Cardioaspirina e Colesterolo Alto: Una Guida Dettagliata

Le persone diabetiche sono esposte a un rischio di malattie cardio-vascolari da 2 a 3 volte superiore rispetto ai non diabetici.

Studi condotti per molti anni e su decine di migliaia di pazienti indicano che è possibile ottenere una sostanziale riduzione del rischio di eventi cardio-vascolari acuti sia nel diabete di tipo 1 che di tipo 2 con l’assunzione sistematica di aspirina.

L’ischemia, l’infarto e l’ictus sono quindi solo la fase finale di una lunga ‘malattia’ dell’arteria conseguente a una serie di squilibri (i fattori di rischio cardiovascolare) che durano per anni o decenni.

L’iperglicemia è uno di questi, ma anche l’ipercolesterolemia (specialmente il colesterolo LDL), l’ipertensione arteriosa, il fumo di sigaretta, sedentarietà e altri ancora.

Cos'è la Cardioaspirina e Come Agisce?

La cardioaspirina è un farmaco in grado di bloccare l’azione dell’enzima ciclossigenasi COX1 che, a sua volta, induce il blocco della sintesi del trombossano A2, una molecola che favorisce l’aggregazione delle piastrine.

Grazie a questa azione è così in grado di ridurre la formazione di trombi e, quindi, il rischio di ostruzioni all’interno dei vasi sanguigni.

Il principio attivo della cardioaspirina è l’acido acetilsalicilico che, ad un dosaggio un po' più alto (noto come aspirina), ha un’azione antinfiammatoria e agisce anche come antipiretico e analgesico.

Invece, la cardioaspirina (nota anche come aspirinetta), contiene un dosaggio inferiore di acido acetilsalicilico e svolge pertanto un’azione antitrombotica.

A Cosa Serve la Cardioaspirina?

Grazie alla sua azione antitrombotica, la cardioaspirina viene prescritta per la prevenzione delle malattie cardiovascolari (CVD), come ad esempio l’infarto del miocardio o l’ictus cerebrale, tra le principali cause di morte, responsabili di oltre un decesso su quattro.

Cardioaspirina nella Prevenzione Cardiovascolare Secondaria

Il beneficio dell’uso cronico di cardioaspirina nella prevenzione cardiovascolare secondaria, cioè nelle persone che hanno già avuto una malattia cardiovascolare, è stato ampiamente dimostrato in diversi studi clinici condotti su ampie popolazioni.

Questo farmaco, quindi, è raccomandato dalle Linee Guida nella prevenzione secondaria quando il beneficio nel ridurre il rischio di avere un evento vascolare supera i rischi associati all’insorgenza di effetti collaterali.

Il rapporto rischio/benefico, come per ogni farmaco, deve sempre essere valutato dal medico sulla base delle caratteristiche del singolo paziente.

Cardioaspirina nella Prevenzione Cardiovascolare Primaria

L’uso della cardioaspirina in prevenzione cardiovascolare primaria, ovvero nelle persone che non hanno ancora avuto una malattia cardiovascolare, rimane controverso.

Infatti, in questa popolazione la probabilità di sviluppare un evento trombotico è più bassa rispetto a chi invece ha già avuto un primo episodio.

In questi casi, è importante valutare il rischio cardiovascolare bilanciandolo con quello di poter subire effetti indesiderati legati alla terapia.

Il rischio cardiovascolare viene calcolato dal medico sulla base dei fattori di rischio della persona (età, sesso, fumo, pressione arteriosa, colesterolo totale e HDL, diabete), in modo da stimare la probabilità che si verifichi un evento trombotico negli anni successivi.

Sulla base di questi presupposti, la cardioaspirina può essere prescritta, in prevenzione primaria, nelle persone considerate ad elevato rischio cardiovascolare, cioè che hanno una probabilità di oltre il 20% di avere un primo evento cardiovascolare nei 10 anni successivi.

Questa probabilità viene calcolata sulla base delle carte di rischio del Progetto Cuore dell'Istituto Superiore di Sanità.

In questo contesto va considerato che i diabetici hanno un rischio cardiovascolare 2-4 volte più elevato rispetto ai non diabetici e un rischio di mortalità cardiovascolare da 1.5 a 4.5 volte superiore rispetto alla popolazione generale.

Perciò l’uso della cardioaspirina nei diabetici, anche se non hanno ancora avuto un primo evento trombotico, può essere indicato per prevenire un primo evento cardiovascolare purché non siano presenti controindicazioni all’uso di questo farmaco (Linee Guida della Società Europea di Cardiologia ESC per la gestione della malattia cardiovascolare nel diabete).

