L'aspirina è un farmaco antinfiammatorio non steroideo (FANS), usato in genere come analgesico, ma è in grado anche di impedire la formazione di coaguli ematici.
Aspirina e Malattie Cardiovascolari
Studi condotti per molti anni e su decine di migliaia di pazienti indicano che è possibile ottenere una sostanziale riduzione del rischio di eventi cardio-vascolari acuti sia nel diabete di tipo 1 che di tipo 2 con l’assunzione sistematica di aspirina. Le persone diabetiche sono esposte a un rischio di malattie cardio-vascolari da 2 a 3 volte superiore rispetto ai non diabetici (1).
Esistono non meno di 145 studi clinici controllati di tipo prospettico (eseguiti seguendo nel tempo un gruppo di soggetti) sull’uso di antiaggreganti piastrinici somministrati a soggetti già colpiti da infarto miocardico, episodi ischemici cerebrali di vario grado (stroke, ictus), malattie coronariche come l’angina o in pazienti già sottoposti a by-pass, angioplastica o altro tipo di intervento.
Nello studio HOT (Hypertension Optimal Treatment Trial), pubblicato nel 1998, oltre alla valutazione degli effetti di una efficace correzione della pressione arteriosa è stato saggiato l’effetto di 75 mg al giorno di aspirina, rispetto a placebo, in 18.790 soggetti ipertesi, inclusi 1.501 diabetici.
La metanalisi APT (Anti-Platelet Trials) ci fornisce dati interessanti relativi a 30 studi clinici a riprova del fatto che il dosaggio di acido acetilsalicilico compreso tra 500 e 1500 mg al giorno determinava una riduzione del rischio cardiovascolare del 21%, laddove in un altro studio condotto su 5000 pazienti induceva una riduzione del rischio del 29%.
Secondo le nuove linee guida, possono beneficiare maggiormente degli 81 milligrammi di aspirina al giorno gli adulti tra i 50 e i 59 anni che hanno almeno il 10% di rischio di avere un infarto o un ictus nel decennio successivo. Le indicazioni non sono valide per i sessantenni perché il rischio di emorragia aumenta con l’età.
Conformemente alle linee guida della European Society for Vascular Surgery (ESVS) sulla gestione della patologia carotidea aterosclerotica, l'aspirina a basso dosaggio è raccomandata per pazienti con stenosi carotidea asintomatica nella prevenzione di eventi ischemici cerebrovascolari, specialmente in presenza di placche aterosclerotiche significative.
Colesterolo e Rischio Cardiovascolare
L’ischemia, l’infarto e l’ictus sono quindi solo la fase finale di una lunga ‘malattia’ dell’arteria conseguente a una serie di squilibri (i fattori di rischio cardiovascolare) che durano per anni o decenni. L’iperglicemia è uno di questi, ma anche l’ipercolesterolemia (specialmente il colesterolo LDL), l’ipertensione arteriosa, il fumo di sigaretta, sedentarietà e altri ancora.
In visita cardiologica, in considerazione del colesterolo 200 (medio rischio), HDL 37 (>40) LDL 149 (40-130) trigliceridi 95 (20-150) e di questi esami è stata prescritta lovastatina. Per questi pazienti, è raccomandato un target di LDL inferiore ai 70 mg/dL per minimizzare il rischio di future complicanze cardiovascolari.
Punto primo: ci troviamo di fronte a una persona con almeno due fattori di rischio cardiovascolare meritevoli di correzione: ipertensione e ipercolesterolemia. L’ipertensione è già in trattamento farmacologico (con ACE-inibitore) mentre mi pare di capire che una terapia per l’ipercolesterolemia (statina) è stata proposta, ma non è ancora stata ben definita.
1: è necessario abbassare i livelli di colesterolo? La risposta è assolutamente sì, e occorre portare i valori di LDL (colesterolo “cattivo”) a meno di 70 mg/dl, poiché la presenza di malattia vascolare richiede una forte diminuzione dei livelli per compensare il rischio. Come fare? Con una corretta alimentazione e con l’attività fisica prima di tutto, ma quasi certamente anche con un aiuto farmacologico. Qui si parla genericamente di “statine”, ma le statine non sono tutte uguali per potenza di azione: visto il dosaggio di 5 mg, immagino sia stata proposta la rosuvastatina, che è una statina ad alta intensità.
Rischi e Benefici dell'Aspirina
I possibili rischi per la salute derivanti da un trattamento cronico con acetilsalicilico sono di gran lunga inferiori rispetto ai benefici che se ne possono ricavare il termini di riduzione del rischio di infarto miocardico acuto. Il principale rischio del trattamento cronico con acido acetilsalicilico è rappresentato da un danno della parete dello stomaco e da emorragia digestiva. Effetti minori, anche a dosi basse, sono rappresentate da epistassi (sangue da naso) ed ecchimosi (lividi) ma solo in una minoranza di pazienti.
L’aspirina può causare sanguinamenti in molte parti del corpo, particolarmente nel cervello o nel tratto gastroenterico, compreso lo stomaco, perché rende più fragile e predispone al sanguinamento il rivestimento gastrico. Il farmaco può causare sanguinamento nello stomaco e nel cervello, quindi queste indicazioni non si possono applicare a chi soffre di disturbi emorragici.
Lo studio Early Treatment Diabetic Retinopathy (ETDRS) ha documentato che l’uso cronico di acido acetilsalicilico non fa aumentare il rischio di emorragie retiniche né quello di una progressione della retinopatia.
Tuttavia, in un caso come questo in cui la malattia vascolare è di modesta entità e non c’è stata alcuna manifestazione clinica in passato, l’opportunità di assumere aspirina va attentamente pesata contro il rischio di sanguinamento indotto dalla stessa. I grandi studi condotti sull’argomento non hanno mai dimostrato un vantaggio assoluto nell’assunzione di aspirina in prevenzione primaria, proprio perché quanto si guadagna in termini di riduzione di eventi cardiovascolari viene perso in aumento di eventi emorragici.
"Questo è il primo studio a riportare che tra gli individui con almeno un fattore di rischio per l'insufficienza cardiaca, quelli che assumevano l'aspirina avevano maggiori probabilità di sviluppare successivamente la condizione rispetto a quelli che non usavano il farmaco", ha affermato l'autore dello studio, il dott. Blerim Mujaj dell'Università.
Il Dr. Mujaj ha dichiarato: "Questo è stato il primo ampio studio a indagare la relazione tra l'uso di aspirina e l'insufficienza cardiaca incidente in individui con e senza malattie cardiache e almeno un fattore di rischio. L'aspirina è comunemente usata - nel nostro studio un partecipante su quattro era prendendo il farmaco. In questa popolazione, l'uso di aspirina è stato associato a insufficienza cardiaca incidente, indipendentemente da altri fattori di rischio".
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