La cuffia dei rotatori è un gruppo di muscoli e tendini che stabilizzano la spalla. Quando questi sono danneggiati, può essere necessario un intervento chirurgico. L’artroscopia è una procedura chirurgica che utilizza una piccola telecamera, l’artroscopio, per visualizzare, diagnosticare e trattare i problemi all’interno di un’articolazione.
Un aspetto importante dello studio delle lesioni alla cuffia dei rotatori è rappresentato dall’evoluzione delle tecniche di imaging utilizzate per diagnosticare queste patologie con sempre maggiore precisione e dettaglio. Tali avanzamenti hanno influenzato direttamente la capacità dei medici di personalizzare i trattamenti per i pazienti. Gli esperti ora possono proporre soluzioni conservative, come la fisioterapia per lesioni minori, o optare per interventi chirurgici, come la riparazione artroscopica della cuffia dei rotatori.
Le lesioni della cuffia dei rotatori hanno causa multifattoriale. Possono essere traumatiche oppure degenerative, in seguito a eventi microtraumatici ripetuti e/o dovute a sovraccarichi funzionali caratteristici di una particolare attività lavorativa/sportiva. Un fattore causale e prognostico importante è l’età del paziente: classicamente la frequenza di questa patologia aumenta dopo i 40 anni ed è presente in maniera asintomatica in circa il 20% della popolazione.
I sintomi possono variare in modo significativo da paziente a paziente. I danni alla cuffia dei rotatori possono causare dolore acuto, debolezza e limitazione nei movimenti della spalla. La scelta del tipo di trattamento da seguire (conservativo o chirurgico) è complesso e deve tener conto di numerosi elementi: età del paziente, estensione della lesione, presenza o meno di lesioni associate (instabilità di spalla associata) e livello di attività lavorativa/sportiva.
Trattamenti Conservativi e Chirurgici
Il trattamento conservativo si basa sulla somministrazione di farmaci anti-infiammatori non steroidei e sull’infiltrazione locale con cortisonici e successivamente acido ialuronico, in associazione, una volta attenuato il dolore, con un programma di riabilitazione fisioterapica di rinforzo muscolare.
Nei pazienti giovani e/o attivi si preferisce un trattamento di tipo chirurgico. Questo trattamento, un tempo sempre effettuato a cielo aperto, ora può essere realizzato in artroscopia (attraverso dei piccoli fori con l’utilizzo di una telecamera). L’artroscopia permette di reinserire i tendini che si sono staccati in maniera del tutto mini-invasiva.
La notte prima dell’operazione, i pazienti sono solitamente invitati a non mangiare o bere dopo la mezzanotte. Il giorno dell’operazione, il paziente verrà preparato per l’intervento, che include l’amministrazione di anestesia - generalmente locale. L’artroscopia inizia con delle piccole incisioni attraverso le quali vengono inseriti l’artroscopio e gli strumenti chirurgici.
Le immagini trasmesse dall’artroscopio guidano il chirurgo nell’esecuzione della riparazione. Durante l’operazione, che di solito dura tra una e due ore, il paziente non avverte dolore a causa dell’anestesia. Gli strumenti utilizzati nell’artroscopia sono altamente specializzati e progettati per manovrare all’interno delle piccole incisioni. Questi includono pinze, forbici, e dispositivi per la sutura, che aiutano il chirurgo a lavorare con estrema precisione.
La riparazione può includere la cucitura dei tendini strappati, la rimozione di tessuto infiammato o danneggiato, o il rafforzamento dei tendini rimanenti. Nei giorni immediatamente successivi all’operazione, è naturale sperimentare dolore e gonfiore. Il medico prescrive analgesici e raccomanda l’applicazione di ghiaccio per gestire i sintomi.
È fondamentale seguire attentamente tutte le indicazioni per garantire un recupero ottimale. Il trattamento post-operatorio si avvale di un tutore che immobilizza la spalla per 2-3 settimane, non si può guidare la macchina per 6-8 settimane.
L’intervento chirurgico è seguito da un protocollo riabilitativo di ripristino del movimento articolare e della potenza muscolare con mobilizzazione precoce in acqua e idrokinesiterapia, il tutto dura circa 3-6 mesi dopo l’intervento.
