La curva glicemica è un test che si esegue per capire se la concentrazione di glucosio nel sangue rientra nell'intervallo di normalità.
La curva glicemica è un esame indicato dal medico curante qualora ci sia il fondato sospetto di un'alterazione del metabolismo dei carboidrati.
Questo esame si basa sulla somministrazione per bocca di una quantità fissa di glucosio in soluzione acquosa, a cui seguono alcuni piccoli prelievi ematici a intervalli di tempo prestabiliti.
Possono interferire con i risultati del test la presenza di malattie quali ipertiroidismo, ipercorticosurrenalismo, acromegalia, sindrome da malassorbimento e gastroenteropatie.
Come si esegue la curva glicemica
Il test va svolto, in genere, al mattino e rigorosamente a digiuno, con un'ulteriore misurazione che servirà da contrasto e da paragone.
Come anticipato, un test molto utile per definire la diagnosi di diabete in presenza di dati equivoci è il cosiddetto test da carico orale di glucosio.
Il test utilizzato per diagnosticare l'alterata tolleranza al glucosio è chiamato OGTT o curva da carico orale di glucosio: dopo un digiuno di almeno otto ore, viene eseguito un preventivo esame glicemico su un piccolo campione di sangue venoso; al termine del prelievo il paziente viene invitato ad ingerire un pasto liquido a base di 75 grammi di glucosio sciolti in 250-300 ml d'acqua.
La glicemia viene quindi monitorata ad intervalli regolari, in modo da ricostruire l'andamento temporale dei livelli glicemici nel sangue.
Il dato più indicativo si ottiene dopo 120 minuti dall'ingestione: se in questo istante la glicemia è compresa tra 140 e 200 mg/dl il test di intolleranza al glucosio è positivo.
Interpretazione dei Risultati
Nel caso in cui il test della curva glicemica faccia registrare valori di glucosio post-ingestione compresi tra 140 e 200 mg/dl e i livelli a digiuno siano compresi tra 110 e 126 mg/dl, si identifica l'alterazione come "ridotta tolleranza al glucosio".
Questa condizione medica è di fondamentale importanza, in quanto, seppur non ancora evoluta in diabete mellito, presenta comunque caratteri di problematicità che vanno opportunamente affrontati.
I pazienti sono, infatti, esposti a rischi maggiori per quanto riguarda le patologie di carattere cardiovascolare (nello specifico riguardo la cardiopatia ischemica).
Il diabete mellito viene definito nel caso in cui i valori a digiuno superino i 126 mg/dl e 200 mg/dl per quanto invece riguarda quelli a due ore dall'ingestione di glucosio o di zuccheri.
In presenza di IGT i livelli glicemici a digiuno possono essere assolutamente normali o solo leggermente aumentati; in quest'ultimo caso si parla di alterata glicemia a digiuno o IFG associata ad IGT.
L'alterata tolleranza al glucosio è caratterizzata da un'oggettiva anomalia del metabolismo glucidico.
Anche se si tratta "soltanto" di uno stadio pre-diabetico, il riscontro di IGT non dev'essere comunque sottovalutato.
L'alterata tolleranza al glucosio è una condizione da monitorare costantemente, sia per la possibile evoluzione a diabete mellito, sia per il maggior rischio cardiovascolare rispetto alle persone normoglicemiche.
Al tempo zero (o a digiuno) i valori sono considerati normali se inferiori ai 92-95 mg/dl.
Al tempo 60 minuti non devono invece superare i 180 mg/dl.
Importanza dello stile di vita
Il filo conduttore, nonché principale agente causale, di queste patologie è il sovrappeso, specialmente quando l'eccesso adiposo è concentrato a livello viscerale.
La principale strategia di intervento per riportare nella norma i livelli glicemici postprandiali è quindi basata sull'avvicinamento o il mantenimento del peso forma.
Tale risultato si ottiene limitando l'introito di calorie, carboidrati, soprattutto quelli semplici, e grassi saturi, aumentando nel contempo il consumo di vegetali freschi.
In presenza di un'alterata tolleranza al glucosio possono essere d'aiuto anche alcuni integratori, in particolare quelli a base di fibre vegetali, il cui utilizzo va preventivamente discusso con il proprio medico.
Qualora lo ritenga opportuno, inoltre, il professionista può consigliare il ricorso a veri e propri farmaci, capaci di agire sia sui livelli glicemici che sull'eccesso ponderale (vedi acarbosio e orlistat).
Va precisato, però, che l’HbA1c (corrispondente alla percentuale di emoglobina legata al glucosio, correlata alla persistenza di valori di glicemia elevati) varia lentamente, nell’arco di circa 2-3 mesi.
