Il cortisone, un potente ormone steroideo, è ampiamente utilizzato in medicina per le sue proprietà antinfiammatorie e immunosoppressive. Tuttavia, il suo impiego può influenzare significativamente i risultati delle analisi del sangue, rendendo cruciale una comprensione approfondita di queste interazioni.
Cos'è il Cortisone e Come Agisce?
Il cortisone è un ormone prodotto naturalmente dalle ghiandole surrenali, essenziale per la regolazione di diverse funzioni vitali. Agisce sul metabolismo di carboidrati, proteine e grassi, influenzando la risposta immunitaria e infiammatoria dell'organismo. In medicina, vengono spesso utilizzati farmaci a base di cortisone (corticosteroidi) per trattare una vasta gamma di condizioni, tra cui malattie autoimmuni, allergie, infiammazioni croniche e alcune forme di cancro.
I corticosteroidi possono essere somministrati per via orale, endovenosa, intramuscolare, topica (creme, unguenti) o inalatoria, a seconda della condizione da trattare e della gravità dei sintomi. La dose e la durata del trattamento variano notevolmente in base alle esigenze individuali del paziente.
Effetti del Cortisone sugli Esami del Sangue
L'assunzione di cortisone può alterare diversi parametri ematici, rendendo essenziale informare il medico curante e il laboratorio di analisi in merito alla terapia in corso. Alcune delle alterazioni più comuni includono:
Glicemia
Il cortisone può aumentare i livelli di glucosio nel sangue (iperglicemia) attraverso diversi meccanismi. In primo luogo, stimola la gluconeogenesi, ovvero la produzione di glucosio a partire da fonti non glucidiche come aminoacidi e glicerolo. In secondo luogo, riduce la sensibilità delle cellule all'insulina, l'ormone che facilita l'ingresso del glucosio nelle cellule per essere utilizzato come fonte di energia. Questi effetti possono compromettere il controllo glicemico nei pazienti diabetici o predisporre allo sviluppo di diabete in soggetti sani.
Elettroliti
Il cortisone influenza l'equilibrio degli elettroliti, in particolare sodio e potassio. Tende a favorire la ritenzione di sodio e l'escrezione di potassio, con conseguente aumento dei livelli di sodio (ipernatriemia) e diminuzione dei livelli di potassio (ipokaliemia). L'ipokaliemia può causare debolezza muscolare, aritmie cardiache e altri disturbi neurologici.
Globuli Bianchi
Il cortisone ha un effetto significativo sui globuli bianchi, le cellule del sistema immunitario. In particolare, aumenta il numero di neutrofili (neutrofilia) e diminuisce il numero di linfociti (linfopenia). Questo effetto è dovuto alla redistribuzione dei globuli bianchi dai tessuti al circolo sanguigno e alla soppressione della produzione di linfociti nel midollo osseo. La linfopenia può compromettere la capacità dell'organismo di combattere le infezioni.
Una terapia anche breve può fortemente alterare il leucogramma, inducendo il cosiddetto “leucogramma da stress”: questo si caratterizza da leucocitosi con neutrofilia matura, monocitosi e concomitante possibile linfopenia ed eosinopenia. Questi cambiamenti sono più marcati nel cane rispetto al gatto. Inoltre in alcuni pazienti canini, la leucocitosi può essere anche marcata, superando i 30.000 WBC/µL.
Globuli Rossi ed Emoglobina
L'effetto del cortisone sui globuli rossi e sull'emoglobina è meno diretto, ma può comunque influenzare i risultati delle analisi. In alcuni casi, il cortisone può stimolare la produzione di globuli rossi (eritropoiesi), con conseguente aumento dei livelli di emoglobina e del numero di globuli rossi. Tuttavia, in altri casi, può sopprimere l'eritropoiesi, soprattutto in pazienti con malattie infiammatorie croniche.
Colesterolo e Trigliceridi
Il cortisone può aumentare i livelli di colesterolo e trigliceridi nel sangue (iperlipidemia). Questo effetto è dovuto all'aumento della produzione di lipoproteine a bassa densità (LDL) e alla diminuzione della clearance delle lipoproteine ad alta densità (HDL). L'iperlipidemia aumenta il rischio di malattie cardiovascolari.