Riabilitazione Post-Operatoria
La riabilitazione inizia infatti con esercizi di movimento passivo per mantenere la mobilità della spalla senza sollecitare i tessuti riparati. Gradualmente, si introducono esercizi di rafforzamento e di aumento dell’ampiezza di movimento. Il recupero completo può variare da pochi mesi fino a un anno, a seconda della gravità della lesione e dell’impegno nel programma di riabilitazione.
La maggior parte dei pazienti ritorna a un normale livello di attività dopo 6 mesi, ma la funzionalità dell’articolazione può naturalmente variare in caso di attività che sollecitano in maniera molto intensa la spalla.
La letteratura scientifica infatti indica che la maggior parte dei pazienti sperimenta un importante e netto miglioramento della funzionalità della spalla dopo la riparazione artroscopica.
La Cuffia dei Rotatori: Anatomia e Funzione
La cuffia dei rotatori è una struttura fondamentale per il funzionamento della spalla, costituita dai tendini di quattro muscoli che originano dalla scapola e si inseriscono sulla testa dell’omero. Anteriormente vi è il sottoscapolare; superiormente il sovraspinoso (o sovraspinato); posteriormente il sottospinoso (o sottospinato) e il piccolo rotondo. I tendini della cuffia convergono a formare una lamina continua, larga parecchi centimetri.
Semplificando le loro complesse funzioni si può dire che i quattro muscoli, contraendosi in maniera coordinata, mantengono la testa dell’omero compressa e centrata contro la glena, cioè la superficie articolare della scapola. Questa funzione è indispensabile perché l’articolazione scapolo-omerale non ha una stabilità legata all’incastro delle due componenti (la concavità della glena è appena accennata, molto aperta). Senza l’attività coordinata della cuffia i movimenti di elevazione del braccio diventano impossibili.
La seconda principale funzione della cuffia è di muovere la spalla in rotazione interna (il gesto con cui portiamo la mano sull’addome o dietro la schiena) ed esterna (mano in fuori o anche mano sul capo e dietro la nuca). La faccia interna della cuffia dei rotatori riveste l’articolazione della spalla.
Quando si parla di lesioni della cuffia dei rotatori ci si riferisce a lacerazioni, strappi nel tessuto tendineo con disinserzione dalla superficie ossea. La causa principale è rappresentata da una graduale degenerazione del tessuto tendineo. La probabilità di avere una lesione di cuffia cresce pertanto con l’aumentare dell’età.
Nella grande maggioranza dei casi viene interessato il tendine del sovraspinoso, che ha un tratto critico, nutrito da pochi vasi e soprattutto scorre in uno spazio angusto dove può essere compresso tra la testa dell’omero e l’acromion (una struttura ossea che fa parte della scapola). Questo fenomeno di schiacciamento del tendine, che si accentua quando si mantiene il braccio in posizione elevata, può divenire doloroso e va sotto il nome di conflitto (o “impingement”) sub-acromiale.
Meno frequenti sono le lesioni del sottospinoso, del sottoscapolare e del piccolo rotondo. Quando vengono coinvolti più di due tendini si parla di lesione massiva.
Diagnosi delle Lesioni della Cuffia dei Rotatori
Per stabilire la presenza di una lesione di cuffia il primo passo è la visita dell’Ortopedico, che può sospettarla valutando con una serie di manovre i movimenti della spalla e la forza in varie direzioni. Questi test specifici sono mirati a valutare l’escursione articolare della spalla, la forza impressa dai differenti tendini all’articolazione della spalla e l’eventuale dolore causato nel corso delle manovre. In caso di lesione di un tendine generalmente si potrà apprezzare la riduzione della forza nel test che valuta quello specifico tendine, aspetto che non sempre è correlato alla comparsa di dolore durante la valutazione stessa.
Gli esami strumentali principali sono l’Ecografia, che viene effettuato mediante una sonda a ultrasuoni, e la Risonanza Magnetica Nucleare. La prima è una metodica economica e diffusa, che può essere considerata l’esame di screening. La risonanza visualizza le strutture della spalla sfruttando i campi magnetici, è più costosa, è anche più difficile da tollerare per alcuni pazienti ed è controindicata in presenza di alcune condizioni.
