Angiografia con Embolizzazione: Informazioni Dettagliate

L'embolizzazione è una procedura non-chirurgica, minimamente invasiva, che rientra nell'ambito della radiologia interventistica.

Cos'è l'Angiografia?

L'angiografia oncologica è una tecnica di diagnostica per immagini che utilizza un mezzo di contrasto iniettato nei vasi sanguigni per visualizzarne la struttura e il flusso.

Le immagini ottenute con l’angiografia possono essere anche ricostruite in modelli tridimensionali e fuse con immagini radiologiche precedentemente acquisite (ad esempio di TAC o Risonanza Magnetica).

L'Embolizzazione: Una Tecnica Chiave

Una delle tecniche più utilizzate è l’embolizzazione, che consiste nell’inserire micro-particelle nei vasi sanguigni che alimentano il tumore, bloccandone l’apporto di sangue e rallentandone la crescita.

Ad esempio, in un paziente con carcinoma epatico, l’embolizzazione può ridurre significativamente la dimensione del tumore, rendendo possibile un intervento chirurgico successivo o migliorando l’efficacia della chemioterapia.

L'angiografia può essere anche una valida guida per eseguire vari tipi di terapie percutanee, ossia che raggiungono il tumore attraverso aghi di vario tipo infissi attraverso la cute.

Un’altra applicazione fondamentale è la gestione delle emorragie causate da tumori avanzati.

Applicazioni dell'Embolizzazione

L'embolizzazione può essere applicata a molte parti del corpo, per controllare o prevenire sanguinamenti in atto anormali.

  • Sanguinamento gastrointestinale di varia origine (es.

L'embolizzazione può essere praticata per risolvere numerose condizioni, tra cui emorragie acute, patologie vascolari, tumori e fibromi uterini.

Lo scopo dell'embolizzazione è quello di sopprimere, definitivamente o temporaneamente, l'apporto vascolare di una lesione, una malformazione o una neoformazione tumorale.

L'embolizzazione rientra nella radiologia interventistica vascolare (detta anche "chirurgia endovascolare"), così come l'angioplastica, la fibrinolisi ed il posizionamento di stent.

Embolizzazione per Fibromi Uterini

L'embolizzazione arteriosa è una metodica di radiologia interventistica il cui scopo è di sopprimere l'apporto vascolare di una neoformazione provocando l'occlusione dei vasi afferenti con conseguente necrosi ischemica della lesione.

L'occlusione deve avvenire il più distalmente possibile: arteriole terminali prive di collaterali unica fonte di apporto ematico al territorio da ischemizzare.

L'occlusione vascolare è provocata da materiale che blocca il flusso ematico e facilita la trombogenesi.

In sintesi, questa procedura, nel trattamento delle lesioni benigne ipervascolarizzate, assume un significato curativo ed attualmente è considerata una validissima opzione terapeutica.

Embolizzazione per Altre Condizioni

Le procedure di Neuroradiologia Interventistica Endovascolare sono metodiche di nuova concezione che consentono di raggiungere le arterie cerebrali in maniera minimamente invasiva, attraverso il sistema circolatorio.

Esse permettono il trattamento di molteplici patologie di natura vascolare in maniera sicura, efficace e relativamente poco dolorosa per il paziente.

Aneurisma Cerebrale

L’aneurisma cerebrale si presenta come una dilatazione della parete arteriosa, in comunicazione con l’arteria tramite un piccolo foro (colletto dell’aneurisma) attraverso cui passa il sangue che lo riempie.

La parete della sacca aneurismatica è debole perché non possiede la normale struttura pluristratificata di un’arteria e può rompersi improvvisamente generando l’emorragia cerebrale subaracnoidea.

Normalmente non ci sono segni premonitori della presenza dell’aneurisma, a meno che questo non comprima delle strutture nervose adiacenti (ad es. nervi cranici) provocando dei deficit o che la sua grandezza non comprima il tessuto cerebrale circostante.