Sulla base di una recente revisione della letteratura scientifica, le raccomandazioni sull’uso della cardioaspirina per la prevenzione primaria degli eventi cardiovascolari sono state aggiornate in relazione all’età.

Dai 40 anni in su, nelle persone con aumentato rischio cardiovascolare, ma senza storia di malattie cardiovascolari, il farmaco ha un beneficio modesto nel ridurre il rischio di infarto del miocardio e ictus cerebrale.

In questi casi, i vantaggi derivanti dall'assunzione del farmaco aumentano con l'aumentare del rischio cardiovascolare e il beneficio aumenta nel corso della vita.

Tuttavia, l'uso cronico di cardioaspirina espone al potenziale rischio di avere anche effetti collaterali, come sanguinamento gastrico o cerebrale, che sono tra quelli più gravi.

Il rischio di sanguinamenti aumenta nei più anziani, oltre i 60 anni, per i quali non sarebbe consigliabile iniziare la terapia con cardioaspirina in prevenzione primaria.

Rimane comunque sempre compito del medico valutare coloro che presentano un rischio cardiovascolare elevato a fronte di un basso rischio di sanguinamento, per poter decidere se sia opportuno iniziare la terapia con cardioaspirina in prevenzione primaria.

Quando Prendere la Cardioaspirina

Come già spiegato in precedenza, la prescrizione di cardioaspirina è raccomandata per coloro che hanno già avuto un evento trombotico, come un infarto del miocardio o un ictus cerebrale (quindi come prevenzione cardiovascolare secondaria).

Invece, qualora il medico ritenesse opportuno prescriverla in prevenzione primaria, valuterà il profilo di rischio cardiovascolare della persona monitorando attentamente l’eventuale insorgenza di effetti collaterali una volta iniziata la terapia con cardioaspirina.

Cardioaspirina e Gravidanza

L'aspirina e i farmaci antinfiammatori non steroidei sono da assumere con molta cautela in gravidanza e sono del tutto controindicati nel III trimestre per il rischio di chiusura del dotto di Botallo, vaso importante per la circolazione sanguigna fetale.‍

Questa prudenza non riguarda, però, l'uso di basse dosi di aspirina (cardioaspirina) come farmaco antiaggregante.

Al contrario, in alcuni casi il farmaco può avere dei benefici per lo sviluppo fetale.

Questo avviene, per esempio, nelle donne che hanno una predisposizione genetica a sviluppare piccoli trombi (trombofilia).

La cardioaspirina, infatti, riducendo il rischio che si formino questi trombi, diminuisce la probabilità che il feto cresca meno del normale o che si possa andar incontro ad aborto.

Un'altra indicazione all'uso di aspirina a basse dosi in gravidanza è nelle donne che hanno un alto rischio di sviluppare una patologia della gravidanza chiamata pre-eclampsia (o gestosi), caratterizzata da pressione alta e presenza di proteine nelle urine.

La cardioaspirina è risultata efficace nel ridurre il rischio di questa malattia e il suo impatto sul feto (per esempio rallentamento della crescita).

‍La cardioaspirina può essere assunta anche durante il III trimestre di gravidanza: a oggi non sono segnalati casi di chiusura del dotto di Botallo in caso di assunzione di questo farmaco.

Effetti Collaterali della Cardioaspirina

Tra gli effetti collaterali più rilevanti della cardioaspirina sono riportati:

  • Sanguinamenti a livello gastrointestinale e cerebrale.
  • Rischio di compromissione della funzionalità renale.

Particolare attenzione va rivolta a quelle persone che, per le condizioni cliniche o per l’età (più anziani o più fragili), potrebbero incorrere in un maggior rischio di sanguinamento o complicanze renali.

Sarà compito del medico valutare per ogni paziente i rischi e i benefici derivanti da un trattamento a lungo termine con cardioaspirina.

Ulteriori Considerazioni

In presenza di una lesione vascolare (per esempio di una ferita) scatta un complesso meccanismo teso a prevenire emorragie.

Uno degli elementi chiave di questo meccanismo è rappresentato dalle piastrine, che circolano nel sangue isolate.

Questa sostanza ha un potente effetto vasocostrittore e contemporaneamente induce le piastrine ad aggregarsi, come avviene in presenza di una lesione vascolare per prevenire emorragie.

Si formano così sulla parete delle arterie grumi ‘appiccicosi’ ai quali possono aggregarsi particelle di grasso o altro che ne aumentano il volume.

