Interpretazione della Radiografia del Ginocchio: Guida Completa

L'artrosi di ginocchio è la perdita del normale rivestimento liscio dell'articolazione che si chiama cartilagine. Una cartilagine malata prende il nome di artrosi quando l’osso è almeno in parte esposto e quindi doloroso. Ma vediamo come possiamo accorgerci se soffriamo di questa malattia.

Segni e Sintomi dell'Artrosi di Ginocchio

  • Dolore: Il dolore generalmente inizia con gradualità dopo attività intense o al contrario dopo essere stati a lungo seduti con il ginocchio piegato. Il dolore si accompagna al carico e al movimento e scompare con il riposo.
  • Limitazione dei movimenti: Ci si può accorgere di non fare più alcuni movimenti per il dolore e di usare maggiormente la gamba opposta per risparmiare quella malata.
  • Rumore: Spesso le ginocchia che si consumano cominciano a fare un rumore meccanico e degli scrosci nel movimento. Questi scrosci sono lo scorrimento di due superfici irregolari l’una sull’altra. Se non causano dolore spesso sono scrosci benigni, mentre se si associano a dolore allora è possibile che siano dovuti ad artrosi di ginocchio.
  • Gonfiore: Il ginocchio può apparire gonfio a fine giornata. Questo avviene perché il ginocchio senza cartilagine si infiamma facilmente con l’attività producendo liquido infiammatorio. Dall’esterno ci si può rendere conto di un ginocchio gonfio perché si forma come un piccolo palloncino davanti sopra la rotula e il ginocchio tira molto quando si prova a piegarlo.
  • Deformità: Un altro elemento che suggerisce un’artrosi è una gamba che si storta verso l’interno o verso l’esterno. Se questa forma si accentua velocemente peggiorando questo è un altro segno di grave artrosi. Se non avete mai avuto le gambe storte e le persone cominciano a notarlo allora è il momento di indagare il problema con una radiografia.

Riassumendo: l’artrosi di ginocchio è una perdita di cartilagine che provoca dolore, gonfiore e deformità agli arti inferiori.

Impatto Clinico dell’Artrosi di Ginocchio

L’ambulatorio del medico di famiglia si riempie frequentemente di pazienti che si presentano con un’artrosi di ginocchio. Il paziente artrosico ha generalmente sorpassato i 65 anni, è sovente sovrappeso e lamenta un dolore a insorgenza lenta, particolarmente ai primi movimenti dopo prolungata immobilità. Il dolore tende ad aggravarsi e può accompagnarsi all’ispezione ad un mutamento dell’asse dell’arto inferiore: in poche parole il consumo spesso asimmetrico del ginocchio tende a farlo deviare verso l’interno o verso l’esterno (ginocchio varo o valgo).

Il problema per chi eroga visite di primo livello è certamente discriminare chi abbia o meno bisogno di una visita specialistica ortopedica e, in fin dei conti, cosa valga la pena operare oppure no. Cercheremo in questo post di chiarire alcuni criteri base nell’esecuzione degli esami diagnostici e nell’orientamento terapeutico.

Presentazione Clinica dell'Artrosi di Ginocchio

Il paziente artrosico lamenta dolore o fastidi da anni che spesso migliorano nella stagione calda secca e peggiorano in autunno inverno. Di solito il problema viene trascurato a lungo e controllato con la progressiva riduzione delle attività: il ginocchio fa male quindi smetto di fare gradualmente le mie normali attività. In realtà dunque dato che il consumo è graduale e progressivo il paziente si rende conto che qualcosa sta andando storto solo quando si supera una certa soglia di consumo e magari le riattivazioni infiammatorie diventano più intense e dolorose.

Esami Diagnostici: Radiografia e Risonanza Magnetica

Pazienti di questa fascia di età e con una presentazione tipica devono eseguire come esame di primo livello una radiografia che ancora è lo strumento più adeguato e sensibile per stadiare l’artrosi.

L’elemento fondamentale per una corretta stadiazione è però il carico: il paziente deve fare la lastra con il peso corporeo (sotto carico) in modo da evidenziare un difetto di cartilagine che è radiotrasparente sulle lastre. Le proiezioni base da richiedere al radiologo sono l’antero-posteriore sotto carico, la laterale, l’assiale di rotula a 45°. Se il ginocchio è valgo il consumo prevalente è posteriore e una proiezione particolare aggiuntiva deve essere richiesta: la proiezione postero-anteriore sotto carico secondo Rosemberg. La risonanza magnetica non deve essere richiesta in un primo momento. Potrebbe essere necessaria solo in un secondo momento quando ci trovassimo di fronte ad un dolore estremamente intenso che non trova un corrispettivo radiografico di consumo. In tal caso il motivo del dolore potrebbe risiedere in una malattia osteocondrale identificabile chiaramente solo in risonanza e non evidente alla radiografia in fase iniziale.

