Olio di Cocco e Colesterolo Alto: La Verità

Negli ultimi anni, l’olio di cocco ha riscosso una notevole diffusione, tanto da essere considerato da molti una fonte di grassi con effetti benefici per l’organismo. Tuttavia, di fronte a pareri contrastanti, è importante fare chiarezza e capire quale sia la verità.

In verità, nessuno che si occupi seriamente di nutrizione ha mai demonizzato (o santificato) niente. Non si demonizzano gli alimenti e neppure gli “elementi” che li compongono, ma si guardano le proporzioni di questi alimenti/elementi nei cibi e la loro frequenza di utilizzo nelle popolazioni. Si osservano quindi le relazioni con le malattie e si danno raccomandazioni per la loro prevenzione. Chi demonizza sono i giornali e giornaletti, i siti bufalari e i sedicenti esperti che di alimentazione ne sanno meno della metà di quanto io so di finanza internazionale.

Cosa contiene l’olio di cocco?

L’olio di cocco si compone al 90% di acidi grassi saturi, oltre che di fosfolipidi, tocoferoli, steroli e sostanze volatili. La presenza dei componenti minori è piuttosto rilevante, dal momento che modula le caratteristiche chimico-fisiche dell’olio di cocco. Le sostanze lipidiche più rappresentative sono gli acidi grassi laurico, miristico e palmitico, con l’acido laurico che occupa tra il 32 e il 51% degli acidi grassi totali. Tale componente, a cui vengono associate le diverse peculiarità dell’olio di cocco, si classifica come acido grasso a catena media.

Olio di cocco e colesterolo: cosa dice la scienza?

Un nuovo studio pubblicato sulla rivista Circulation evidenzia invece che il suo effetto sui fattori di rischio cardiovascolari non è positivo. Infatti, l’olio di cocco a confronto con altri oli vegetali impiegati in cucina aumenta il colesterolo “cattivo” (LDL), senza offrire vantaggi in termini di controllo del peso, della glicemia o dei marker di infiammazione.

L’olio di cocco, ricco di acidi grassi saturi, aumenta il contenuto plasmatico di colesterolo LDL, le famigerate low density lipoproteins che giocano un ruolo così drammatico nell’aterosclerosi. Questa metanalisi, che ha un approccio quantitativo piuttosto che descrittivo e che ha valutato rigorosamente gli studi nell’ambito della prevenzione cardiovascolare, ha avuto questi risultati: l’olio di cocco aumenta la concentrazione del colesterolo LDL e HDL, non ha alcun effetto sui trigliceridi, sul peso corporeo, sull’accumulo di grasso e sui marcatori di glicemia e di infiammazione se paragonato ad altri oli vegetali non tropicali.

Rispetto agli oli vegetali non tropicali, l’olio di cocco ha aumentato significativamente il colesterolo totale di 14,69 mg/dL, il colesterolo LDL di 10,47 mg/dL e il colesterolo HDL di 4 mg/dL. L’olio di cocco non ha influenzato in modo significativo i trigliceridi o i marker di glicemia, infiammazione e grasso corporeo rispetto ad altri oli vegetali non vegetali.

Acido laurico: amico o nemico?

L’olio di cocco ha un alto contenuto di acido laurico, un acido grasso saturo a 12 atomi di carbonio e in misura minore di acido palmitico (16 atomi di carbonio) e miristico (14 atomi di carbonio). Sebbene l’acido laurico sia equiparato ad un acido a media catena (acidi grassi costituiti da soli 6, 8, o 10 atomi di C) esso si comporta biologicamente come gli acidi a lunga catena e viene assorbito e accumulato nei chilomicroni contribuendo all’incremento delle LDL.

Molti di questi studi si riferiscono però ad olii di cocco realizzati con formulazioni speciali composti al 100% da MCT, quindi un prodotto ben diverso da quello presente comunemente sugli scaffali del supermercato dove questi particolari acidi grassi saturi, principalmente l’acido caprilico, costituito da 8 molecole di carbonio e l’acido caprico, a 10 molecole di carbonio, costituiscono solo circa il 14% del totale dei grassi, a fronte di un 44% di acido laurico, molecola a catena leggermente più lunga, di 12 carboni, classificata sempre tra gli acidi grassi a catena media, ma che in termini di metabolismo e digestione subisce in gran parte lo stesso destino metabolico dei suoi compagni a catena ancora più lunga, essendo assorbito insieme ai chilomicroni. Ne consegue quindi che i benefici descritti in letteratura non possano essere applicati sui prodotti commerciali (4).

È bene sottolineare infatti come l’olio di cocco sia costituito da quasi l’87% di acidi grassi saturi, che devono essere assunti in maniera controllata, per evitare nel lungo termine problematiche cardiovascolari, legate prevalentemente all’aumento delle lipoproteine LDL e del colesterolo totale, nonchè anche ad una maggior predisposizione per la comparsa di diabete.

Quindi? quindi dieta mediterranea, movimento e peso nella norma. Somma e totale. A volte non si deve star troppo lì a spiegare.

Olio di cocco e perdita di peso: un mito da sfatare

Un’altra convinzione abbastanza diffusa è che l’olio di cocco sia in grado di “bruciare” il grasso corporeo e possa quindi essere un buon alleato per la perdita di peso. In particolare, è frequentemente impiegato nell’ambito della dieta chetogenica, un approccio dietetico nel quale l’apporto di carboidrati viene totalmente o fortemente ridotto, a favore di un maggiore introito di proteine e lipidi. Dai numerosi studi svolti, però, non è emersa alcuna correlazione tra consumo di olio di cocco e riduzione del tessuto adiposo.

L’assunzione di olio di cocco non ha dimostrato alcun miglioramento clinicamente rilevante nel profilo lipidico e nella composizione corporea rispetto ad altri oli/grassi.

Ecco perché ad oggi il rapporto tra colesterolo LDL e HDL ha perso d’importanza e, soprattutto, non è più sufficiente a giustificare valori di LDL oltre i limiti.

Olio di cocco: usi alternativi

No, non si butta mai via nulla, puoi ad esempio usarlo su capelli e pelle, per cui a seconda del tipo di cute può essere un efficace idratante. Capelli e pelle, ad esempio; l’olio di cocco è un efficace idratante per pelle e capelli.

Conclusioni

Sebbene l’olio di cocco abbia alcune proprietà interessanti, l’etichetta di “superfood miracoloso” è sicuramente esagerata. I suoi benefici non ne giustificano un consumo eccessivo, soprattutto per evitare un aumento del rischio cardiovascolare.

Per noi italiani, nella patria della dieta mediterranea e dell’olio di oliva, potrebbe essere un dato poco significativo, ma in altri paesi, tra cui gli Stati Uniti, l’olio di cocco si è guadagnato la fama di alimento “salutare”, da preferire in cucina, rispetto ad altri oli vegetali.

La frase spesso citata “i grassi saturi innalzano il colesterolo LDL” (chiamato anche impropriamente “cattivo”) non ha quindi molto senso se non inserita nel giusto contesto.

Per le migliori delle ipotesi l’olio extravergine di cocco è una fonte di grassi saturi che si trascina con sé un alone di benefici sulla salute (occorrono però ulteriori ricerche). Ma non è nemmeno un prodotto nocivo per la salute e può tranquillamente essere consumato in modeste quantità. Occorre infatti prestare attenzione alle quantità di calorie assunte durante la giornata; se l’obiettivo è il dimagrimento, prima di preoccuparsi di consumare l’oliodi cocco, bisogna prestare attenzione a ridurre l’introito calorico.

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