Colesterolo e Battiti Cardiaci: Una Correlazione Essenziale per la Salute Cardiovascolare

Le patologie cardiovascolari rappresentano una delle principali cause di morte nel mondo occidentale. Si tratta di infarto del cuore, infarto del cervello (ictus), gangrena del piede e infarto in altre sedi nell’organismo. Nella maggior parte dei casi, queste patologie sono dovute all'aterosclerosi, la malattia delle grosse arterie, ovvero dei vasi che portano il sangue dal cuore ai vari organi del corpo.

Cos'è l'Aterosclerosi?

L'aterosclerosi è il deposito di colesterolo nella parete delle arterie, un fenomeno che porta al loro indurimento e all’ispessimento della parete fino alla chiusura completa del vaso. In altri casi, può portare alla rottura della parete verso l’interno con la formazione di un trombo, cioè un “tappo” formato dal coagulo di svariate componenti del sangue.

È stato osservato che l’entità dell’aterosclerosi è proporzionale ai valori di colesterolo, il cui accumulo inizia già in età infantile e prosegue per tutta la vita, con un rischio di avere malattie cardiovascolari che aumenta con l’età.

Fattori che Influenzano i Livelli di Colesterolo

Diversi fattori contribuiscono all'aumento dei livelli di colesterolo nel sangue:

  • Alimentazione: La dieta occidentale, ricca di proteine e grassi di origine animale, tende ad aumentare i valori di colesterolo rispetto alle diete prevalentemente vegetali.
  • Metabolismo e trasporto dei grassi: Processi complessi che possono essere alterati e influenzati da fattori genetici ereditari, come nel caso dell'ipercolesterolemia familiare.

È necessario rivolgersi ad uno specialista che inquadrerà correttamente le alterazioni metaboliche coinvolte, valutando se vi sia una componente familiare e impostando un trattamento specifico. Al momento, ma gli studi sono in continua evoluzione, parliamo di statine, farmaci molto efficaci nella prevenzione delle malattie cardiovascolari, o di anticorpi monoclonali che, somministrati ogni due settimane sottocute (l’iniezione è molto semplice ed indolore, la pratica il paziente stesso), permettono di ottenere una riduzione del colesterolo molto efficace, fino al 60-70% del valore di partenza.

È molto importante comunque fare una valutazione individuale: il valore dei parametri dei grassi nel sangue da ottenere con il trattamento non è uguale in tutte le persone e cambia in base al rischio cardiovascolare individuale. Naturalmente va prestata più attenzione per i pazienti che hanno già avuto un infarto del cuore, altre malattie cardiovascolari, un diabete di lunga durata o che abbiano più di un fattore di rischio cardiovascolare tra obesità, fumo di sigaretta, ipertensione arteriosa e diabete.

Solo una effettiva, efficace e persistente riduzione dei valori di colesterolo permette di dare una protezione cardiovascolare adeguata nei soggetti a rischio dal punto di vista cardiovascolare. Il calcolo del fattore di rischio si effettua con la storia clinica (episodi di infarto o ictus? Familiarità prima di 40 anni? Diabete? Fumo? Obesità?) e con alcuni valori. In particolare colesterolo totale, HDL e Trigliceridi.

Quando e Come Controllare i Valori di Colesterolo?

Portare verso il basso i livelli di colesterolo LDL è la strategia maggiormente efficace da attuare per ridurre l'impatto delle malattie cardiovascolari. Oltre a evitare il fumo di sigaretta, infatti, l'evento che dà il la al processo di aterosclerosi è rappresentato dall'accumulo del colesterolo «cattivo» nei vasi sanguigni. Un meccanismo reversibile grazie ai farmaci, ma soprattutto evitabile con una dieta sana e uno stile di vita attivo.

Secondo i dati riportati sulla rivista The Lancet Public Health, relativi a un'indagine sulle performance sanitarie nazionali, nel 2017 in Italia sarebbero stati 47mila i decessi per cause cardiovascolari attribuibili alla valori di colesterolo Ldl troppo elevati. Di colesterolo «cattivo», meno ve ne è in circolo, meglio è.

Quando si parla di ridurre i livelli di colesterolo Ldl, ben chiara deve essere la distinzione tra le persone sane (chiamate a fare prevenzione primaria) e chi invece è già stato colpito da un evento cardiovascolare (prevenzione secondaria).

