L'ipoglicemia del neonato consiste in un abbassamento del livello di concentrazione di glucosio nel sangue. Il termine ipoglicemia si riferisce a un basso contenuto di glucosio nel sangue. Il glucosio è uno zucchero ed è la principale fonte di energia per l’organismo. L'ipoglicemia è una riduzione del glucosio nel sangue che può portare problemi alla funzione cerebrale.
Ipoglicemia Neonatale: Fisiologia e Adattamento
In tutti i neonati, umani e animali, è fisiologico un transitorio calo del glucosio nel sangue, fa parte dell’adattamento alla vita extrauterina e non provoca sintomi. Diversa è la situazione per il neonato a rischio (perché prematuro, malato, o con un allattamento che sta stentando a decollare), che tende a dormire molto e poppare poco, in cui anche un intervallo di 4 ore può essere eccessivo e che va svegliato attivamente e a cui va offerto il seno o il latte in altro modo.
Monitoraggio e Gestione dell'Ipoglicemia Neonatale
Se è certamente importante monitorare attentamente la glicemia del neonato prematuro, piccolo per la data gestazionale, o con qualche patologia, non ha senso monitorare sistematicamente, come in molti punti nascita avviene, il livello di glucosio dopo la nascita, nei neonati sani, a termine, senza sintomi, allattati al seno. Infatti, molto spesso un glucosio “troppo basso” innesca per reazione un intervento di allontanamento del neonato dalla mamma e la somministrazione di formula per lattanti o glucosata (acqua e zucchero), il che a sua volta può causare reazioni a catena, oltre a costituire un ostacolo al buon avvio dell’allattamento al seno.
La ABM (Academy of Breastfeeding Medicine) ha redatto un protocollo per il monitoraggio e la gestione dell’ipoglicemia neonatale. Riguardo alle modalità di monitoraggio, afferma: “Lo screening per il glucosio dovrebbe essere attuato solo per i neonati a rischio e per quelli che mostrano segni clinici compatibili con un quadro di ipoglicemia. L’allattamento precoce non dovrebbe essere impedito solamente perché il neonato presenta segni compatibili con la necessità di monitoraggio del glucosio”. In effetti, non separare il bambino dalla mamma, non stressarlo e favorire l’allattamento al seno è anzi la terapia di elezione per il bambino ipoglicemico.
Come afferma il dottor Jack Newman, uno dei massimi esperti mondiali di allattamento al seno, “Non c’è ragione per un bambino a rischio di ipoglicemia (es. figli di madri diabetiche) di essere automaticamente trasferito alle unità di cure speciali. Dovrebbe stare invece con la madre, pelle a pelle, essere nutrito a richiesta e lo staff infermieristico dovrebbe aiutare assicurandosi che il bambino poppi bene al seno. La diatriba sull’ipoglicemia è futile perché basata su generalizzazioni. Non c’è motivo di preoccuparsi di una possibile ipoglicemia in un neonato sano nato a termine, ben nutrito ed idratato, allattato esclusivamente al seno, solo perché occasionalmente si fa una dormita di 6 ore.
Quindi tutto sta alla valutazione individualizzata della situazione, con cura ma senza allarmismi. Betty Crase in Questo articolo alla fine conclude: “Per tutti i neonati a termine, nello studio di Hawdon, il fattore con maggior influenza sul valore del glucosio nel sangue è stato l’intervallo fra le poppate, con il raggiungimento dei valori più bassi quando gli intervalli erano prolungati. Intervalli fino a otto ore fra le poppate però non erano collegati a concentrazioni eccessivamente basse di glucosio nel sangue.
Glicemia: Fattori Influenzanti e Valori di Riferimento
La glicemia non è mai stabile perché influenzata da alimentazione, stress, farmaci ecc. oltre che da una particolare organizzazione interna. La glicemia è la concentrazione di glucosio nel sangue e si indica in mg/dl. Il glucosio è la principale fonte di energia per le cellule dell’organismo. I valori di riferimento per la glicemia vanno considerati a digiuno. In linea generale, si considerano desiderabili valori compresi tra 70 e 100 mg/dl.
Nei neonati, ad esempio, può essere considerato normale anche un valore inferiore a 70 mg/dl (ma mai al di sotto dei 40 mg/dl). In un individuo sano, il livello normale della glicemia a digiuno varia fra 70-100 mg/dl. Nelle persone anziane, al contrario, sono considerati tollerabili anche valori di poco superiori ai 100 mg/dl.
