L'artroscopia dell'anca è una tecnica di chirurgia mini-invasiva che permette di osservare l'articolazione dell'anca e di intervenire chirurgicamente su di essa senza praticare grosse incisioni. Gli strumenti necessari per osservarla e per operare vengono infatti introdotti attraverso piccole incisioni che non lasciano grosse cicatrici.
Fino a pochi anni fa è stata utilizzata soprattutto a scopo diagnostico, ma il suo perfezionamento ha permesso la sua applicazione anche per intervenire chirurgicamente e risolvere diversi tipi di problematiche senza dover ricorrere a un intervento a cielo aperto. L'artroscopia dell'anca permette di osservare e intervenire sull'articolazione senza aprire l'articolazione stessa.
Come si svolge l'artroscopia dell'anca?
L'operazione viene eseguita in anestesia generale o spino-peridurale. Prima dell'intervento il paziente viene fatto posizionare sul letto in posizione supina o laterale e la gamba da trattare viene posta in trazione per consentire l'inserimento degli strumenti e il loro movimento a livello dell'articolazione dell'anca. Viene quindi eseguita una radiografia per verificare l'apertura dell'articolazione. Se bisogna agire a livello del collo del femore la trazione non è necessaria e l'anca viene semplicemente flessa di 45 gradi e ruotata di 30 gradi. Il medico pratica 2, 3 o (più raramente) 4 incisioni larghe circa 1 cm attraverso cui vengono introdotti gli strumenti.
L’artroscopia è una tecnica chirurgica molto diffusa che permette di “guardare nell’articolazione”, senza aprirla, mediante un sistema a fibre ottiche di piccole dimensioni di calibro simile ad una matita da disegno, eseguendo gesti chirurgici, attraverso due o tre incisioni di 4, 5 mm.
Trattamento del conflitto femoro-acetabolare
L’artroscopia di anca tratta una patologia di recente acquisizione, descritta nel 2003 per la prima volta, chiamata conflitto femoro-acetabolare, caratterizzata da piccole anomalie ossee che determinano una non perfetta anatomia dei due capi articolari dell’anca, che, durante il loro movimento, urtano causando una rapida degenerazione articolare.
Prima di entrare nel dettaglio della problematica è bene fare un accenno alla anatomia normale: l’anca è formata semplicemente da due ossa l’osso del bacino cioè il cotile che ha una forma di una coppa dove si articola la tesa del femore che ha una forma di una palla, queste due ossa sono perfettamente congruenti. Il cotile presenta in periferia una struttura molto importante che è il labbro aceta bolare, simile al menisco del ginocchio, che ha una funzione stabilizzante e sigillante dell’anca.
Il conflitto femoro-acetabolare (o FAI, femoro-acetabular impingement) è una patologia dall’anca nella quale la conformazione della testa femorale e/o dell'acetabolo, è tale che durante il normale arco di movimento i due capi articolari non scorrano liberamente ma entrino in conflitto fra loro.
Il conflitto può dipendere da una deformità tipo Pincer (che in inglese vuol dire pinza-tenaglia) quando l’acetabolo sporge anteriormente più del dovuto e ha una conformazione tale da stringere come una tenaglia la testa femorale, riducendone quindi l’escursione e intrappolando il labbro acetabolare. Il conflitto può dipendere da una deformità tipo Cam (che in inglese vuol dire camma) quando la testa femorale non è perfettamente sferica così che durante il movimento la parte eccentrica confligge con il bordo acetabolare alterando le strutture che incontra (labbro acetabolare e cartilagine).
Il tipo CAM, ovvero a “camma”, è caratterizzato da una piccola anomalia ossea sul collo del femore, nella giunzione tra la testa e il collo del femore si trova una escrescenza una protuberanza con riduzione della sfericità della testa, quindi la testa non ha più una forma di una palla ma di un uovo che si articola nel cotile concavo, pertanto vi è una incongruenza tra le due strutture causando un conflitto.
Il tipo PINCER, ovvero conflitto a “tenaglia”, è caratterizzato da una eccessiva copertura dell’acetabolo, che può essere suddiviso in uno solo focale solo una parte e globale tutto più grande quindi la testa è sferica ma il cotile essendo troppo grande confligge con il collo del femore.
Il conflitto femoro-acetabolare comporta una lesione del labbro acetabolare (Fig.2), che è una sorta di guarnizione dell’articolazione che riveste il bordo dell’acetabolo e che garantisce un effetto vacuum (seal effect), limitando così l’attrito articolare. In seguito alla lesione del labbro, si ha dolore e alterazione dell’omeostasi dei carichi articolari.
Trattamento artroscopico specifico
- Il trattamento del CAM consiste nel rimodellare il passaggio testa collo del femore rimuovendo la protuberanza con una piccola fresa da 5 mm.
- Il trattamento del conflitto tipo PINCER consiste nel staccare il labbro acetabolare che in periferia del cotile, ridurre la grandezza del cotile con una piccola fresa e reinserire il labbro con ancorette riassorbibili.
- vengono riparati gli eventuali falli sul labbro, riparando il labbro con delle ancorette riassorbibili.
Alla fine vengono eseguiti dei test dinamici intraoperatori per valutare l’assenza del conflitto “guardando in articolazione”.