Prevenzione Primaria

Nel primo caso, l'indicazione riportata nel documento europeo è quella di mantenere l'Ldl sotto i 116 e i 100 (mg/dl). I valori cambiano in base al rischio cardiovascolare individuale, che può essere definito (dagli specialisti) tenendo conto dell'età di un paziente, dell'abitudine al fumo di sigaretta, dei valori di pressione sanguigna, della colesterolemia totale e di un'eventuale diagnosi di diabete.

Per stare nei limiti, se si è sani, non servono farmaci. «L'arma più potente per una prevenzione primaria cardiovascolare è rappresentata dall'adozione di uno stile di vita attivo. In linea generale, ci muoviamo meno rispetto a quanto dovrebbero fare. Ma nonostante ciò, in Italia la mortalità cardiovascolare è calata del 53 per cento dal 1990 a oggi».

L’esercizio fisico regolare - almeno 150 minuti a settimana: camminate veloci, passeggiate in bicicletta, acquagym, danza, tennis in doppio e giardinaggio - migliora la capacità del cuore di pompare il sangue, aiuta a controllare il peso corporeo e può far calare i livelli del colesterolo e della pressione sanguigna. Idem dicasi per la dieta. Sostituendo il burro e la carne rossa con l’olio extravergine di oliva, il pesce ed eventualmente le carni bianche, si può ridurre il colesterolo «cattivo» (Ldl) e mantenere intatto quello «buono» (Hdl).

Prevenzione Secondaria

Molto più rigidi sono invece i nuovi limiti per i pazienti ad alto e ad altissimo rischio. Come tali, si definiscono gli infartuati e coloro che, sebbene in trattamento a seguito di un evento ischemico (a livello cardiaco, cerebrale o periferico), corrono il rischio di subirne un altro entro due anni dal precedente. Nel primo caso, il colesterolo Ldl non dovrebbe superare 55. Ancora più stringente è il limite posto per i pazienti ad altissimo rischio (40). Prima di raggiungere queste soglie, è considerato comunque utile ottenere in tempi rapidi una riduzione relativa minima pari al 50 per cento del valore di partenza.

Di fronte ai pazienti, e non alle persone sane, muovere soltanto le «leve» della dieta e dell'attività fisica invece non basta. Servono i farmaci per abbassare i livelli di colesterolo Ldl. «Il trattamento dell'ipercolesterolemia ha come caposaldo l'uso delle statine - chiarisce Francesco Barillà, responsabile dell'unità di terapia intensiva coronarica del policlinico Umberto I di Roma -. Ma oggi si fa spesso ricorso anche alla loro combinazione con l'ezetimibe. Questo principio, rispetto alle delle statine (inibiscono la sintesi del colesterolo all'interno dell'organismo, ndr), impedisce l’assorbimento del colesterolo a livello intestinale».

Per i pazienti refrattari a queste terapie o per cui è indicato un drastico calo dei livelli di colesterolo Ldl, da pochissimi giorni c'è anche l'indicazione all'uso degli anticorpi monoclonali, prima impiegati soltanto per trattare i casi di ipercolesterolemia familiare. Entro un anno, invece, dovrebbe arrivare sul mercato un farmaco a base di acido bempedoico che ha finora mostrato un'efficacia comparabile a quella delle statine.

Integratori Alimentari

A soffrire di ipercolesterolemia, in Italia, sono tra 2.5 e 3 milioni di persone. Molti di questi, prima di iniziare una terapia farmacologica, cercano una soluzione negli integratori. Negli ultimi mesi si è parlato soprattutto del riso rosso fermentato, ma sono diversi i supplementi utilizzati per tenere sotto controllo i livelli di colesterolo Ldl: coenzima Q, acido folico, berberina, vitamina E, polifenoli dell’olio d’oliva.

«Questi integratori hanno dimostrato di poter ridurre del 10-15 per cento i livelli di colesterolo Ldl, ma non ci sono studi che correlino l'assunzione alla riduzione delle dimensioni della placca aterosclerotica e degli eventi cardiovascolari», chiosa Perrone Filardi. Secondo quanto riportato nelle linee guida europee, questi integratori sono adatti a chi ha livelli intermedi di colesterolo (valore totale tra 200 e 240) e che non per forza necessita di un intervento farmacologico.

