La glicemia rappresenta la quantità di glucosio dosabile nel sangue. Esistono diverse definizioni di “glicemia” a seconda di quando viene dosata rispetto all’ultima assunzione di zuccheri. La più semplice è rappresentata dalla glicemia a digiuno (detta anche fasting plasma glucose, FPG). Questo esame molto semplice in realtà è in grado di svelarci come funziona il nostro metabolismo degli zuccheri.
Comprendere la Glicemia a Digiuno
Come primo screening per monitorare i livelli di glucosio si effettua un prelievo ematico a digiuno. Il valore normale di riferimento della glicemia a digiuno è compreso tra 70 e 100mg/dl. Esiste un valore soglia per indicare se un soggetto è affetto da diabete e questo è rappresentato da un valore di glicemia superiore o uguale a 126 mg/dl.
Nei soggetti con valori di glicemia compresi tra 110-125 mg/dl e parenti di primo grado, genitori e nonni, affetti da diabete, si consiglia l’esecuzione del Carico Orale di Glucosio, un esame che valuta i livelli glicemia a digiuno e a due ore dall’assunzione orale di 75g di glucosio, sempre mediante prelievo ematico. Rientrano nei limiti di norma, valori di glicemia a 2 ore dal pasto inferiori a 140 mg/dl. Esiti nel range 141-199 mg/dl evidenziano una ridotta tolleranza ai carboidrati. Se l’esito dell’esame mostra invece valori superiori a 200 mg/dl, la diagnosi è di Diabete mellito (di tipo 1).
Non dobbiamo aspettare di avere quel valore, né pensare di essere sani se abbiamo un valore anche di poco inferiore, come ad esempio 120 mg/dl! Infatti si è evidenziato in molti studi che esiste una relazione di tipo “continuo” tra il valore base di glicemia a digiuno e rischio cardiovascolare, ovvero l’iperglicemia, anche nel range di valori non diagnostici per diabete, rappresenta un fattore di rischio progressivo e continuo per patologie cardiovascolari. Esistono anche degli esami che ci svelano la media delle glicemie degli ultimi tre mesi: in questo caso abbiamo la fotografia esatta di come il nostro metabolismo ha gestito gli zuccheri nel sangue.
Proprio per questi motivi sarebbe opportuno che ognuno di noi alla soglia dei 40 anni (anche prima se si hanno parenti con diabete tipo 2) eseguisse un prelievo per il dosaggio della glicemia. Inoltre è stato dimostrato che i soggetti appartenenti alle categorie con glicemie più alte, pur nell’ambito normale, presentano un rischio più elevato di patologie cardiovascolari rispetto alla categoria più bassa, indipendentemente dal tipo di indice glicemico valutato.
Diabete: Tipologie e Sintomi
Il diabete mellito prende il suo nome in parte dal greco (diabaìno = passare attraverso) e in parte dal latino (mellitus = dolce) ed unendo questi due concetti appare evidente come si riferisca al riscontro già noto nell’antichità dai primi medici del fatto che vi fossero delle persone con un manifesto passaggio di sostanze dolci (glucosio) nelle urine. La medicina moderna riconosce due sostanziali tipi di diabete.
Il diabete tipo 1 è una malattia cronica, autoimmune ovvero una situazione il sistema immunitario impazzisce e comporta la distruzione di cellule dell'organismo riconosciute come estranee e verso le quali vengono prodotti degli anticorpi (autoanticorpi) che le attaccano: in particolare nel diabete tipo 1 il pancreas non è in grado di produrre insulina a causa della distruzione delle beta-cellule che sono deputate alla produzione di questo ormone. Riguarda circa il 5-10% delle persone affette da diabete e in genere insorge nell'infanzia o nell'adolescenza, ma può manifestarsi anche negli adulti.
l diabete mellito di tipo 2, detto anche diabete dell'adulto, rappresenta il 90% dei casi di diabete. È una malattia cronica non trasmissibile caratterizzata da elevati livelli di glucosio nel sangue ed è dovuta a un'alterazione della quantità o del meccanismo d'azione dell'insulina. Rispetto al tipo 1 è una condizione acquisita con il progredire dell’età e la parola che meglio lo caratterizza è “subdolo”! Infatti il diabete tipo 1 (che tra l’altro è quello che interessa la stragrande maggioranza dei diabetici), e ha un inizio spesso asintomatico. Non si può aspettare di avere i sintomi per porsi dubbi: i sintomi si manifestano quando il glucosio che circola nel sangue ha già raggiunto livelli elevati.
I sintomi dell’iperglicemia vengono spesso sottovalutati, perché non riconosciuti o attribuiti ad altri fattori. I sintomi sono molteplici e spesso poco riconoscibili, dalla sete costante all’urgenza di urinare, dalla stanchezza alla difficoltà di concentrazione.
