La lesione o la rottura della cuffia dei rotatori rappresenta un infortunio molto doloroso sia per pazienti giovani che non. La cuffia dei rotatori è infatti un complesso muscolare essenziale per la mobilità della spalla, che garantisce anche la sua stabilità. Quando uno o più di questi muscoli si lesionano, si parla di rottura della cuffia dei rotatori.
Cause e Valutazione della Rottura della Cuffia dei Rotatori
La rottura della cuffia dei rotatori può avvenire per diversi motivi. I pazienti in cui si riscontra una lesione o una rottura della cuffia dei rotatori, dunque, possono essere diversi. Nella valutazione del paziente non si dovrà trascurare anche la presenza di eventuali patologie degenerative, come l’artrosi.
La lesione della cuffia dei rotatori si valuta correttamente con la risonanza magnetica. L’ortopedico potrà inoltre richiedere l’esecuzione di alcuni esami strumentali per verificare lo stato di salute dell’articolazione.
Un aspetto importante dello studio delle lesioni alla cuffia dei rotatori è rappresentato dall’evoluzione delle tecniche di imaging utilizzate per diagnosticare queste patologie con sempre maggiore precisione e dettaglio. Tali avanzamenti hanno influenzato direttamente la capacità dei medici di personalizzare i trattamenti per i pazienti. Gli esperti ora possono proporre soluzioni conservative, come la fisioterapia per lesioni minori, o optare per interventi chirurgici, come la riparazione artroscopica della cuffia dei rotatori.
Le lesioni della cuffia dei rotatori hanno causa multifattoriale. Possono essere traumatiche oppure degenerative, in seguito a eventi microtraumatici ripetuti e/o dovute a sovraccarichi funzionali caratteristici di una particolare attività lavorativa/sportiva.
Un fattore causale e prognostico importante è l’età del paziente: classicamente la frequenza di questa patologia aumenta dopo i 40 anni ed è presente in maniera asintomatica in circa il 20% della popolazione. Il fumo di sigaretta aumenta il rischio di lesione.
I sintomi possono variare in modo significativo da paziente a paziente. I danni alla cuffia dei rotatori possono causare dolore acuto, debolezza e limitazione nei movimenti della spalla.
I pazienti affetti da lesione della cuffia dei rotatori presentano un dolore sordo attività-dipendente nella zona anteriore e supero-laterale del braccio e della spalla. Il dolore aumenta con il movimento, ma persiste anche a riposo e può portare al risveglio notturno. Le attività over head sono quelle più inficiate: solitamente il dolore è presente fra i 60° e i 120° di abduzione ma non prima e oltre tale arco di movimento.
Durante il colloquio con un paziente con sospetta lesione della cuffia dei rotatori dovremmo inizialmente escludere le principali red flags. Successivamente, è necessario escludere patologie come borsite subacromiale, instabilità di spalla o altre patologie inerenti al tratto cervicale o all’articolazione acromio-clavicolare.
Tra i fattori estrinseci possiamo trovare traumi acuti.
La scelta del tipo di trattamento da seguire (conservativo o chirurgico) è complesso e deve tener conto di numerosi elementi: età del paziente, estensione della lesione, presenza o meno di lesioni associate (instabilità di spalla associata) e livello di attività lavorativa/sportiva. Per le persone che praticano attività sportiva a qualunque livello e in particolare negli sport in cui sono coinvolti gli arti superiori l’indicazione è “caso-specifico”.
Tendenzialmente, ma non sempre il trattamento può essere anche conservativo (riposo, tutore, farmaci, trattamento riabilitativo, trattamento fisioterapico specifico).
Il trattamento conservativo, che viene sempre tentato prima di passare ad un eventuale intervento chirurgico, prevede nel periodo iniziale la somministrazione regolare di farmaci antinfiammatori per ridurre dolore ed infiammazione. Eventualmente il medico potrà optare per una iniezione locale di cortisonici, specie se il dolore è particolarmente intenso. Quando i sintomi si riducono significativamente si passa ad esercizi di rinforzo ed allungamento della muscolatura.
