Negli ultimi decenni, la diagnosi e la gestione delle malattie ossee sono diventate un campo cruciale della medicina, soprattutto a seguito dell’innalzamento dell’età mediana della popolazione globale. L'esame di riferimento per la diagnosi di osteoporosi è la densitometria ossea, o mineralometria ossea computerizzata (MOC) che permette di misurare esattamente la densità minerale ossea (Bone Mineral Density, BMD), cioè la quantità (espressa in g/m2) di minerali presenti nello scheletro in toto o in alcuni distretti scheletrici particolarmente soggetti alla perdita di massa ossea.
La densitometria ossea, nota anche come densitometria a raggi X a doppia energia (DXA o DEXA), è una tecnica diagnostica non invasiva utilizzata per misurare la densità minerale ossea (BMD). A volte la MOC viene chiamata anche DXA o DEXA (da Dual Energy X ray Absorbtiometry); in realtà queste due sigle indicano la tecnica con la quale viene eseguito l'esame. La densitometria ossea è uno strumento cruciale anche per le valutazioni longitudinali, ovvero nel monitoraggio nel tempo della densità ossea di un paziente.
Cos'è la MOC e a cosa serve?
MOC è l’acronimo di “Mineralometria Ossea Computerizzata” e non è altro infatti che il nome “tecnico” dell’esame della densitometria ossea. La MOC (o DXA o DEXA) permette di misurare esattamente la densità minerale ossea (Bone Mineral Density, BMD), cioè la quantità (espressa in g/m2) di minerali presenti nello scheletro in toto o in alcuni distretti scheletrici particolarmente soggetti alla perdita di massa ossea. La MOC permette quindi di stabilire se la densità ossea sia normale, ridotta (osteopenia) o se sia sviluppata una franca osteoporosi. È l’unico esame che può diagnosticare l’osteoporosi.
La MOC fornisce una valutazione di tipo quantitativo e permette di valutare la densità minerale ossea (BMD) definita come rapporto tra contenuto minerale osseo e superficie ossea esaminata (g/cm2): esprime quindi una densità minerale di superficie e non volumetrica.
Come si esegue la MOC?
La MOC è un esame semplice, rapido e assolutamente indolore. Prevede l'impiego dei raggi X, ma in dosi bassissime (di gran lunga inferiori a quelle di una radiografia e infinitamente più basse rispetto a una TAC), per cui si tratta di un esame sicuro, che si può ripetere tranquillamente nel tempo. La misurazione si esegue di solito a livello della colonna vertebrale (lombare), del femore o del polso.
La scelta del segmento da studiare dipende da diversi fattori, tra cui il sesso e l’età del paziente: in genere, si preferisce analizzare la colonna lombare nelle donne fino a 60 anni e negli uomini fino a 65, e il collo del femore nelle persone più anziane e/o in presenza di malattie della colonna lombare.
Tutto ciò che è di materiale metallico (cerniere, bottoni, occhiali, anelli, chiavi, …) va rimosso prima di sottoporsi all’esame e questa è l’unica considerazione utile nella valutazione su come vestirsi. Se il test viene eseguito in ospedale o in laboratori di analisi, assicurarsi di informare il medico di eventuali esami recenti con bario o di iniezioni di mezzo di contrasto per esami TAC o RM.
MOC centrale e MOC periferica
Il test viene utilizzato generalmente per valutare la densità ossea dell’anca (MOC femorale) e della colonna vertebrale lombare (MOC lombare). In entrambi i casi si parla di MOC centrale. La MOC periferica misura invece la densità ossea a livello del polso, delle dita o del tallone.
Interpretazione dei risultati: T-score e Z-score
Nella pratica clinica, più che ai valori di BMD, si fa riferimento ai valori di T-score o di Z-score. Il T score misura la differenza fra il valore di BMD dell'osso esaminato e il campione di riferimento (soggetti sani di 30 anni esaminati nel momento in cui si raggiunge il massimo livello di massa ossea). Lo scostamento in più o in meno del valore misurato nella persona in esame dal valore medio della popolazione di riferimento si esprime come deviazione standard (DS) e ogni DS in meno equivale circa a una riduzione del 10-15% rispetto al valore medio di riferimento. Il numero di DS dalla media di riferimento si indica con il termine T-score.