Diagnosi del conflitto femoro-acetabolare
Il conflitto femoro-acetabolare è caratterizzato da dolore inguinale e talvolta al gluteo, alcune volte manifesta un dolore a C, cioè che va dall’inguine al troncantere laterale e posteriormente al gluteo, questo tipico dolore è indice di una lesione del labbro acetabolare. Esordisce, in genere, in modo subdolo, episodico, dopo uno sforzo fisico (una partita di calcio, una giornata sugli sci). Dapprima il disturbo viene avvertito solo nei movimenti di flessione e rotazione interno dell’anca (ad es. quando si accavallano le gambe o quando ci si piega in avanti da seduti per calzare una scarpa o quando si è seduti per molto tempo), ma con il tempo esso diventa sempre più frequente fino a determinare l’abbandono delle attività sportive. Successivamente il dolore inizia a manifestarsi già con la camminata veloce.
Il dolore nel FAI si manifesta solitamente in maniera subdola all’inguine ma talvolta possono essere riferiti dolori laterali, posteriori (al gluteo) o irradiazioni complesse, di solito dopo uno sforzo fisico (attività sportive, passeggiata in montagna, molte ore in piedi). Inizialmente è presente solo in seguito ad alcuni movimenti dall’anca (calzando scarpe o calze, salendo scendendo dall'automobile, accavallando le gambe), in seguito si fa sempre più frequente, limitando prima le attività sportive e poi le normali funzioni quotidiane. Caratteristico è un fastidio che il paziente avverte in posizione seduta, più o meno prolungata, o nell’alzarsi da seduto o eseguendo movimenti che prevedano la flessione dell’anca. Inoltre è possibile avvertire in alcuni casi dei rumori (scatti o scrosci) o dei blocchi articolari.
Alla visita oltre ai sintomi suddetti, ci sono manovre specifiche che ci aiutano nella diagnosi: test del conflitto anteriore o test dell’impingement anteriore, con il paziente supino facciamo flettere intraruotare e addurre l’anca. Dopo i sintomi la visita la diagnostica per immagine ci aiuta ad individuare la patologia e dare una giusta indicazione terapeutica. Prima di tutto una semplice radiografia ci da già tante informazioni per una giusta diagnosi. Una indagine di secondo livello è la RMN o ARTRORMN, per valutare meglio la cartilagine, l’osso subcondrale, ed evidenziare il labbro aceta bolare che con la radiografia non si vede. Il paziente ideale al trattamento chirurgico è un paziente che presenta da poco tempo il dolore, alla visita i test risultano positivi e alla radiografia e RMN la cartilagine è conservata.
Recupero post-operatorio
Subito dopo l'operazione è possibile avvertire dolori alla parte bassa della schiena, ai glutei, all'anca e al ginocchio, ma per alleviarli è in genere sufficiente assumere antidolorifici. I tempi di recupero sono di circa due mesi, durante i quali è necessario seguire un programma di fisioterapia che permette di recuperare sia la mobilità dell'anca che il tono muscolare. Può inoltre essere necessario l'uso delle stampelle, da portare per un tempo variabile da due a 4 settimane a seconda dei casi.
Il paziente viene messo in piedi il giorno dopo l’intervento, può deambulare con stampelle con un carico parziale per 3 o 4 settimane. È un intervento che non è doloroso ed è gestibile eventualmente con semplici analgesici. Rimane ricoverato in ospedale per due notti, già il giorno dopo l’intervento un terapista insegna al paziente a deambulare con le stampelle e insegnerà a fare gli esercizi che il paziente dovrà continuare a casa. Il paziente utilizzerà un apparecchio per muovere passivamente l’anca per evitare aderenze e quindi una rigidità all’anca per 3, 4 settimane.
Rischi e controindicazioni
L'artroscopia dell'anca è in genere ben tollerata, ma subito dopo l'intervento è possibile avere a che fare con dolori alla parte bassa della schiena, all'anca, alle natiche e al ginocchio. Sono relativamente frequenti gonfiori temporanei al gluteo, allo coscia o all'inguine, che tendono però a risolversi in pochi giorni. Altre possibili rare complicazioni sono lesioni alla pelle, ai muscoli, ai nervi o ai vasi sanguigni provocate dalla trazione o infezioni. Il più frequente è una sensazione di “pelle addormentata” a livello genitale.
L'artroscopia dell'anca è controindicata in caso di artrosi avanzata, di osteonecrosi della testa del femore associata a collasso dell’epifisi, di presenza di un’articolazione anchilotica o di coxa protrusa grave.
Centri specializzati in Italia
In Italia il trattamento artroscopico viene eseguito di routine solo in pochi centri in Italia per diversi motivi: prima di tutto, perché la patologia è di recente acquisizione quindi c’è bisogno di “super specialisti” che si occupano di anca e conoscano le tecniche artroscopiche; inoltre, essendo poco conosciuta, la patologia arriva all’osservazione del chirurgo troppo tardi per eseguire un intervento in artroscopia.
Obiettivi dell'artroscopia dell'anca
Gli obbiettivi sono la scomparsa del dolore, migliorare l’articolazione e la ripresa dell’attività sportiva che svolgeva prima della comparsa del dolore. Così da poter allontanare o evitare un intervento più invasivo della protesi totale di anca. Ma per ottenere ciò è importante intervenire in tempo, cioè quando la cartilagine non è molto danneggiata. Pertanto è molto importante che questa patologia sia maggiormente conosciuta per essere diagnosticata in tempo ed eseguire un vero epropri trattamento preventivo.
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