Cause dei Trigliceridi Bassi: Cosa Sapere

I trigliceridi sono dei grassi (anche chiamati lipidi) presenti nel sangue e nel tessuto adiposo. I trigliceridi non vanno quindi demonizzati, e in quantità adeguate sono essenziali per il nostro benessere. I problemi iniziano quando le quantità tendono ad essere troppo elevate. I trigliceridi alti rappresentano poi un rischio importante per la salute. Fortunatamente, esistono diversi modi che nella maggior parte dei casi comprendono dei cambiamenti potenzialmente importanti nella dieta e nello stile di vita. Prediligere i grassi “sani”, come quelli contenuti nell’olio extravergine d’oliva e la frutta secca. Invece, i trigliceridi nel sangue possono raggiungere concentrazioni inferiori alla norma a causa di diversi fattori.

Alcuni di questi sono benigni e dipendono dallo stile di vita. Invece, altri corrispondono a patologie potenzialmente gravi. La diagnosi è fondamentale per individuare la cura più idonea. Anche la sintomatologia, collegata alle cause e ai fattori di rischio, rappresenta un’avvisaglia importante a supporto dell’esame del sangue. Ma cosa sono i trigliceridi esattamente? I trigliceridi sono molecole composte da tre acidi grassi legati a una molecola di glicerolo. Questa struttura chimica li rende particolarmente efficienti nel conservare energia in forma concentrata. Il nostro corpo li produce naturalmente, ma possono anche essere introdotti attraverso l'alimentazione, specialmente con cibi ricchi di grassi.

Cosa sono i trigliceridi e a cosa servono?

Innanzitutto, ricordiamo cosa sono e a cosa servono i trigliceridi. Le nostre riserve energetiche vengono accumulate nel tessuto adiposo e nel tessuto muscolare sottoforma di trigliceridi, cha rivestono funzioni di riserva. Quindi, queste riserve energetiche vengono intaccate quando l’organismo ha bisogno di energia per effettuare le reazioni metaboliche. I trigliceridi vengono scissi liberando le loro componenti fondamentali, gli acidi grassi e il glicerolo (come viene definita chimicamente la glicerina).

La prima funzione dei trigliceridi è il ruolo di riserva energetica. La seconda è il preservamento della temperatura corporea. Infine, svolgono una funzione protettiva degli organi interni.

Ipotrigliceridemia: cosa significa?

L’ipotrigliceridemia è una condizione rappresentata da livelli di trigliceridi bassi nel sangue. Al contrario dell’ipertrigliceridemia, che può produrre conseguenze molto gravi, l’ipotrigliceridemia non costituisce generalmente un problema clinico tout-court. Invece, quando il gap rispetto ai valori considerati normali è cospicuo e non transitorio, è opportuno verificare l’eventuale presenza di patologie. In sostanza, i trigliceridi bassi possono rappresentare la spia di un problema ben più grave, come una patologia autoimmune, epatica o intestinale. In questi ultimi casi, ciò che deve essere trattato è la causa primaria dell’ipotrigliceridemia, non l’alterazione dei trigliceridi in sé.

Cause dei Trigliceridi Bassi

Valori bassi di trigliceridi si riscontrano soprattutto in chi pratica esercizio fisico ad alto impatto di tipo aerobico. Il movimento intenso, infatti, stimola il sistema adrenergico che così libera adrenalina e catecolamine, con conseguente incremento del metabolismo energetico e aumento della lipolisi. L’esercizio fisico di tipo aerobico produce un calo dei trigliceridi e delle principali lipoproteine che li trasportano nel sangue, le VLDL (lipoproteine a bassissima densità). Gli allenamenti aerobici a bassa intensità per intervalli di tempo più prolungati sono maggiormente coinvolti nella modulazione dei trigliceridi.

Un'accelerazione del metabolismo energetico si verifica altresì in concomitanza di disturbi della tiroide, in particolare ipertiroidismo e morbo di Graves. La malattia di Graves è una delle cause più diffuse dell’ipertiroidismo. L’ipertiroidismo è una condizione nella quale la tiroide risulta iperattiva e produce un eccesso di ormoni. Gli ormoni liberati dalla tiroide sono la tiroxina (T4, detta anche tetraiodotironina) e la triiodotironina (T3). La prima è quella della stimolazione dei tessuti alla produzione di proteine, destinate a scopi strutturali.

Altre condizioni patologiche che possono provocare ipotrigliceridemia sono la celiachia e la fibrosi cistica. La celiachia (o malattia celiaca) è caratterizzata da un quadro clinico variabilissimo. La celiachia è una patologia infiammatoria cronica di origine genetica che non permette un regolare assorbimento dei nutrienti a livello intestinale. Inoltre, la celiachia può anche essere associata ad altre patologie autoimmuni. Quindi, lo stato prolungato di infiammazione locale può determinare un aumento del rischio di linfomi intestinali.

