Il corretto comportamento del paziente prima di un prelievo ematico contribuisce in modo rilevante all'accuratezza diagnostica della procedura. Viceversa, il mancato rispetto di alcune semplici regole comportamentali può alterare, anche significativamente, i parametri ematici che si intendono analizzare.
Preparazione alle analisi del sangue
Prima di sottoporsi al prelievo, è importante rispettare alcune regole affinché gli esiti non vengano falsificati da comportamenti errati. «Nei giorni precedenti, è bene mantenere la dieta abituale ed evitare brusche variazioni dell’apporto calorico, sia in eccesso sia in difetto», raccomanda il dottor Francesco Milone. La stessa indicazione vale per il pasto che precede l’esame, in genere la cena.
Il giorno del prelievo, è importante rispettare l’abituale terapia farmacologica. Fa eccezione a questa regola il diabete. È bene astenersi completamente dal fumo nelle ore che precedono i prelievi ematici, ricordando che la disassuefazione totale è comunque la strada vincente. Inalare fumo di tabacco 1-2 ore prima di un prelievo del sangue provoca un incremento delle concentrazioni ematiche di glucosio, adrenalina e noradrenalina, acidi grassi liberi, glicerolo, cortisolo e aldosterone.
Inoltre, fa aumentare i marcatori tumorali (Cea), i globuli bianchi (neutrofili, linfociti e monociti) e i metalli pesanti (piombo, cadmio, rame), mentre fa ridurre le lipoproteine, alcuni enzimi (Ace), alcuni ormoni (prolattina) e le vitamine, come i carotenoidi.
Attività fisica e valori ematici
L’attività fisica può influenzare alcuni valori ematochimici, per cui nei giorni precedenti al prelievo sarebbe meglio evitare gli sforzi troppo intensi e protratti. «Il principale parametro che può modificarsi a causa di un esercizio fisico vigoroso è la creatinfosfochinasi, abbreviata in Cpk, un enzima presente in vari tessuti e cellule del corpo, specie nelle fibre muscolari, ma anche nel cervello», spiega il dottor Milone.
Condizioni mediche e prelievi
Se i prelievi non sono urgenti e indispensabili, è bene rimandare le analisi del sangue in caso di malattia acuta, come influenza, febbre alta oppure disturbi gastro-intestinali, come vomito o diarrea. «Tutte le condizioni che comportano disidratazione possono alterare il valore dell’ematocrito, un esame che esprime il rapporto fra la parte liquida del sangue e quella corpuscolata, come piastrine, globuli bianchi e globuli rossi», chiarisce il dottor Milone. «Quando siamo disidratati, il sangue diventa più denso. Ma la maggiore viscosità può essere dovuta anche ad altre molteplici cause, come insufficienza renale acuta, patologie polmonari o malattie cardiovascolari, per cui può accendere un inutile campanello d’allarme».
Regole generali per la preparazione all'esame
Vediamo quindi di elencare una serie di regole di carattere generale per un'ottimale preparazione all'esame, fermo restando che alcune analisi possono imporre precauzioni completamente diverse o non richiederne affatto.
- Talvolta, prima del prelievo ematico è richiesto un periodo di digiuno variabile tra le 8 e le 14 ore, durante il quale è consentito assumere soltanto modiche quantità di acqua.
- Durante il digiuno viene richiesta anche l'astensione dalle sostanze voluttuarie (fumo, caffè, tè, alcool ecc.); inoltre, nei giorni precedenti può essere importante seguire un'alimentazione sobria evitando gli eccessi, soprattutto di alimenti grassi e zuccheri semplici.
- Un esagerato consumo di alimenti carnei può invece determinare un rialzo dell'azotemia e della creatininemia.
- Il giorno prima dell'esame, vanno evitati gli sforzi fisici strenui, mentre una leggera attività fisica non determina alterazioni significative degli analiti.
- In caso di copiosa sudorazione è bene assicurarsi di reintegrare i liquidi perduti aumentando l'apporto idrico.
- L'aumento della volemia indotto dall'attività fisica di tipo aerobico, specie nei primi periodi di allenamento, può portare ad un apparente calo dell'ematocrito, dell'emoglobina e dei globuli rossi. Viceversa, questi valori tendono ad aumentare in caso di recente soggiorno in altura.
- Sauna e bagno turco, quando eseguiti il giorno precedente all'esame, possono determinare emoconcentrazione ed alterare i risultati del test.
- Prima dell'esame del sangue il paziente dovrebbe discutere preventivamente con il proprio medico l'opportunità di sospendere, per un periodo più o meno lungo, l'assunzione di eventuali medicinali.
