, dalla sua scelta personale e dalle sue aspettative. È fondamentale l’inquadramento del caso da parte di urologi dedicati ed esperti in tali procedure.

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