Caffè e Colesterolo LDL: Effetti e Consigli

Per molti è il primo gesto del mattino, ma il modo in cui beviamo il caffè può fare la differenza per la nostra salute cardiovascolare. Gli effetti, benefici e negativi, del caffè sul nostro organismo sono oggetto di numerosi studi, proprio perché si tratta di una bevanda amatissima e consumata in tutto il mondo. Possiamo continuare a goderne, ma con consapevolezza. Non si tratta di eliminare il caffè dalla dieta.

Infatti, sono in molti a ritenere che bere il caffè aumenti il livello di colesterolo nel sangue. Ma questo non è l’unico caso. Innanzitutto, è importante ricordare che chi soffre di colesterolo alto è un soggetto che presenta un eccesso di questa sostanza lipidica nel sangue. Le cause possono essere molteplici. E proprio perché l’alimentazione può condizionare questo tipo di problema, essa rappresenta anche un ambito sul quale agire in ambito di prevenzione e cura.

Aumentare la quantità di fibre, lecitine, fitosteroli e antiossidanti fenolici nella dieta. Aumentare l’apporto di acidi grassi essenziali omega 3. In altre parole, il consiglio è di prediligere i cereali integrali, mangiare più spesso legumi, rispettare le dosi quotidiane di consumo di frutta e verdura. Ciò che emerge è, dunque, la necessità di una dieta bilanciata, ricca di alimenti di origine vegetale e di fibre che possano supportare l’organismo e mantenerci in salute. Nessuno di questi elementi, tuttavia, fa riferimento al caffè e alla caffeina.

L'Effetto dei Diterpeni: Cafestolo e Kahweolo

Il caveolo e cafestolo sono diterpeni presenti naturalmente nei chicchi di caffè, concentrati soprattutto negli oli della bevanda. Il cafestolo e il kahweolo sono diterpeni presenti nei chicchi di caffè. Diversi studi dimostrano che queste sostanze interferiscono con il metabolismo del colesterolo, aumentando i livelli di LDL nel sangue. Queste sostanze non sono volatili, perciò la loro presenza nella tazza finale dipende fortemente dal metodo di preparazione.

Tipologie di Caffè e Concentrazione dei Diterpeni

Caffè della moka, espresso o americano? Chi beve abitualmente caffè al mattino da macchine automatiche, magari sul posto di lavoro, potrebbe assumere più diterpeni del previsto. Il caffè decaffeinato, a seconda della lavorazione, sembra contenere quantità ridotte di diterpeni. Pertanto, più che demonizzare il caffè, è opportuno concentrarsi sul tipo di preparazione e sul profilo individuale di rischio del paziente, ad esempio in soggetti con ipercolesterolemia familiare o rischio cardiovascolare elevato, anche aumenti modesti dell’LDL possono tradursi in un incremento del rischio assoluto di eventi cardiovascolari.

  • Caffè filtro: Contiene meno diterpeni grazie al filtro di carta.
  • Caffè espresso: Può contenere livelli più elevati di diterpeni.
  • Caffè bollito: Ha le concentrazioni più alte di cafestolo e cafeolo.

Secondo nuovi studi, il caffè svolge un ruolo protettivo per il cuore, ma alcune persone dovrebbero evitarlo. Il caffè è una delle bevande più amate dagli italiani. Ne parliamo con la dottoressa Maria Bravo, biologa nutrizionista di Humanitas San Pio X. I benefici del caffè sono dovuti alla presenza di molti composti bioattivi, quali i polifenoli dell’acido clorogenico e i lignani, che hanno proprietà antiossidanti e antinfiammatorie, e sostanze che agiscono sulla vasodilatazione.

Secondo i risultati di ricerche condotte con moderne metodologie di analisi, il consumo di caffè fa bene a più patologie. Fa bene al cuoreAnalizzando persone abituate a bere più caffè al giorno, i ricercatori hanno riscontrato che giova al sistema cardiovascolare, al cuore e alla pressione. Mantiene bassa la pressione. Come dimostrato da altri studi precedenti, limitando il consumo di caffeina alle quantità raccomandate, preferibilmente nelle forme espresso, moka e istantaneo (evitando il caffè non filtrato), nelle persone sane non aumenta il rischio di fibrillazione atriale, malattie coronariche, infarto o ictus cerebrale.