Una lesione molto limitata e trattata ai primi segnali di dolore, ad esempio, può essere affrontata anche solo mediante rimedi conservativi.
L'Artroscopia: Una Tecnica Mini-Invasiva per la Riparazione
La riparazione chirurgica della cuffia dei rotatori, invece, viene scelta nei casi in cui la lesione sia molto estesa o il paziente sia giovane e attivo. Oggi la tecnica più diffusa per riparare la cuffia dei rotatori è l’artroscopia, una procedura mini-invasiva che permette di visualizzare e riparare la lesione attraverso piccole incisioni e l’utilizzo di una telecamera.
L’artroscopia è una tecnica chirurgica mininvasiva utilizzata per diagnosticare e trattare patologie articolari. Il termine deriva dal greco arthro (articolazione) e skopein (guardare), indicando la capacità di esplorare direttamente l’interno di un’articolazione senza doverla aprire completamente.
La procedura prevede l’inserimento di un artroscopio, uno strumento sottile dotato di una telecamera e una sorgente luminosa, attraverso piccole incisioni nella pelle. Le immagini ad alta definizione vengono trasmesse su un monitor, consentendo al chirurgo di visualizzare in dettaglio le strutture articolari come cartilagine, legamenti, menischi e membrane sinoviali.
Tra i principali vantaggi dell’artroscopia ci sono un minore trauma chirurgico, riduzione del dolore post-operatorio, tempi di recupero più rapidi e minori rischi di complicanze rispetto alla chirurgia tradizionale a cielo aperto. La riabilitazione post-operatoria è fondamentale per il pieno recupero della funzionalità articolare, spesso includendo fisioterapia mirata e un graduale ritorno all’attività fisica.
Nei pazienti giovani e/o attivi si preferisce un trattamento di tipo chirurgico. Questo trattamento, un tempo sempre effettuato a cielo aperto, ora può essere realizzato in artroscopia (attraverso dei piccoli fori con l’utilizzo di una telecamera). L’artroscopia permette di reinserire i tendini che si sono staccati in maniera del tutto mini-invasiva.
Grazie a tecniche chirurgiche più avanzate è oggi possibile ridurre al minimo il dolore e i tempi di recupero.
La riparazione artroscopica della cuffia dei rotatori è una chirurgia minimamente invasiva eseguita attraverso piccole incisioni, di circa 1cm ciascuna, con un artroscopio e con delle sonde che permettono di riparare la lesione utilizzando delle viti (denominate ancore) e dei fili per la sutura. Queste suture accostano i tendini al tessuto osseo dell’omero consentendone la guarigione (è importante sottolineare che la letteratura internazionale accreditata riporta un dato non incoraggiante,un numero tra il 30% e il 70% cuffie operate sottoposte a un nuovo controllo di risonanza magnetica non sono guarite da un punto di vista di imaging nonostante il buon risultato clinico, a nostro avviso anche a scopo informativo e cautelativo questo è un messaggio importante per i nostri pazienti).
L’utilizzo di una tecnica a doppia fila di ancore con ponte di filo (in inglese “double-row suture-bridge”) consente di eseguire suture molto stabili, con un’alta percentuale di successo rispetto alle tecniche standard (93,6% a 5 anni di follow-up minimo) e più veloce recupero post-operatorio.
La notte prima dell’operazione, i pazienti sono solitamente invitati a non mangiare o bere dopo la mezzanotte. Il giorno dell’operazione, il paziente verrà preparato per l’intervento, che include l’amministrazione di anestesia - generalmente locale.
L’artroscopia inizia con delle piccole incisioni attraverso le quali vengono inseriti l’artroscopio e gli strumenti chirurgici. Le immagini trasmesse dall’artroscopio guidano il chirurgo nell’esecuzione della riparazione. Durante l’operazione, che di solito dura tra una e due ore, il paziente non avverte dolore a causa dell’anestesia.
Gli strumenti utilizzati nell’artroscopia sono altamente specializzati e progettati per manovrare all’interno delle piccole incisioni. Questi includono pinze, forbici, e dispositivi per la sutura, che aiutano il chirurgo a lavorare con estrema precisione.
