Iperbilirubinemia nel gatto: cause e trattamento

L'iperbilirubinemia, ovvero l'aumento della bilirubina totale nel siero, è una condizione patologica che può manifestarsi nei gatti e che può essere associata a diverse cause sottostanti. La bilirubina è un prodotto di degradazione del gruppo Eme, contenuto principalmente negli eritrociti sotto forma di emoglobina.

Rispetto alla specie canina, nel gatto non è infrequente riscontrare ittero durante la visita clinica. Un recente studio ha incluso 216 gatti con iperbilirubinemia (valori superiori a 0.58 mg/dL) misurata con differenti analizzatori. Nel 37% dei casi non è stato possibile attribuire una causa precisa, ma alcuni di loro risultavano politraumatizzati.

In base ai risultati del presente studio, la gravità della bilirubinemia ha un ottimo potenziale nel discriminare gatti con o senza ostruzione biliare, e che quindi possano necessitare di un trattamento chirurgico di emergenza.

Cause dell'iperbilirubinemia nel gatto

Le disfunzioni epatiche possono avere diverse cause. Anche le malattie dell'apparato circolatorio possono influire negativamente sulla salute del fegato: un minor apporto di sangue all'organo limiterà la sua funzionalità. Tra le principali cause di iperbilirubinemia nel gatto troviamo:

  • Lipidosi epatica: È la malattia acuta del fegato più comune nel gatto. La lipidosi epatica consiste nell'abnorme accumulo di lipidi (grassi) nelle cellule del fegato. La lipidosi epatica felina può essere primaria, ovvero insorgere senza una causa apparente, e in questo caso viene definita idiopatica, oppure secondaria ad altre patologie. Se il tuo gatto è obeso o in sovrappeso e noti che non mangia, portalo rapidamente dal veterinario in quanto anche soli pochi giorni di digiuno potrebbero causargli lipidosi epatica.
  • Colangite: Indica un gruppo di processi infiammatori a carico dei dotti biliari e del fegato. La particolare struttura anatomica dei gatti li predispone ad infezioni ed ascessi da batteri ai dotti biliari e del pancreas. La colangite del gatto (o colangioepatite) è una malattia di natura infiammatoria che colpisce le vie biliari e il fegato dei gatti.
  • Neoplasie epatiche: Più diffuse nei cani, le neoplasie epatiche primarie sono rare nei felini. Si riscontrano invece carcinomi colagiocellulari, dei dotti biliari, e carcinomi epatocellulari.
  • Shunt portosistemico: È un disturbo congenito in cui il sangue non circola attraverso il fegato ma attorno.
  • Epatopatia tossica: È una patologa infiammatorie del fegato causata dall'utilizzo di farmaci non ad uso veterinario, il sovra dosaggio o l'esposizione a tossine ambientali.
  • Ostruzione delle vie biliari: Questa patologia presenta un'ostruzione dei dotti biliari che si immettono nel circolo sanguigno. Un accumulo di calcoli o di muco (mucocele) nella cistifellea sono alcune delle cause più comuni nel cane. Nel caso di una completa ostruzione delle vie biliari, la bile non riesce ad essere correttamente espulsa nell’intestino.

Sintomi dell'iperbilirubinemia nel gatto

Un gatto con insufficienza epatica è itterico, spesso ha nausea e vomito, non mangia e in generale è un animale evidentemente malato. L'ittero (colorazione gialla della pelle e delle mucose causata dall'aumento della bilirubina nel sangue) spesso è presente ma non viene notato dai proprietari. Dopo qualche tempo, il fegato in affanno non riesce più a metabolizzare la bilirubina, che si accumula nei tessuti, dando il tipico colore giallastro alle mucose apparenti e compare quindi l’ittero.

Altri segni clinici possono includere:

  • Letargia
  • Inappetenza o anoressia
  • Perdita di peso
  • Vomito e/o diarrea
  • Debolezza
  • Scialorrea
  • Ottundimento del sensorio
  • Convulsioni (nei casi più gravi)

Nei casi più gravi i gatti possono manifestare segni neurologici e di estrema debolezza, come ad esempio un tipico atteggiamento con il collo tenuto verso il basso, che viene definita ventroflessione del collo o addirittura non riuscire più a muoversi, rimanendo in decubito permanente. L’accumulo di sostanze tossiche, che non vengono più metabolizzate dalla funzione epatica, può portare anche all’encefalopatia epatica, che può manifestarsi con diversi sintomi neurologici e con ipersalivazione.

Diagnosi

Per raggiungere la diagnosi di colangite ci si basa su anamnesi, segni clinici, esami emato-biochimici, coagulativo e di diagnostica per immagini. Nella maggior parte dei casi, i riscontri di analisi del sangue, sintomatologia ed ecografia addominale sono sufficienti a emettere la diagnosi di lipidosi. Un'elevazione dell'ALP richiede esami ulteriori come la valutazione degli acidi biliari. Se la bilirubina è aumentata, non è necessario l'esame degli acidi biliari.

Spesso è anche necessario un approfondimento mediante un’ecografia addominale. All’ecografia addominale sono descritte possibili alterazioni quali: aumentato spessore ed irregolarità della parete della cistifellea, dilatazione e tortuosità di dotto cistico e dotto biliare comune, iperecogenicità del parenchima epatico, epatomegalia, distensione della cistifellea con contenuto iperecogeno, possibili coleliti. Soprattutto nelle forme neutrofiliche sono possibili altri reperti ecografici che riflettono comorbidità in corso, quali pancreatite o enterite.

