Valori della Glicemia e Chetosi: Una Guida Dettagliata

Negli ultimi anni, la dieta chetogenica ha visto crescere esponenzialmente il numero di persone che la utilizzano con l’obiettivo di ridurre il proprio peso corporeo, basandosi su una drastica riduzione dell’apporto giornaliero di carboidrati (da zero a massimo 50 grammi al dì), favorendo come macronutrienti prevalentemente i grassi e in misura minore le proteine.

Dieta Chetogenica e Diabete: Una Panoramica

Una dieta in cui si riduce al minimo la quantità di carboidrati (ovvero di zuccheri) sembra essere un’arma formidabile per combattere una patologia la cui stessa definizione diagnostica è un eccesso di zuccheri circolanti nel sangue, ovvero il Diabete. Recentemente è stato pubblicato un lavoro che ricapitola tutte le evidenze scientifiche riguardanti la applicazione di tale approccio per trattare le persone con diabete.

Campi di Applicazione della Dieta Chetogenica

Il campo di applicazione più appropriato sembra essere invece quello del trattamento di soggetti con alterazioni della glicemia che precedono il diabete o nel caso del diabete tipo 2. Qui il corpo degli studi a disposizione è molto più ampio; si tratta in vero di molti studi, ma che coinvolgevano poche decine di pazienti ciascuno. La dieta chetogenica, che è stata comparata in molti casi con la dieta standard raccomandata quotidianamente ai nostri pazienti, ha dato risultati sempre, in tutti gli studi, nettamente migliori in termini di riduzione della glicemia, del peso corporeo e migliorando persino i livelli di colesterolo.

Considerazioni Importanti

Primo punto, forse il più sostanziale: affinché una terapia possa venire accolta come raccomandazione da parte dei medici, necessita di studi condotti su campioni di popolazione molto numerosi non solo per essere certi dell’efficacia ma anche della sicurezza di un trattamento. Secondo punto: la cura delle malattie croniche è un percorso che i pazienti fanno accompagnati dai medici per tutta la durata della loro esistenza dal momento della diagnosi; si tratta dunque di anni, di decenni. L’esperienza con la dieta chetogenica è, sia nella vita comune di chi l’ha praticata, sia negli studi condotti, episodica e di breve durata.

L’approccio nutrizionale raccomandato attualmente è quello di una dieta bilanciata con carboidrati a basso indice glicemico maggioritari e una quota minoritaria di proteine e di grassi. Un approccio sostanzialmente adatto alla specie umana in tutte le latitudini e sostenibile, vita natural durante, perché molto affine alla fisiologia della nutrizione umana.

Di qui il terzo e ultimo punto: che riguarda proprio il diabete tipo 2. Negli ultimi anni l’utilizzo di classi di farmaci come gli inibitori della SGLT2 e gli agonisti del recettore del GLP-1 hanno rivoluzionato l’approccio alla cura di questa patologia, dimostrando di prevenire malattie renali connesse al diabete, scompenso cardiaco, eventi cardiovascolari come ictus e infarti e mortalità per eventi cardiovascolari e per tutte le cause, quando utilizzate. Tali benefici sono in parte indipendenti dall’effetto sulla glicemia.

Si sottolinea che gli inibitori della SGLT2 possono, in rarissimi casi, favorire la chetoacidosi; dunque, sarebbe quantomeno imprudente utilizzarli durante un regime alimentare chetogenico, gli stessi agonisti del recettore del GLP-1 possono dare effetti collaterali non irrilevanti in regimi alimentari sbilanciati.

Nella medicina, come nella scienza in genere, quello che oggi consideriamo essere l’assunto che più si avvicina alla verità, rimane tale fino a prova contraria. Non è escluso che un giorno studi ampi e ben strutturati possano concretare i segnali attualmente disponibili sui benefici della dieta chetogenica nella cura quantomeno del diabete tipo 2.

Chetosi: Cosa Significa?

Regolarmente prodotti in quantità minime e facilmente smaltibili con le urine e la ventilazione polmonare, nella dieta chetogenica i corpi chetonici raggiungono un livello superiore alla condizione normale. Per identificare un eventuale stato di chetosi è possibile svolgere dei test dell'urina (con appositi strip per l'urina), del sangue (misuratori ematici dei chetoni) o del respiro (analizzatore dei chetoni nell'alito). Non esiste una vera e propria distinzione tra chetosi e non chetosi. Il livello di questi composti è influenzato dalla dieta e dallo stile di vita. Valori oltre 8-10 mmol/l sono difficili da raggiungere con la dieta.

Meccanismo di Funzionamento della Dieta Chetogenica

Il meccanismo di funzionamento della dieta chetogenica si basa sulla riduzione delle calorie e dei carboidrati alimentari che, in associazione ad un giusto livello di proteine e un elevato contenuto percentuale di grassi, dovrebbe migliorare la lipolisi e l'ossidazione lipidica cellulare, quindi il consumo totale di grassi ottimizzando il dimagrimento.

