Artroscopia dell'Anca: Informazioni Utili

L’artroscopia dell’anca rappresenta una delle innovazioni più significative nella chirurgia ortopedica moderna. L'artroscopia dell'anca è una tecnica di chirurgia mini-invasiva che permette di osservare l'articolazione dell'anca e di intervenire chirurgicamente su di essa senza praticare grosse incisioni. L’artroscopia dell’anca, rappresenta un’opzione chirurgica avanzata che offre una soluzione efficace e meno invasiva per molte patologie dell’anca. Grazie all’esperienza e competenza del Dr. L'artroscopia dell'anca permette di osservare e intervenire sull'articolazione senza aprire l'articolazione stessa.

Cos'è l'Artroscopia dell'Anca?

L’artroscopia dell’anca è una procedura chirurgica che utilizza una piccola telecamera chiamata artroscopio, inserita attraverso piccole incisioni per visualizzare l’interno dell’articolazione dell’anca. Gli strumenti necessari per osservarla e per operare vengono infatti introdotti attraverso piccole incisioni che non lasciano grosse cicatrici. Fino a pochi anni fa è stata utilizzata soprattutto a scopo diagnostico, ma il suo perfezionamento ha permesso la sua applicazione anche per intervenire chirurgicamente e risolvere diversi tipi di problematiche senza dover ricorrere a un intervento a cielo aperto.

Come si svolge l'intervento?

L’artroscopia dell’anca inizia con la somministrazione di un’anestesia adeguata, seguita dall’inserimento dell‘artroscopio attraverso una piccola incisione. Vengono poi inseriti altri strumenti chirurgici attraverso incisioni aggiuntive per trattare la patologia identificata. L'operazione viene eseguita in anestesia generale o spino-peridurale. Prima della procedura, ti verrà somministrata l’anestesia per prevenire la sensazione di dolore. Potresti subire l’anestesia generale, in cui un gas ti fa addormentare, o l’anestesia regionale, in cui un’iniezione o un piccolo tubo (catetere) eroga farmaci per la colonna vertebrale, intorpidendoti dalla vita in giù.

Prima dell'intervento il paziente viene fatto posizionare sul letto in posizione supina o laterale e la gamba da trattare viene posta in trazione per consentire l'inserimento degli strumenti e il loro movimento a livello dell'articolazione dell'anca. Viene quindi eseguita una radiografia per verificare l'apertura dell'articolazione. Se bisogna agire a livello del collo del femore la trazione non è necessaria e l'anca viene semplicemente flessa di 45 gradi e ruotata di 30 gradi.

Molto spesso, sarai posizionato con la gamba tirata in trazione, il che crea spazio nell’articolazione dell’anca e consente agli strumenti di accedere all’articolazione senza ferire la cartilagine circostante. Il medico pratica 2, 3 o (più raramente) 4 incisioni larghe circa 1 cm attraverso cui vengono introdotti gli strumenti. L’accesso allo spazio ristretto nell’articolazione dell’anca è complicato dall’orientamento dei nervi e dei vasi sanguigni circostanti. Due o tre piccole incisioni lunghe da un 1-3 cm, chiamate portali, saranno fatte lungo siti pre-segnati.

Innanzitutto, verrà inserito un ago nello spazio articolare e, quando il posizionamento viene confermato con il fluoroscopio, si inietta una soluzione sterile a base d’acqua, creando una pressione del fluido per aiutare a mantenere aperta l’articolazione. Viene praticata un’incisione e un filo guida viene fatto passare attraverso l’ago, che viene ritirato. Successivamente, un tubo sottile, chiamato cannula, viene inserito sopra il filo guida nello spazio articolare. Il filo viene ritirato e un artroscopio viene inserito attraverso la cannula per visualizzare l’articolazione.

Tipicamente, l’Ortopedico esaminerà le condizioni della cartilagine articolare che copre la testa della cavità dell’anca (testa del femore) e all’interno della presa (acetabolo). Questa cartilagine consente alle superfici ossee di scivolare l’una contro l’altra senza intoppi. Le condizioni dei legamenti che legano le ossa l’una all’altra e il solido anello di cartilagine che circonda l’incavo, chiamato labbro, saranno esaminate per eventuali lesioni. Lo spazio all’interno dell’articolazione verrà esaminato alla ricerca di corpi liberi di materiale cartilagineo e segni di infiammazione o condizioni degenerative.

A seconda dei risultati e del trattamento, l’artroscopia dell’anca può richiedere da trenta minuti a due ore. Una volta completato, l’artroscopio e l’altra strumentazione vengono ritirati. L’intervento di artroscopia dell’anca viene eseguito praticando piccole incisioni della pelle attraverso le quali si inseriscono una microtelecamera e altri strumenti miniaturizzati tecnologicamente molto avanzati. Pur trattandosi di una procedura mininvasiva endoscopica, la necessità di eseguire la metodica in trazione dell’arto e di utilizzare una specifica apparecchiatura radiografica fanno sì che i tempi chirurgici si aggirino mediamente attorno a un’ora e mezzo.