Se la curva glicemica indica una condizione di intolleranza ai carboidrati o di diabete iniziale lieve è indispensabile innanzitutto effettuare, con la collaborazione del medico di famiglia, una seria analisi del proprio stile di vita e individuare opportune correzioni, nell’ottica di migliorare le abitudini alimentari e il livello di attività fisica.
Soprattutto nelle persone più giovani (30-50 anni) un corretto stile di vita e una perdita di peso di alcuni o diversi chili (a seconda del sovrappeso iniziale) possono essere addirittura sufficienti a far regredire completamente un diabete mellito non grave, senza dover ricorrere a ulteriori trattamenti, e permettono contemporaneamente di tenere sotto controllo gli altri fattori di rischio per cuore e arterie, ossia principalmente l’ipertensione e l’ipercolesterolemia (che insieme al diabete stesso e al sovrappeso concorrono a determinare la cosiddetta “sindrome metabolica”).
Prediabete: campanello d'allarme
Il prediabete è una condizione che rappresenta un potenziale campanello d'allarme per l'insorgenza di diabete di tipo 2.
Nel prediabete la glicemia (il livello di glucosio nel sangue) è maggiore del normale (iperglicemia), ma non è così alta da permettere di diagnosticare il diabete.
Il prediabete è una condizione che si può facilmente arginare, effettuando modifiche nel proprio stile di vita per ridurre il rischio di sviluppare la malattia e le sue complicanze.
Generalmente il prediabete non si manifesta con particolari sintomi.
I più comuni segnali che una persona può riscontrare sono aumento della sete, minzione frequente, fatica e visione offuscata.
Inoltre, nella fase di prediabete si possono già prevenire le possibili complicanze del diabete, che sono il vero problema di questa malattia.
Attualmente gli esperti sono convinti che, mangiare sano, aumentare l’attività fisica e perdere peso siano metodi utili per curare l’intolleranza glucidica, più efficaci rispetto ai soli farmaci.
Gli esperti consigliano a chi soffre di prediabete di perdere dal 5 al 10 per cento del proprio peso e di fare qualsiasi attività fisica di intensità moderata per mezz’ora al giorno.
Glicemia: cosa sapere
I livelli di glucosio nel sangue (glicemia) a digiuno sono di norma al minimo la mattina, prima della colazione, ma aumentano sempre dopo i pasti per un paio d'ore circa.
In caso di diagnosi di diabete l’obiettivo della terapia è quindi riportare i valori di zucchero nel sangue in un intervallo adeguato, che può variare leggermente da un paziente all’altro.
Può essere necessario controllarne i valori più volte al giorno ed il medico, per monitorare il paziente, può avvalersi anche di un esame del sangue denominato A1C (emoglobina glicata) che serve a quantificare il livello medio di glicemia degli ultimi tre mesi.
Al termine del controllo glicemico, annotare i risultati e rivederli con il medico per capire come cibo, attività fisica e stress influiscono sulla glicemia.
Osservare con attenzione i dati relativi alla propria glicemia per vedere se i livelli risultano troppo bassi o troppo alti, ripetitivamente più o meno alle stesse ore del giorno.
È necessaria una lunga fase di apprendimento.
Tenere presente che i risultati delle misurazioni glicemiche spesso hanno un alto impatto emotivo.
Questi risultati possono generare fastidio, confusione, frustrazione, rabbia o depressione.
È facile usare i numeri per auto-valutarsi.
Ricordarsi che il livello glicemico è un modo per monitorare l’efficacia del programma di cura del proprio diabete, ma non è un giudizio sulla persona.
Verificare con il medico la necessità di controllare la glicemia.
Talvolta, si misurano valori di glicemia occasionalmente più alti o più bassi del solito senza poterne individuare la ragione.
Una malattia virale acuta o l’influenza faranno quasi sempre aumentare i livelli di glicemia, tanto che potrà essere necessario contattare il proprio medico.
Vi sono numerose altre cause di variazione dei livelli glicemici.
L’accuratezza di tutti i dispositivi di misura può essere controllata con gocce di liquidi dispositivo-specifici, chiamati soluzioni di controllo.
Se preoccupati del buon funzionamento del dispositivo, è possibile verificarlo con una soluzione di controllo.
È importante prendersi cura delle strisce in modo da ottenere risultati accurati.
La manutenzione andrà eseguita secondo le istruzioni del fabbricante.
Per molti soggetti diabetici, l’obiettivo sarà intorno a 6,5 - 7% (48 - 53 mmol/mol); può tuttavia dover essere più alto in alcuni pazienti, in particolare bambini e anziani.