Malformazione Artero-Venosa

La malformazione artero-venosa è un insieme di anomalie vascolari caratterizzate da una comunicazione diretta e ad alto flusso tra arterie e vene.

Normalmente il sangue passa dalle arterie alle vene attraverso i capillari, vasi microscopici a parete molto sottile, a livello dei quali si realizzano gli scambi di sostanze nutritive tra sangue e tessuti.

Nelle malformazioni artero-venose manca il normale letto capillare e il sangue passa dal distretto arterioso a quello venoso con alto flusso e alta pressione, percorrendo dei canali vascolari anomali, dilatati e tortuosi.

Questi ultimi formano una sorta di gomitolo chiamato nidus.

Fistola Durale

La fistola durale si tratta di una comunicazione diretta tra arterie e vene senza il circolo capillare interposto, a differenza delle malformazioni artero-venose, sono situate nello spessore delle meningi cerebrali in continuità con le vene di scarico del cervello (seni venosi durali).

Angiografia con Embolizzazione per Fratture Complesse di Bacino

Le fratture instabili di bacino sono lesioni gravi che compromettono significativamente l’integrità della struttura ossea.

Possono coinvolgere l’ileo, l’ischio e il pube, richiedendo un intervento chirurgico correttivo per la stabilizzazione, data l’importanza dei rapporti anatomici della regione.

Le complicazioni associate a queste lesioni comprendono, a volte, danni considerevoli per i vasi sanguigni e i nervi che decorrono localmente.

Tra le lesioni più gravi, le fratture di bacino con sanguinamento coinvolgono non solo la pelvi ossea, ma interessano anche i vasi, comportando una significativa perdita di sangue.

A sua volta, lo stravaso ematico è un evidente fattore di rischio per cospicue emorragie interne - facilitate dalla tipica anatomia della regione - e per shock ipovolemico.

L’angiografia con embolizzazione si è dimostrata una procedura efficace per il trattamento di questi pazienti.

Tale approccio terapeutico viene eseguito da un radiologo interventista e si rivela opportuno in tutti quei casi in cui è presente un sanguinamento attivo in relazione a una recente frattura di bacino.

Preparazione all'Angiografia con Embolizzazione

Prima di eseguire l’angiografia, il paziente viene valutato attentamente dall’équipe sanitaria.

Si prendono in considerazione il suo stato clinico, i risultati di eventuali esami diagnostici effettuati in precedenza e l’indicazione alla procedura.

Inoltre, il trattamento viene spiegato al paziente, che deve firmare il consenso informato prima di procedere.

Come si Svolge l'Intervento

Per eseguire l’embolizzazione, è necessario accedere al sistema vascolare attraverso un’arteria di calibro adeguato, scegliendo quasi sempre quella femorale.

Attraverso una puntura diretta ecoguidata dell’arteria viene, quindi, introdotto un catetere, portato sino a livello dei vasi pelvici.

È in questo momento che il radiologo interventista esegue l’angiografia a fini diagnostici: questa procedura utilizza un mezzo di contrasto che permette di visualizzare l’area di sanguinamento e individuare i vasi responsabili dello stravaso ematico.

A seguito della diagnosi, si avanza in maniera mirata il catetere fino a ridosso dell’arteria lesionata, momento in cui si decide, in relazione alle caratteristiche del paziente e della lesione, l’agente embolizzante più appropriato.

I principali composti utilizzati possono essere particelle di gel, spirali metalliche o altri materiali che vengono caricati nel catetere e guidati fino alla sede del sanguinamento.

Una volta posizionati nella sede individuata, vengono rilasciati per occludere selettivamente il vaso sanguigno e fermare l’emorragia.

Tale operazione interrompe il flusso di sangue verso l’area danneggiata, contribuendo a controllare il sanguinamento e a promuovere la guarigione.

Dopo aver completato l’embolizzazione, il team medico-sanitario monitora il paziente per garantire una corretta risposta alla procedura.

È importante effettuare controlli regolari per valutare l’efficacia del trattamento e gestire eventuali complicanze.