Trattamento Immediato in Attesa degli Esami Diagnostici

Come trattamento di prima linea un buon risultato può essere ottenuto con una terapia antinfiammatoria orale, con il riposo e con l’utilizzo (specialmente in caso di gonfiore) di rimedi topici quali l’argilla verde, in grado di richiamare osmoticamente i fluidi dall’interno con un’azione di immediato sollievo seppur temporaneo del dolore. La terapia infiltrativa dovrebbe essere iniziata dopo l’esecuzione degli accertamenti di base, specialmente se si sospetta la presenza di un’osteonecrosi.

Quando Operare: Criteri per l'Intervento Chirurgico

Non tutte le artrosi di ginocchio devono essere operate. Spesso le artrosi modeste molto dolorose nascondono problemi non visibili ai raggi che non vengono risolti dall’impianto protesico: per esempio una sinovite reumatica o un’origine extrarticolare del dolore.

Il ginocchio che non ha un problema artrosico e viene operato con una protesi non potrà altro che stare peggio dopo che un incauto ortopedico lo ha sostituito con uno di ferro. Le artrosi che vanno operate sono quelle in cui il consumo ha portato radiograficamente l’articolazione “osso su osso”. In questo caso l’assenza completa di cartilagine porta in superficie le terminazioni nervose subcondrali provocando il dolore. Questa è la ragione del dolore artrosico. Quella appena citata è l’unica condizione in cui una protesi funziona nel risolvere il problema al paziente. Le artrosi che non sono “osso su osso” non vanno operate, ma devono essere trattate conservativamente. E’ chiaro però che la valutazione radiografica deve essere eseguita sotto carico secondo le caratteristiche proiettive precedentemente descritte.

Tipologie di Intervento per Artrosi di Ginocchio

Due sono le tipologie principali di protesi impiantabili: la protesi totale e la protesi monocompartimentale. La protesi totale sostituisce tutta l’articolazione incapsulandola come un dente e scivolando fluidamente grazie alla presenza di una plastica assai dura in polietilene. Si tratta dell’intervento necessario nella maggior parte delle artrosi gravi in cui tutta l’articolazione risulta malata. Qualche volta però l’articolazione si ammala in un solo compartimento, generalmente quello interno. In questo caso si può fare un intervento più piccolo di sostituzione della sola parte malata con una protesi monocompartimentale. E’ un intervento di grandissima soddisfazione per medico e paziente: la brutta fama di cui godeva nel passato è dovuta principalmente all’eccessiva indicazione in casi estremi che se ne faceva agli albori. Con la giusta indicazione questo intervento ha un’aggressività molto inferiore alla protesi totale a tutto vantaggio del paziente. Un solo cenno a due altre tipologie di protesi: una è quella femoro-rotulea per chi ha un’artrosi elettivamente concentrata nel compartimento anteriore, l’altra è la bimonocopartimentale che può sostituire le superfici articolari senza toccare i legamenti. Entrambe possono avere uno spazio su pazienti ultra-selezionati.

Il Post-Operatorio: le Tappe per il Recupero

L’intervento chirurgico di protesi al ginocchio è un intervento maggiore di chirurgia ortopedica. Lo sviluppo della tecnologia e della ricerca farmacologica ha fatto si che nel nostro ospedale sia una realtà la chirurgia senza dolore. Abbiamo anche organizzato a Firenze un corso internazionale per confrontarci con i maggiori esperti al mondo di gestione perioperatoria del paziente operato di protesi. Sulla scia di questa evoluzione il paziente operato nel nostro reparto può sperimentare un percorso di recupero senza dolore che prevede le seguenti tappe di recupero:

  • un ricovero di circa 7 giorni (in riduzione)
  • ginnastica riabilitativa per il recupero del movimento completo
  • l’uso di bastoni per circa 6 settimane
  • rimozione dei punti a 20 giorni
  • recupero completo, sentendo il ginocchio come perfettamente normale a 6 mesi dalla chirurgia.