Le informazioni che fornisce sulla cuffia dei rotatori sono però molto più complete, soprattutto quando si deve valutare un intervento di riparazione. Esistono lesioni definite parziali: significa che un tendine presenta la rottura di uno strato delle sue fibre, non di tutto lo spessore. Una lesione parziale può riguardare il versante articolare, oppure quello esterno, bursale; talvolta le fibre rotte sono nell’interno del tendine.
Le lesioni massive, come già accennato, sono lacerazioni che si estendono a più di due tendini della cuffia. Se la lesione di cuffia è di grandi dimensioni può conseguirne uno sbilanciamento della articolazione della spalla, con la testa dell’omero che non sta più affrontata al centro della glena, ma si sposta verso l’alto.
Tecniche di Riparazione Artroscopica
Da oltre venti anni si sono sviluppate le metodiche artroscopiche, che utilizzano un sofisticato sistema basato su una piccola telecamera collegata ad uno schermo mediante fibre ottiche. Sono necessarie alcune piccole incisioni da 0,5-1 cm dietro, di lato e davanti alla spalla e non è necessario “aprire” il deltoide. L’obiettivo dell’intervento di riparazione è di riportare il lembo di tendine strappato alla sua sede di inserzione all’osso della testa omerale e fissarvelo.
Per far questo esistono diversi sistemi di ancoraggio, i più comuni sono rappresentati da “ancorette” di vari materiali che si avvitano o si impiantano a pressione nell’osso e a cui sono attaccati dei fili con i quali si sutura e si riporta in sede il tendine. Perché la riparazione sia fattibile occorre che il tendine rotto abbia una buona consistenza e sia rimasto sufficientemente elastico da poterlo riportare nella sede di inserzione. Queste condizioni non sempre possono essere certe prima dell’intervento, nemmeno con la risonanza magnetica.
Nel corso dell’intervento oltre alla riparazione vengono effettuate altre procedure: si fa una “pulizia” dei tessuti rovinati e degenerati; si rimuove almeno in parte la borsa generalmente infiammata; se vi sono irregolarità della superficie ossea dell’acromion, che sovrasta la cuffia, si possono levigare con appositi strumenti (acromionplastica). Inoltre nella maggior parte dei casi il tendine del capo lungo del bicipite adiacente ai tendini della cuffia è logorato e degenerato, e quindi causa di dolore: per questo motivo spesso è necessario sezionarlo, senza che questo pregiudichi la forza del braccio.
Cosa Fare di Fronte ad una Lesione Irreparabile
Quando uno o più tendini della cuffia dei rotatori diventano non più riparabili, la scelta di cosa fare diventa un po’ più complessa. Dipende dall’età, dalle richiesta funzionali del paziente, da cosa piace fare e da quanti problemi causa la lesione della cuffia dei rotatori nella vita di ogni giorno.
Una prima soluzione è il trattamento conservativo: l’uso di infiltrazioni articolari e la fisioterapia pur non guarendo il problema aiutano a ridimensionarlo. La combinazione di infiltrazioni ecoguidate, terapie mediche e ginnastica possono ridurre molto i sintomi di una lesione del sovraspinato.
Quando nonostante il trattamento conservativo non si raggiunge un risultato apprezzabile, esistono altre procedure di salvataggio per migliorare la propria condizione. I transfer muscolo tendinei sono la scelta ideale per pazienti con meno di 65 anni che abbiano una lesione irreparabile di più tendini con perdita di forza e dolore. In tal caso specialmente in assenza di artrosi si può portare dal dorso un tendine a sostituire la funzione di quello mancante.
Complicazioni Post-Operatorie
Dopo un intervento di riparazione di cuffia le complicazioni possono essere di vari tipi, fortunatamente sono eventi rari. Se è stata ottenuta la riparazione, totale o parziale, della lesione di cuffia, allora occorre proteggere il tendine reinserito per il tempo necessario affinché si ristabilisca una robusta continuità tendine-osso. Questo processo biologico richiede alcuni mesi. Pertanto raccomandiamo l’utilizzo del tutore di spalla a tempo pieno, giorno e notte, per circa un mese durante il quale sono proibiti i movimenti soprattutto attivi della spalla.
Dopo questo periodo di convalescenza “stretta” si inizia la fisioterapia, con la quale si esercita una graduale dolce mobilizzazione della spalla, prima passiva poi attiva. Se è disponibile, la idrochinesiterapia (ginnastica in acqua con l’assistenza del fisioterapista) agevola il recupero funzionale. A circa due mesi dall’intervento si possono praticare attività leggere, come la guida dell’auto. Per le attività più impegnative occorre aspettare circa quattro mesi dall’intervento.