- Anche altri tipi di terapia non farmacologica, come le iniezioni intramuscolari e gli integratori (compresi rimedi erboristici ecc.) possono interferire con i risultati degli esami di laboratorio.
- L'ansia, la febbre, lo stress eccessivo, il vomito, la diarrea, un trauma recente e tutte le altre condizioni che si discostano dalla normalità possono alterare i parametri ematici.
- Lo stress emozionale da eccessiva paura od ansietà (come spesso capita nei bambini), può elevare temporaneamente la conta leucocitaria, abbassare i livelli plasmatici di ferro ed innalzare quelli di adrenalina.
- Nel diabetico, invece, la febbre od un'infezione in corso possono elevare significativamente i livelli glicemici; anche nelle persone sane la malattia può determinare sensibili oscillazioni del glucosio e di altri analiti (come il cortisolo).
Per quanto riguarda i soggetti in salute, senza patologie croniche o comunque asintomatici, si raccomanda senza eccezioni di presentarsi al prelievo in assenza assoluta e più prolungata possibile di qualsiasi trattamento farmacologico. Se si assumono farmaci su prescrizione occorrerà discutere la strada da intraprendere con il medico curante.Anche altri tipi di terapia non farmacologica, come le iniezioni intramuscolari e gli integratori (compresi rimedi erboristici e prodotti dimagranti) possono interferire con i risultati dei prelievi e vanno perciò sospesi almeno per qualche giorno prima degli esami del sangue.
Attività fisica e malattie ematologiche
Per ridurre i sintomi, compreso il dolore di alcune malattie del sangue, come mieloma multiplo ed emofilia, prendere la vita e la quotidianità “sportivamente” è un toccasana. «Dedicarsi invece regolarmente all’attività fisica - spiega Sergio Amadori, presidente AIL (Associazione Italiana contro Leucemie-Linfomi-Mielomi) e professore onorario di Ematologia all’Università Tor Vergata di Roma - migliora lo stato di salute, riduce gli effetti collaterali delle terapie, contribuisce ad aumentare l’aspettativa e la qualità di vita».
Sensibili miglioramenti si osservano anche nel caso dell’emofilia A. «L’attività fisica - dichiara Anna Chiara Giuffrida, specialista in Ematologia, Unità Operativa Complessa di Medicina Trasfusionale AOUI di Verona - è fondamentale per mantenere un apparato muscolo-scheletrico sano ed evitare il rischio di sovrappeso. Nei pazienti con emofilia, le articolazioni e i muscoli non stimolati dall’attività fisica sono più a rischio di sanguinamenti.
Fondamentale è dunque monitorare regolarmente lo stato articolare, riconoscere le articolazioni “più fragili”, mantenere i muscoli in allenamento o rimetterli in movimento con un’attività fisica graduale, specie dopo lunghi mesi di fermo, come in questo periodo di lockdown, con un programma “terapeutico”, suggerito dai Centri per l’emofilia».
Linee guida per l'esercizio fisico in caso di emofilia
Ecco 10 regole suggerite da Elena Boccalandro, fisioterapista e osteopata del Centro Emofilia e Trombosi A. Bianchi Bonomi del Policlinico di Milano, con il patrocinio di Federazione delle Associazioni Emofiliaci:
- Il luogo “adatto”. È bene allenarsi in uno spazio comodo, privo di oggetti contro cui poter urtare e possibilmente areato.
- Gli indumenti giusti per l’attività fisica, soprattutto ai piedi. Indossare calze antiscivolo o scarpe da tennis per garantirsi stabilità.
- Le altre dotazioni. Fare gli esercizi su un tappetino o una coperta per proteggere la colonna vertebrale.
- Il riscaldamento. È fondamentale, prima di sollecitare la muscolatura, con esercizi di rinforzo o di carico.
- Darsi tempo. Non avere fretta di compiere i movimenti, imparando a conoscere i propri limiti e potenzialità.
- Gradualità. Ricordarsi di potenziare i muscoli progressivamente, aumentando prima il numero di ripetizioni, poi le serie, e dopo il carico.
- Fare esercizi propriocettivi. Ovvero che garantiscono al corpo maggiore stabilità e destrezza nei gesti quotidiani (come camminare, correre, salire e scendere le scale).
- Attenzione al dolore! Se compare durante l’allenamento, occorre alleggerire il carico o le ripetizioni e, se il dolore persiste, fermarsi e comunicarlo subito al medico.
- Occhio anche al sanguinamento. Se le articolazioni cominciano a sanguinare, interrompere subito l’allenamento e contattare medico.
- Per finire. Terminare ogni allenamento con esercizi di allungamento o di stretching, arrivando a un punto di tensione muscolare che non provochi dolore.