Anche gli integratori, infatti, possono dare effetti collaterali.

L'Importanza della Frequenza Cardiaca

Il prof. Ferrari, presidente ESC, afferma: “Se il ritmo cardiaco è troppo alto cresce la probabilità di infarto. Nei cardiopatici addirittura del 46%”. Ormai la scienza lo ha provato: se la frequenza cardiaca supera una certa soglia si è a rischio di infarto e malattie coronariche, sia per le persone sane che soprattutto per i cardiopatici. Così come se si superano i valori di 140-90 per la pressione arteriosa o i 200 mg di colesterolo.

Da oggi, dunque, misurare il polso dovrà diventare routine, soprattutto se si hanno problemi cardiaci. La conferma viene da uno studio pubblicato sul Lancet e presentato oggi nella HotLine session plenaria al Congresso della Società Europea di Cardiologia in corso a Monaco fino al 3 settembre, la più grande assise medica al mondo che riunisce oltre 35 mila specialisti da tutto il pianeta.

Lo studio BEAUTIFUL, iniziato nel dicembre del 2004, ha coinvolto 10.917 pazienti con malattia coronarica in 781 centri di 33 Paesi dei 4 continenti. “Per quattro anni abbiamo studiato l’efficacia dell’ivabradina, una molecola studiata appositamente ed esclusivamente per abbassare la frequenza cardiaca (disponibile da alcuni mesi anche in Italia per il trattamento dell’angina) - spiega Ferrari - ed abbiamo dimostrato che tenere la frequenza sotto i 70 battiti al minuto con ivabradina riduce del 36% il rischio di infarto e di ben il 30% il rischio di un intervento alle coronarie in pazienti cardiopatici.

In Italia ci sono 4 milioni di persone che hanno problemi alle coronarie e secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, fino al 2030 le malattie coronariche rimarranno il principale problema sanitario nel mondo. Sotto accusa gli stili di vita. Abbandono della dieta mediterranea, fumo di sigaretta, scarsa attività fisica.

Da Monaco, i cardiologi sono concordi: si deve intervenire su tutti i fattori di rischio: ipertensione, ipercolesterolemia, ipertrigliceridimia e da oggi frequenza cardiaca, che in una persona sana dovrebbe attenersi intorno ai 60 battiti al minuto.

Sentire il polso ad ogni persona che si presenta in ambulatorio è fondamentale. Purtroppo, oggi, in un mondo globalizzato e tecnologico la prognosi di un paziente cardiopatico si fa mediante esami complessi e costosi: TAC, ECO, scintigrafie, ecc. Ci siamo dimenticati che il corpo “parla”, si esprime mediante la frequenza cardiaca. Un esame semplicissimo, privo di costi, non invasivo che, fra l’altro, tramite il contatto fisico, migliora il rapporto col paziente. E fornisce indicazioni estremamente importanti: più bassa è la frequenza più basso è il rischio di malattie cardiovascolari e viceversa.

Lo studio Beautiful rappresenta un importante passo in avanti nella gestione dei pazienti con malattie coronariche. Ha infatti dimostrato che nei cardiopatici con frequenza al di sopra dei 70 b/m aumenta progressivamente il rischio di infarto (46%), scompenso cardiaco (56%) e mortalità (34%).

In precedenza Ivabradina aveva ampiamente dimostrato di ridurre la frequenza cardiaca, di ridurre l’ischemia e gli attacchi nei pazienti anginosi, e in recenti studi sperimentali, di prevenire la progressione della placca aterosclerotica. Tutte queste azioni possono spiegare i risultati ottenuti nello studio Beautiful.

Colesterolo: HDL (buono) vs LDL (cattivo)

Il colesterolo è una sostanza utile per il nostro organismo, infatti, ha il compito di costruire nuove cellule, isolare i nervi e produrre ormoni. Quello sufficiente per queste attività viene prodotto dal fegato, ma questa sostanza viene assunta anche grazie al cibo, come uova, latte o carne. Il colesterolo che si muove nel nostro corpo è di due tipologie: colesterolo hdl (buono) e colesterolo ldl (cattivo). La differenza tra colesterolo ldl e hdl sta nella loro funzione. Un altro componente grasso presente nel nostro sangue sono i trigliceridi.

