Curva Glicemica Alta: Cause e Rimedi

Il riscontro di una glicemia a digiuno un po’ più elevata del normale, ossia di una concentrazione di zuccheri (glucosio) nel sangue superiore all’intervallo di normalità compreso tra 70 e 99 mg/dl, non significa necessariamente soffrire di diabete mellito o presentare una preoccupante alterazione del metabolismo dei carboidrati.

Può trattarsi di un errore commesso inavvertitamente nella preparazione dell’esame (per esempio, il non pieno rispetto del periodo di digiuno richiesto, magari perché si è assunta una bevanda zuccherata o un succo di frutta di troppo) o nell’esecuzione del test da parte del laboratorio (è raro, ma può capitare).

Dopo aver escluso queste eventualità e aver verificato il dato con una seconda valutazione della glicemia, se l’innalzamento dei livelli di zuccheri nel sangue è confermato è necessario approfondire la situazione metabolica effettuando altri test in grado di chiarire con quale efficienza l’organismo utilizza il glucosio introdotto con l’alimentazione per produrre energia o tessuto grasso di riserva.

Cos'è la Curva Glicemica

La curva glicemica è un esame molto semplice e innocuo, anche se un po’ impegnativo in termini di tempo per chi lo deve eseguire, che permette di capire con quale velocità una certa quantità di glucosio assunta per bocca, assorbita dall’intestino e trasferita nel sangue, viene legata dall’insulina e riesce così ad attraversare la membrana delle cellule che compongono i diversi tessuti del corpo.

Questa velocità viene determinata valutando la glicemia a tempi prefissati dopo l’ingestione di una soluzione contenente una quantità ben precisa di glucosio (dose di carico), così come indicato dalle linee guida dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e dalle raccomandazioni della International Diabetes Federation (IDF).

Come si Esegue il Test della Curva Glicemica

Per fornire risultati affidabili ai fini dello screening del diabete, il test della curva glicemica deve essere effettuato dopo un digiuno di almeno 8 ore (preferibilmente, anche qualcuna in più, per esempio 10-12 ore) e in una situazione di benessere generale, posto che, come accennato, un eventuale malessere o patologia acuta possono falsare la determinazione della glicemia.

Appena si arriva in ospedale o presso il laboratorio analisi, mentre si è ancora a stomaco vuoto, si viene sottoposti a un primo prelievo di sangue, che permetterà sia di rivalutare la glicemia basale a digiuno sia di ottenere il valore iniziale di riferimento, in base al quale calcolare la successiva variazione della glicemia.

Se questo primo dato di glicemia a digiuno è inferiore a 126 mg/dl, si procede alla seconda fase del test; qualora risultasse superiore, invece, il personale sanitario può decidere di interrompere l’esame poiché la probabilità che sia presente diabete mellito è molto elevata e per la conferma diagnostica diventa più utile la valutazione di altri parametri, in particolare la percentuale di emoglobina glicata (HbA1c) nel sangue.

La seconda fase dell’esame della curva glicemica prevede l’assunzione di un bicchiere abbondante (300-500 ml) di soluzione contenente 75 g di glucosio. Questo liquido abbastanza viscoso non ha un gusto né una consistenza particolarmente gradevoli e nelle persone più sensibili può causare un po’ di nausea: ciascuno può decidere di assumerlo nel modo che crea meno disagio, ossia in pochi ampi sorsi oppure con un approccio frazionato, con più calma, a patto di impiegare un tempo complessivamente non superiore a 5 minuti.

La terza fase del test può essere diversa a seconda che il laboratorio di riferimento esegua la curva glicemica in “5 punti” (metodo utilizzato in passato, ma oggi pressoché abbandonato) o soltanto in “2 punti”, come raccomandato dall’OMS e dall’IDF. Nel primo caso, dopo il prelievo di sangue iniziale, ne saranno effettuati altri 4, rispettivamente dopo 30, 60, 90 e 120 minuti.

A prescindere dalla modalità d’esecuzione prevista, durante tutto periodo di attesa tra il primo e l’ultimo esame del sangue si dovrà restare in prossimità della sala prelievi e avere pazienza.