La riparazione può includere la cucitura dei tendini strappati, la rimozione di tessuto infiammato o danneggiato, o il rafforzamento dei tendini rimanenti.
Riabilitazione Post-Operatoria: Fasi e Obiettivi
Dopo l’intervento chirurgico di riparazione della cuffia dei rotatori è fondamentale dedicare tempo e impegno alla riabilitazione fisioterapica. La riabilitazione dopo l’intervento di riparazione della cuffia dei rotatori è consigliata già dalle prime settimane, poiché è stato dimostrato che ciò permette di recuperare rapidamente la mobilità.
L’obbiettivo della riabilitazione a seguito di intervento di riparazione della cuffia dei rotatori è il recupero della funzionalità della spalla. Ciò richiede lo sviluppo di input integrati da parte del chirurgo e del terapista della riabilitazione (fisioterapista, terapista occupazionale, e/o preparatore atletico).
Il recupero si basa sul ripristino dell’anatomia, necessitando anche di un recupero fisiologico. Ciò richiede rispetto dei principi base della guarigione dei tessuti, forza muscolare e progressione attraverso i livelli riabilitativi, e pretende attenzione ai diversi aspetti del recupero funzionale.
Solitamente il chirurgo ortopedico non prescrive esercizi specifici, non supervisiona le sessioni riabilitative, non fornisce le modalità, e non vede il paziente settimanalmente durante il processo riabilitativo a seguito di un intervento di riparazione della cuffia dei rotatori. Tuttavia, l’ortopedico svolge diversi ruoli chiave che hanno grande effetto sui risultati del processo riabilitativo.
Molti fattori che non sono sotto il diretto controllo del chirurgo influenzano la capacità di guarigione della riparazione della cuffia dei rotatori. In questi casi, la riabilitazione necessiterà di essere modificata a seconda dell’individuo.
Esistono diversi metodi per organizzare le fasi della riabilitazione. Il seguente protocollo utilizza 3 fasi basandosi sulla guarigione della riparazione tissutale, sulla preparazione di base di ritorno dei tessuti alla funzionalità, e sul ritorno alla funzionalità per un’attività specifica o per lo sport. Tale protocollo è costituito da obbiettivi specifici, attività in progressione e criteri di avanzamento alla fase successiva.
Le Fasi della Riabilitazione
- FASE ACUTA: include la riparazione chirurgica e il primo periodo post-operatorio, solitamente 6-8 settimane.
- FASE DI RECUPERO: include un periodo di tempo relativamente lungo che inizia intorno alle 6-8 settimane post-operatorie, durante le quali la riparazione tissutale è del tutto completata. La catena cinetica viene ristabilita così come le rigidità dei tessuti molli perilesionali, la forza muscolare e l’equilibrio. Accedere a questa fase implica avere dei tessuti in grado di essere sottoposti a forze di trazione o di compressione.
- FASE FUNZIONALE: è focalizzata a ristabilire qualunque altro deficit biomeccanico o disequilibrio di forze e include esercizi che mirano a raggiungere un’ottima funzionalità nelle attività desiderate. Questi ultimi dovrebbero simulare il movimento, l’impegno muscolare, i carichi e la durata dell’attività specifica.
Il processo di guarigione dei tessuti, successivo all’intervento, può essere influenzato dalla quantità di peso meccanico a cui viene sottoposta la riparazione. Ciò è riscontrabile specialmente delle prime 6-8 settimane, quando è predominante il processo infiammatorio e di guarigione dei tessuti tendinei interessati.
Un carico eccessivo può alterare le proprietà del tessuto, diminuire il volume del tessuto in via di guarigione, e alterare l’espressione dei fattori di crescita. Un carico di trazione eccessivo è un noto fattore di rischio di una mancata guarigione del tendine e può produrre sia una completa recidiva di lesione del tessuto in fase di guarigione, sia un allungamento del tessuto cicatriziale, risultando, in entrambi i casi, in una riparazione inadeguata.
L’equipe chirurgica dovrà valutare il paziente in merito alla presenza o meno di una discinesia scapolare attraverso l’osservazione clinica del bordo mediale della scapola e l’esaminazione dei muscoli peri-scapolari individuando possibili rigidità/tensioni o debolezze.
