Enteroscopia con Videocapsula: Rischi e Complicanze

L’enteroscopia con videocapsula è una tecnica diagnostica per immagini di ultima generazione che permette di visualizzare direttamente la superficie interna dell’intestino tenue nella sua interezza e studiare le sue eventuali patologie.

Che cos’è e a che cosa serve l’enteroscopia con videocapsula?

Questo tipo di enteroscopia è utile per diagnosticare eventuali patologie a carico dell’intestino tenue, difficilmente ispezionabile attraverso procedure endoscopiche tradizionali. La metodica è indicata in tutti quei casi di sanguinamento gastrointestinale di origine oscura. Si tratta di una condizione che interessa il 5% circa di tutti i sanguinamenti gastrointestinali e coinvolge quei pazienti sia con melena che con anemizzazione in cui l’endoscopia del tratto superiore ed inferiore è risultata negativa.

L’esame è indolore e prevede la deglutizione di una videocapsula monouso della grandezza di una pasticca (circa 1 x 2,5 cm) con un po’ di acqua. Al paziente viene consegnato un registratore portatile dotato di antenne che permette di recepire e registrare le immagini acquisite dalla videocapsula, che al termine dell’esame (dopo circa 8 ore), saranno trasferite su un computer ed analizzate dallo specialista in endoscopia digestiva.

La differenza principale tra la videocapsula e le metodiche radiologiche è la possibilità di avere in maniera rapida ed assolutamente non invasiva, una visualizzazione diretta della mucosa del tenue in tutta la sua estensione. L’intestino tenue può essere studiato anche attraverso metodiche diverse dalla videocapsula come l’enteroscopia assistita da device; l’entero - TAC e l’entero - RMN.

Che cosa fare prima e durante l’enteroscopia con videocapsula?

Per prepararsi all’enteroscopia con videocapsula, al paziente sarà richiesto di assumere un lassativo per detergere il tratto gastrointestinale dal giorno precedente e digiunare dalla sera precedente. Nei tre giorni che precedono l’esame la dieta deve essere leggera e povera di scorie (niente frutta e verdura) ed è prescritto il digiuno dalla sera precedente.

I pazienti che assumono integratori a base di ferro devono sospenderne l’assunzione a partire da 7-10 giorni prima della data dell’esame. È indispensabile sospendere i medicinali a base di ferro sette giorni prima dell’esecuzione dell’indagine. I farmaci assolutamente necessari possono essere assunti tre ore prima dell’esame o due ore dopo l’ingestione della capsula. I farmaci sub-linguali possono essere assunti in qualsiasi momento.

Se il paziente è in stato di gravidanza o è portatore di pacemaker deve avvisare lo specialista prima di concordare un appuntamento per effettuare l’esame. Sono rappresentate da: disturbi della deglutizione; portatori di pacemaker o altri impianti elettromedicali; pregressa chirurgia resettiva a carico dell’intestino tenue; diabete con neuropatia; alterazioni note della motilità del tratto gastro-enterico. In questi casi, dopo opportuna valutazione clinica, può essere necessario utilizzare particolari accorgimenti (per esempio nei disturbi della deglutizione si può posizionare direttamente la capsula nello stomaco per via endoscopica) o l’esame può essere rinviato (ad es. in caso di gravidanza).

L’esame inizia con il posizionamento di alcuni sensori adesivi sull’addome del paziente e di un registratore. Il giorno dell’esame, una volta assunta la capsula, il cliente potrà lasciare l’ambulatorio e svolgere le normali attività quotidiane. E’ raccomandato evitare campi elettromagnetici generati da cellulari e apparecchi elettronici di vario genere e svolgere un’attività motoria moderata, come la camminata, per facilitare la peristalsi ed il passaggio della capsula lungo il canale digerente.

La microcamera, della forma e della dimensione un po’ più grandi di una compressa, viene fatta deglutire al paziente, con l’ausilio di un bicchiere d’acqua ed attraversa i vari segmenti del tubo digerente, acquisendo immagini simili a quelle ottenute dagli endoscopi tradizionali ed archiviate nel piccolo registratore. La registrazione prosegue autonomamente, con la capsula che progredisce sfruttando la gravità e la motilità digestiva.