Cosa si può fare senza intervento

I pazienti che non hanno un’artrosi “osso su osso” devono essere trattati conservativamente. L’approccio conservativo si basa su una serie di norme di vita che vanno dalla scelta delle calzature, l’uso di plantari, la perdita di peso corporeo, l’uso di tutori e la gestione ragionata dei farmaci antinfiammatori e ghiaccio.

Affianco a questi semplici provvedimenti c’è la viscosupplementazione, cioè l’introduzione all’interno dell’articolazione di Acido Jaluronico allo scopo di nutrirla, ridurre gli attriti e modulare l’infiammazione. Ne esistono di diversi tipi a seconda dello stadio del consumo articolare con un diverso regime infiltrativo da 3 a 5 somministrazioni oppure in singola dose. Su pazienti con artrosi moderata questo approccio ci ha permesso di controllare i sintomi in maniera molto soddisfacente, specialmente se affiancata alla modificazione dello stile di vita.

Aspetti Riabilitativi

Il ruolo riabilitativo nell’artrosi è di fondamentale importanza e viaggia su un sottile filo in equilibrio tra il movimento articolare e il rinforzo muscolare che sono di grandissimo aiuto per il paziente, e l’infiammazione che è sempre alle porte nel paziente con un’articolazione consumata. Il migliore compromesso è raggiungibile con l’uso della cyclette a bassa resistenza per mantenere la fluidità del movimento, lo stretching per l’elasticità articolare e la ginnastica isometrica o l’idrochinesiterapia per mantenere il tono muscolare. Proprio la ginnastica in acqua merita una particolare menzione per il risultato ottimale che ha per il paziente

Alterazioni Radiologiche Elementari in Radiologia Convenzionali

I segni radiologici caratteristici dell’artrosi consistono in una marcata riduzione della rima articolare, eburneizzazione, formazione di cisti e osteofitosi. Essa può essere complicata da sublussazione, disallineamento, anchilosi fibrosa e formazione di corpi liberi intra-articolari di natura ossea e cartilaginea. Tipicamente, la riduzione della rima articolare è asimmetrica e localizzata prevalentemente nelle zone articolari sottoposte a maggior carico quali lo spazio femoro-tibiale mediale del ginocchio.

In alcune aree la riduzione della rima articolare può essere diffusa, con interessamento dell’intera articolazione (caviglia e articolazioni interfalangee della mano). In seguito alla progressiva scomparsa della cartilagine articolare, l’osso subcondrale va incontro a vari gradi di ipercellularità e di ipervascolarizzazione, evidenziabili radiologicamente con l’eburneazione ossea, per formazione di nuovo tessuto osseo sulle trabecole preesistenti.

Le cisti sono di frequente riscontro nell’artrosi e sono definite in vario modo: cisti sinoviali, cisti sub-condrali, pseudocisti sub-articolari, pseudocisti necrotiche e geodi. Sul piano radiologico, si manifestano come aree radio-trasparenti circoscritte, a limiti netti e di dimensioni variabili (2-20 mm) e si distinguono dalle altre lesioni radio-trasparenti per la molteplicità, la distribuzione segmentale, la sclerosi circostante e l’alterazione di un’articolazione adiacente.

Gli osteofiti sono la più tipica manifestazione dell’artrosi. L’osteofita può essere marginale (escrescenza a livello dei margini, ovvero nei siti dove la cartilagine articolare si continua con la membrana sinoviale e con il periostio, producendo degli “orli” d’osso), centrale (escrescenza a livello delle aree centrali dell’articolazione, che produce un profilo “bozzoluto”), periostale o sinoviale (ispessimento periostale con apposizione ossea) e capsulare (orli d’osso che si sviluppano nei siti d’inserzione della capsula articolare e dei legamenti articolari).

Radiografia Ginocchio Sotto Carico: Cosa è

La radiografia ginocchio sotto carico è una variante specifica della radiografia tradizionale del ginocchio, che viene svolta mentre il paziente sostiene il proprio peso sulle gambe. La radiografia ginocchio sotto carico è alquanto rilevante in determinati scenari clinici poiché fornisce un quadro accurato e ben delineato delle condizioni del ginocchio sotto lo stress del peso corporeo. In una radiografia del ginocchio standard il paziente generalmente è in posizione seduta o sdraiata e l’articolazione del ginocchio non è sottoposta al peso del corpo. La radiografia ginocchio standard è utile per individuare lesioni ossee o fratture, ma non sempre permette di osservare cambiamenti o problemi che si presentano soltanto quando il ginocchio è sotto sforzo.