La produzione energetica cellulare avviene grazie alla metabolizzazione di alcuni substrati, soprattutto glucosio ed acidi grassi. Per lo più, questo processo inizia nel citoplasma (glicolisi anaerobica - senza ossigeno) e termina nei mitocondri (ciclo di Krebs - con ossigeno - e ricarica dell'ATP). Nota: le cellule muscolari sono anche in grado di ossidare buone quantità di amminoacidi ramificati.

Durante la produzione energetica, gli acidi grassi vengono dapprima ridotti in CoA (coenzima A) e, subito dopo, fatti entrare nel ciclo di Krebs. Qui si legano all'ossalacetato per giungere a un'ulteriore ossidazione, fino a terminare con la liberazione di anidride carbonica ed acqua. I corpi chetonici possono essere ulteriormente ossidati, in particolare dalle cellule muscolari, dal cuore e in minor parte dal cervello (che li usa soprattutto in carenza di glucosio), oppure eliminati con le urine e con la ventilazione polmonare.

Chetoacidosi Diabetica: Un Rischio Grave

Anche detta chetoacidosi, questa condizione abbassa il pH sanguigno definendo il quadro tipico dell'acidosi metabolica (tipica dei diabetici non trattati). La chetoacidosi diabetica (abbreviata spesso in DKA) è una grave complicanza acuta del diabete, soprattutto del diabete di tipo 1, molto più raramente del diabete di tipo 2. La comparsa di chetoacidosi diabetica all’esordio del diabete di tipo 1 - quasi sempre improvviso e repentino - o nel corso della malattia (per interruzione volontaria o accidentale della somministrazione di insulina) rappresenta sempre un’emergenza medica; se non prontamente diagnosticata e trattata in modo adeguato è - purtroppo - tutt’ora causa di mortalità come ci segnala la cronaca degli ultimi mesi.

Sintomi della Chetoacidosi Diabetica

  • polidipsia (sete intensa);
  • stanchezza, debolezza, affaticamento ingiustificati;
  • respiro pesante, difficoltoso e ansimante;
  • possibile perdita di peso.

Un aspetto tipico della chetoacidosi è il caratteristico alito che odora di frutta molto matura (acetone): è dovuto all’eliminazione per via aerea di acetone, un corpo chetonico di scarto che deriva dal metabolismo degradativo. A questi sintomi si associano, in vario grado: disidratazione, nausea, vomito, ipotensione, aritmie, sonnolenza e stato confusionale fino al coma.

Possono essere presenti anche altri sintomi meno specifici, tra cui: febbre come manifestazione di un’infezione concomitante, perdita di attenzione, arrossamento del viso, cefalea, spossatezza muscolare o dolenzia, gastralgia.

Cause della Chetoacidosi Diabetica

La chetoacidosi si manifesta quando i tessuti non riescono a utilizzare lo zucchero semplice (glucosio) come riserva di energia perché non c’è l’ormone insulina (carenza assoluta) o non ce n’e abbastanza in circolo (carenza parziale). Come noto l’insulina è l’ormone che consente alle cellule di captare lo zucchero e utilizzarlo come energia per tutte le funzioni corporee.

Alla comparsa di chetoacidosi concorrono alcune condizioni concomitanti:

  • l’iperglicemia (elevati valori di glucosio nel sangue, >200 mg/dl);
  • la glicosuria (accumulo di glucosio nelle urine);
  • la chetonemia (accumulo di corpi chetonici nel sangue);
  • la chetonuria (accumulo di chetoni nelle urine);
  • l’acidosi metabolica (pH <7.30, bicarbonati < 15 mmol/l), accompagnate da
  • disidratazione più o meno intensa.

La chetoacidosi rappresenta spesso la manifestazione d’esordio - particolarmente brusco e improvviso - del diabete di tipo 1, nelle persone (spesso bambini e adolescenti) alle quali non sia stato ancora diagnosticato. Può anche insorgere in persone che hanno già ricevuto una diagnosi di diabete di tipo 1; infatti, infezioni, traumi, una malattia concomitante, mancate somministrazioni di insulina o interventi chirurgici possono portare alla chetoacidosi diabetica nei soggetti con diabete di tipo 1.

Cosa Succede in Assenza di Insulina?

In assenza dell’ormone insulina, il glucosio non riesce ad entrare nelle cellule e quindi non può essere utilizzato. Al suo posto le cellule si adattano a utilizzare soprattutto acidi grassi. Bruciando gli acidi grassi, si formano sostanze di scarto chiamate chetoni o corpi chetonici che si accumulano nel sangue (chetonemia). I corpi chetonici sono acidi non volatili, difficilmente eliminabili, che tendono ad acidificare il sangue (acidosi metabolica) abbassandone il pH.