I valori di HbA1c compresi tra 42 e 48 mmol/mol (6,0-6,49%) non sono legati ad una diagnosi di diabete, ma sono considerati meritevoli di attenzione in quanto associati a un elevato rischio di sviluppare la malattia.
Ricordiamo in ogni caso che al momento non esiste uniformità di vedute su questo punto da parte delle società mediche, infatti l’OMS considera le evidenze disponibili non sufficienti per dare alcuna raccomandazione sull’interpretazione di livelli di emoglobina glicata inferiore a 48 mmol/mol (6,49%), mentre al contrario, l’ADA (Associazione diabetologi statunitense) estende la categoria di elevato rischio anche ai valori di emoglobina glicata compresi fra 39 e 42 mmol/mol (es. 5,7-6%).
I controlli urinari del glucosio sono meno accurati di quelli ematici (cioè sul sangue) e dovranno essere adottati solo nell’impossibilità di un esame del sangue.
I controlli urinari dei chetoni, però, diventano importanti quando un diabete è fuori controllo o in caso di malattia.
Alcuni dei farmaci usati per la terapia del diabete (insulina, sulfoniluree e biguanidi) sono le cause più frequenti di ipoglicemia.
Il livello di glucosio che definisce l’ipoglicemia è variabile.
Negli adulti non diabetici, gli elementi diagnostici sono sintomi relativi all’ipoglicemia, bassi valori di zucchero al momento dei sintomi e miglioramento conseguente alla normalizzazione dei valori.
Nei soggetti diabetici, la prevenzione consiste nel coordinare l’assunzione di cibo, la quantità di attività fisica e l’assunzione di farmaci.
Alcuni pazienti hanno pochi sintomi premonitori di ipoglicemia; in questi soggetti, è consigliabile eseguire abitualmente misurazioni frequenti.
L’ipoglicemia non si presenta sempre con tutti i sintomi descritti sopra.
I sintomi, se mai si manifestano, non seguono un ordine di comparsa.
Iperglicemia è il termine medico per livelli elevati di glucosio nel sangue.
Nel diabete lo scopo del trattamento è il mantenimento dei livelli di glicemia il più vicino possibile ai valori normali.
In caso di frequenti iperglicemie, è necessario consultare il medico o il personale sanitario addetto alle cure del diabete.
Nei diabetici i sintomi dell’iperglicemia tendono a svilupparsi lentamente nell’arco di qualche giorno o settimane.
I sintomi di iperglicemia possono anche dipendere da un diabete non diagnosticato; è quindi fondamentale consultare il proprio medico per un inquadramento.
Essere il più possibile attivi; l’attività fisica regolare può aiutare ad arrestare la salita della glicemia.
Può risultare complesso mantenere i livelli glicemici nei limiti raccomandati dal proprio medico.
Infatti, i fattori che fanno variare la glicemia sono molti, e talvolta improvvisi.
Un’alimentazione sana è alla base di una vita sana, a prescindere dal diabete.
In presenza della malattia, però, la consapevolezza di come i cibi interagiscano con il glucosio nel sangue diventa essenziale.
Per quanto possibile, pianificare per ciascun pasto una giusta composizione di amidi, frutta e verdure, proteine e grassi.
Il fegato in genere rilascia lo zucchero accumulato per controbilanciare una caduta della glicemia.
L’attività fisica è un’altra componente importante del piano di prevenzione e gestione del diabete.
Questi fattori concorrono ad abbassare il livello glicemico nel paziente diabetico e prevenirlo nel soggetto sano.
Più intensa è l’attività fisica, più dura l’effetto.
Le variazioni ormonali la settimana prima e durante le mestruazioni possono determinare fluttuazioni significative della glicemia.
Sotto stress, gli ormoni prodotti dall’organismo in risposta a uno stimolo prolungato possono causare un incremento del livello glicemico.
Più si conoscono i fattori che influenzano la propria glicemia, più se ne possono prevedere le fluttuazioni e gestirsi coerentemente.
Diabete Gestazionale
Relativamente all’ultimo aspetto, va ricordato che il periodo della gestazione si associa spesso a condizioni di iperglicemia o ridotta tolleranza ai carboidrati che, talvolta, sfociano in un vero e proprio diabete gestazionale.
Per questa ragione, la valutazione della glicemia è sempre inserita nel contesto dei controlli previsti quando una donna resta incinta e durante tutta la gestazione e, se il risultato ottenuto non rientra nell’intervallo di normalità, è sempre seguita dall’esecuzione dell’OGTT (se la glicemia a digiuno riscontrata è compresa tra 100 e 125 mg/dl) oppure dalla valutazione della HbA1c (se il valore di glicemia a digiuno è superiore a 126 mg/dl).