Quando si Parla di Ipoglicemia?
In generale, i valori normali dovrebbero essere > 70-80 mg/dL, mentre una glicemia < 40-45 mg/dL indica ipoglicemia. Secondo le raccomandazioni della Pediatric Endocrine Society pubblicate nel 2015, il valore normale della glicemia a digiuno è 70-100 mg/dl, dall’età neonatale all’età adulta. Una glicemia al di sotto di tale range si considera pertanto ipoglicemia spontanea, anche in assenza di sintomi. Al termine del test del digiuno viene invece considerato diagnostico per ipoglicemia un valore inferiore a 50 mg/dl.
L’ipoglicemia è una condizione che può capitare (anche con una certa frequenza) ai pazienti diabetici, che assumono farmaci ipoglicemizzanti orali o insulina. Esistono poi altre patologie che possono provocare ipoglicemia, anche se più raramente. L'ipoglicemia, definita comunemente da livelli di glucosio nel sangue uguali o inferiori a 55 mg/dl, si manifesta con sintomi a carico del sistema nervoso centrale e autonomo.
Ipoglicemia: Sintomi
I sintomi dell’ipoglicemia variano molto a seconda della gravità e si manifestano solitamente per valori di glicemia inferiori a 60 mg/dl. Crisi ipoglicemica possono verificarsi anche durante la notte. In questi casi, come comprensibile, risulta più complicato riconoscere rapidamente i sintomi. I tessuti che utilizzano il glucosio come fonte principale di energia sono prevalentemente il cervello, il cuore e i muscoli. La gravità e la frequenza di tali sintomi possono variare in base alla rapidità con cui il livello di glucosio nel sangue scende; molti bambini presentano sintomi solo quando tali livelli raggiungono un punto critico.
Neonati a Rischio di Ipoglicemia
I neonati, specialmente quelli nati prematuramente, poco sviluppati per l’età gestazionale, figli di madri diabetiche o sottoposti a notevole stress alla nascita, sono a rischio. Da notare è che i bambini piccoli o prematuri hanno spesso depositi di glicogeno bassi e diventano ipoglicemici a meno che non siano alimentati presto e spesso. I neonati di madri diabetiche hanno iperinsulinemia causata da alti livelli di glucosio materni; possono sviluppare ipoglicemia transitoria dopo la nascita, quando il glucosio materno è ritirato.
Sebbene l'iperinsulinismo sia transitorio nella maggior parte dei casi, cause meno frequenti e di lunga durata comprendono l'iperinsulinismo congenito, l'eritoblastosi fetale grave e la sindrome di Beckwith-Wiedemann. L'iperinsulinismo determina una rapida caduta del glucosio sierico nelle prime 1-2 ore dopo la nascita, quando si interrompe l'apporto continuo di glucosio dalla placenta. Anche se l'insulina è il fattore primario, i livelli di glucosio dipendono anche dall'ormone della crescita, dal cortisolo e dai livelli di ormone tiroideo.
Cosa Fare in Caso di Calo Glicemico?
Quando si manifesta l’ipoglicemia, è importante intervenire ai primissimi sintomi. Se si ha a disposizione un glucometro, la prima cosa ovvia da fare è effettuare una misurazione dei livelli di glucosio nel sangue.
La Regola del 15
Ai primi sintomi di un calo glicemico lieve, è possibile porre rimedio attuando la cosiddetta Regola del 15. Se la persona è cosciente, la crisi può essere infatti scongiurata assumendo 15g di zuccheri semplici (che corrispondono a 3 zollette di zucchero). A distanza di 15 minuti dal calo glicemico, il problema può ritenersi superato se il livello di glicemia risale al di sopra di 60-70 mg/dl e spariscono i sintomi. In tal caso, è consigliabile consumare una fonte di carboidrati complessi (crackers o biscotti secchi). Quando il calo di glicemia è particolarmente grave e i sintomi includono anche la perdita di coscienza, è assolutamente vietato cercare di far bere o mangiare qualcosa al paziente.