Come già riportato sopra, è comune lo sviluppo di iperlipemia e quindi di un aumento di trigliceridi e colesterolo. Inducendo iperlipemia, è possibile osservare anche un aumento delle lipasi (sia totale che DGGR).
In secondo luogo, inducendo spesso iperlipemia, è possibile che diventi particolarmente marcata la frazione di alfa1-globuline contenenti per l’appunto le principali frazioni lipoproteiche del plasma. Innanzitutto, un aumento della frazione di alfa2-globuline, per una aumentata sintesi di aptoglobina.
Enzimi Epatici
In alcuni casi, il cortisone può causare un aumento degli enzimi epatici, come ALT (alanina aminotransferasi) e AST (aspartato aminotransferasi). Questo aumento può indicare un danno al fegato, sebbene nella maggior parte dei casi sia transitorio e non grave. È importante monitorare gli enzimi epatici durante il trattamento con cortisone, soprattutto in pazienti con preesistenti malattie del fegato.
In primo luogo un'induzione enzimatica che coinvolge soprattutto la ALP, secondariamente anche GGT, ALT e colinesterasi e solo marginalmente la AST.
Ormoni
Il cortisone, essendo un ormone steroideo, può influenzare i livelli di altri ormoni, come il cortisolo endogeno, l'ACTH (ormone adrenocorticotropo) e gli ormoni sessuali. L'assunzione di cortisone sopprime la produzione di cortisolo endogeno e di ACTH, poiché l'organismo percepisce un'eccessiva quantità di cortisolo nel sangue.
Meno conosciuti e considerati sono gli effetti del cortisone su altri analiti: ad esempio possono aumentare le albumine (per una incrementata sintesi epatica), ma in alcuni casi possono viceversa ridursi (se il cortisonico provoca in quel paziente una seria proteinuria, vedi sotto).
È’ stato recentemente descritto l’effetto degli ormoni corticosurrenalici sul metabolismo del calcio/fosforo nel cane: è comune infatti lo sviluppo di una condizione per certi versi analoga a quella dell’iperparatiroidismo, ma ancora non ben inquadrata da un punto di vista fisiopatologico. Ne deriva aumento della calciuria e di conseguenza, una possibile ipocalcemia ionica, mentre il fosforo in questi casi tende ad essere lievemente elevato.
Esame delle urine
Il principale effetto dei cortisonici è un antagonismo nei confronti dell’ormone antidiuretico (diabete insipido nefrogenico secondario), con conseguente ridotta capacità di concentrazione dell’urina nei dotti collettori. I cani (ed in misura molto minore i gatti) sviluppano quindi rapidamente poliuria e quindi polidipsia. Le urine sono poco concentrate, spesso isostenuriche (ovvero con un PS di 1.008-1.015) o addirittura ipostenuriche (PS urinario < 1.008). Questa condizione anche grazie all’effetto di immunosoppressione, in alcuni animali tende anche a favorire l’insorgenza di infezioni del tratto urinario.
Infine, bisogna ricordare l’aumentata permeabilità del glomerulo alle proteine plasmatiche indotta dai cortisonici: una aumento del PU/CU è estremamente frequente anche se di solito di entità moderata e soprattutto è solitamente rapidamente reversibile una volta sospesa la condizione di ipercortisolismo.
Citologia
Un trattamento cortisonico (anche uno solo!) può avere effetti profondi su alcune popolazioni cellulari che possono scomparire rapidamente dai tessuti per effetto di una vera a propria necrosi.
Quello che è ancor più sorprendente e inaspettato è l’effetto che si può osservare in corso di leucemia acute, anche mieloidi: in pochissimi giorni il quadro ematologico e midollare può risultare completamente sovvertito tanto da rendere impossibile una diagnosi, salvo ripresentarsi rapidamente dopo pochi giorni/settimane dalla cessazione dell’effetto farmacologico.
Un pregresso trattamento con corticosteroidi può rendere complessa anche l’interpretazione della citologia articolare in corso di poliartrite immunomediata, o di quella del liquido cefalo-rachiadiano in pazienti con malattie infiammatorie.