La radiografia ginocchio sotto carico viene invece svolta mentre il paziente è in piedi, solitamente in posizione eretta e con il peso distribuito uniformemente sui due piedi o in particolari contesti concentrato sul ginocchio interessato. Ciò permette di verificare in che maniera le strutture del ginocchio rispondono al carico.

Per esempio risulta valida per quanto riguarda artrite e osteoartrite, due condizioni che possono provocare un restringimento dello spazio articolare, che è più evidente quando il ginocchio è sotto carico. La radiografia ginocchio sotto carico permette di analizzare la gravità dell’artrite mostrando quanto lo spazio articolare si riduca quando il peso del corpo comprime l’articolazione.

La radiografia sotto carico del ginocchio è poi impiegata per esaminare l’allineamento delle ossa del ginocchio durante l’atto del sostegno, molto importante nella diagnosi di condizioni quali il ginocchio varo o valgo.

Infine dopo interventi chirurgici al ginocchio come la sostituzione dell’articolazione, la radiografia ginocchio sotto carico è in grado di mostrare se vi sono problematiche nell’allineamento o nella posizione dell’impianto.

FAQ Radiografia Ginocchio: le Risposte alle Domande Più Frequenti

Quanto costa una radiografia al ginocchio?

Il costo della radiografia ginocchio in Italia cambia in base della scelta del paziente di affidarsi ad una struttura appartenente al SSN o ad una clinica privata. In una struttura pubblica il costo della radiografia ginocchio varia leggermente in base alla zona geografica e si attesta su circa 40€, mentre in una clinica privata il costo per tale test è compreso solitamente tra i 40 e i 200 euro.

Cosa si vede con la radiografia al ginocchio?

La radiografia al ginocchio è particolarmente efficace nel mostrare le ossa quali il femore, la tibia e la rotula e inoltre permette di individuare eventuali fratture, crepe o lesioni alle ossa e anche condizioni tipo l’usura ossea o deformazioni legate all’età o a patologie quali l’artrite. Infine consente di verificare la crescita ossea anormale o calcificazioni.

Come si fa la radiografia al ginocchio?

Al paziente è consigliato recarsi alla radiografia ginocchio indossando abiti comodi e, una volta arrivato, deve rimuovere oggetti metallici che potrebbero interferire con l’immagini. Il paziente viene poi fatto posizionare sdraiato, seduto o in piedi in base alle immagini di cui ha bisogno il medico. In seguito vengono acquisite le immagini grazie all’attivazione della macchina che emette i raggi X. La procedura di acquisizione è rapida e le immagini vengono poi elaborate e visualizzate su uno schermo o su una lastra.

Per fare la radiografia al ginocchio bisogna spogliarsi?

Per effettuare una radiografia ginocchio solitamente è necessario togliere gli indumenti che coprono la zona del ginocchio per garantire che l’immagine sia chiara e non ostacolata da tessuti o accessori. Non è però sempre indispensabile spogliarsi, generalmente può essere chiesto al paziente di indossare un camice ospedaliero e di levare solo i vestiti che si trovano intorno al ginocchio quali calze o pantaloni.

Tecniche Chirurgiche per Riparare la Cartilagine Danneggiata

  • Microfratture: L'obiettivo è stimolare la crescita di nuova cartilagine articolare creando un nuovo afflusso di sangue.
  • Perforazioni: Alcuni fori multipli vengono praticati nella zona lesionata dell'osso subcondrale con un trapano chirurgico o un filo metallico appuntito.
  • Abrasione (Shaving o Pulizia Cartilaginea): Vengono utilizzati frese ad alta velocità per rimuovere la cartilagine danneggiata e raggiungere l'osso subcondrale.
  • Tecnica ACI (Autologous Chondrocyte Implantation): In una prima fase vengono prelevate cellule sane di cartilagine dal paziente che poi vengono coltivate in laboratorio e fatte crescere di numero per poi impiantarle in una seconda fase nel difetto della cartilagine.
  • Trapianto Osteocondrale Autologo: La cartilagine viene semplicemente trasferita da una parte all'altra della stessa articolazione.
  • Allotrapianto Osteocondrale: Un allotrapianto è un innesto di tessuto prelevato da un donatore di organi.
  • Scaffold Sintetici Trabecolati: Da qualche anno la ricerca ha prodotto tessuti sintetici trabecolati che mimano la struttura della matrice cartilaginea e dell'osso.

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