L'artroscopia dell'anca è una tecnica di chirurgia mini-invasiva che permette di osservare l'articolazione dell'anca e di intervenire chirurgicamente su di essa senza praticare grosse incisioni. Gli strumenti necessari per osservarla e per operare vengono infatti introdotti attraverso piccole incisioni che non lasciano grosse cicatrici. Fino a pochi anni fa è stata utilizzata soprattutto a scopo diagnostico, ma il suo perfezionamento ha permesso la sua applicazione anche per intervenire chirurgicamente e risolvere diversi tipi di problematiche senza dover ricorrere a un intervento a cielo aperto.
Come Funziona l'Artroscopia dell'Anca
L'operazione viene eseguita in anestesia generale o spino-peridurale. Prima dell'intervento il paziente viene fatto posizionare sul letto in posizione supina o laterale e la gamba da trattare viene posta in trazione per consentire l'inserimento degli strumenti e il loro movimento a livello dell'articolazione dell'anca. Viene quindi eseguita una radiografia per verificare l'apertura dell'articolazione. Se bisogna agire a livello del collo del femore la trazione non è necessaria e l'anca viene semplicemente flessa di 45 gradi e ruotata di 30 gradi. Il medico pratica 2, 3 o (più raramente) 4 incisioni larghe circa 1 cm attraverso cui vengono introdotti gli strumenti.
Tramite una piccola incisione cutanea, viene introdotta una telecamera artroscopica che, collegata ad un monitor esterno, permette di valutare la situazione intra e/o extra-articolare dell’anca senza andare a tagliare alcuna struttura muscolare. Tale procedura viene eseguita in regime di ricovero ordinario (una o due notti in ospedale) o in regime di Day surgery.
Quando è Indicata l'Artroscopia dell'Anca
Si tratta di un trattamento conservativo rivolto in primis a pazienti di età inferiore ai 45 anni che si sta affermando come alternativo a quello più noto e tradizionale a cielo aperto. Si tratta in prevalenza di correggere piccole malformazioni che fanno da autentico “starter” per l’artrosi: «Se trattate in tempo, prima cioè che il danno si estenda, permettono di salvare l’anca o quantomeno di posticipare il ricorso alla chirurgia protesica».
I pazienti che rispondono meglio all’artroscopia dell'anca sono individui giovani (18-35 anni), attivi, con dolore all'anca, dove la cartilagine articolare è ancora sana al momento della diagnosi. Studi scientifici hanno dimostrato che l’80% dei pazienti che si sottopongono ad artroscopia dell'anca ritorna allo sport e alle altre attività fisiche ai livelli di prima dell’insorgenza dei dolori all'anca (da conflitto femoro-acetabolare). La maggioranza dei pazienti sta nettamente meglio, ma non è ancora chiaro in quale misura la procedura arresti il decorso dell’artrosi.
Conflitto Femoro-Acetabolare (FAI)
Il conflitto femoro-acetabolare (o FAI, femoro-acetabular impingement) è una patologia dall’anca nella quale la conformazione della testa femorale e/o dell'acetabolo, è tale che durante il normale arco di movimento i due capi articolari non scorrano liberamente ma entrino in conflitto fra loro.
- Deformità tipo Pincer: l’acetabolo sporge anteriormente più del dovuto e ha una conformazione tale da stringere come una tenaglia la testa femorale, riducendone quindi l’escursione e intrappolando il labbro acetabolare.
- Deformità tipo Cam: la testa femorale non è perfettamente sferica così che durante il movimento la parte eccentrica confligge con il bordo acetabolare alterando le strutture che incontra (labbro acetabolare e cartilagine).
Il conflitto femoro-acetabolare comporta una lesione del labbro acetabolare (Fig.2), che è una sorta di guarnizione dell’articolazione che riveste il bordo dell’acetabolo e che garantisce un effetto vacuum (seal effect), limitando così l’attrito articolare. In seguito alla lesione del labbro, si ha dolore e alterazione dell’omeostasi dei carichi articolari. Il dolore nel FAI si manifesta solitamente in maniera subdola all’inguine ma talvolta possono essere riferiti dolori laterali, posteriori (al gluteo) o irradiazioni complesse, di solito dopo uno sforzo fisico (attività sportive, passeggiata in montagna, molte ore in piedi).
Inizialmente è presente solo in seguito ad alcuni movimenti dall’anca (calzando scarpe o calze, salendo scendendo dall'automobile, accavallando le gambe), in seguito si fa sempre più frequente, limitando prima le attività sportive e poi le normali funzioni quotidiane. Caratteristico è un fastidio che il paziente avverte in posizione seduta, più o meno prolungata, o nell’alzarsi da seduto o eseguendo movimenti che prevedano la flessione dell’anca. Inoltre è possibile avvertire in alcuni casi dei rumori (scatti o scrosci) o dei blocchi articolari.
Dipende dal danno dell’articolazione al momento della diagnosi. Danno moderato con alterazione irreparabile del labbro: Artroscopia dell’anca con shaving selettivo del labbro o Trapianto segmentale del Labbro (Fig. Trattamento chirurgico (artroscopico) del conflitto femoro-acetabolare.
Controindicazioni e Rischi
L'artroscopia dell'anca è controindicata in caso di artrosi avanzata, di osteonecrosi della testa del femore associata a collasso dell’epifisi, di presenza di un’articolazione anchilotica o di coxa protrusa grave.
L'artroscopia dell'anca è in genere ben tollerata, ma subito dopo l'intervento è possibile avere a che fare con dolori alla parte bassa della schiena, all'anca, alle natiche e al ginocchio. Sono relativamente frequenti gonfiori temporanei al gluteo, allo coscia o all'inguine, che tendono però a risolversi in pochi giorni. Altre possibili rare complicazioni sono lesioni alla pelle, ai muscoli, ai nervi o ai vasi sanguigni provocate dalla trazione o infezioni. Il più frequente è una sensazione di “pelle addormentata” a livello genitale.
Come per tutte le procedure chirurgiche, c’è una probabilità (1%-3%) di complicazioni associate con l’artroscopia dell'anca. Alcuni dei rischi sono connessi all'uso della trazione. Questa è una patologia che colpisce alcuni pazienti (circa 0,5% - 3%) portatori di protesi totale d’anca, quando la coppa acetabolare viene posizionata con sporgenza eccessiva anteriore.
Recupero Post-Operatorio
Subito dopo l'operazione è possibile avvertire dolori alla parte bassa della schiena, ai glutei, all'anca e al ginocchio, ma per alleviarli è in genere sufficiente assumere antidolorifici. I tempi di recupero sono di circa due mesi, durante i quali è necessario seguire un programma di fisioterapia che permette di recuperare sia la mobilità dell'anca che il tono muscolare. Può inoltre essere necessario l'uso delle stampelle, da portare per un tempo variabile da due a 4 settimane a seconda dei casi. Tutte le volte che si cammina, si corre, si va in bicicletta o si sta seduti davanti al pc, vengono usate le anche.
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