Proprio per questo dosare la glicemia ci può permettere di conoscere delle condizioni che precedono il diabete conclamato e che possono risolversi con una dieta adeguata ed un corretto stile di vita! Una glicemia alterata a digiuno non ci fa sentire alcun sintomo anche se sotto sotto gli zuccheri e l’alterata produzione di insulina stanno rosicchiando il nostro apparato cardiovascolare.
Il Legame tra Diabete e Malattie Cardiovascolari
Il legame tra malattie cardiovascolari e diabete anche nelle sue forme iniziali è fortissimo tanto da far considerare la alterata glicemia a digiuno lo specchio di un apparato cardiovascolare zoppicante di per sé. Infarto miocardico ed eventi ischemici cerebrali come l’ictus rappresentano le due facce della stessa medaglia, ovvero l’attacco che il nostro apparato cardiocircolatorio subisce da parte dell’aterosclerosi. Il diabete è una potente benzina sul fuoco della malattia aterosclerotica ed esserne affetti, soprattutto in giovane età, ha un impatto importante sulla prognosi: è quindi della massima importanza sottoporre a screening i pazienti con malattie cardiovascolari per il diabete e valutare il rischio cardiovascolare negli individui con diabete e valutarli per malattie cardiovascolari e renali.
La presenza di diabete è stata recentemente presa in considerazione anche come fattore aggravante lo scompenso cardiaco indipendentemente dalla causa che inizialmente lo ha scatenato. Lo scompenso cardiaco è una malattia grave che nasce da lontano nella storia di un individuo e la sua causa più frequente è la cardiopatia ischemica cronica, proprio quella che è causata dal diabete.
Digiuno Intermittente: Un Approccio alla Gestione della Glicemia
Mantra che non tiene conto delle recenti ricerche in campo nutrizionale che hanno accreditato nuovi modelli di crononutrizione come il digiuno intermittente. È considerato infatti digiuno intermittente sia quello di chi si astiene completamente da qualunque alimento o bevanda, o solo dai cibi solidi, uno o più giorni la settimana, sia chi restringe i pasti in una particolare fascia oraria, sempre o per determinati periodi, per ragioni religiose, professionali, o per semplice abitudine.
Le versioni più comuni sono indicate come 5:2 - con due giorni la settimana non consecutivi a bassissimo tenore calorico (circa 500-600 calorie) - oppure come 16:8, 18:6, 12:12 a seconda della distribuzione di tempi quotidiani in cui sia consentito o no assumere alimenti. L’annuncio, qualche mese fa, della possibilità di “guarire” il diabete di tipo 2 con il digiuno intermittente si basava su un regime molto severo, il trattamento di nutrizione medica cinese (Chinese Medical Nutrition Therapy, CMNT), in cui si alternano 10 giorni di dieta libera con 5 a bassissimo tenore calorico, fornito da pasti preconfezionati [7].
A oggi, le prove di una maggiore efficacia rispetto ad altri metodi per dimagrire e della sicurezza del digiuno intermittente nelle persone con diabete restano tuttavia limitate e in parte contraddittorie [4,5]. Dal punto di vista scientifico, questi regimi alimentari nascono da due diversi filoni di ricerca. Accanto a questa linea di ricerca, c’è quella che indaga l’impatto di una diversa distribuzione dei pasti nel tempo, anche a parità di apporto calorico. Secondo queste teorie, non contano solo quantità e qualità degli alimenti, ma anche l’orario a cui vengono assunti.
Questo nuovo approccio alla nutrizione ha, dal punto di vista evolutivo, un fondamento teorico sensato. Il nostro corpo è quindi predisposto ad accumulare riserve per i tempi più difficili più che a sedersi a tavola tre volte al giorno, abitudine che potrebbe aver contribuito, insieme alla minore attività fisica, alla diffusione delle malattie croniche tipiche della nostra epoca [12]. Vi sono peraltro evidenze, in animali di laboratorio, dell’efficacia del digiuno intermittente nel prevenire e nel curare patologie metaboliche, come obesità, elevati valori della pressione arteriosa e diabete mellito.
Tredici donne e sei uomini con sindrome metabolica, per la maggior parte obesi, hanno limitato per 12 settimane l’assunzione del cibo a 10 ore al giorno (il primo pasto fra le 8 e le 10 del mattino, l’ultimo fra le 18 e le 20) con digiuno nel resto della giornata, senza nessuna indicazione a ridurre l’apporto calorico totale o a modificare la loro dieta, né a modificare il livello di attività fisica. Al termine dei 3 mesi i partecipanti hanno perso in media 3,3 kg, con una riduzione significativa dell’indice di massa corporea, della percentuale di grasso corporeo e di grasso viscerale, nonché della circonferenza vita.