La caffeina contenuta nel caffè è una sostanza psicoattiva e eccitante del sistema nervoso, che può aiutare a contrastare temporaneamente la stanchezza. Contrasta la stanchezza. Si tratta, però, di una sintomatologia che non può essere gestita solo con l’assunzione di caffè in quanto, un consumo eccessivo, può rendere più faticoso l’addormentamento notturno. Lo studio conferma che la quantità massima giornaliera di caffeina dovrebbe non superare i 400 milligrammi, che equivale a circa 5 tazzine di caffè della moka al giorno, o 4 tazze di caffè americano.

Caffè e Malattie Cardiovascolari

Il caffè è una delle bevande più consumate al mondo. Su un recente numero di Journal of American College of Cardiology è stato pubblicato uno studio che fa il punto sugli effetti del consumo di caffè sulla salute e in particolare sulle malattie cardiovascolari. In America l’assunzione di caffè è seconda solo all’acqua, ogni giorno ne vengono consumate più di 400 milioni di tazze, consumo che riguarda due americani adulti su tre.

Il contenuto in caffeina in una tazza o nostra “tazzina di caffè” è assai variabile e dipende ovviamente dalle dimensioni del recipiente, ma anche dalla miscela originaria e dalla modalità di preparazione. Il caffè è una miscela di diverse centinaia di componenti. La caffeina rimane ad oggi la sostanza più studiata. Una tazza “standard” di caffè in America (8 oz equivalenti a circa 236 ml) contiene dai 95 ai 200 mg di caffeina, ma recipienti più grandi arrivano a contenerne fino a 300 mg. La abituale nostra tazzina di caffè ha un contenuto in caffeina che può variare tra 30 e 170 mg.

  • Incremento acuto della pressione arteriosa: Il consumo di caffè è stato associato ad un incremento acuto della pressione arteriosa in soggetti che non assumevano caffeina ma esercita effetti trascurabili sui valori pressori dei consumatori abituali.
  • Metabolismo del glucosio: E’ stato dimostrato che gli antiossidanti contenuti nel caffè come l’acido clorogenico migliorano il metabolismo del glucosio e la sensibilità all’insulina. La caffeina migliora il trasporto insulino-indipendente del glucosio nei muscoli scheletrici.
  • Colesterolo: I diterpeni del caffè aumentano i livelli di colesterolo nel sangue. Va sottolineato che le concentrazioni di questi composti dipendono soprattutto dalla modalità di preparazione del caffè. Il caffè bollito (ad esempio il caffè turco) ha elevate concentrazioni di cafestolo e cafeolo poichè essi vengono estratti dai chicchi di caffè nel contatto prolungato con l’acqua.
  • Cardiopatia ischemica: Studi ormai datati avevano suggerito che il caffè potesse avere degli effetti avversi sull’ apparato cardiovascolare, fino ad incrementare il rischio di infarto del miocardio. L’analisi di questi studi e dei fattori potenzialmente confondenti dimostrano ad oggi che il rischio di mortalità cardiaca e per tutte le cause appare ridotto nei consumatori abituali di caffè. I dati che collegano l’assunzione di caffè con la comparsa di aritmie sono ad oggi inconsistenti. Anzi, paradossalmente, il consumo di caffè sembra avere un effetto protettivo a lungo termine. Complessivamente un numero crescente di dati oggi testimonia l’effetto neutrale se non benefico del consumo abituale di caffè (due tre tazze al giorno) sul rischio di malattie cardiovascolari.

Il caffè, tra le bevande più consumate al mondo, è associato a numerosi effetti benefici per la salute. I consumatori abituali sembrano essere esposti a un rischio più basso di infarto e ictus, malattie del fegato, malattie neurodegenerative e metaboliche, come il diabete di tipo 2 e l’obesità.

