Citomegalovirus e Amniocentesi: Interpretazione dei Risultati e Gestione in Gravidanza

Il citomegalovirus (CMV) è un agente infettivo molto comune, tanto che il 60-80% degli adulti presenta anticorpi anti-CMV. Si tratta di un tipo di virus appartenente alla famiglia degli herpesvirus, che può provocare infezioni silenziose o sintomatiche. Il CMV è in grado di infettare la maggior parte degli individui. Spesso non causa sintomi evidenti. I sintomi sono simili a quelli dell'influenza o della mononucleosi e nella maggior parte dei casi l'infezione non ha conseguenze rilevanti.

Rischi del Citomegalovirus in Gravidanza

Durante la gravidanza però contrarre questa infezione diventa estremamente rischioso: il virus potrebbe essere trasmesso al feto, che non è dotato delle armi immunitarie per combatterlo. In questo caso si parla di “citomegalovirus congenito”. Nel caso in cui una donna incinta contragga l’infezione da CMV per la prima volta, parliamo di infezione primaria, che può passare inosservata oppure manifestarsi attraverso sintomi aspecifici. Per la mamma, il rischio principale legato all’infezione da CMV è legato alla possibilità di trasmissione al feto. La donna incinta generalmente non mostra sintomi gravi. I rischi per il bambino sono più preoccupanti. Questa condizione è nota come infezione congenita da CMV ed è la principale causa di disabilità congenite virali negli Stati Uniti e in Europa.

La trasmissione verticale del virus dal sangue materno al feto può avvenire attraverso la placenta e il rischio di trasmissione aumenta nel caso di infezione primaria durante la gravidanza. La trasmissione verticale del CMV avviene nel 30-40% dei casi quando la madre contrae l’infezione primaria durante la gravidanza. La percentuale scende drasticamente se la madre ha già avuto un’infezione da CMV in passato, grazie alla presenza di anticorpi specifici nel suo organismo.

L’infezione primaria da citomegalovirus in gravidanza può portare a conseguenze importanti per il feto, soprattutto se contratta nelle prime settimane di gestazione. Questa infezione può produrre danni di entità variabile al nascituro e riguardare il sistema nervoso centrale, con malformazioni visibili ecograficamente, oppure provocare ritardo mentale, sordità congenita o corioretinite (una patologia della retina che provoca cecità). La presenza del CMV nel feto può determinare una serie di complicanze note come “sindrome da citomegalovirus congenito” (cCMV), che include manifestazioni cliniche variegate come ritardo nello sviluppo psicomotorio, microcefalia, calcificazioni cerebrali, sordità sensorineurale e problemi visivi.

La percentuale scende drasticamente se la madre ha già avuto un’infezione da CMV in passato, grazie alla presenza di anticorpi specifici nel suo organismo. Non tutti i neonati infettati dal CMV al momento della nascita mostreranno sintomi. Circa il 90% dei bambini nati con cCMV sarà asintomatico alla nascita.

Prevenzione e Screening

La prima arma contro il CMV è sicuramente la prevenzione: il CMV si trasmette attraverso i fluidi corporei, quindi una corretta igiene (lavarsi le mani, evitare il contatto con le secrezioni orali, evitare i rapporti sessuali a rischio) può prevenire l'infezione. Per prevenire l’infezione da CMV in gravidanza è essenziale adottare misure preventive quotidiane dato che non esiste attualmente un vaccino efficace contro il Citomegalovirus. Le donne incinte possono ridurre il rischio di contrarre l’infezione lavandosi frequentemente le mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi, specialmente dopo aver cambiato pannolini, asciugato naso a bambini piccoli o aver manipolato giocattoli.

Si tratta però di un virus estremamente comune, tant'è che in gravidanza sarebbe bene eseguire il test di screening. Si tratta di un semplice esame del sangue, attraverso il quale vengono misurati gli anticorpi specifici, detti immunoglobuline. L’esame per il Citomegalovirus può essere effettuato prima della gravidanza come parte del controllo pre-concezionale o all’inizio della stessa come primo screening prenatale.

Interpretazione dei risultati degli esami del sangue

  • IgM positivi/IgG negativi: Potrebbe indicare una recente infezione da CMV.
  • IgM positivi/IgG positivi: Questo risultato può indicare un’infezione recente o una riattivazione di un’infezione passata.
  • IgM negativi/IgG positivi: Questo pattern suggerisce una precedente esposizione al virus e quindi una probabile immunità.
  • IgM negativi/IgG negativi: Indica che la donna non ha mai avuto un’infezione da CMV e quindi non è immune.
  • Aumento del titolo degli anticorpi IgG: In alcuni casi, si osserva un significativo aumento del titolo degli anticorpi IgG nel corso della gravidanza. Questo può essere un segno di una recente infezione primaria o di una riattivazione dell’infezione.

