Il colesterolo è un grasso presente nel sangue, la cui quota maggiore viene prodotta dall'organismo e solo una minima quantità viene introdotta con la dieta. Tutti gli esami per la valutazione del profilo lipidico si eseguono dopo un digiuno di 9-12 ore, durante le quali è ammessa l'assunzione di una modica quantità di acqua.
Il colesterolo viene utilizzato - soprattutto a livello delle ghiandole surrenali, delle ovaie e dei testicoli - per sintetizzare ormoni importantissimi, come quelli corticosurrenali, il progesterone, gli estrogeni e gli androgeni.
Livelli di colesterolo molto bassi sono associati ad un aumento della mortalità, dovuta principalmente a depressione, cancro e malattie respiratorie; tuttavia, non è chiaro se l'ipocolesterolemia sia in qualche modo responsabile di queste malattie o ne rappresenti semplicemente una conseguenza, comportandosi quindi come un semplice marker di scarsa salute e non come fattore di rischio.
Prevalenza e Mortalità dell'Ipocolesterolemia
L'ipocolesterolemia era un'alterazione poco frequente ma associata alla mortalità. L’obiettivo principale di uno studio era valutare la prevalenza dell'ipocolesterolemia e i tassi di mortalità ad essa associati, in una popolazione di cani e gatti afferenti ad un ospedale universitario.
L'obiettivo secondario era identificare le patologie connesse all'ipocolesterolemia. Sono state quindi revisionate retrospettivamente le cartelle cliniche per un periodo di 5 anni al fine di determinare la gravità dell'ipocolesterolemia e il tasso di mortalità associato. Inoltre sono state ulteriormente analizzate le cartelle cliniche di animali con ipocolesterolemia da moderata a grave (<2,59 mmol/L nei cani, <1,81 mmol/L nei gatti) e sono stati identificati i pazienti con ipocolesterolemia acquisita in ospedale.
Colesterolo Basso e Aggressività nei Cani
Anomalie nel metabolismo dei lipidi nell’uomo sono state messe in relazione con una varietà di disturbi comportamentali, inclusa l’aggressività patologica e l’ansia. Risultati simili sono stati raggiunti in studi sperimentali su roditori e altri mammiferi, che mostrano un profilo lipidico alterato in associazione con iperattività, aggressività e impulsività.
Ci sono prove per un ruolo del metabolismo dei lipidi anche nell’aggressività canina: recentemente è stata segnalata ipocolesterolemia nei cani aggressivi. Gli Autori, nell’ambito del loro progetto “FIDO” volto a indagare le basi biologiche della paura e dell’aggressività canina, hanno arruolato 18 cani da pastore tedesco maschi adulti, di età compresa tra 4,9 ± 0,9 anni, che non mostravano segni clinici di alcuna alterazione se non l’aggressività e, come controlli, altrettanti cani maschi sani, di età simile (4,8 ± 0,7 anni), con storia negativa di disturbi comportamentali e neurologici.
La diagnosi di aggressività correlata alla dominanza è stata confermata da un veterinario comportamentista esperto, ignaro dello stato degli acidi grassi polinsaturi dei cani. Il comportamento predatorio in tutti i cani partecipanti è stato escluso. Prima della raccolta del campione ematico, tutti i cani sono stati nutriti con la loro dieta abituale (alimenti commerciali per animali domestici). La composizione plasmatica di acidi grassi polinsaturi, al basale, è stata determinata a digiuno mediante gascromatografia.
I risultati di questo studio pilota evidenziano che i cani pastore tedesco con una storia di comportamento aggressivo mostrano una concentrazione di acidi grassi omega-3 significativamente più bassa e un rapporto omega-6/omega-3 significativamente più alto rispetto ai cani non aggressivi, suggerendo un possibile legame tra carenza di omega-3 o aumento del rapporto omega-6/omega-3 e aggressività in Canis familiaris.
Tuttavia, lo studio presenta diverse limitazioni: innanzitutto, l’analisi è circoscritta a un’unica razza canina. Varie razze sono notevolmente diverse nei tratti comportamentali. Inoltre, la dimensione del campione è relativamente piccola e comprende solo cani maschi. Dato poi il disegno trasversale dello studio, non è possibile rivendicare alcuna relazione causale tra la presenza di alterazioni nello stato degli acidi grassi e l’aggressività canina.
Altre Cause di Alterazioni Lipidiche
L’eccesso di lipidi nel sangue si riferisce ad un aumento della concentrazione del colesterolo (ipercolesterolemia) o dei trigliceridi (ipertrigliceridemia) e prende il nome di iperlipidemia. La maggior parte dei trigliceridi viene assunta con l’alimento, mentre il colesterolo viene perlopiù sintetizzato e successivamente immagazzinato nel fegato.
Spesso, in medicina umana, un aumento del colesterolo e dei trigliceridi nel sangue è dovuto ad abitudini alimentari inappropriate, come una dieta ricca di grassi. Anche l’infiammazione del pancreas (pancreatite) può essere una causa o una conseguenza dell’iperlipidemia.
Per pancreatite si intende un’infiammazione del pancreas. Il pancreas è un organo ghiandolare, che si trova nell’addome, annesso all’apparato digerente. La sua funzione è molto importante per diversi processi fisiologici.