Effetti dei Diversi Metodi di Preparazione

A tal proposito una nuova ricerca condotta dall'Università di Uppsala (Svezia) ha analizzato 14 modi diversi in cui viene preparato il caffè nel mondo e scoperto che alcuni di questi aumentano nella bevanda i livelli di cafestolo e kahweolo, diterpeni presenti in maggiore quantità nei caffè non filtrati. I diterpeni sono composti naturali, prodotti dalle piante, associati da numerosi studi a un aumento del colesterolo LDL, noto come colesterolo "cattivo" e dunque a un maggior rischio cardiovascolare. Scopriamo quali sono i metodi di preparazione che aumentano la loro quantità nel caffè, e quelli che invece possono ridurli contribuendo così a mantenere i livelli di colesterolo sotto controllo.

I ricercatori hanno misurato i livelli di cafestolo e kahweolo nei caffè preparati con alcune delle più comuni macchine da caffè e tecniche di infusione (tra cui il caffè espresso, il caffè americano, il caffè bollito, il caffè filtrato, il caffè a percolazione e quello preparato con la french press). Nel dettaglio, i caffè preparati con macchine a immersione avevano una concentrazione media di cafestolo di 174 mag/L (milligrammi per litro) e 135 mg/L di kahweol. "La maggior parte dei campioni di caffè esaminati conteneva livelli che potevano effettivamente influenzare i livelli di colesterolo LDL delle persone che bevevano il caffè, così come il loro rischio futuro di malattie cardiovascolari - ha affermato David Iggman, nutrizionista clinico presso l'Università di Uppsala -.

  • Macchine a immersione: Concentrazione media di cafestolo di 174 mg/L e 135 mg/L di kahweol.
  • French Press: Livelli moderati di diterpeni, inferiori a 90 mg/L per cafestolo e inferiori a 70 mg/L per kahweol, livelli simili a quelli rilevati nei caffè preparati cone le percolatrici.
  • Espresso: Livello medio di cafestolo di circa 1.060 mg/L.
  • Miscela filtrata con carta: Media di soli 11,5 mg/L di cafestolo e 8,2 mg/L per il kahweol.

Oltre che uno “sfizio”, bere due o tre tazzine di caffè al giorno, fino a un massimo di 4 secondo le raccomandazioni della Food and Drug Administration americana e dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA), potrebbe rivelarsi salutare. Su queste analisi, il team ha anche calcolato i benefici per una persona che beve tre tazze di caffè al giorno, cinque giorni alla settimana. Un gruppo di ricercatori canadesi della McMaster University avrebbe scoperto che da 400 a 600 mg di caffeina al giorno, contenuto nelle sopracitate tazzine, possono contribuire a ridurre il rischio di morte per malattie cardiovascolari. Grazie a una particolare (re)azione biochimica che interagisce con specifici fattori cellulari correlati al colesterolo LDL.

Un importante regolatore di LDLc è la proteina legante gli elementi regolatori degli steroli 2 (SREBP2), un fattore di trascrizione residente del reticolo endoplasmatico (ER). Non solo un sospetto: la caffeina (FC) secondo alcune evidenze sarebbe in grado di ridurre il rischio di malattie cardiovascolari (CVD), inibendo la produzione di colesterolo LDL, fra i principali capi d’accusa per lo sviluppo di patologie a carico e danno del sistema cardiovascolare. SREBP2 è attivato dalla riduzione del colesterolo intracellulare e dalla perdita di ER Ca2+, che quindi innesca la traslocazione nel nucleo e l’induzione dei geni regolatori del colesterolo, tra cui PCSK9, LDLR e idrossimetilglutaril-CoA reduttasi (HMGR). Gli esperimento condotti hanno consentito di osservare che mitigando i livelli di PCK9 nel sangue, di produceva di rimando un aumento dell’espressione del recettore LDL situato sulla superficie del fegato e della clearance del colesterolo LDL.