È stata inoltre riscontrata una serie di effetti positivi sui parametri cardiometabolici, con riduzione significativa della pressione arteriosa, del colesterolo totale, del colesterolo LDL e non HDL, in maniera indipendente dalla perdita di peso. Undici partecipanti avevano una forma di pre-diabete (glicemia ≥100 mg/dl e/o emoglobina glicata ≥5,7%), un partecipante era affetto da diabete tipo 2: in questo sottogruppo l’intervento dietetico ha portato a una significativa riduzione della glicemia a digiuno ed emoglobina glicata, particolarmente marcata nel soggetto affetto da diabete.
Crononutrizione e Importanza dei Pasti
In alcuni soggetti la somministrazione, il tipo, la composizione e l’orario dei pasti però fa parte della malattia. Nelle persone con diabete, ad esempio, saltare la colazione è controindicato. Lo scorso anno uno studio spagnolo pubblicato su Journal of Epidemiology aveva concluso che le persone sane che facevano colazione più tardi (dopo le 9 del mattino) avevano un maggior rischio di sviluppare diabete di tipo 2. Mentre in quelli che la consumavano prima delle 8 del mattino il rischio si riduceva del 59%.
E se l’orario dei pasti ha la sua importanza anche saltarli completamente può avere conseguenze negative: diverse ricerche hanno dimostrato che saltare la prima colazione fa impennare la glicemia dopo pranzo e diminuire la capacità dell’insulina di rispondere adeguatamente. La ‘crononutrizione’ ci dice che lo stesso nutriente esercita effetti metabolici differenti a seconda del momento della giornata in cui viene consumato. Numerosi studi, tra cui uno di Kant e Collaboratori, hanno dimostrato che su 35mila persone la mortalità per tutte le cause differiva a seconda dell’orario della colazione. All’avanzare dell’orario aumentavano anche glicemia, trigliceridi e proteina C-reattiva.
E’ evidente che la PPHG ha un chiaro ritmo circadiano, con una risposta maggiormente prolungata e superiore per pasti identici alla sera rispetto al mattino. Per questo, rispettare il timing dei pasti è determinante per cercare di ridurre le eccessive escursioni glicemiche postprandiali. E’ stato già dimostrato che la colazione è di grande importanza per la regolazione della glicemia nelle 24 ore.
Saltare la colazione causa un aumento ponderale e altri outcome negativi per la salute, tra cui l’insulino-resistenza e l’aumentato rischio di sviluppare DMT2; nei soggetti con DMT2 contribuisce a un significativo aumento dell’HbA1c e della PPHG dell’intera giornata anche senza abusi alimentari a cena. In conclusione, saltare la colazione aumenta la PPHG dopo pranzo e cena, riduce iGLP-1 e peggiora la risposta insulinica. Questo studio mostra un’influenza a lungo termine della colazione sulla regolazione della glicemia nei pazienti diabetici che persiste per tutta la giornata.
Consigli Generali
In presenza di diabete o glicemia alta per effetto di altre condizioni, seguire una dieta equilibrata è di fondamentale importanza. In primis è necessario ridurre il consumo di zuccheri, grassi saturi e trans, e carboidrati raffinati, in favore di alimenti ricchi di fibre, come le verdure. Evitare i carboidrati raffinati, che andranno sostituiti con cereali integrali. Importante è anche ridurre il consumo di carne, da sostituire con altre fonti di proteine, quali i legumi e il pesce. Anche la quantità di tutte le pietanze deve essere contenuta per evitare picchi glicemici.
Oltre all’attenzione alla dieta, che è bene ribadirlo, dovrà essere studiata dallo specialista su misura per ogni paziente, per tenere a bada la glicemia, è importante mantenere un peso adeguato e fare attività fisica con regolarità. Fondamentale è inoltre l’idratazione: bere molto consente di rimanere idratati e permette di eliminare il glucosio in eccesso, tramite le urine.
Monitoraggio e Prevenzione
È pertanto fondamentale che i soggetti a rischio (familiarità per diabete, obesi, sedentari, con pregresso diabete gestazionale), si sottopongano a un controllo periodico annuale della glicemia, tramite prelievo ematico. Non si può aspettare di avere i sintomi per porsi dubbi: i sintomi si manifestano quando il glucosio che circola nel sangue ha già raggiunto livelli elevati.
Il Diabete, come spiegato poc’anzi, inizia a mostrare i primi sintomi in modo subdolo, poco riconoscibile, per questo spesso viene diagnosticato tardivamente.
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