La diagnosi di certezza si basa sulla biopsia epatica che consente di riscontrare vacuolizzazione degli epatociti e presenza di lipidi all’interno dei vacuoli; l’esecuzione di tale procedura è da valutare in base al rischio anestesiologico e del possibile sanguinamento.

Trattamento

Una volta effettuata la diagnosi di lipidosi, va quanto prima effettuata una terapia. I protocolli terapeutici delle patologie epatiche variano a seconda di causa e gravità. Nei casi più gravi, i gatti devono essere ricoverati in strutture attrezzate ed effettuare una fluidoterapia endovenosa e un’alimentazione forzata attraverso l’applicazione di speciali sondini, oltre a farmaci antiemetici e diversi integratori. Nei casi più lievi, invece, la gestione può essere fatta anche in day hospital, ma possono essere comunque necessarie la fluidoterpia e l’alimentazione forzata mediante siringa, anche senza applicazione di un sondino.

La pietra miliare del trattamento della lipidosi epatica è un supporto nutrizionale aggressivo, utilizzando diete specifiche ad alto contenuto di proteine e basso contenuto di carboidrati. Forzare il gatto ad alimentarsi per bocca è sconsigliato, dal momento che il gatto non ha fame e spesso è nauseato.

Esistono diversi metodi per ottenere questo risultato:

  • Sondino nasogastrico: Un sottile sondino per l'alimentazione può essere fatto passare attraverso una narice lungo l'esofago e fissato in posizione per consentire la somministrazione di una dieta liquida tramite siringa.
  • Tubo esofagogastrico: Il metodo più efficace per somministrare alimento ai gatti anoressici è di inserire un tubo nell'esofago dal lato del collo.

In commercio esistono numerosi cibi industriali formulati con una consistenza tale da poter essere utilizzati sia con sondini, che con siringhe, e quindi con una texture quasi liquida. In alcuni casi, si possono preparare anche alimenti casalinghi, ma a patto che ci sia un veterinario nutrizionista che formuli la ricetta. Gli alimenti da offrire ai gatti con lipidosi epatica devono essere molto digeribili e con elevata densità energetica, ovvero riuscire a garantire il massimo apporto calorico con il minimo quantitativo somministrato; questo proprio perché essendo i gatti nauseati ed anoressici, è difficile fargli ingerire grandi quantità di cibo. Questi alimenti devono essere molto proteici e con adeguato quantitativo di grassi e scarsi carboidrati.

Possono venire prescritti anche integratori appositi, in supporto alle terapie citate poco fa. Trovet Hepatic Cibo Umido per Gatti, è l'alimento bilanciato e composto da ingredienti ben tollerati dai gatti con patologie epatiche. Non contiene lattosio, zuccheri fermentati (soia e legumi) o lectine tannini.

In tutte le forme di colangite possono essere necessari ospedalizzazione e cure di supporto: fluidoterapia endovenosa per idratazione e bilancio elettrolitico, analgesia, antiemetici, oressizzanti, acido ursodesossicolico, epatoprotettori, nutrizione tramite sondino.

Prognosi

I gatti possono guarire dalla lipidosi epatica, specialmente quelli nei quali non vi è una patologia sottostante grave. Molto importante sull’andamento della prognosi è la tempestività con la qual s’interviene: prima si inizieranno le terapie e la dieta e maggiori possibilità avrà il nostro gatto di guarire. Per quelli con una forma lieve, spesso, anche solo la dieta idonea e la somministrazione per lunghi periodi di integratori può portare a guarigione.

Molto importante poi è la prevenzione delle recidive: gatti in sovrappeso o obesi possono infatti andare incontro a episodi ripetuti di lipidosi epatica, che nel tempo potrebbero trasformarsi in forme più gravi. È molto importante, quindi, far seguire il vostro gatto che è guarito da un episodio di lipidosi epatica, da un medico veterinario esperto in nutrizione, e controllare regolarmente i parametri epatici con esami ematici specifici. Nelle forme più gravi e quando c’è una patologia sottostante inguaribile, come una neoplasia maligna, purtroppo l’insufficienza epatica può diventare irreversibile e causare l’exitus.

I pazienti con colangite neutrofilica acuta, in assenza di fattori predisponenti, hanno una buona prognosi se la patologia viene trattata tempestivamente. Qualora non trattata, al contrario, si può incorrere in complicanze quali rottura del dotto biliare con comparsa di peritonite biliare, necrosi o ascesso locale. Nella colangite linfocitica la risposta alla terapia è più variabile per via della natura immunomediata della patologia.

Prevenzione

La prevenzione delle malattie epatiche nei gatti passa attraverso una serie di accorgimenti:

  • Alimentazione corretta: Evitare di sovralimentare il gatto e scegliere alimenti di alta qualità, adatti alle sue esigenze nutrizionali.
  • Controllo del peso: Mantenere il gatto in un peso forma ideale, evitando sovrappeso e obesità.
  • Monitoraggio della salute: Effettuare controlli veterinari regolari e segnalare tempestivamente qualsiasi cambiamento nel comportamento o nell'appetito del gatto.
  • Evitare l'esposizione a tossine: Proteggere il gatto da sostanze tossiche, come farmaci non veterinari, prodotti chimici domestici e piante velenose.

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