Tipizzazioni fenotipiche/citofluorimetria
Anche in questo caso, è bene evitare qualsiasi trattamento cortisonico prima di fenotipizzazioni (es. mediante citofluorimetria o immuno-citochimica) per le neoplasie ematopoietiche.
Dosaggi ormonali
È ovvio l’effetto che possa avere un trattamento cortisonico in caso di misurazione del cortisolo. Qualsiasi cortisonico usato per le terapie (ad eccezione del desametasone), viene rilevato dalle tecniche di chemiluminescenza che usiamo in laboratorio. Ne risulteranno valori di “cortisolemia” sovra-stimati.
Nel caso in cui abbiamo invece provveduto a sospendere il trattamento prima del prelievo, bisogna invece considerare l’effetto di una terapia prolungata sulla corticale del surrene, che risulterà ovviamente atrofica/ipotrofica.
Nel caso del dosaggio degli ormoni tiroidei, bisogna considerare che i cortisonici tendono a deprimere l’asse ipotalamo-ipofisi-tiroide, determinando una riduzione del TSH e del T4 (con un quadro analogo a quello della c.d. sindrome di eutiroideo malato).
Precauzioni e Monitoraggio
Durante il trattamento con cortisone, è importante adottare alcune precauzioni e sottoporsi a controlli medici regolari per monitorare eventuali effetti collaterali e aggiustare la terapia, se necessario.
Ad esempio:
- Pazienti diabetici: Monitorare attentamente la glicemia e aggiustare la dose di insulina o di altri farmaci ipoglicemizzanti, se necessario.
- Pazienti con ipertensione: Monitorare la pressione arteriosa e seguire una dieta a basso contenuto di sodio.
- Pazienti con osteoporosi: Effettuare esami di densitometria ossea (DEXA) per valutare la densità ossea e considerare l'assunzione di integratori di calcio e vitamina D.
- Pazienti con glaucoma: Monitorare la pressione intraoculare.
- Pazienti con disturbi psichiatrici: Monitorare l'umore e il comportamento.
Cortisone e Preparazione agli Esami del Sangue
In linea generale, non è necessario sospendere l'assunzione di cortisone prima di sottoporsi a un prelievo di sangue, a meno che non sia specificamente indicato dal medico curante. Tuttavia, è fondamentale informare il laboratorio di analisi in merito alla terapia in corso, poiché ciò può influenzare l'interpretazione dei risultati.
In alcuni casi, il medico può richiedere di sospendere temporaneamente l'assunzione di cortisone per valutare la funzionalità delle ghiandole surrenali (test di stimolazione con ACTH). In questi casi, è necessario seguire attentamente le istruzioni del medico e non interrompere bruscamente il trattamento senza il suo consenso.
Il prelievo va eseguito preferibilmente a digiuno. Salvo diverse indicazioni del proprio medico, la mattina del prelievo è necessario evitare l’assunzione dei farmaci in particolare quando è richiesta la determinazione della concentrazione del farmaco assunto; in genere quest'opzione è consigliabile ma non sempre percorribile (ad esempio nella terapia di malattie croniche, uso di farmaci salvavita ecc.). L’assunzione di biotina potrebbe interferire con la determinazione di alcuni analiti. Il giorno prima dell’esame evitare intensa attività fisica (sport, lavori pesanti, ecc.). Astenersi dal variare la dieta abituale (salvo per la preparazione ad alcuni esami che richiedono una dieta particolare), consumare i pasti come di norma, il pasto della sera antecedente al giorno del prelievo deve essere leggero, si sconsigliano in particolare dolci e grassi; digiunare 8-12 ore prima del prelievo: anche digiuni più prolungati incidono negativamente sui risultati; Evitare l’uso di bevande alcoliche. Il giorno del prelievo evitare il più possibile situazioni di stress. Lo stress conseguente ad una arrabbiatura mattutina o all'ansia che, a volte, precede il prelievo, sono tutti fenomeni che possono alterare alcuni importanti parametri (es. aumento dei globuli bianchi, dell'acido lattico, degli acidi grassi, del cortisolo e della prolattina). Dopo il prelievo tenere il braccio disteso, la mano aperta e premere il cotone sul punto di prelievo, senza strofinare, per almeno 5 minuti. Consigliamo alle persone più emotive, alle donne in gravidanza, ai bambini o alle persone che eseguono il prelievo per la prima volta, di soffermarsi nella sala d’attesa del Laboratorio per alcuni minuti dopo il prelievo.