Terapia
La terapia ha lo scopo di riportare il soggetto ad avere normali livelli di glucosio nel sangue. Questo può avvenire attraverso la somministrazione di zucchero per bocca o di una soluzione glucosata per via endovenosa. Nelle forme più gravi, la cura deve prevenire l'isorgere di problematiche al sistema nervoso centrale. Nelle ipoglicemie legate a iperinsulinismo o problemi del metabolismo, la terapia si basa su uno specifico approccio dietetico e farmacologico.
Lo scopo della terapia è quello di ristabilire i livelli ematici del glucosio entro valori normali, arrestando la sintomatologia clinica, attraverso la somministrazione di zucchero per bocca e/o di soluzione glucosata per via endovenosa. Nelle forme più severe e protratte, l'intervento terapeutico deve prevenire la possibile insorgenza di danni a carico del sistema nervoso centrale.
Terapie farmacologiche sono disponibili per alcuni disordini, come l’iperinsulinismo o i deficit ormonali. La terapia nutrizionale è fondamentale in alcune malattie, come le glicogenosi o l’intolleranza ereditaria al fruttosio.
Prevenzione dell'Ipoglicemia
L’ipoglicemia si previene evitando il digiuno prolungato ed assumendo una dieta iperglucidica. L’alimentazione può risultare di grande aiuto nel prevenire cali di glicemia. Mangiare in maniera corretta è importante sia per i pazienti diabetici, sia per chi ha una glicemia costituzionalmente più bassa. Ma quali sono gli accorgimenti alimentari da attuare, quindi, per prevenire crisi ipoglicemiche?
Importanza dell'Alimentazione e Indice Glicemico
L’indice glicemico è un numero che indica il modo in cui un dato alimento innalza la glicemia rispetto al glucosio semplice. Più l’indice glicemico è basso rispetto al 100 del glucosio e più lentamente gli zuccheri vengono rilasciati nel sangue. Gli alimenti a basso indice glicemico sono alimenti ricchi sia di carboidrati che di fibre. L’indice glicemico di un pasto può anche essere diminuito includendo fonti di fibre, che rallentano l’assorbimento dei carboidrati.
La dieta e lo stile di vita giocano un ruolo cruciale nella gestione dell'ipoglicemia nei bambini. Piani alimentari ben strutturati possono aiutare a regolare i livelli di glucosio, apportando benefici ai bambini affetti. Un'adeguata pianificazione alimentare e una moderazione nell'assunzione di zuccheri possono contribuire a stabilizzare i livelli di glucosio. In aggiunta, un programma di esercizio fisico regolare favorisce il mantenimento di livelli ottimali di zucchero nel sangue.
Test Diagnostici e Monitoraggio
Laddove possibile un “campione critico” per identificare la causa dell’ipoglicemia dovrebbe essere prelevato nel momento di una ipoglicemia spontanea. In assenza del “campione critico”, è necessario indurre l’ipoglicemia mediante un test del digiuno, la cui durata è calibrata in funzione dell’età del bambino. Dopo aver notato i sintomi, una rapida risposta consente agli operatori sanitari di determinare la causa e di sviluppare un piano terapeutico personalizzato per prevenire ricorrenti episodi di ipoglicemia. Se l'ipoglicemia viene confermata, il pediatra potrebbe consigliare un monitoraggio regolare a casa.
Misurazione della Glicemia: Metodi Tradizionali e Innovativi
I misuratori tradizionali con pungidito sono i classici glucometri a cui siamo abituati a veder utilizzare ai pazienti diabetici. Il misuratore glicemia senza puntura, invece, è un dispositivo tecnologico innovativo. Per la misurazione, si avvale di sensori indossabili che possono essere cambiati con cadenze variabili (anche una volta a settimana). Alcuni misuratori senza puntura, sono dotati anche di infusori di insulina.
Quando Misurare la Glicemia?
La glicemia va misurata a digiuno, preferibilmente al mattino al risveglio.
Prognosi
La prognosi dell’ipoglicemia è molto variabile. Ipoglicemie che esordiscono in età neonatale, sia di grado severo, sia di grado lieve ma prolungate, possono provocare un danno neurologico permanente (epilessia, disabilità intellettiva). Le malattie con il rischio maggiore di presentare esiti neurologici sono l’iperinsulinismo congenito e i difetti di beta ossidazione. Nelle altre forme di ipoglicemia, in cui altre fonti energetiche alternative al glucosio (chetoni, lattato) possono essere utilizzate dal sistema nervoso centrale (es.
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