Esistono non meno di 145 studi clinici controllati di tipo prospettico (eseguiti seguendo nel tempo un gruppo di soggetti) sull’uso di antiaggreganti piastrinici somministrati a soggetti già colpiti da infarto miocardico, episodi ischemici cerebrali di vario grado (stroke, ictus), malattie coronariche come l’angina o in pazienti già sottoposti a by-pass, angioplastica o altro tipo di intervento.

Physicians’ Health Study rappresenta un esempio di studio di prevenzione primaria che ha valutato gli effetti di una dose quotidiana di 325 mg di ‘aspirina’ in un’ampia popolazione di maschi esenti da patologia cardiovascolare.

Nello studio HOT (Hypertension Optimal Treatment Trial), pubblicato nel 1998, oltre alla valutazione degli effetti di una efficace correzione della pressione arteriosa è stato saggiato l’effetto di 75 mg al giorno di aspirina, rispetto a placebo, in 18.790 soggetti ipertesi, inclusi 1.501 diabetici.

I possibili rischi per la salute derivanti da un trattamento cronico con acetilsalicilico sono di gran lunga inferiori rispetto ai benefici che se ne possono ricavare il termini di riduzione del rischio di infarto miocardico acuto.

Il principale rischio del trattamento cronico con acido acetilsalicilico è rappresentato da un danno della parete dello stomaco e da emorragia digestiva.

Effetti minori, anche a dosi basse, sono rappresentate da epistassi (sangue da naso) ed ecchimosi (lividi) ma solo in una minoranza di pazienti.

Lo studio Early Treatment Diabetic Retinopathy (ETDRS) ha documentato che l’uso cronico di acido acetilsalicilico non fa aumentare il rischio di emorragie retiniche né quello di una progressione della retinopatia.

La metanalisi APT (Anti-Platelet Trials) ci fornisce dati interessanti relativi a 30 studi clinici a riprova del fatto che il dosaggio di acido acetilsalicilico compreso tra 500 e 1500 mg al giorno determinava una riduzione del rischio cardiovascolare del 21%, laddove in un altro studio condotto su 5000 pazienti induceva una riduzione del rischio del 29%.

Una bassa dose giornaliera di aspirina potrebbe anche proteggere le persone che l’assumono per diminuire il rischio di infarto e ictus dal cancro al colon-retto.

Il farmaco può causare sanguinamento nello stomaco e nel cervello, quindi queste indicazioni non si possono applicare a chi soffre di disturbi emorragici.

Secondo le nuove linee guida, possono beneficiare maggiormente degli 81 milligrammi di aspirina al giorno gli adulti tra i 50 e i 59 anni che hanno almeno il 10% di rischio di avere un infarto o un ictus nel decennio successivo.

Le indicazioni non sono valide per i sessantenni perché il rischio di emorragia aumenta con l’età.

“Così come per il cancro al colon-retto, l’aspirina potrebbe ridurne il rischio agendo su un percorso biochimico usato dal tumore per crescere.

L’aspirina è un farmaco antinfiammatorio non steroideo (FANS), usato in genere come analgesico; è tuttavia in grado anche impedire la formazione di coaguli ematici.

L’aspirina può causare sanguinamenti in molte parti del corpo, particolarmente nel cervello o nel tratto gastroenterico, compreso lo stomaco, perché rende più fragile e predispone al sanguinamento il rivestimento gastrico.

Le confermo l'importanza del trattamento medico con farmaci antiaggreganti, come l'aspirina a basso dosaggio, e ipolipemizzanti, come la lovastatina, come pilastri fondamentali nella gestione farmacologica delle malattie cardiovascolari.

Questi trattamenti sono ampiamente riconosciuti per la loro efficacia nel ridurre in modo significativo il rischio di gravi eventi cardiovascolari, specialmente nei pazienti con diabete e altri fattori di rischio associati.

Questi fattori includono ipertensione, fumo di sigaretta, familiarità per malattie cardiovascolari. Per questi pazienti, è raccomandato un target di LDL inferiore ai 70 mg/dL per minimizzare il rischio di future complicanze cardiovascolari.

Conformemente alle linee guida della European Society for Vascular Surgery (ESVS) sulla gestione della patologia carotidea aterosclerotica, l'aspirina a basso dosaggio è raccomandata per pazienti con stenosi carotidea asintomatica nella prevenzione di eventi ischemici cerebrovascolari, specialmente in presenza di placche aterosclerotiche significative.

È fondamentale eseguire un follow-up periodico tramite ecocolorDoppler dei tronchi sovra-aortici per monitorare la progressione della patologia ateromasica carotidea che nel caso di suo padre non è ancora significativa (< 70%).

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