Quando la quantità di colesterolo nel sangue è troppo alta, questo va ad accumularsi dentro le arterie, portando all’aterosclerosi, dunque a un attacco cardiaco, un ictus o un’ischemia. Il sangue, infatti, non riesce a circolare in modo ottimale e, in caso in cui non riesca a raggiungere il cuore, si presenta un infarto del miocardio.

Per abbassare i livelli di colesterolo nel sangue ci sono alcune regole da seguire. Per abbassare i livelli di colesterolo in chi soffre di malattie cardiache o diabete, sarà necessario somministrare dei farmaci specifici. Seguire la terapia farmacologica prescritta dal medico.

Per chi vuole evitare di alterare gli effetti dei farmaci per controllare i livelli di colesterolo si ricordi che non deve assumere del pompelmo. Il suo succo infatti agisce sulla capacità del fegato nel metabolizzare questi farmaci.

Per verificare quali siano i livelli di colesterolo nel sangue è sufficiente un’analisi del liquido ematico, consigliato una volta ogni 5 anni una volta superati i 20 anni di età.

Prevenzione Cardiovascolare: Primaria e Secondaria

La prevenzione cardiovascolare si distingue in:

  • Primaria: messa in atto da soggetti sani, che non hanno una malattia cardiaca ma devono evitare di esporsi al rischio di svilupparla.
  • Secondaria: rivolta a persone che hanno già avuto una malattia cardiovascolare.

I fattori di rischio modificabili, sui quali è possibile intervenire adottando buone abitudini, includono:

  • Alimentazione errata: Dieta ricca di calorie e grassi, eccesso di sodio o scarsità di potassio, consumo eccessivo di alcolici.
  • Obesità e sovrappeso: Implicano un maggiore sforzo per il cuore e favoriscono l'ipertensione e il diabete.
  • Stress: Limitare le situazioni stressanti.

Anche nel momento in cui dagli esami risultano valori elevati di colesterolo, il primo passo è in genere un cambiamento dello stile di vita, a partire da quello che si porta a tavola. Consumare almeno 2-4 volte a settimana porzioni normali di cereali, preferendo quelli integrali, e di legumi; ogni giorno, inoltre, 2-3 porzioni di verdura e 2 di frutta. Tutti questi alimenti, infatti, non solo sono privi di colesterolo, ma possono aiutare a ridurre quello in eccesso. Consumare almeno 2 o 3 volte a settimana pesce, consigliato per la particolare composizione del suo grasso, purché cucinato in modo salutare (al vapore, al cartoccio, alla griglia, non fritto).

Ipertensione Arteriosa

L’ipertensione in generale interessa circa il 30% della popolazione adulta di entrambi i sessi e, nelle donne, è più frequente dopo la menopausa. Esistono due tipi principali di ipertensione:

  • Ipertensione arteriosa primaria (o essenziale): Priva di una causa precisa, è il risultato dell'alterazione dei meccanismi complessi che regolano la pressione.
  • Ipertensione arteriosa secondaria: Conseguenza di malattie renali, surrenali, vascolari o cardiache, o dall'uso di alcune sostanze.

Spesso l’ipertensione non dà sintomi, o si manifesta con sintomi non specifici (es: mal di testa, soprattutto mattutino, stordimento o vertigini, ronzii nelle orecchie, alterazioni della vista, sangue dal naso). La terapia viene personalizzata dal medico sulla base delle caratteristiche del paziente, quindi in seguito a un percorso diagnostico approfondito: in alcuni casi può essere sufficiente l’uso di un solo antipertensivo, in altri può essere necessaria un’associazione di molecole.

La normalizzazione della pressione assume ancora più importanza, così come la gestione dei livelli di colesterolo che, nei soggetti che hanno già avuto un evento cardiovascolare va mantenuto a valori più bassi di quelli considerati desiderabili per i soggetti sani.

Monitoraggio Regolare e Esami Diagnostici

La prevenzione passa anche dal monitoraggio regolare dello stato di salute del cuore e delle arterie, sin da giovani e con più attenzione quando l’età avanza. Oltre al controllo periodico della pressione e dei livelli di colesterolo che abbiamo già affrontato, in particolare, è importante monitorare la frequenza cardiaca.