È bene stabilire un accordo generale per quanto riguarda le aspettative del processo di riabilitazione, i pattern degli esercizi, le modalità di mobilizzazione e posizionamento del paziente, e gli esercizi da proporre in ciascuna delle fasi del processo riabilitativo. Un foglio informativo su questi temi deve essere distribuito a ciascun paziente e medico curante.
Vi sono diversi metodi attraverso i quali si può comunicare in merito all’avanzamento riabilitativo, inclusa la comunicazione telefonica, sms, documentazioni presenti sul sito web o scambi interpersonali con gli interessati, ma il modo più comune è la prescrizione degli esercizi consegnata a mano o in copia elettronica.
Il fisioterapista e gli altri terapisti della riabilitazione sono responsabili di organizzare e proporre gli esercizi nelle modalità concordate per raggiungere gli obbiettivi della prescrizione, fornendo feedback sui progressi o gli eventuali limiti del paziente, per valutare se progredire alla fase successiva, controllando il miglioramento funzionale per permettere il ritorno all’attività o allo sport.
L’obbiettivo della riabilitazione a seguito della riparazione della cuffia dei rotatori, è rappresentato dal recupero della forza di coppia deltoide/cuffia dei rotatori, indispensabile per centrare dinamicamente la testa dell’omero nella glenoide durante tutto il range di movimento dell’arto.
La fase acuta necessita la tutela dei tessuti mantenendo attive le funzioni generali del corpo. In questa delicata fase di estrema vulnerabilità, la mobilizzazione passiva dell’arto devo essere monitorata e mantenuta sotto i 90°, deve essere enfatizzata la retrazione scapolare ed evitati carichi compressivi eccessivi.
Esercizi a catena cinetica chiusa, sostenendo la mano e enfatizzando co-contrazioni prossimali, sono efficaci per diminuire carichi di trazione. Il range di movimento può superare i 90°, e può essere introdotto l’utilizzo di una mobilizzazione attiva assistita. Gli esercizi di integrazione del controllo scapolare e rinforzo della cuffia ristabilisce una base scapolare stabile per l’attivazione massima della cuffia dei rotatori.
Tendenzialmente, ma non sempre il trattamento può essere anche conservativo (riposo, tutore, farmaci, trattamento riabilitativo, trattamento fisioterapico specifico).
Nei giorni immediatamente successivi all’operazione, è naturale sperimentare dolore e gonfiore. Il medico prescrive analgesici e raccomanda l’applicazione di ghiaccio per gestire i sintomi.
È fondamentale seguire attentamente tutte le indicazioni per garantire un recupero ottimale. Il trattamento post-operatorio si avvale di un tutore che immobilizza la spalla per 2-3 settimane, non si può guidare la macchina per 6-8 settimane.
L’intervento chirurgico è seguito da un protocollo riabilitativo di ripristino del movimento articolare e della potenza muscolare con mobilizzazione precoce in acqua e idrokinesiterapia, il tutto dura circa 3-6 mesi dopo l’intervento.
La riabilitazione inizia infatti con esercizi di movimento passivo per mantenere la mobilità della spalla senza sollecitare i tessuti riparati. Gradualmente, si introducono esercizi di rafforzamento e di aumento dell’ampiezza di movimento. Il recupero completo può variare da pochi mesi fino a un anno, a seconda della gravità della lesione e dell’impegno nel programma di riabilitazione.
La maggior parte dei pazienti ritorna a un normale livello di attività dopo 6 mesi, ma la funzionalità dell’articolazione può naturalmente variare in caso di attività che sollecitano in maniera molto intensa la spalla.
La letteratura scientifica infatti indica che la maggior parte dei pazienti sperimenta un importante e netto miglioramento della funzionalità della spalla dopo la riparazione artroscopica.
Esercizi di Riabilitazione
Il programma di esercizi terapeutici per trattare la lesione e la rottura della cuffia dei rotatori deve sempre essere deciso da un fisioterapista esperto, che si occuperà anche di supervisionarne l’esecuzione.