Dosaggio dell'Insulinemia

Per ottenere informazioni più complete, al test OGTT viene spesso associato anche il dosaggio dell’insulinemia, corrispondente alla concentrazione di insulina nel sangue, che viene misurata in parallelo dopo tutti i prelievi eseguiti per la valutazione della glicemia.

Curva Glicemica in Gravidanza e Diabete Gestazionale

Relativamente all’ultimo aspetto, va ricordato che il periodo della gestazione si associa spesso a condizioni di iperglicemia o ridotta tolleranza ai carboidrati che, talvolta, sfociano in un vero e proprio diabete gestazionale. Per questa ragione, la valutazione della glicemia è sempre inserita nel contesto dei controlli previsti quando una donna resta incinta e durante tutta la gestazione e, se il risultato ottenuto non rientra nell’intervallo di normalità, è sempre seguita dall’esecuzione dell’OGTT (se la glicemia a digiuno riscontrata è compresa tra 100 e 125 mg/dl) oppure dalla valutazione della HbA1c (se il valore di glicemia a digiuno è superiore a 126 mg/dl).

Il diabete gestazionale è una condizione piuttosto comune in gravidanza, dovuta ad una intolleranza al glucosio. Si tratta di una condizione correlata al rischio di serie complicanze (sia della gravidanza che del parto) e di conseguenze a lungo termine, per la mamma e per il bambino.

Nel nostro Paese, si stima che questa condizione sia associata all’8-10% circa delle gravidanze; l’incidenza può raggiungere il 18% in determinate etnie più predisposte. La malattia dà diritto ad agevolazioni nell’assistenza sanitaria.

Cause del Diabete Gestazionale

Quando introduciamo zuccheri con un pasto, questi vengono digeriti e suddivisi nella loro componente fondamentale, il glucosio. Le molecole di glucosio così ottenute vengono assorbite a livello intestinale ed entrano nel sangue, facendo alzare la glicemia.

L’aumento dei livelli di glucosio nel sangue stimola il pancreas a produrre insulina, l’ormone che apre al glucosio la porta per entrare nelle cellule, dove verrà utilizzato per ottenere energia utile a svolgere le funzioni fisiologiche.

Durante la gravidanza, la placenta libera sostanze che si oppongono all’azione dell’insulina e che portano quindi ad un aumento del livello di zuccheri nel sangue. Se tutto va come previsto, il pancreas della mamma rilascia più insulina per compensare l’aumento della glicemia. Ma se qualcosa va storto, i valori glicemici aumentano e rimangono alti.

Fattori di Rischio del Diabete Gestazionale

  • Condizione di sovrappeso o obesità (BMI superiore a 25)
  • Familiarità con il diabete (parenti di primo grado)
  • Sviluppo di diabete gestazionale in una precedente gravidanza
  • Età superiore ai 35 anni
  • Appartenenza ad etnie a rischio elevato (come le popolazioni dell’Asia meridionale o del Medio Oriente)
  • Glicemia a digiuno superiore a 125 mg/dl già ad inizio gravidanza.

Diagnosi del Diabete Gestazionale

Data l’assenza di sintomi specifici che possano suggerire la presenza di una alterazione della glicemia, è opportuno che controlli accurati vengano eseguiti specialmente nelle persone a rischio.

La diagnosi viene fatta tra la 24esima e la 28esima settimana di gravidanza attraverso un esame chiamato test di tolleranza al glucosio (OGTT), anche detto curva del glucosio, curva di carico glicemico o carico di glucosio.

Alla mamma viene fatta bere una soluzione zuccherina (acqua in cui sono stati disciolti 75 grammi di glucosio), per poi misurare i livelli di glicemia a distanza di intervalli di tempo prestabiliti nelle ore successive (0 minuti, 60 minuti cioè un’ora, 120 minuti cioè 2 ore).

Se il diabete gestazionale viene confermato, è necessario che la donna effettui controlli specifici della glicemia, da 2 a 4 volte al giorno, con appositi dispositivi medici.

Conseguenze del Diabete Gestazionale

Questa condizione può causare gravi complicanze e conseguenze, sia nella mamma che nel bambino.

I rischi per il piccolo riguardano: ipertensione arteriosa e aumento generale del rischio di malattie cardiovascolari, eccesso di peso (che può risultare in un parto difficile), ipoglicemia neonatale, ittero neonatale, aumento del rischio di obesità e sindrome metabolica nell’infanzia e nell’adolescenza, aumento del rischio di patologie quali deficit dell’attenzione, iperattività, autismo.