Una frequenza cardiaca che rientra nell’intervallo di normalità presenta dei valori che vanno da un minimo di 60 ad un massimo di 100 battiti al minuto a riposo. Non sempre bradicardia e tachicardia sono sintomo di una patologia: esistono condizioni, come per esempio l’attività sportiva o il sonno, che possono aumentare o diminuire per un certo periodo di tempo la frequenza cardiaca.

In assenza di sintomi o campanelli d’allarme è comunque opportuno fare una prima visita cardiologica dopo i 40 anni di età, per valutare il proprio profilo di rischio cardiovascolare. Gli esami diagnostici includono:

  • Elettrocardiogramma (ECG): Utile per individuare anomalie della conduzione dell'impulso elettrico, ispessimento delle pareti cardiache o danni cardiaci pregressi.
  • Holter ECG: Rileva l'attività elettrica del cuore durante le attività quotidiane.
  • Holter pressorio: Rileva la pressione arteriosa a intervalli regolari durante la giornata.
  • TAC coronarica: Ottiene immagini tridimensionali delle sezioni anatomiche del cuore.
  • Scintigrafia miocardica: Valuta la vitalità del miocardio e rileva eventuali deficit di perfusione.

Infarto Miocardico Acuto

L’infarto miocardico acuto, popolarmente noto come “attacco di cuore”, consiste nella necrosi (morte) delle cellule di parte del tessuto muscolare cardiaco, per via di un prolungato mancato o insufficiente afflusso di sangue e ossigeno allo stesso. Nella maggior parte dei casi, alla base dell’infarto miocardico c’è una malattia coronarica, ossia un restringimento del lume delle coronarie conseguente ad aterosclerosi, condizione degenerativa in cui sulle pareti delle arterie si accumulano grassi, colesterolo e altre sostanze, fino a formare placche aterosclerotiche (o ateromi).

Circa il 20% degli infarti è silente, cioè privo di sintomi evidenti. In pratica, utilizzando lo stesso punto di accesso dell’esame, tramite un’arteria periferica a livello del polso o dell’inguine, si introduce un catetere che, all’apice, porta un palloncino gonfiabile che viene fatto risalire fino al punto di massimo restringimento della coronaria, attraverso il coagulo.

In casi selezionati, se l’ostruzione non è raggiungibile con il catetere, si può procedere alla riapertura arteriosa somministrando per via endovenosa dei farmaci trombolitici, cioè in grado di dissolvere il trombo. Se viene rilevata una malattia coronarica grave o estesa, non trattabile con angioplastica e stent, si può ricorrere all’intervento di bypass coronarico: si crea, chirurgicamente, un nuovo canale di comunicazione fra l’aorta e la coronaria ristretta o ostruita a valle della lesione mediante l’utilizzo di altre arterie (arteria mammaria interna) o vene (safena rimossa dagli arti inferiori).

Subito dopo un infarto miocardico può essere indicato anche un periodo di riabilitazione cardiologica, svolta in regime di degenza o ambulatorialmente, a seconda della gravità dell’infarto stesso, della capacità di recupero del paziente e di eventuali altri patologie presenti.

Consigli Alimentari per la Salute del Cuore

Ecco cosa mangiare per tenersi in circa 320 mg di colesterolo, quantità perfetta per una persona sana. La protezione contro il colesterolo e l'eccesso di lipidi comincia dal mattino. Frutta e verdura: le fonti principali di fibra, vitamine e antiossidanti; come tutti gli alimenti di origine vegetale, sono privi di colesterolo.

Per il pranzo approfittiamo della ricchezza (e della flessibilità!) della dieta mediterranea, consumando prodotti integrali, verdure crude e cotte, formaggio, soia, pesce. Gli acidi grassi polinsaturi si trovano prevalentemente nel pesce pescato e non in quello allevato: per la sintesi degli acidi grassi polinsaturi è fondamentale che il pesce consumi le alghe che crescono sui fondali marini, ma non sulle pareti delle vasche per pescicoltura. Fondamentale anche la scelta del metodo di preparazione e/o di cottura.

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