(1) La componente esocrina produce e secerne alcuni enzimi digestivi, ovvero delle sostanze, in grado di determinare e regolare il processo digestivo di importantissimi nutrienti. Alcuni di queste, sono le amilasi, deputate alla digestione dei carboidrati, le lipasi, che intervengono nella digestione dei grassi e le proteasi, che rendono digeribili le proteine. (2) La componente endocrina invece è deputata alla produzione di ormoni fondamentali per l’equilibrio della glicemia, come l’insulina e il glucagone.
Va da sé che una forte infiammazione a questa importante ghiandola impatta in modo serio su tutto l’organismo. La frequenza di pancreatiti da farmaci è tuttavia non elevatissima nel cane; in questi animali, infatti, la causa predisponente più frequente è stata individuata in errori dietetici. Diete troppo ricche di grassi provocano infatti una continua stimolazione di questa ghiandola, comportando un’infiammazione cronica, che sfocia poi in episodi acuti molto gravi.
Altre cause di pancreatite sono quelle di origine vascolare, causate, ad esempio, da ischemie transitorie, causate da traumi addominali. Come accennato in precedenza, si può avere uno stato di infiammazione cronica del pancreas, causata da utilizzo protratto di alcuni farmaci, da diete iperlipidiche ed errori alimentari, da cause immunomediate o vascolari.
Enteropatia Proteino-Disperdente (PLE)
La mucosa è lo strato più interno della parete intestinale a contatto con il lume e quindi con i prodotti della digestione. Questi meccanismi esitano nella perdita intestinale di proteine, in particolare di albumine, che se grave porta alla riduzione della concentrazione ematica (ipoprotidemia/ipoalbuminemia). nei restanti casi altre malattie infiammatorie croniche intestinali (es. parassitarie) o tumorali (es.
Il cortisolo basale è un test di screening che è consigliato effettuare nelle enteropatie croniche per escludere una malattia endocrina chiamata morbo di Addison (o ipocortisolismo). L’ecografia addominale in un cane con enteropatia proteino-disperdente (PLE) può evidenziare segni di enteropatia cronica come alterazioni della parete intestinale, linfonodi addominali aumentati di volume e versamento addominale.
L’esame istologico permetterà di valutare la causa specifica della PLE ed impostare così la terapia più adeguata. Si potrà optare per una terapia con glucocorticoidi, ad azione sia antiinfiammatoria sia immunosoppressiva, e in base alla risposta clinica del paziente si deciderà se associare in seguito altri immunosoppressori di prima o di seconda fascia.
Il tromboembolismo è l’occlusione dei vasi (soprattutto a livello polmonare) da parte di coaguli (emboli) che si distaccano da un trombo presente nel sangue. I fenomeni tromboembolici, secondari allo stato infiammatorio persistente, sono subdoli e purtroppo talvolta fatali. Un marker ematico di infiammazione che può essere utilizzato per il monitoraggio della malattia è la Proteina C reattiva. Essa risulta aumentata nella fase acuta di malattia e può essere rivalutata in corso di terapia.
Altre complicazioni della enteropatia proteino-disperdente (PLE) sono rappresentate dalla comparsa di versamento addominale e/o pleurico e lo shock ipovolemico, causate dall’eccessiva perdita di albumine. Il protocollo di monitoraggio del cane con PLE è flessibile e dipendente da diversi fattori: gravità della malattia, terapia impostata, risposta alla terapia ed anche il costo.
Un primo controllo dall’inizio della terapia avviene solitamente a circa 2-3 settimane. La puntualità dei controlli è importante anche per identificare eventuali effetti collaterali associati alla terapia farmacologica impostata corticosteroidea e/o immunosoppressiva.
Gestione dell'Iperlipidemia
Per risolvere l’iperlipidemia è necessario intervenire sulla causa scatenante, effettuando pertanto trattamenti specifici per la malattia. La dieta in questo caso prevede l’utilizzo di alimenti a basso contenuto di grassi, ricchi di acidi grassi Omega-3, fibra idrosolubile e Vitamina E.
E’ molto importante che l’animale sia stato a digiuno per almeno 7-12 ore prima del prelievo di sangue. Se l’alimento è stato assunto poche ore prima del prelievo può infatti esserci un fisiologico aumento dei lipidi nel sangue che si risolve spontaneamente lontano dai pasti.
In conclusione, un aumento del colesterolo o dei trigliceridi negli animali a digiuno è spesso causato da una patologia sottostante, pertanto è opportuno sottoporre i soggetti con iperlipidemia ad un attento esame clinico, a degli esami di laboratorio completi (esame emocromocitometrico, esame biochimico ed esame delle urine) e ad eventuali esami collaterali (es.
Nel paziente anziano questi controlli sono necessari soprattutto in soggetti, che sono in sovrappeso o obesi. Se il tuo cane è anziano, controlla con regolarità che i suoi esami del sangue siano nella norma, chiedi al tuo veterinario di effettuare un’ecografia addominale e alla luce dei risultati di impostare una dieta adeguata allo stato fisiologico del tuo amico a quattro zampe.
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