Il diabete gestazionale e’ una patologia frequente nelle gestanti quindi non occorre farsi prendere dal panico, ma quali sono le cause ed i sintomi?
Quando viene effettuato il test di screening e la sua successiva diagnosi?
Quali sono i valori di riferimento?
Esistono cure e terapie efficaci e quali rischi comporta?
Il diabete in gravidanza, spesso abbreviato con la sigla GDM, è una problematica legata al metabolismo degli zuccheri.
Lo screening si esegue intorno alla 24ma-28ma settimana di gravidanza ma nel caso di presenza di fattori di rischio come quelli sopracitati il controllo viene anticipato alla 14ma-18ma settimana.
L’emoglobina glicata è un valore che viene determinato tramite un prelievo di sangue e che va ad evidenziare la glicemia media degli ultimi 2-3- mesi.
La cosa più importante in caso di diabete gestazionale è affidarsi ad un professionista che può seguire la donna durante la gravidanza in modo da tenerlo sempre sotto controllo.
Con la presenza di diabete durante la gestazione il feto fortunatamente non rischia la vita ma possono subentrare delle complicanze che vanno monitorate.
La più conosciuta è la macrosomia, ovvero quando il bambino cresce eccessivamente rispetto alla sua età gestazionale (peso alla nascita superiore o uguale a 4/4,5 kg) ed a causa di queste dimensioni la madre potrebbe riscontrare difficoltà con il parto naturale.
Un’altra complicanza conosciuta è la distocia della spalla o addirittura la frattura.
Infine un’ulteriore conseguenza può essere che alla nascita il bimbo presenti una crisi ipoglicemica che si verifica a causa dell’improvvisa diminuzione dell’arrivo degli zuccheri con il taglio del cordone ombelicale.
La curva glicemica è un esame che spesso viene prescritto in gravidanza.
Non sempre la curva glicemica costituisce un esame necessario, quindi non è obbligatorio effettuarla.
Il diabete gestazionale o GDM è una forma di intolleranza ai carboidrati, che insorge in gravidanza e che va distinto dal diabete preesistente alla gravidanza.
Il diabete gestazionale insorge generalmente a partire dal secondo trimestre.
Tra le varie modifiche del corpo della mamma, in questa fase, si presenta una riduzione della risposta dell’organismo all’insulina.
Questo processo rappresenta un adattamento dell’organismo, che permette di assicurare il giusto apporto di glucosio al feto.
I rischi per madre e feto, in caso di diabete gestazionale, sono stati analizzati in vari studi.
Un primo screening sulla glicemia viene fatto ad inizio gravidanza, per escludere che la gestante possa soffrire di diabete preesistente e non esserne a conoscenza.
Per escludere il diabete gestazionale, invece, viene eseguita la curva glicemica.
La curva glicemica a 24-28 settimane viene eseguita per quelle donne che l’hanno già effettuata a 16-18 settimane e sono risultate negative per il diabete gestazionale.
È importante che la soluzione venga bevuta nell’arco di tempo indicato, che di solito è 5 minuti.
La preparazione alla curva glicemica non prevede restrizioni alimentari nei giorni precedenti.
Anzi, l’alimentazione deve rispecchiare le proprie abitudini.
Di solito, la curva glicemica non comporta effetti collaterali.
In alcune donne può verificarsi nausea e vomito e, molto raramente, capogiri e svenimenti.
La nausea può essere limitata evitando di bere la soluzione, molto dolce, tutta di un sorso.
La preoccupazione di molti è come smaltire tutto lo zucchero ingerito.
In realtà, questo non rappresenta affatto un problema.
A questo punto, però, scopriamo quali sono i valori desiderabili quando si effettua la curva glicemica in gravidanza.
In caso di diagnosi, senza allarmarsi, bisognerà seguire le indicazioni del medico.
In molti casi, la gestante verrà indirizzata ad un centro diabetologico dove verranno consigliati diversi approcci.
L’alimentazione svolge un ruolo fondamentale nella gestione del diabete gestazionale, tanto che di norma viene prescritta alla paziente una dieta personalizzata.
Tra i cibi da preferire rientrano quelli a basso indice glicemico, ricchi di fibre e che rilasciano energia gradualmente.
Tra gli alimenti da limitare, invece, troviamo tutti quei cibi processati o che presentano un indice glicemico alto.
Tabella Valori Glicemici Ottimali
| Tempo | Valore Ottimale |
|---|---|
| A digiuno | Inferiore a 92-95 mg/dl |
| Dopo 60 minuti | Non superiore a 180 mg/dl |
| Dopo 120 minuti | Inferiore a 140 mg/dl |
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