Una volta infettata, la donna produce gli anticorpi IgM e IgG rivolti contro il virus. Se alle analisi gli anticorpi IgM risultano positivi l'infezione è in atto (escludendo le false positività). Se gli anticorpi IgG sono negativi siamo in presenza di un'infezione primaria, la più pericolosa. Se anche le IgG sono positive, può trattarsi di un’infezione primaria recente o una riattivazione o reinfezione. Sarà quindi necessario eseguire il cosiddetto test di avidità (o avidity test) che permette di sapere se l’infezione si è avuta nei tre mesi precedenti o se è avvenuta anteriormente: se ci si è ammalate prima della gravidanza i rischi si abbassano all’1% circa.

Amniocentesi e Diagnosi Fetale

Se è confermata l’infezione primaria in gravidanza, è bene rivolgersi ad una struttura specializzata. Solo con l'amniocentesi si può poi essere sicuri che l'infezione fetale sia in corso, interrompere una gravidanza prima è solo un modo per aggirare il problema, anche perché il citomegalovirus congenito si può prevenire e, nel caso sia già stato trasmesso al feto, si possono limitare di molto o evitare i danni”. In caso di sospetto o conferma di infezione da CMV in gravidanza, l’assistenza medica diventa cruciale. Il monitoraggio ecografico regolare del feto può aiutare a individuare possibili anomalie legate all’infezione da CMV e adottare tempestivamente le misure appropriate.

Trattamento e Terapie

Una cura per questa infezione esiste. Attualmente, non esiste una terapia standardizzata per trattare l’infezione da CMV in gravidanza, ma l’approccio clinico può includere la sorveglianza attenta e, in alcuni casi, l’utilizzo di farmaci antivirali, come il ganciclovir o il valganciclovir, per cercare di ridurre i rischi di complicanze. Consiste nella somministrazione di immunoglobuline specifiche, che abbattono notevolmente il pericolo di trasmissione del virus al feto nel caso in cui non abbia ancora contratto il virus, o lo aiutano a combattere la malattia.

Cominciando le immunoglobuline già in periodo fetale e continuando il trattamento dopo la nascita, unitamente al trattamento antivirale standard, si possono ridurre al minimo i danni causati da virus, e bloccare il virus stesso. Per le donne incinte con infezione primaria da CMV, alcune ricerche suggeriscono che la somministrazione di immunoglobuline iperimmuni possa ridurre il rischio di trasmissione al feto. Se questa terapia non viene somministrata il virus rimane attivo, continuando a danneggiare il sistema nervoso del bambino. In termini di trattamento, non esiste al momento una cura definitiva per l’infezione da CMV, ma vengono spesso impiegati antivirali per limitare i danni nei casi di infezione neonatale.

Le immunoglobuline specifiche sono però ancora considerate una terapia sperimentale, malgrado le ormai numerose pubblicazioni internazionali, e di rado vengono proposte alla gestante. A volte alle donne con infezione primaria, nei casi in cui una terapia viene almeno tentata offerta in ospedale, vengono somministrate le immunoglobuline non specifiche, meno costose di quelle specifiche ma meno efficaci. Purtroppo, oggi, chi volesse affrontare questa terapia per non incorrere nell’opportunità di un aborto deve pagarla nella maggior parte dei casi di tasca propria.

È importante che le donne incinte siano informate sui potenziali rischi e sulle strategie preventive da adottare. È fondamentale sottolineare l’importanza dello screening e della consulenza prenatale. Perché la consapevolezza, riguardo al citomegalovirus in gravidanza, è essenziale per consentire alle future mamme di prendere decisioni informate sulla loro salute e quella dei loro bambini.

In presenza di una pianificazione della gravidanza tramite fecondazione assistita, è quindi raccomandato sottoporsi a specifici test sierologici per valutare la presenza di anticorpi IgG e IgM anti-CMV. La presenza degli anticorpi IgG indica un contatto precedente con il virus e generalmente conferisce immunità protettiva. È importante sottolineare che nell’ambito della fecondazione assistita, l’analisi dello stato immunitario nei confronti del CMV diventa ancora più rilevante. Oltre agli esami specifici peril CMV, le coppie che si avvicinano alla fecondazione assistita dovrebbero essere sottoposte a una serie completa di analisi pre-concezionali. Sia per identificare eventuali fattori di rischio infettivi sia per valutare lo stato generale di salute.

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