Durante l’esame il paziente è libero di muoversi a suo piacimento ma deve assolutamente evitare di esporsi a forti campi magnetici (ad esempio eseguire una Risonanza Magnetica). Dopo circa due ore dall’assunzione della videocapsula il paziente potrà assumere eventuali farmaci per via orale, dopo circa quattro ore potrà mangiare uno snack e dopo circa sei ore potrà consumare un pasto leggero.

Al termine della registrazione (della durata di circa 8-10 ore), i sensori adesivi e il registratore vengono rimossi ed il paziente può tornare a casa con la raccomandazione di controllare le feci ad ogni evacuazione per verificare l’avvenuta espulsione della capsula. La videocapsula sarà espulsa con le feci e non dovrà essere conservata. Sarà cura del paziente assicurarsi l’avvenuta espulsione e comunicarlo al personale medico che ha effettuato l’esame.

Se il paziente non identificherà la capsula nelle feci entro due settimane dall’indagine, si raccomanda di contattare il centro in cui è stata eseguita la procedura. Inoltre, sino alla certa espulsione della capsula, il paziente non può sottoporsi a esami diagnostici che comportino l’uso di campi magnetici. In caso di mancata espulsione, il medico potrebbe rendere necessaria una radiografia dell’addome per verificare l’esatta posizione della capsula.

Se il medico lo riterrà opportuno, in base alla presenza di sintomatologia clinica particolare o per la sua storia clinica, potrà essere necessario somministrare invece della videocapsula propriamente detta, in prima istanza, una capsula di prova detta capsula Agile Patency, che è costituita da materiale biodegradabile e che dopo un certo periodo di permanenza nell’intestino si scioglie. Pertanto, il mancato riscontro della capsula di prova intatta nelle feci deve allertare il medico ponendo il sospetto di patologia stenosante controindicando, quindi, l’esecuzione dell’indagine con la capsula endoscopica.

Quali sono i rischi e le complicanze dell’enteroscopia con videocapsula?

Nella maggior parte dei pazienti che si sottopongono all’enteroscopia con videocapsula non sono noti disturbi o fastidi.

I potenziali rischi in cui Lei può incorrere durante la procedura sono: l’aspirazione della capsula nelle vie aeree durante l’ingestione. Si tratta di una possibilità che si verifica molto raramente, ma è teoricamente possibile in quanto riportata in Letteratura in pazienti con serie difficoltà a coordinare la normale deglutizione. In caso di aspirazione nelle vie aeree la capsula può essere espulsa spontaneamente con un colpo di tosse o richiedere manovre invasive (come la broncoscopia) per il suo recupero.

L’unica complicanza di questo esame deriva dalla mancata espulsione della videocapsula attraverso le feci. Altra possibile complicanza è la mancata espulsione della capsula nelle feci (o cosiddetta “ritenzione”). Tale evenienza può occorrere in casi rari di pazienti che si sottopongono all’esame per sanguinamento gastrointestinale di origine oscura o per sospetta malattia di Crohn (1-2%); dal 5 al 10% dei pazienti affetti da malattia di Crohn già nota, ed in una percentuale maggiore in pazienti affetti da neoplasie del tenue stenosanti, la capsula può rimanere incarcerata nell’intestino, a livello di un restringimento non noto, rendendo necessari provvedimenti che possono giungere, in alcuni pazienti, fino all’intervento chirurgico per recuperarla. In tal caso, il dispositivo, potrebbe essere rimasto incarcerato nel tratto intestinale.

Questa rara possibilità è più frequente nei pazienti che presentano stenosi viscerali, ovvero dei restringimenti anomali del lume intestinale, causati da un processo infiammatorio o da pregressi fenomeni subocclusivi, talvolta non noti clinicamente. Tale complicanza si verifica con maggiore frequenza in alcune categorie di pazienti come per esempio: soggetti con pregressi episodi di occlusione o subocclusione, pazienti che usano cronicamente da molto tempo farmaci antinfiammatori (cosiddetti FANS) e pazienti con pregressi interventi sull’addome (in particolare resezioni di tratti del tenue).

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