Il digiuno intermittente comporta la limitazione delle ore durante le quali è concesso mangiare a un numero specifico ogni giorno, che può variare in una finestra temporale dalle 4 alle 12 ore nell’arco delle 24 ore.
Digiuno Intermittente: Uno Sguardo Approfondito
Negli ultimi anni, la limitazione del tempo dedicato ai pasti giornalieri a un breve periodo, per esempio 8 ore al giorno, ha guadagnato popolarità come un modo per perdere peso e migliorare la salute del cuore.
Tuttavia, dall’analisi è emerso che chi si alimentava entro un intervallo inferiore alle 8 ore/die, presentava un rischio di morte per malattie cardiovascolari più alto del 91%. L'aumento del rischio è stato osservato anche nelle persone già con malattie cardiache o cancro.
Tra chi già si presentava come cardiopatico, la finestra temporale 8-10 ore in cui alimentarsi era associata a rischio più elevato del 66% di morte per malattie cardiache o ictus.
I ricercatori si sono detti sorpresi nel constatare che un digiuno 16:8 comportasse maggiori probabilità di morte per malattie cardiovascolari. “Anche se questo tipo di dieta è popolare in virtù dei potenziali benefici a breve termine, la ricerca ha chiaramente mostrato che, rispetto a un intervallo tipico di tempo per mangiare di 12-16 ore al giorno, limitare la finestra temporale per alimentarsi non aumenta la sopravvivenza”, sottolineano.
Controversie e Considerazioni
Di tutt’altro avviso è Antonella Viola, Ordinario di Patologia generale presso il Dip. di Scienze biomediche dell'Università di Padova, che al digiuno intermittente ha dedicato di recente un libro di grande successo. Così, tra l’altro, dalle sue pagine social: “Nella ricerca scientifica c’è una bella differenza tra un articolo pubblicato su una rivista scientifica seria, generalmente dopo molti mesi di controlli e revisioni da parte di esperti, e una comunicazione senza dati presentata a un congresso.
Ecco perché è assurdo il clamore che ha suscitato una semplice comunicazione di un gruppo di ricercatori in cui si afferma che il digiuno intermittente, digiunando però più di 16 ore al giorno, sarebbe associato a un aumento significativo della mortalità.
Ancora più assurdo se andiamo ad analizzare il contenuto di questa scarna comunicazione. Prima di tutto, per ammissione stessa dei ricercatori, si parla di dati riportati dalle persone, quindi non controllati e riguardanti soltanto due giorni.
A questo va aggiunto che non c’è alcuna informazione circa il tipo di alimentazione: vuol dire che potremmo trovarci nella condizione di paragonare un salutista vegetariano che mangia frutta, verdura e legumi per 12 ore al giorno con una persona che salta tutti i pasti e mangia un paio di hamburger, patatine fritte, coca cola e gelato a fine giornata.
Anche l’orario in cui si consumano i pasti non è infatti considerato, nonostante sia chiarissimo che mangiare tardi la sera sia un fattore di rischio per il cuore e per la salute in generale e che il digiuno intermittente ha proprio lo scopo di portare ordine nello schema alimentare ed evitare di consumare cibo di notte.
E poi non sappiamo se e quali partecipanti allo studio fumavano, consumavano alcolici e in che quantità, se facevano attività fisica e di che tipo, se soffrivano di insonnia o riposavano bene, tutti fattori che hanno un impatto enorme sulla salute.
La comunicazione in questione è quindi, al momento e in queste modalità, aria fritta. Ma è una provocazione utile per ricordare alcuni concetti fondamentali, ampiamente sottolineati da chiunque si sia occupato per lavoro o per divulgazione di digiuno intermittente o, meglio, di alimentazione circadiana.
Lo scopo dell’alimentazione circadiana è, come dice il nome, di allineare la nutrizione e il metabolismo ai ritmi circadiani, portando ordine laddove i ritmi frenetici delle nostre vite ci impongono spesso di mangiare a orari molto variabili e di concentrare la maggior parte delle calorie nella cena, che frequentemente si consuma molto tardi.