Nei casi in cui la lesione è risultata irreparabile, in sala operatoria sono stati effettuati solo i tempi complementari di “pulizia”. In questo caso è lecito aspettarsi un miglioramento del dolore ma non un recupero di forza.
Prospettive Future
Il futuro è nella prevenzione come è avvenuto in altri distretti corporei. Anche la figura del chirurgo esperto si sta evolvendo con competenze “allargate” come esperto di patologia che considera il maggiore successo nel trattare precocemente il problema prevenendo per quanto possibile la lesione e l'intervento.
Tabella Riassuntiva delle Fasi di Riabilitazione
| Fase | Descrizione | Obiettivi |
|---|---|---|
| Acuta | Prime 6-8 settimane post-operatorie | Protezione dei tessuti, controllo del dolore |
| Recupero | Dalle 6-8 settimane fino a completamento | Ristabilire la catena cinetica, forza muscolare e equilibrio |
| Funzionale | Fase finale del recupero | Raggiungere un'ottima funzionalità nelle attività desiderate |
L’obbiettivo della riabilitazione a seguito della riparazione della cuffia dei rotatori, è rappresentato dal recupero della forza di coppia deltoide/cuffia dei rotatori, indispensabile per centrare dinamicamente la testa dell’omero nella glenoide durante tutto il range di movimento dell’arto.
Consigli Utili
Se avverti dolore notturno che ti impedisce di dormire, difficoltà nel sollevare il braccio o compiere gesti semplici come pettinarti o allacciare il reggiseno, potresti avere una lesione della cuffia dei rotatori. L’artroscopia della spalla è una procedura mini-invasiva che utilizza un artroscopio, una piccola telecamera, e strumenti chirurgici sottili introdotti attraverso incisioni di pochi millimetri.
Come si esegue la riparazione artroscopica della cuffia dei rotatori?
La riparazione artroscopica della cuffia dei rotatori viene svolta con tecnica mini-invasiva (artroscopia), eseguendo 3-4 piccole incisioni di pochi millimetri, in anestesia loco-regionale e sedazione. Può durare dai 20 ai 60 minuti circa. Attraverso le altre incisioni vengono introdotti speciali strumenti che consentono l’asportazione di tessuto infiammato e la riparazione tendinea. La riparazione tendinea consiste nel reinserire il tendine rotto sull’osso. Questa riparazione avviene utilizzando suture chirurgiche ad alta resistenza montate su piccole viti che non devono poi essere rimosse.
Quanti giorni va portato il tutore?
Il tendine impiega 6 settimane per “saldarsi” all’osso e altri 3-6 mesi per rimodellarsi, quindi il tutore ha la funzione di “proteggere” il braccio per evitare movimenti volontari ed involontari che potrebbero mettere a rischio la riparazione tendinea, vanificando l’intervento. Dopo la sutura artroscopica, tuttavia, mantenere il tutore per 6 settimane, come da protocolli classici, potrebbe determinare un’importante rigidità post-chirurgica. Pertanto noi consigliamo l’utilizzo dello stesso per 3 settimane, sopratutto di notte; a casa, in condizioni di “sicurezza” (ad es. mentre si mangia o si guarda la televisione) lo si può rimuovere, rilassando il braccio lungo il fianco o appoggiando la mano sulla coscia.
Come e quando si svolge la fisioterapia?
Fin dal primo giorno post-operatorio, il paziente dovrà mobilizzare gomito, polso e dita al fine di evitare rigidità e gonfiore della mano. Verranno inoltre insegnati alcuni semplici esercizi per una cauta mobilizzazione attiva della spalla, sempre all’interno di una “zona di sicurezza”. La fisioterapia può essere intrapresa fin dal giorno successivo all’intervento. È opportuno però rivolgersi a fisioterapisti che abbiano una certa esperienza su questo tipo di riabilitazione. È infatti importantissimo che non venga danneggiata la sutura dei tendini eseguita dal chirurgo.
Quando si potranno riprendere le normali attività quotidiane e sportive?
In media il recupero funzionale e il ritorno alle normali attività quotidiane si ottiene in 3-4 mesi ma può necessitare anche di periodi più lunghi.
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