Penduli: questi sono i primi esercizi che vengono solitamente eseguiti. Recuperare la mobilità articolare e rinforzare i muscoli della spalla per tornare a un movimento normale dell’articolazione.
Ecco alcuni esempi di esercizi:
- ESERCIZIO A PENDOLO, tipo Codman: in piedi flettere il busto in avanti (45-90°) appoggiandosi con l'arto sano su un supporto (ad es. un tavolo); rilassare i muscoli della spalla lesionata e dondolare l'arto dolcemente: avanti/indietro; internamente/esternamente; con movimenti circolari in senso orario/antiorario ed aumentando gradualmente l'ampiezza del cerchio. Durante i movimenti mantenere i muscoli quanto più rilassati possibili. Ripetere ciascun movimento 10-15 volte. esercizio può essere utile anche nella fase di riscaldamento iniziale o defaticamento finale per migliorare la funzionalità del complesso della spalla e prevenire gli infortuni.
- afferrare con la mano dell'arto sano l'estremità superiore della bacchetta (o dell'elastico) e con quella dell'arto da riabilitare la parte inferiore. Portare l'elastico dietro la schiena come riportato in figura e con la mano dell'arto sano sollevare lentamente la bacchetta e l'altro arto più in alto possibile. Mantenere la posizione per cinque secondi, quindi tornare lentamente nella posizione di partenza e ripetere dieci volte.
- ESERCIZIO DI ESTENSIONE DELLA SPALLA: in piedi afferrare la bacchetta dietro la testa mantenendo i gomiti estesi all'altezza dei fianchi come riportato in figura. I palmi delle mani devono essere rivolti all'indietro (mano prona). Lentamente spingere la bacchetta all'indietro in modo da allontanarla dal corpo senza flettere il busto in avanti. Mantenere la posizione di massima estensione per 5 secondi, quindi tornare lentamente nella posizione di partenza e ripetere dieci volte. Partendo dalla stessa posizione ripetere il movimento estendendo un solo arto per volta. Come nel caso precedente eseguire 10 ripetizioni per lato mantenendo la posizione di massima estensione per cinque secondi; quindi ripetere per il lato opposto.
- ROTAZIONE INTERNA/ESTERNA: sdraiati a terra, supini, con un cuscino sotto la testa impugnare la bacchetta con entrambe le mani ad una larghezza pari a quella delle spalle. I gomiti vanno piegati a 90° e tenuti aderenti ai fianchi durante tutto il movimento. Con delicatezza ruotare esternamente il braccio leso muovendo solo l'avambraccio. Mantenere la posizione per cinque secondi, quindi tornare alla posizione di partenza e ripetere per dieci volte.
- ANTEROPOSIZIONE/RETRAZIONE DELLE SPALLE: in piedi lentamente portare le spalle in avanti, mantenere la posizione un paio di secondi. Lentamente ruotare le spalle all'indietro (esternamente), fino a raggiungere la posizione di massima rotazione, mantenere la posizione per 2 secondi e tornare lentamente nella posizione di partenza. Ripetere per dieci volte.
AVVERTENZE: prima di eseguire questi esercizi per aumentare la mobilità della spalla e migliorare l'elasticità dei muscoli e dei tendini che compongono la cuffia dei rotatori chiedete un parere al vostro medico. riscaldamento generale prima di iniziare i movimenti di stretching; indossate indumenti comodi che non impediscano i movimenti; scegliete un ambiente rilassante e rispettate la corretta tecnica di respirazione; evitate i movimenti bruschi e gli eccessivi allungamenti. Se insorge dolore alla spalla durante i movimenti, sospendete immediatamente gli esercizi e rivolgetevi ad un medico se il dolore è particolarmente intenso o non scompare dopo qualche giorno di riposo.
La Tua Spalla, la Nostra Priorità
La rottura della cuffia dei rotatori può rappresentare un evento traumatico che impedisce il normale svolgimento delle attività quotidiane.
Se invece hai già ricevuto una diagnosi di lesione della cuffia dei rotatori o hai affrontato un intervento per la sua riparazione, puoi rivolgerti a uno dei nostri fisioterapisti esperti per elaborare un piano di trattamento basato sulle tue necessità.
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