La fibrosi cistica è la malattia genetica grave più diffusa. Infatti, ha un’incidenza di 1 su 2.500-3.000 nati vivi. E’ una patologia multiorgano, che colpisce in particolare l’apparato respiratorio e quello digerente. La causa della fibrosi cistica è una mutazione del gene CFTR che prende il nome dalla malattia (Cystic Fibrosis Transmembrane Regulator). L’alterazione determina la produzione di muco eccessivamente denso. Quindi, la persona affetta da fibrosi cistica non digerisce né assorbe le sostanze grasse, incluse le vitamine liposolubili (A, D, K, E). Inoltre, si verifica un’importante riduzione della concentrazione di trigliceridi nel sangue.

Attenzione anche alle cosiddette ipobetalipoproteinemie, ovvero un gruppo di patologie rare del metabolismo che determinano steatorrea e malassorbimento. Le ipobetalipoproteinemie sono un gruppo di malattie del metabolismo lipoproteico responsabile di ipotrigliceridemia per una riduzione dell’efficienza dell’assorbimento dei grassi. L’abetalipoproteinemia (ABL o Sindrome di Bassen-Kornzweig) è un caso particolare di ipobetalipoproteinemia in cui queste apolipoproteine sono assenti a causa di una rara mutazione genetica. Un altro sintomo caratteristico è la steatorrea, l’eliminazione di grandi quantità di sostanze grasse non digerite con le feci. I sintomi dell’abetalipoproteinemia esordiscono durante l’infanzia: il bambino con la malattia non cresce in maniera adeguata. Sebbene l’abetalipoproteinemia non riconosca ad oggi una cura, l’assunzione di dosi elevate di vitamina E può ritardare o rallentare la progressione delle lesioni del sistema nervoso centrale.

I trigliceridi bassi sono diagnosticati di frequente nei soggetti che assumono farmaci per il controllo delle dislipidemie, prebiotici e integratori di vitamina C. Sono molecole che possono, nel corso dell’assunzione cronica che richiedono, determinare un abbassamento eccessivo dei trigliceridi. Talvolta l'ipotrigliceridemia può essere causata da un digiuno prolungato, da una rapida perdita di peso negli individui obesi e dalla chirurgia bariatrica. Una dieta troppo drastica può occasionalmente determinare ipotrigliceridemia. Diverso è il caso della malnutrizione che può verificarsi nelle forme gravi di anoressia nervosa o in alcune tipologie di tumore, prime fra tutte le neoplasie di testa e collo (che possono penalizzare anche gravemente la capacità di alimentarsi), o ancora nel caso di malattie neurodegenerative come il Parkinson. L’ipotrigliceridemia può manifestarsi anche dopo un digiuno prolungato, una perdita di peso troppo rapida nei soggetti obesi. Inoltre, quando la rialimentazione dei pazienti malnutriti avviene in condizioni non appropriate, può verificarsi la cosiddetta Sindrome da Rialimentazione, che può paradossalmente peggiorarne il quadro clinico.

C’è un link fra l’ipotrigliceridemia e le patologie autoimmuni? Sembra di sì, anche se la correlazione non è stata ad oggi chiarita. Molti tessuti del corpo, primi fra tutti il tessuto adiposo, il muscolo e i polmoni, sono ricchi di LPL (l’enzima che scinde i trigliceridi in acidi grassi e glicerolo liberando energia). E’ verosimile che nelle malattie autoimmuni un aumentato contenuto o rilascio di LPL da parte di questi tessuti possa ridurre i livelli di trigliceridi nel sangue.

Sintomi dei Trigliceridi Bassi

Nella maggior parte dei casi i trigliceridi bassi non si manifestano con particolari sintomi. Se presenti, essi variano a seconda della causa sottostante (celiachia, ipertiroidismo, fibrosi cistica). In alcuni individui l'ipotrigliceridemia può dar luogo ad alterazioni della digestione e dell'equilibrio intestinale e, dunque, a:

  • Diarrea
  • Pancia gonfia
  • Dolori addominali
  • Perdita di peso
  • Stanchezza
  • Malessere generale
  • Atrofia muscolare

Un basso livello di trigliceridi di solito non presenta alcun significato clinico, non essendo causa di sintomi particolarmente incisivi. Tuttavia, quando il livello di queste molecole diminuisce troppo bruscamente, può indicare la presenza di una patologia autoimmune oppure la genesi di disturbi di tipo metabolico.