Vantaggi dell'Embolizzazione

In linea generale, l’embolizzazione si è dimostrata una strategia terapeutica sicura ed efficace nel controllo del sanguinamento attivo in seguito a fratture di bacino e viene spesso utilizzata come trattamento complementare alla chirurgia ortopedica.

Grazie alla sua natura minimamente invasiva, questa procedura offre numerosi vantaggi, tra cui un minor rischio di complicanze rispetto agli interventi chirurgici tradizionali e un recupero più veloce del paziente.

Facilitare un eventuale intervento chirurgico: l'embolizzazione ha un significato adiuvante quando viene realizzata allo scopo di agevolare il trattamento chirurgico di lesioni benigne e maligne (localmente aggressive).

Quest'approccio permette una riduzione dimensionale della lesione, occludendo i vasi che le stanno fornendo sangue, facilitandone l'asportazione, oltre ad essere utile per il controllo di eventuali emorragie e completare i risultati della chirurgia.

Ridurre il dolore: l'embolizzazione può essere utile per controllare l'aggressività di una lesione (specialmente quando il tumore è difficile o impossibile da rimuovere) e la sintomatologia ad essa correlata.

È, tuttavia, doveroso sottolineare che questo esame non è privo di rischi.

Per questo, è fondamentale che venga eseguito da operatori esperti in un ambiente adeguatamente attrezzato, al fine di garantire la massima sicurezza ed efficacia.

Cosa Fare Prima dell'Intervento?

Tutti questi trattamenti si effettuano dopo una necessaria fase diagnostica non invasiva tramite TAC, RM o angiografia stessa.

L'indicazione al trattamento viene posta da un Team multidisciplinare composto dal Neurochirurgo, Neurologo e dal Neuroradiologo Interventista, che esegue la procedura.

Il paziente prima del ricovero sarà convocato presso il Prericovero Centralizzato per eseguire tutti gli esami preoperatori necessari, la visita anestesiologica ed aprire la cartella clinica.

In occasione di tale visita sarà opportuno segnalare eventuali allergie soprattutto al mezzo di contrasto a base di iodio, malattie cardiovascolari note o terapie in atto specie se riguardanti farmaci che alterano la coagulazione (Aspirina, Coumadin, Ticlopidina) e portare eventuale documentazione clinica personale.

Il reparto di degenza presso il quale il paziente sarà ricoverato provvederà a comunicare il giorno e l'ora del ricovero mediante contatto telefonico.

Il ricovero è generalmente previsto per la giornata che precede l'intervento, il paziente dovrà osservare il digiuno da solidi e liquidi dalla mezzanotte.

La mattina della procedura sarà necessario rimuovere gli occhiali, le lenti a contatto, le protesi dentarie, lo smalto dalle unghie e tutti gli oggetti metallici prima del trasferimento in sala angiografica.

Svolgimento dell'Intervento

La procedura verrà effettuata presso l'Unità di Attività Area Polispecialistica Invasiva ed Interventistica (Piastra Interventistica); qui il personale infermieristico provvederà all'accoglienza e alla preparazione del paziente che verrà quindi posizionato sul lettino angiografico in posizione supina e, monitorati i parametri vitali, l'anestesista provvederà all'anestesia generale.

L'intervento consiste nella puntura dell'arteria femorale e, con un sistema di piccoli cateteri appositamente studiati, flessibili e atraumatici, si giunge alla regione interessata.

Qui potranno essere praticati i trattamenti necessari all'embolizzazione, che può essere di diversa natura quale aneurisma, malformazione artero-venosa o fistola durale.

A seconda del tipo di patologia potranno essere utilizzati piccoli filamenti in metallo, colla ad alta compatibilità biologica, stent o microparticelle.

Una volta terminata la procedura, il sistema di cateteri viene rimosso e il piccolo accesso femorale opportunamente compresso.

Subito Dopo l'Intervento

Una volta completata la procedura di embolizzazione il paziente verrà risvegliato dall'anestesista e dopo un breve periodo di osservazione in sala risveglio verrà rimandato nella sala di provenienza.