Ragionando in senso opposto possiamo dire che se ad una donna viene misurato con la MOC un valore di densità ossea pari a 260 g/cm3 allora il suo T-score sarà -1. L’organizzazione mondiale della sanità raccomanda di usare il T-score come riferimento per donne in post menopausa e uomini oltre i 50 anni.
Lo Zeta score misura la differenza tra il valore di BMD dell'osso esaminato e il campione di riferimento rappresentato da soggetti sani e di pari età. Nelle donne in pre-menopausa e negli uomini di età inferiore ai 50 anni bisogna fare riferimento allo Z-score, e non al T-score. Per evitare questo problema i punteggi vengono corretto per sesso ed età, con la trasformazione del dato nel cosiddetto Z-score.
Il Z-Score è molto simile al T-score, ma utilizza una popolazione statistica di riferimento più specifica, analoga per sesso, età ed etnia.
Valori di riferimento del T-score secondo l'OMS
La scansione della densità ossea fornisce alcuni parametri, come il T-score e lo Z-score, che consentono di confrontare la densità ossea rilevata con i valori di riferimento. La differenza tra questi due dati viene calcolata come deviazione standard (SD). Il T-score esprime la differenza tra la misurazione rilevata sul paziente e la misurazione rilevata su un soggetto sano di 30 anni. Le attuali linee guida dell’OMS definiscono come:
- T-score maggiore di -1 SD: densità ossea normale.
- T-score compreso tra -1 e -2,5 SD: osteopenia.
- T-score inferiore a -2,5 SD: osteoporosi.
Uno Z-score minore di -2 SD indica che la densità minerale ossea del paziente è al di sotto del valore atteso.
Osteoporosi e Osteopenia
L’osteoporosi è una patologia cronica, dalla forte rilevanza sociale, ed è caratterizzata da un’alterata struttura ossea con conseguente riduzione della resistenza al carico meccanico e un aumento del rischio di fratture. La MOC permette di ottenere una valutazione quantitativa della densità ossea, parametro che va incontro a cambiamenti molto graduali nel tempo.
Come spiega il professor Gherardo Mazziotti, Responsabile della Sezione di Ricerca, Diagnosi e Cura delle Malattie Osteometaboliche di Humanitas: “L’osteoporosi è una malattia silente e l’esordio dei sintomi coincide con la comparsa di una frattura da fragilità. Tutti i distretti scheletrici sono affetti dall’osteoporosi e possono essere interessati da eventi fratturativi.
Sulla base dei valori di T-score, i valori densitometrici vengono definiti normali (T-score > -1 SD), in osteopenia (T-score tra -1.0 SD e -2.5 SD) o in osteoporosi (T-score < -2.5 SD). Nei soggetti giovani, la diagnosi di osteoporosi si basa sul riscontro di un valore di Z-score uguale o inferiore a -2.0 SD.
Chi dovrebbe sottoporsi alla MOC e con quale frequenza?
La MOC non va considerata un test di screening da eseguire su tutta la popolazione. Tutti coloro che presentano uno o più fattori di rischio devono rivolgersi a un medico per valutare con lui il loro rischio di osteoporosi e di frattura. Oltre che per diagnosticare un’eventuale osteoporosi, la MOC è utile per seguire l’andamento della perdita di massa ossea nel tempo.
L’esame va prescritto a tutti quei soggetti, a prescindere dall’età, che presentino almeno uno dei seguenti fattori di rischio per fragilità scheletrica: pregresse fratture da fragilità; storia di malattie croniche o terapie note per essere cause di osteoporosi secondaria; riscontro radiologico di demineralizzazione ossea. Per le donne in post-menopausa altri criteri maggiori per indirizzare l’esecuzione dell’esame MOC-DEXA sono: familiarità per frattura di femore o di vertebra, menopausa prima dei 45 anni, magrezza (BMI ≤ 19 Kg/m2).
In alcuni casi, a seconda della situazione, tra una MOC e l'altra può passare anche qualche anno; in altri, l’esame dovrà essere ripetuto a intervalli più frequenti. Spesso la densitometria ossea è un esame diagnostico associato ai check up dedicati alle donne in menopausa, in quanto le carenze ormonali influenzano il processo di rimodellamento delle ossa.
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