Attività fisica e leucemia linfatica cronica (LLC)
Uno studio statunitense effettuato su 18 persone con LLC, con un’età media di quasi 65 anni, ha valutato gli effetti benefici di un programma di attività costituito da brevi fasi ad alta intensità intervallate da periodi di riposo (High-Intensity Interval Training, HIIT), associato ad esercizi di resistenza.
Questo programma di allenamenti piuttosto intensivo ha dato ottimi risultati, migliorando la forza muscolare dei soggetti che lo hanno portato a termine e aumentando in modo significativo l’attività antitumorale delle cellule immunitarie natural killer.
In questo studio 20 persone con LLC che non avevano ancora ricevuto un trattamento farmacologico sono state sottoposte a mezz’ora di attività fisica anaerobica. I ricercatori hanno prelevato campioni di sangue da questi soggetti, prima dell’esercizio fisico e un’ora dopo; dalle analisi del sangue è emerso che l’attività fisica ha aumentato di 2 volte e mezzo il numero di cellule immunitarie natural killer.
- Scegliere uno sport che ci piace veramente.
- Iniziare gradualmente. All’inizio ci si sentirà molto più stanchi del solito, quindi è meglio non esagerare.
- Programmare in anticipo, in modo da includere l’attività fisica nella nostra vita quotidiana.
- Non è necessario dedicare tantissimo tempo allo sporto: basta mezz’ora per 4-5 volte a settimana. Se non si riesce a fare mezz’ora continua, si può dividerla in 3 blocchi da 10 minuti.
- Tenere in considerazione i risultati degli esami del sangue. Chi ha la LLC, infatti, può avere un minor numero di globuli rossi, di globuli bianchi o di piastrine rispetto a una persona sana.
- Quando i globuli rossi sono pochi ci si stanca più facilmente durante gli esercizi e quindi è meglio ridurre il carico di lavoro.
- Quando i globuli bianchi sono pochi, si è più esposti alle infezioni. Meglio allora evitare le palestre affollate ed esercitarsi a casa.
- Quando le piastrine sono poche, infine, è più facile che si manifestino lividi ed ematomi. Meglio allora evitare tutti gli sport di contatto, e quelli in cui si rischia di cadere.
Donazione di sangue e sport
Chi pratica sport con costanza può donare il sangue? Nonostante la ricerca scientifica sia attiva su questo fronte, a oggi, non esistono sostituti farmaceutici del sangue, motivo per cui la generosità dei donatori è fondamentale nei servizi di emergenza e urgenza, così come in molti interventi chirurgici e nella cura di malattie ematologiche e oncologiche.
È bene precisare che ci sono due tipi di donazione. Quella “classica” (di sangue intero) prevede il prelievo di circa 450 ml di sangue, con un’attesa di almeno 3 mesi tra una donazione e l’altra. Alle donne, per via delle perdite ematiche conseguenti al ciclo mestruale, viene prelevata una quantità leggermente inferiore di sangue e anche la frequenza delle donazioni è minore (una volta ogni 6 mesi). L’altro tipo di donazione è quella del plasma, ossia la parte liquida del sangue, ricca di preziosi nutrienti, tra cui proteine e fattori della coagulazione.
Diversamente da quel che si può immaginare, per donare il sangue non è necessario presentarsi a digiuno. “Al contrario, è importante fare colazione, ma non pesante, mangiando biscotti secchi o fette biscottate, aggiungendo al massimo un sottile velo di marmellata, da accompagnare a un caffè, una spremuta oppure un succo di frutta” raccomanda il dottor Baltrocchi.
La donazione di sangue priva infatti l’organismo di una quantità significativa di acqua, motivo per cui è necessario bere parecchio non soltanto il giorno della donazione, ma anche il precedente e il successivo. È anche per non arrivare disidratati al momento del prelievo che nelle 24-48 ore che lo precedono è opportuno non allenarsi. “Se si pratica attività fisica a ridosso della donazione c’è anche il rischio che l’acido lattico eventualmente formatosi a seguito dello sforzo alteri alcuni valori ematochimici, rendendo inutilizzabile la sacca di sangue raccolta” aggiunge il dottor Baltrocchi.
Trascorso questo periodo di tempo, non bisognerebbe ricominciare a svolgere attività fisica all’intensità massima, ma sarebbe preferibile procedere con gradualità, così da osservare come il corpo risponde agli sforzi ed evitare sofferenze cardiache o circolatorie, che comunque sono molto rare.
Conclusioni
In conclusione, seguire le giuste precauzioni prima e dopo le analisi del sangue è fondamentale per ottenere risultati accurati e gestire al meglio l'attività fisica, soprattutto in presenza di particolari condizioni mediche o se si è sportivi.
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