Sarà necessario tenere esteso l'arto sede della puntura senza eseguire movimenti ampi e rimanere a letto in posizione supina fino a quando il medico o l'infermiere non verrà a rimuovere la fasciatura compressiva all'inguine.

Rischi e Complicazioni

L'embolizzazione arteriosa è una metodica non scevra da rischi che va eseguita soltanto presso centri specializzati al fine di ridurre eventuali complicanze, che in determinati distretti, come il rachide, possono essere estremamente invalidanti.

Il paziente si recherà in sala radiologica con un accesso venoso periferico.

Nella maggior parte dei casi, la procedura viene eseguita in anestesia locale.

Talvolta, è praticata l'anestesia epidurale (es.

L'intervento di embolizzazione si svolge in condizioni di sterilità.

Il catetere viene spinto attraverso i vasi fino alla zona patologica da trattare e, attraverso l'inoculazione di un mezzo di contrasto, viene valutato esattamente il tipo ed il grado di vascolarizzazione della lesione (angiografia).

Al termine della procedura, il medico eseguirà un'angiografia di controllo per valutare la distribuzione territoriale e la qualità della occlusione vascolare.

La procedura può essere ripetuta anche più volte a distanza di tempo.

A parte gli ematomi (raccolte circoscritte di sangue) che rappresentano un evento spesso correlato alla puntura dell'arteria o della vena d'accesso, le complicanze sono essenzialmente rappresentate dall'embolizzazione accidentale di territori non lesionali.

Quest'evento può verificarsi per la dislocazione in altri vasi degli agenti embolizzanti.

In determinati distretti vascolari adiacenti o a distanza, come il rachide, questa situazione può risultare invalidante, causando danni ischemici, ulcerazioni cutanee o lesioni nervose.

L'inoculazione del mezzo di contrasto nel corso della procedura può provocare alcune reazioni avverse lievi (nausea, vomito e prurito) o moderate (orticaria diffusa, edema facciale e broncospasmo) e sono, in genere, risolte con semplici provvedimenti terapeutici.

Durante il decorso post embolizzazione è normale si manifesti un indolenzimento della zona trattata, che tende a diminuire progressivamente nel giro di due-tre settimane circa.

Raramente, il dolore può durare più a lungo.

L'embolizzazione riduce il rischio operatorio e la percentuale di successo è molto alta, soprattutto per quanto riguarda il controllo delle emorragie in situazioni di emergenza.

Esempio di Caso Clinico

Paziente di 38 anni affetta da fibroma dal 2004 che presenta severo sanguinamento intramestruale con severa anemia ( 7.2).

L’embolizzazione delle arterie uterine.

L’ esame angiografico con catetere posizionato in arteria uterina di destra mette in evidenza la presenza di un fibroma di circa 8 cm ( fg 1).

L’esame angiografico con catetere posizionato in arteria uterina sinistra evidenzia prevalentemente la vascolarizzazione dell’utero ( fig 2).

Angiografia post embolizzazione che evidenzia la totale devascolarizzazione del mioma dopo iniezione di materiale embolizzante attraverso il catetere ( fig 3).

La paziente è stata dimessa dopo 48 ore con l’immediato blocco dei sanguinamenti e il progressivo innalzamento dei valori dell’emoglobina.

Domande Frequenti sull'Embolizzazione dei Fibromi

1) Dottore ho un fibroma molto grande, nel mio caso si può comunque embolizzare?

Risposta: ammesso che per l’embolizzazione sia sempre consigliabile interpellare un radiologo interventista, l’embolizzazione consente di trattare tutti i fibromi nell’utero, anche quando sono moltissimi.

L’embolizzazione anzi è particolarmente indicata per la fibromatosi proprio perchè le tecniche chirurgiche non riescono a rimuoverli tutti ed in una sola seduta.

Risposta: FALSO.

Sono moltissime le donne che hanno procreato dopo embolizzazione.

Molte poi avevano situazioni difficili, fibromi multipli o grandi ma ce l’hanno comunque fatta.