Per la donna incinta, i rischi maggiori sono legati alle difficoltà che si possono riscontrare al momento del parto. Il feto di una donna affetto da diabete, infatti, può svilupparsi maggiormente ed essere quindi più grande della media alla nascita (macrosomia). Questo si traduce spesso nella necessità di ricorrere al parto cesareo. Inoltre, le donne con diabete gestazionale hanno più possibilità di sviluppare il diabete mellito nei 5 anni seguenti alla gravidanza.

Valori di riferimento per la curva glicemica in gravidanza

Per questo test, i valori di riferimento sono:

  • <95 mg/dl subito dopo l’assunzione della soluzione glucosata;
  • <180 mg/dl dopo 1 ora;
  • <155 mg/dl dopo 2 ore.

E’ sufficiente un solo valore alterato in curva per arrivare a una diagnosi di diabete gestazionale.

Come Prevenire il Diabete Gestazionale

Gli interventi sugli stili di vita possono fare davvero la differenza. Per questo, gli esperti consigliano di seguire un'alimentazione adeguata e finalizzata al mantenimento del peso nella norma e di praticare esercizio fisico.

In presenza di diabete gestazionale, è raccomandata l’esecuzione di controlli con frequenza maggiore rispetto a quanto previsto per le gravidanze fisiologiche.

Interpretazione dell'Esito del Test della Curva Glicemica

L’esito del test della curva glicemica dipende essenzialmente dal valore di glicemia basale a digiuno e da quello riscontrato dopo 120 minuti dall’ingestione dei 75 g di glucosio previsti dal protocollo e può corrispondere a tre diverse condizioni.

  • Se il primo valore è compreso tra 100 e 125 mg/dl e il secondo tra 140 e 199 mg/dl si è, invece, in una condizione di intolleranza ai carboidrati o “pre-diabete”
  • Se le glicemie riscontrate sono ancora più alte si è già di fronte a un diabete conclamato, la cui gravità dipenderà non tanto dai valori di glicemia registrati in occasione del test OGTT, ma dalla percentuale di HbA1c misurata con il relativo esame.

Va precisato, però, che l’HbA1c (corrispondente alla percentuale di emoglobina legata al glucosio, correlata alla persistenza di valori di glicemia elevati) varia lentamente, nell’arco di circa 2-3 mesi.

Cosa Fare in Caso di Intolleranza ai Carboidrati o Diabete Iniziale Lieve

Se la curva glicemica indica una condizione di intolleranza ai carboidrati o di diabete iniziale lieve è indispensabile innanzitutto effettuare, con la collaborazione del medico di famiglia, una seria analisi del proprio stile di vita e individuare opportune correzioni, nell’ottica di migliorare le abitudini alimentari e il livello di attività fisica.

Soprattutto nelle persone più giovani (30-50 anni) un corretto stile di vita e una perdita di peso di alcuni o diversi chili (a seconda del sovrappeso iniziale) possono essere addirittura sufficienti a far regredire completamente un diabete mellito non grave, senza dover ricorrere a ulteriori trattamenti, e permettono contemporaneamente di tenere sotto controllo gli altri fattori di rischio per cuore e arterie, ossia principalmente l’ipertensione e l’ipercolesterolemia (che insieme al diabete stesso e al sovrappeso concorrono a determinare la cosiddetta “sindrome metabolica”).

Gestione della Glicemia Alta

In caso di diagnosi di diabete l’obiettivo della terapia è quindi riportare i valori di zucchero nel sangue in un intervallo adeguato, che può variare leggermente da un paziente all’altro. Può essere necessario controllarne i valori più volte al giorno ed il medico, per monitorare il paziente, può avvalersi anche di un esame del sangue denominato A1C (emoglobina glicata) che serve a quantificare il livello medio di glicemia degli ultimi tre mesi.

Osservare con attenzione i dati relativi alla propria glicemia per vedere se i livelli risultano troppo bassi o troppo alti, ripetitivamente più o meno alle stesse ore del giorno. È necessaria una lunga fase di apprendimento.