Interazioni Farmacologiche
Il cortisone può interagire con diversi farmaci, alterandone l'efficacia o aumentando il rischio di effetti collaterali. È quindi importante informare il medico curante di tutti i farmaci che si stanno assumendo, compresi farmaci da banco, integratori alimentari e rimedi erboristici. Alcune delle interazioni farmacologiche più comuni includono:
- Anticoagulanti: Il cortisone può aumentare il rischio di sanguinamento in pazienti che assumono anticoagulanti come warfarin (Coumadin) o eparina.
- Antidiabetici: Il cortisone può ridurre l'efficacia dei farmaci antidiabetici, rendendo necessario un aggiustamento della dose.
- Diuretici: Il cortisone, in combinazione con diuretici, può aumentare il rischio di ipokaliemia.
- FANS: L'associazione di cortisone con farmaci antinfiammatori non steroidei (FANS) come ibuprofene o naprossene può aumentare il rischio di ulcere gastriche e sanguinamento gastrointestinale.
- Vaccini: Il cortisone può ridurre l'efficacia dei vaccini.
La co-somministrazione di diuretici tiazidici e corticosteroidi può causare una severa deplezione di potassio. L'uso dei corticosteroidi causa la diminuzione dell'esposizione all’acido salicilico (aspirina), con il rischio di compromettere l'effetto antipiastrinico di basse dosi di aspirina. L'uso concomitante di corticosteroidi e aspirina ad alti dosaggi (>325 mg/die) può aumentare il rischio di sanguinamento gastrointestinale e di ulcera. L'effetto terapeutico di acido salicilico, se co-somministrato con i corticosteroidi potrebbe diminuire, mentre si consiglia di monitorare la comparsa di eventuali segni di tossicità da salicilati dopo interruzione della terapia con i corticosteroidi. La cosomministrazione con farmaci che possono inibire l’attività degli enzimi epatici (come troleandomicina, ketoconazolo) possono ridurre l’eliminazione dei corticosteroidi. La co-somministrazione può causare una riduzione dei livelli sierici del corticosteroide, con rischio di diminuzione della risposta terapeutica. Fenitoina può ridurre i livelli sierici dei corticosteroidi e quindi comprometterne la risposta terapeutica. Invece di fenobarbital, considerare l'uso di oxcarbazepina, lamotrigina o gabapentina, che hanno minore probabilità di interazione. Durante l'uso concomitante si può verificare una riduzione dei livelli plasmatici dei corticosteroidi. La somatropina induce una modesta riduzione dei livelli sierici di cortisolo in pazienti con deficit dell'ormone della crescita trattati con terapia sostitutiva delle surrenali. I corticosteroidi e gli immunosoppressori possono interferire con l'efficacia e la farmacodinamica di pembrolizumab. Si deve evitare l'utilizzo di corticosteroidi e immunosoppressori per via sistemica prima dell'inizio della terapia con pembrolizumab. Il cortisone provoca ipokaliemia (o ipopotassiemia), incrementando la possibilità di torsioni di punta. L'uso concomitante con warfarin può aumentare il rischio di emorragie gastrointestinali, specialmente in pazienti con precedenti episodi emorragici. I cortisonici vengono metabolizzati anche dal fegato, così come avviene per l'etanolo (l'alcol).
Cortisone e Gravidanza
L'uso di cortisone durante la gravidanza è controverso e deve essere valutato attentamente dal medico curante. Il cortisone può attraversare la placenta e raggiungere il feto, potenzialmente causando effetti collaterali come ritardo della crescita, soppressione delle ghiandole surrenali e malformazioni congenite. Tuttavia, in alcuni casi, l'uso di cortisone può essere necessario per trattare condizioni mediche gravi che mettono a rischio la salute della madre o del feto.