Le complicanze post embolizzazione sono molto rare soprattutto sotto i 40 anni.

In queste pazienti la menopausa è ancora lontana generalmente ed il rischio di andare in menopausa molto basso, praticamente quasi nullo.

In qualche rara paziente con un incidenza di circa 1% si può verificare un assottigliamento dell’endometrio che quindi poi andrebbe stimolato se si vuole avere una gravidanza.

Risposta: durante l’intervento non sentirai nulla.

I dolori all’utero ( simili a mestruazioni forti) possono comparire subito dopo l’intervento e durare in maniera considerevole per una media di 4-8 ore.

Ognuno poi reagisce a modo suo, pertanto alcune pazienti riportano pochissimo o addirittura nessun dolore per tutta la degenza, altre invece lamentano dolori più forti.

Vengono somministrati comunque dei farmaci, che alleviano anche di molto, la sintomatologia dolorosa.

Per quasi tutti i casi eseguiamo un anestesia spinale o anche un’anestesia epidurale.

Con quest’ ultima la pelvi è totalmente anestetizzata e la paziente non sentirà alcun dolore per tutta la durata del ricovero.

Risposta: in mani esperte questo non succede, certo nessuno è infallibile ma per fortuna nella nostra esperienza di più di 3000 embolizzazioni dell’utero ciò non si è mai verificato.

Tuttavia è una complicanza che può verificarsi quando ancora l’operatore non ha una grandissima storia con questa embolizzazione ( anche se è molto esperto in altre).

Se infatti non ha eseguito almeno 400-500 embolizzazioni uterine, il rischio di embolizzare il gluteo o anche altro non è così infrequente.

6) Il ginecologo mi dice che devo togliere il fibroma e non embolizzare perchè così potremo vedere se si tratta invece di sarcoma ( tumore maligno) mentre con l’embolizzazione poi non sarebbe possibile capirne la natura.

Risposta : Assolutamente no.

Perchè i fibromi maligni già all’ecografia possono avere caratteri riconoscibili per fare diagnosi ed inoltre crescono velocemente e hanno dimensioni notevoli.

Se hai un fibroma da più di tre anni puoi stare tranquilla.

Non è un sarcoma.

Risposta: sì sarai sveglia cosi ci farai anche compagnia visto che per noi dell’equipe passare tanto tempo in sala può essere anche un po’… monotono alla fine.

Ci racconterai un po’ di te e vedrai che così il tempo passerà prima.

Se però preferisci dormire, potrai anche farlo, ti sederemo lievemente.

Risposta: se hai sanguinamenti ed emorragie la vita di tutti i giorni sarà sicuramente migliore di quella di prima in quanto i sanguinamenti generalmente si bloccano quasi da subito.

In 7 giorni circa l’80% delle donne torna ad una vita pressoché normale.

10) Perchè il ginecologo non me ne ha parlato o mi dice che è meglio operare chirurgicamente?

Risposta.

Personalmente la eseguo da 20 anni e non posso certo essere d’accordo.

Non è sperimentale, anzi sta crescendo tantissimo in tutto il mondo.

Riguardo all’asportazione del solo fibroma la paziente dovrebbe consultare entrambi gli specialisti ( ginecologo e radiologo interventista) e, perchè no, anche possibilmente farli entrare in contatto per farli discutere insieme del caso.

Ciò purtroppo non avviene molto spesso, tuttavia una volta sentite entrambe le opinioni farà la scelta che reputa più adatta alla sua situazione.

Noi crediamo molto nell’embolizzazione ma anche la ginecologia ha tecniche efficaci per rimuovere un fibroma.

Il Futuro dell'Angiografia e dell'Embolizzazione

L’introduzione di una sala angiografica così avanzata all’Istituto di Candiolo - IRCCS rappresenta un importante passo avanti nella cura del cancro.

L’implementazione di tecnologie avanzate come la sala angiografica è resa possibile grazie al contributo di chi crede nel valore della ricerca e dell’innovazione.

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