Talvolta, si misurano valori di glicemia occasionalmente più alti o più bassi del solito senza poterne individuare la ragione. Una malattia virale acuta o l’influenza faranno quasi sempre aumentare i livelli di glicemia, tanto che potrà essere necessario contattare il proprio medico.

Per molti soggetti diabetici, l’obiettivo sarà intorno a 6,5 - 7% (48 - 53 mmol/mol); può tuttavia dover essere più alto in alcuni pazienti, in particolare bambini e anziani.

Strategie per Abbassare la Glicemia

  • Essere il più possibile attivi: l’attività fisica regolare può aiutare ad arrestare la salita della glicemia.
  • Seguire un’alimentazione sana: la consapevolezza di come i cibi interagiscano con il glucosio nel sangue diventa essenziale. Pianificare per ciascun pasto una giusta composizione di amidi, frutta e verdure, proteine e grassi.
  • Gestire lo stress: sotto stress, gli ormoni prodotti dall’organismo in risposta a uno stimolo prolungato possono causare un incremento del livello glicemico.
  • Riposo notturno regolare: poco riposo e un ritmo sonno-veglia irregolare favoriscono l’iperglicemia, proprio come lo stress.
  • Bere molta acqua: aiuta a mantenersi idratati e a eliminare il glucosio in eccesso tramite le urine.

Alimentazione per la Glicemia Alta

La glicemia alta è favorita da una dieta poco equilibrata, con un consumo eccessivo di zuccheri, grassi saturi e trans, e carboidrati raffinati. I pazienti con diabete, dunque, oltre a seguire le terapie indicate, dovrebbero anche prestare attenzione alla propria alimentazione.

Va quindi favorita la dieta mediterranea, ricca delle fibre contenute nelle verdure, che vanno sempre quando possibile aumentate, mentre tra la frutta è opportuno limitare quella con maggiori quantità di zuccheri, come uva, banane, fichi o la frutta essiccata.

I formaggi vanno consumati con moderazione non più di 2-3 volte a settimana, privilegiando quelli freschi tipo ricotta, fiordilatte, primosale ed evitando quelli più grassi (es. mascarpone, gorgonzola) e stagionati.

Anche il consumo di carne andrebbe limitato, in particolare le carni rosse, se lo si desidera si possono consumare moderatamente i tagli magri e le carni bianche, ma in generale è meglio inserire nella propria dieta altre fonti di proteine, come i legumi e il pesce.

Come abbiamo detto sono da evitare quelli raffinati, che vanno sostituiti dai cereali integrali (da consumare comunque con limitazione). Gli alimenti andrebbero conditi a crudo con olio extravergine di oliva e al sale sono da preferire le spezie e le erbe aromatiche.

Le porzioni, inoltre, vanno contenute: regolare la quantità di calorie ingerite è utile a evitare picchi glicemici.

È importante ribadire che chi ha il diabete deve seguire i consigli e le terapie proposte degli specialisti diabetologi di riferimento, ma ci sono una serie di accortezze quotidiane che possono aiutare a contenere i fattori di rischio e diminuire il livello di glicemia nel sangue.

Esempio di Colazione per Diabete Gestazionale

La raccomandazione principale è quella di evitare biscotti, torte e merendine per orientarsi verso i sapori salati o neutri. Prova, ad esempio, con una fetta di pane tostato con un filino d’olio d’oliva extra vergine o farcito con una piccola porzione di avocado o accompagnato da qualche mandorla.

Quando fai la spesa, presta attenzione all’etichetta dei prodotti che acquisti e controlla che riportino, ad esempio, la scritta “senza aggiunta di zucchero”. Se hai dubbi riguardo un alimento specifico, chiedi consiglio al tuo Diabetologo.

Glicemia Dopo il Parto

Per 6-13 settimane dopo il parto dovrai eseguire ripetuti test di carico orale di glucosio per verificare che le glicemie siano rientrate nella norma (meno di 126 mg/dL a digiuno, meno di 140 mg/dL a 120 minuti). Se ciò non è avvenuto, dovrai puntare su un rafforzamento dei comportamenti virtuosi (dieta ed esercizio fisico), con il supporto del Diabetologo e della Dietista.

Nella maggior parte dei casi, la glicemia si normalizza dopo il parto. Se ciò non avviene spontaneamente, è possibile promuovere il processo di stabilizzazione mantenendo una dieta adeguata e praticando attività fisica.

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