Cortisone e Allattamento
Il cortisone viene escreto nel latte materno, ma in quantità generalmente basse. Tuttavia, l'uso prolungato di cortisone ad alte dosi può potenzialmente causare effetti collaterali nel neonato, come soppressione delle ghiandole surrenali e riduzione della crescita.
Prima di Assumere il Cortisone: Cosa Devi Sapere?
È opportuno impiegare sempre il dosaggio minimo di cortisone necessario per il controllo della malattia, attuando una graduale riduzione posologica non appena questa sia possibile. Potrebbe essere necessario adottare un regime povero di sale ed un apporto supplementare di potassio. Tutti i corticosteroidi aumentano l'escrezione del calcio.
Una eventuale insufficienza corticosurrenalica secondaria indotta dal farmaco può essere ridotta al minimo attraverso una graduale riduzione del dosaggio del cortisone. In corso di terapia corticosteroidea i pazienti non dovrebbero essere vaccinati contro il vaiolo.
I corticosteroidi devono essere usati con cautela nei pazienti con herpes simplex oftalmico, dato il possibile rischio di perforazione corneale. Nei pazienti ipertiroidei e in quelli cirrotici gli effetti dei corticosteroidi risultano più marcati.
Quando presenti, l'instabilità psichica e le tendenze psicotiche possono essere aggravate dai corticosteroidi.
È possibile che, quando due o più farmaci vengono assunti in associazione, uno o più di questi farmaci interferiscano tra di loro causando effetti collaterali anche gravi.
Ricorda che il trattamento del sovradosaggio da prednisone è di sostegno e di supporto. Il prednisone viene escreto in piccole quantità nel latte materno, pertanto, anche in questo caso, l'uso del principio attivo nelle madri che allattano al seno dovrebbe avvenire solo in caso di assoluta necessità e sotto il controllo del medico.
Effetti Indesiderati del Cortisone
Come qualsiasi altro principio attivo, anche il prednisone può causare svariati effetti indesiderati, benché non tutti i pazienti li manifestino o li manifestino nello stesso modo. Quelli sopra elencati sono solo alcuni degli effetti indesiderati che possono manifestarsi nel trattamento con prednisone; inoltre, tali effetti potrebbero essere differenti in funzione del tipo di medicinale impiegato e del dosaggio di prednisone somministrato.
Disturbi idroelettrolitici: ritenzione di sodio, ritenzione di liquidi, insufficienza cardiaca congestizia in pazienti predisposti, perdita di potassio con conseguente alcalosi ipokaliemica. Disturbi endocrini: irregolarità mestruali. Arresto della crescita nei bambini. Ridotta tolleranza ai carboidrati. Manifestazioni di diabete mellito latente.
Sono state osservate anche euforia, insonnia, variazioni dell'umore, alterazioni della personalità, depressione grave, e manifestazioni psicotiche vere e proprie. L'impiego prolungato dei corticosteroidi può causare cataratta, glaucoma con possibile lesione dei nervi ottici e può favorire l'instaurarsi di infezioni oculari secondarie dovute a funghi o a virus, alterare la crescita e lo sviluppo nei bambini e nei ragazzi.
In caso di terapie prolungate, il cortisone potrebbe causare un aumento del peso corporeo dato che può aumentare l’appetito e la ritenzione di liquidi.
Qualora ci si debba sottoporre a un vaccino, l'assunzione di prednisone deve essere evitata per le otto settimane precedenti la vaccinazione e per le due settimane successive alla stessa.
Se si necessita interrompere il trattamento, soprattutto dopo un lungo periodo, vi è la probabilità che si verifichi una recidiva della patologia che ha reso necessaria l'assunzione del farmaco o che si vada incontro allo sviluppo di insufficienza acuta della corteccia surrenale o sindrome da astinenza da cortisone.
È importante monitorare attentamente la terapia con cortisone e seguire rigorosamente le indicazioni del medico per ridurre il rischio di complicazioni.
È quindi opportuno sostituire questo ormone durante i mesi estivi con altri tipi di rimedi o prodotti ad azione simile ai cortisoni.
Altre: Ipersensibilità. Tromboembolia. Aumento di peso. Aumento dell'appetito. Nausea.
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