In relazione alle attestazioni in lettura che un bevitore di caffè medio immagazzina quotidianamente tra 400 e 600 mg di FC, organizzazioni come Health Canada e Food and Drug Administration hanno concluso che queste quantità non si correlano a tossicità, effetti cardiovascolari, impatto sullo stato osseo, squilibrio del calcio, alterazioni del comportamento, incidenza di cancro o effetti sulla fertilità maschile. Al contrario, vi sarebbe evidenza che livelli da moderati ad alti di FC (>600 mg), consumati quotidianamente sotto forma di bevande analcoliche, possano associarsi a una riduzione del rischio di CVD. Sulla base di queste informazioni, gli anti-PCSK9 (anticorpi monoclonali che agiscono bloccando il PCSK9), sono ora impiegati nel trattamento di pazienti ad alto rischio di CVD, producendo una riduzione del 60-70% dei livelli di LDLc.

Lebeau PF, Byun JH, Platko K et al. Sebbene efficaci, l’alto costo e/o la necessità di somministrazione sottocutanea, rappresentano un limite alla disponibilità degli anti-PCSK9 su larga scala e a livello globali. “Caffeine blocks SREBP2-induced hepatic PCSK9 expression to enhance LDLR-mediated cholesterol clearance”. Nature Communications, 13, 770 (2022).

Caffè Decaffeinato e Colesterolo

Innanzitutto l’autore avrebbe riscontrato, tra i consumatori di caffè decaffeinato, un aumento dei livelli plasmatici dei cosiddetti acidi grassi liberi che, come afferma l’autore stesso, “possono essere utilizzati dall’organismo per produrre colesterolo”. Tra l’altro, una valutazione globale di otto studi effettuata nel 2001 e pubblicata su una delle principali riviste di epidemiologia (che includeva tra l’altro i risultati di uno studio del tutto analogo all’attuale, condotto dallo stesso autore e già presentato già nel ’91), concludeva negando qualunque differenza tra gli effetti sui lipidi e sulle lipoproteine plasmatiche del caffè normale e del decaffeinato.

Sul piano concettuale, poi, non è facile immaginare che eliminando un costituente del caffè (la caffeina), e senza introdurre alcun componente nuovo (le moderne tecniche di decaffeinizzazione, come è noto, non lasciano alcuna traccia rilevabile) si possa indurre un aumento della colesterolemia: sarebbe necessario ipotizzare (ma tutta la letteratura va nella direzione diametralmente opposta) che il caffè “intero” contenga una sostanza che abbassa il colesterolo, che viene persa durante la decaffeinizzazione.

Metodi di Preparazione del Caffè e Diterpeni: Uno Studio Svedese

Il consumo di caffè è un’abitudine diffusa, soprattutto nei luoghi di lavoro, dove la presenza di distributori automatici favorisce un accesso costante alla bevanda. È tuttavia importante tenere presente che il metodo di preparazione del caffè influisce sulla sua composizione e, in particolare, sulla presenza di diterpeni, come il cafestolo e il caveolo, ad azione ipercolesterolemizzante.

I campioni di caffè raccolti da distributori che utilizzano chicchi interi o macinati (“brewing”) dotati di filtro metallico, presentavano concentrazioni medie di cafestolo e caveolo di 176 mg/L e 142 mg/L rispettivamente, più elevate rispetto al caffè preparato in laboratorio per filtrazione su carta, che conteneva solo 12 mg/L di cafestolo e 8 mg/L di caveolo. Livelli bassi sono stati rilevati anche nel caffè ottenuto da macchine “liquid-model”, che utilizzano un concentrato liquido di caffè (solitamente già filtrato) miscelato con acqua, con una media di 8 mg/L di cafestolo e 7 mg/L di caveolo. La bevanda ottenuta per ebollizione (una modalità diffusa nei paesi scandinavi, ma poco impiegata altrove) registrava, invece, i valori più alti: in media, 939 mg/L di cafestolo e 678 mg/L di caveolo, mentre livelli intermedi sono stati determinati nel caffè preparato con la caffettiera a stantuffo o French press o con il percolatore, rispettivamente circa 87 mg/L e 91 mg/L per il cafestolo.