Al contrario, l’alimentazione circadiana suggerisce di consumare i pasti a orari regolari e di non appesantire le ore dedicate al sonno con la digestione, consumando quindi l’ultimo pasto leggero entro le 20:00.
Benefici del Digiuno (con Prudenza)
Digiunare (ogni tanto) fa bene? Aiuterebbe a ridurre glicemia e trigliceridi in eccesso o il sovrappeso. Ma gli esperti richiamano alla prudenza.
Tempo di Quaresima, tempo di digiuni per i cattolici osservanti che usano l'astinenza come un mezzo per purificarsi e fare penitenza. Ma forse, rituale religioso a parte, anche chi credente non è farebbe bene a provarlo: secondo una ricerca presentata al congresso nazionale dell'American College of Cardiology, infatti, astenersi regolarmente dal cibo aiuterebbe a mantenere in salute cuore e vasi perché consentirebbe di tenere sotto controllo glicemia, trigliceridi e peso in eccesso.
Studio sui Benefici del Digiuno
I dati arrivano da una ricerca di cardiologi dell'Intermountain Medical Center Heart Institute, nell'Utah, che non sono nuovi a indagini sugli effetti del digiuno: già nel 2007 avevano condotto un primo studio secondo cui esisterebbe un'associazione fra il digiuno e un ridotto rischio di malattie alle coronarie.
Stavolta, seguendo 200 volontari che hanno digiunato per 24 ore, bevendo solo acqua, i ricercatori sono andati a misurare altri elementi che contribuiscono al rischio cardiovascolare ovvero il peso, i trigliceridi, la glicemia. Tutti in calo dopo il digiuno, come riferisce Benjamin Horne, il coordinatore della ricerca.
«Questo significa che il dato raccolto nel 2007 non era frutto del caso: realmente il digiuno può aiutare a ridurre il rischio di malattie cardiovascolari e diabete, soprattutto se è una pratica che si ripete con regolarità, per quanto non troppo spesso. Con questa nuova sperimentazione abbiamo cercato di capire perché il digiuno abbia questi effetti, e siamo riusciti a dare alcune risposte».
Effetti sul Colesterolo
I ricercatori hanno fatto le analisi del sangue ai partecipanti anche durante le 24 ore di digiuno. Si sono così accorti che in assenza di cibo il colesterolo «cattivo» LDL sale del 14 per cento, così come quello «buono» HDL (più 6 per cento) e quindi anche quello totale.
Un dato che ha sorpreso non poco i cardiologi, perché a prima vista è difficile associare tutto ciò a una diminuzione del rischio cardiovascolare. C'è però una spiegazione: «Il digiuno provoca fame e stress - dice Horne -. Questo fa sì che l'organismo rilasci in circolo una maggior quantità di colesterolo, consentendo così l'utilizzo dei grassi come “benzina” al posto del glucosio.
Ciò diminuisce il grasso nelle cellule adipose e come sappiamo meno grasso c'è, più cala la probabilità di andare incontro a insulino-resistenza e diabete».
C'è di più: il digiuno fa schizzare alle stelle i livelli di ormone della crescita, che protegge i muscoli e tiene sotto controllo il metabolismo corporeo.
Prudenza nell'Approccio al Digiuno
Attenzione però, i cardiologi sottolineano che i dati non danno il via libera a digiuni sconsiderati, ripetuti magari ogni pochi giorni: sebbene Horne ritenga che il digiuno potrebbe in futuro perfino essere prescritto per prevenire diabete e coronaropatie, il ricercatore precisa anche che bisogna capirne meglio gli effetti prima di consigliarlo come “terapia”.
Non si sa ancora che cosa succeda davvero una volta che si ricomincia a mangiare normalmente, in altri termini se realmente gli effetti del digiuno siano a lungo termine o si limitino a un “beneficio” momentaneo sui valori di zuccheri e grassi nel sangue.