Diagnosi dei Trigliceridi Bassi

Per conoscere la concentrazione ematica di trigliceridi è sufficiente sottoporsi ad analisi del sangue. I valori dei trigliceridi nel sangue vengono considerati nei limiti della norma quando sono compresi tra 150 e 199 mg/Dl. Un valore compreso tra 150 e 200 mg/dL è considerato borderline, fra 200 e 400 mg/dL alto e oltre 400 mg/dL altissimo. I trigliceridi bassi vengono diagnosticati mediante un apposito esame di sangue. Ad esso si associa altresì la valutazione ematica dei livelli di colesterolo buono (HDL) e di colesterolo cattivo (LDL). Per misurare la trigliceridemia, è sufficiente effettuare un semplice esame del sangue venoso, da prelevare a digiuno.

Trattamento dei Trigliceridi Bassi

La cura dell'ipotrigliceridemia varia a seconda della causa scatenante e, dunque, non può essere univoca. Se il paziente è sano e i trigliceridi bassi sono la conseguenza di un'attività fisica ad alto impatto, l'unico rimedio efficace consiste nell'adozione di una dieta adeguata. L'ipotrigliceridemia non è una condizione pericolosa per la salute ma non deve essere trascurata. Nel caso di trigliceridi bassi è importante indagare la causa sottostante con opportuni accertamenti, guidati dal medico.

Dal punto di vista dei trattamenti, è possibile intervenire direttamente sui valori dei trigliceridi, aumentandoli con una dieta appropriata. Se l’ipotrigliceridemia origina da un trattamento farmacologico, il medico valuterà come gestire le diverse situazioni caso per caso. Quando l’ipotrigliceridemia interessa un paziente fragile e malnutrito, occorre prestare molta attenzione alla sua alimentazione. Infatti, il rischio è che vada incontro a una Sindrome da Rialimentazione, che può fare precipitare il quadro clinico.

Il regime alimentare, programmato da un nutrizionista dopo un'attenta valutazione, prevede un incremento del consumo dei carboidrati complessi che, ad ogni modo, non deve mai superare il 60% delle calorie totali. Si devono, invece, ridurre le quantità di cibi grassi, industriali ed eccessivamente zuccherati. È consigliabile assumere grassi sani da alimenti come l’olio extravergine di oliva, prodotti ittici ricchi di grassi essenziali, frutta secca, cereali integrali, legumi e frutta di stagione. Bisogna evitare del tutto le bevande alcoliche e smettere di fumare. Può essere opportuno assumere integratori contenenti acidi grassi insaturi che, oltre a stimolare la produzione di trigliceridi, migliorano il funzionamento dell'apparato cardiovascolare e abbassano l'indice di rischio di tutte le patologie collegate. La terapia più indicata deve essere personalizzata a seconda delle esigenze individuali e della gravità del disturbo. È inoltre consigliabile ripetere l'esame del sangue a distanza di un mese su soggetti che abbiano evidenziato una concentrazione di trigliceridi inferiore alla soglia minima tollerabile.

Ad esempio, in un paziente cronico, affetto da tumore (in particolare se del distretto testa-collo, le neoplasie che penalizzano maggiormente l’autonomia nell’alimentazione) o altre gravi malattie, le alterazioni della funzionalità digestiva possono scatenare una diarrea acuta dopo la ripresa della nutrizione. Ad esempio, se il paziente è affetto da disfagia, una condizione che rende difficile la deglutizione, è necessario alimentarlo con cibi soffici, frullati, omogeneizzati. La nutrizione del paziente affetto da fibrosi cistica deve essere ipercalorica e iperproteica. Infatti, le calorie nella dieta del paziente devono raggiungere il 20-50% in più rispetto al suo fabbisogno giornaliero. Per la celiachia, la dieta coincide con il trattamento. Gli alimenti gluten-free in commercio sono identificabili grazie alla presenza sulla confezione di una spiga barrata. Ipobetalipoproteinemia e abetalipoproteinemia vengono trattate con una dieta povera di grassi.

La ricerca ha portato allo sviluppo dei farmaci che hanno cambiato la storia della malattia. I modulatori di CFTR (il gene mutato alla base della patologia) permettono trattamenti personalizzati in grado di intervenire sulla causa del difetto genetico presente in alcune forme della malattia. Inoltre, la prevenzione delle infezioni respiratorie ricorrenti viene ottenuta attraverso aerosol con antibiotici. La chirurgia è indicata per i pazienti con ipertiroidismo provocato dal Morbo diGraves, in caso di insuccesso della terapia farmacologica, della presenza di un gozzo di grandi dimensioni e nei casi di adenoma tossico e gozzo multinodulare.

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