Quando è indicata l'artroscopia dell'anca?

L'artroscopia dell'anca è una procedura endoscopica mininvasiva che consente di trattare pazienti giovani attivi o sportivi che soffrono di coxalgia secondaria ad alcune patologie, come il conflitto (o impingement) femoro acetabolare (FAI). L'intervento chirurgico richiede una strumentazione specifica, letti operatori adeguati (per una trazione diretta sull'arto da operare) e un apparecchio radiografico intraoperatorio (BW). Il conflitto femoro acetabolare ha acquisito interesse negli ultimi anni perché ritenuto responsabile di lesioni articolari irreversibili, tra cui la più nota è la coxartrosi: la degenerazione cartilaginea è dovuta infatti al prolungato conflitto che si crea tra la testa del femore e l'acetabolo.

Attualmente tra i tipi di conflitto femoro acetabolare vengono riconosciuti quello PINCER, CAM e quello MISTO. Tra le patologie trattate tramite l’artroscopia d’anca sicuramente il conflitto o impingement femoro-acetabolare (FAI) è quella che riveste il maggior interesse perché ritenuto responsabile di lesioni degenerative articolari, tra cui la coxartrosi precoce. Tra le altre indicazioni specifiche ricordiamo le lesioni del labbro acetabolare, lesioni cartilaginee, osteocondrite dissecante, presenza di corpi mobili, artrosinoviti, infezioni, lesioni del legamento rotondo, esiti di Morbo di Perthes o di epifisiolisi in età pediatrica, osteofitosi post-traumatica, calcificazioni, l’anca a scatto interna e esterna, la borsite trocanterica e le tendinopatie del medio e piccolo gluteo.

Si tratta in prevalenza di correggere piccole malformazioni che fanno da autentico “starter” per l’artrosi: «Se trattate in tempo, prima cioè che il danno si estenda, permettono di salvare l’anca o quantomeno di posticipare il ricorso alla chirurgia protesica», prosegue il dottor Aprato. Che aggiunge: «I pazienti che ricorrono all’artroscopia dell’anca sono spesso sportivi che lamentano come sintomo principale un dolore all’inguine. Di fatto sono portatori di un’anca imperfetta che li conduce ad accusare la relativa artrosi in anticipo rispetto al resto della popolazione. L’imperfezione d’anca si spiega con il conflitto femoro-acetabolare che rappresenta un punto critico per molti sportivi: «Soprattutto per quelli che sono portati a compiere molte rotazioni verso l‘interno - rivela il dottor Aprato -: il portiere di hockey, l’atleta di arti marziali che sferra calci a una certa altezza, il calciatore e anche la ballerina.

Controindicazioni

L'artroscopia dell'anca è controindicata in caso di artrosi avanzata, di osteonecrosi della testa del femore associata a collasso dell’epifisi, di presenza di un’articolazione anchilotica o di coxa protrusa grave.

Recupero post-operatorio

Subito dopo l'operazione è possibile avvertire dolori alla parte bassa della schiena, ai glutei, all'anca e al ginocchio, ma per alleviarli è in genere sufficiente assumere antidolorifici. Sono relativamente frequenti gonfiori temporanei al gluteo, allo coscia o all'inguine, che tendono però a risolversi in pochi giorni. Altre possibili rare complicazioni sono lesioni alla pelle, ai muscoli, ai nervi o ai vasi sanguigni provocate dalla trazione o infezioni. Il più frequente è una sensazione di “pelle addormentata” a livello genitale.

I tempi di recupero sono di circa due mesi, durante i quali è necessario seguire un programma di fisioterapia che permette di recuperare sia la mobilità dell'anca che il tono muscolare. Può inoltre essere necessario l'uso delle stampelle, da portare per un tempo variabile da due a 4 settimane a seconda dei casi. Il paziente viene sottoposto ad una precoce mobilizzazione attiva e passiva (Kinetec) dell'anca operata e può stare seduto a letto. Il programma di riabilitazione prosegue ambulatorialmente con regolare e costante fisiokinesiterapia "a secco" e in piscina riabilitativa per il rinforzo del quadricipite della coscia e dei glutei, e con regolari esercizi di stretching e allungamento degli adduttori e dei flessori.

I tempi di recupero per un’artroscopia dell’anca sono di circa 3 settimane per poter guidare l’auto e riprendere la maggior parte dei lavori.

Vantaggi dell'artroscopia dell'anca

Artroscopia dell’anca: un intervento capace di togliere il dolore e di ritardare il ricorso alla protesi. «L’artroscopia dell’anca riduce i tempi di recupero e comporta minori rischi infettivi - spiega il dottor Alessandro Aprato -: è un trattamento ideale per il paziente che comincia ad avvertire fastidi all’anca ma che è ancora distante dal dover ricorrere a un intervento protesico». La sua tecnica operatoria mininvasiva, senza taglio della muscolatura glutea, mi ha permesso un rapidissimo recupero funzionale di entrambi gli arti (in meno di una settimana) ed una minima cicatrice.

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