Andrea Ghiselli, ricercatore dell'Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN), è ancora più scettico: «Che significato possono avere questi dati per la popolazione generale? Nessuno. È ovvio che digiunando scende la glicemia, ci mancherebbe accadesse il contrario; altrettanto ovvio che in assenza di cibo l'organismo mobiliti i grassi per usarli come energia e quindi paradossalmente aumenti il colesterolo in circolo.
Ma tutto questo, nella vita reale, non serve a molto: non si può proporre un digiuno a oltranza per tener bassi i valori dei fattori di rischio cardiovascolari e quando si torna a mangiare tutto ritorna prima o poi e per forza come prima.
Il digiuno in realtà, al contrario di quanto si crede, intossica l'organismo sottoponendolo a qualcosa di non fisiologico. Io lo sconsiglierei a chiunque», conclude Ghiselli.
Digiuno Intermittente e Colesterolo: Cosa Dicono gli Studi Recenti
Una revisione sistematica (umbrella review) di 11 metanalisi che comprendono in tutto 130 studi clinici randomizzati, pubblicata a dicembre su JAMA Network Open, ha preso in considerazione gli effetti di tre tipi di digiuno intermittente: il digiuno a giorni alterni, il digiuno a giorni alterni modificato e la dieta 5:2.
La revisione ha trovato 28 associazioni statisticamente significative tra digiuno intermittente e miglioramenti nei parametri legati al sovrappeso (BMI, peso, massa grassa) e al rischio di complicanze (colesterolo totale e LDL, trigliceridi, glicemia, resistenza all’insulina, pressione sanguigna).
Tabella riassuntiva degli effetti del digiuno intermittente:
| Tipo di Digiuno Intermittente | Durata | Effetti Significativi | Qualità delle Prove |
|---|---|---|---|
| Digiuno a giorni alterni modificato | 1-2 mesi | Moderata riduzione dell'indice di massa corporea | Alta |
| Digiuno a giorni alterni modificato e Dieta 5:2 | - | Perdita del 5% o più del peso corporeo totale | Moderata |
| Dieta 5:2 | 6-12 mesi | Mantenimento della perdita di peso | Moderata |
| Digiuno a giorni alterni modificato | 2-12 mesi | Miglioramenti nei fattori di rischio di malattie cardiache (colesterolo totale e LDL, trigliceridi, pressione sanguigna) | Moderata |
I risultati di questa complessa analisi, in estrema sintesi, dicono che il digiuno a giorni alterni modificato per 1 o 2 mesi e la dieta 5:2 sono associabili a una perdita del 5% o più del peso corporeo totale negli adulti con sovrappeso o obesità.
E con la dieta 5:2 la perdita di peso ha resistito dai 6 ai 12 mesi. Il digiuno a giorni alterni modificato è stato anche associato a miglioramenti da 2 a 12 mesi nei fattori di rischio di malattie cardiache come colesterolo totale, colesterolo LDL, trigliceridi e pressione sanguigna.
Raccomandazioni e Precauzioni
La consulenza medica e un approccio personalizzato restano dunque essenziali per chiunque voglia sperimentare questa strategia dietetica come strumento per migliorare il proprio metabolismo e prevenire o gestire il diabete di tipo 2.
Per seguire uno degli schemi descritti sopra è comunque necessario confrontarsi con un medico nutrizionista, in grado di valutare e monitorare che il regime di digiuno adottato non arrechi danni alla salute. Il digiuno infatti, anche se non estremo, non è adatto a tutti.
La comunità scientifica è concorde nel considerare una scelta di questo tipo non alla portata dei minori, delle donne in gravidanza o in allattamento, delle persone affette da diabete di tipo 1, di coloro che sono affetti da malattie croniche o che soffrono o hanno avuto esperienza di un disturbo del comportamento alimentare (anoressia, bulimia, disturbo da alimentazione incontrollata, sindrome da alimentazione notturna, pica, disturbo da ruminazione).
In conclusione, il digiuno intermittente può avere effetti variabili sul metabolismo, e in alcune persone può aumentare temporaneamente i livelli di colesterolo. Potrebbe essere utile monitorare i tuoi valori a lungo termine con un professionista della salute per determinarese il digiuno sta influenzando negativamente il tuo profilo lipidico.
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