Sebbene il caffè sia generalmente associato a benefici per la salute, l’elevata presenza di diterpeni in alcune preparazioni potrebbe quindi costituire un fattore di rischio non trascurabile per consumatori abituali. Most coffees from workplace brewing machines contain higher diterpene concentrations than paper-filtered coffee, but lower than unfiltered coffee. Unfiltered coffee contains high concentrations of cholesterol-raising diterpenes.

Coffee samples were collected from Swedish workplaces and compared with home-made coffee brews. Concentrations of cafestol and kahweol were measured by liquid chromatography-mass spectrometry. Nutr Metab Cardiovasc Dis. The median (range) cafestol and kahweol concentrations were 176 (24-444) mg/L and 142 (18-434) mg/L for brewing machines (n=11), 8 (2-343) mg/L and 7 (2-288) mg/L for liquid-model machines (n=3), and 12 (4-24) mg/L and 8 (3-19) mg/l for home-brewed, paper-filtered coffees (n=5). Boiled coffee had high concentrations of cafestol and kahweol, 939 mg/L and 678 mg/L, but having it poured through a fabric filter reduced the concentrations to 28 and 21 mg/L.

Il caffè è per molti un insostituibile compagno sin dalle prime ore della giornata. In effetti questa bevanda aiuta a mantenersi svegli, ad alleviare la fatica e a migliorare la concentrazione [1]. BERE CAFFÈ FA MALE ALLA SALUTE? Il rischio più temuto e più noto è finire preda dell’insonnia e dover fare i conti con gli effetti collaterali della perdita di sonno. I motivi per puntare il dito contro questa bevanda sarebbero però anche altri.

Studi più recenti sembrano però puntare in tutt’altra direzione, smentendo l’esistenza di un legame tra il consumo di caffè e malattie cardiache o altre gravi patologie, tumori inclusi. Anzi, la maggior parte delle ricerche ha svelato i benefici del consumo di questa bevanda, che a quanto pare aiuta a ridurre la mortalità, inclusa quella per cause cardiovascolari. Sembra inoltre che il caffè possa aiutare a ridurre il rischio di Parkinson, di diabete di tipo 2 e di malattie epatiche. Nella maggior parte dei casi questi benefici superano i possibili rischi associati al consumo di caffè.

Il bilancio finale dipende però da diversi fattori individuali. A dover fare particolare attenzione è chi già lotta con l’insonnia e chi assume dei farmaci che possono interagire con la caffeina (ad esempio alcuni antibiotici, i farmaci contenenti teofillina o anche fitoterapici come l’echinacea). Il caffè, ad esempio, non è una bevanda adatta a bambini e ragazzi molto giovani. Inoltre spesso è fondamentale la sensibilità individuale alle molecole contenute al suo interno. In generale, secondo gli esperti, un adulto non dovrebbe superare i 400 mg di caffeina al giorno, dose considerata sicura per la maggior parte delle persone. L’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione (Inran, oggi CRA NUT) consiglia ad esempio agli individui in salute che seguono un’alimentazione equilibrata di non superare in una giornata i 4-5 mg di caffeina per kg di peso corporeo.

A quante tazzine corrispondano esattamente dipende sia dal metodo di preparazione, sia dalla miscela utilizzata. Non bisogna poi dimenticare che la caffeina è presente anche in altre bevande, come energy drink e bibite analcoliche.

Metodo di Preparazione Cafestolo (mg/L) Kahweol (mg/L)
Macchine a Immersione 174 135
French Press < 90 < 70
Espresso 1060 -
Miscela Filtrata con Carta 11.5 8.2
Caffè Bollito 939 678
Distributori automatici con filtro metallico 176 142
Macchine "liquid-model" 8 7
Home-brewed, paper-filtered coffees 12 8

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