In parallelo, considerata la carenza di zucchero all’interno delle cellule, per bilanciare la situazione, il cervello stimola la produzione di alcuni ormoni iperglicemizzanti: glucagone, catecolamine, cortisolo e ormone della crescita (GH), che a loro volta stimolano la sintesi di glucosio (gluconeogenesi e glicogenolisi); tutto questo zucchero neoformato (non potendo entrare nelle cellule in assenza di insulina) si riversa nel circolo sanguigno e peggiora ulteriormente la condizione di iperglicemia.

Trattamento della Chetoacidosi

Se la chetoacidosi diabetica non viene trattata tempestivamente, può portare a ulteriori complicanze gravi o addirittura al decesso. Il trattamento della chetoacidosi diabetica va eseguito in ospedale, da un team esperto e competente.

Il trattamento prevede:

  • una terapia reidratante (somministrazione intravenosa di fluidi) e supplementazione di sali minerali (in particolare sodio e potassio ma non solo) per risolvere gradualmente la disidratazione e cominciare a diluire l’elevata concentrazione di glucosio nel sangue (glicemia).
  • la terapia con insulina per via endovenosa che è essenziale per normalizzare i valori della glicemia, sopprimere la lipolisi (degradazione dei grassi) e la chetogenesi (sintesi dei corpi chetonici).
  • tutti gli esami del sangue, di laboratorio e clinici (per es. ECG) necessari per monitorare la situazione.
  • eventuale terapia antibiotica in caso sia presente un’infezione.

Come Evitare lo Sviluppo di una Grave Chetoacidosi Diabetica

E’ fondamentale in questo senso che la persona diabetica sia sensibilizzata a valutare spesso e regolarmente i propri valori di glicemia, cercando di tenerli sotto controllo. Il medico dovrà anche insegnare al proprio paziente (e ai suoi familiari) a riconoscere i sintomi più precoci di iperglicemia in modo da reagire tempestivamente e rivolgersi subito a un medico.

Dieta Chetogenica vs Dieta Mediterranea

Nei pazienti con prediabete o diabete di tipo 2 sia la dieta chetogenica che quella mediterranea hanno ridotto con successo i livelli di zucchero nel sangue, secondo i risultati di un piccolo studio crossover randomizzato pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition. Per confrontare gli effetti di due regimi alimentari, lo studio ha coinvolto 33 adulti con prediabete (HbA1c 5,7%-6,4% o glicemia a digiuno da 100 a 125 mg/dl) o diabete di tipo 2 (HbA1c di almeno il 6,5% o glicemia a digiuno di almeno 126 mg/d o superiore). I 33 soggetti reclutati sono stati randomizzati in modo uniforme a seguire una delle due diete per 12 settimane.

Pur non scoraggiando la perdita di peso, i ricercatori non hanno comunque applicato una particolare restrizione calorica ai partecipanti, che hanno consumato da 250 a 300 calorie in meno al giorno rispetto al basale. Ai pazienti assegnati a una dieta chetogenica ben formulata (WFKD) è stato chiesto di sostenere la chetosi nutrizionale limitando i carboidrati a 20-50 g al giorno e le proteine a circa 1,5 g per kg di peso corporeo al giorno, assumendo le restanti calorie attraverso i grassi. È stato anche detto loro di consumare più di 3 porzioni al giorno di verdure non amidacee e di mantenere un'adeguata assunzione di minerali e liquidi per lo stato chetogenico, con circa 3-5 g di sodio e 3-4 g di potassio al giorno.

Alle persone assegnate alla dieta mediterranea plus (Med-Plus) è stato detto di evitare semplicemente gli zuccheri aggiunti e i cereali raffinati, dato che questo regime è già principalmente a base vegetale.

Vantaggi con entrambe le diete: La dieta chetogenica ha comportato una riduzione del 9% dei valori di emoglobina glicata (HbA1c) dopo 12 settimane, mentre quella mediterranea un calo del 7%, hanno riferito il primo autore Christopher Gardner e colleghi della Stanford University in California. Entrambi i tipi di dieta hanno anche portato a diminuzioni del peso corporeo (8% vs 7%, rispettivamente), senza differenze significative tra i gruppi. Entrambi regimi alimentari sono considerati "a basso contenuto di carboidrati" e si basano sulla limitazione dell’assunzione di zuccheri aggiunti e dei cereali raffinati, privilegiando il consumo di verdure non amidacee.

Come Funziona la Dieta Chetogenica?

Come funziona la dieta chetogenica? Il corpo umano è previdente: sa bene che la sopravvivenza dipende dalla capacità di ricavare energia da substrati diversi come glucosio, proteine, acidi grassi e chetoni. E sa ancora meglio che a volte queste sostanze non sono immediatamente disponibili, per cui ha imparato a metterle da parte con grande efficienza. In un uomo di circa settanta kg, con una percentuale di grasso corporeo intorno al 20%, sono presenti 14 kg di grasso, pari a oltre 126.000 kcal.

L’utilizzo di questi substrati dipende dallo stato metabolico dell’organismo. Se c’è una buona disponibilità di glucosio allora questo sarà il carburante d’elezione, ma quando i livelli di glucosio sono ridotti allora saranno i grassi e i chetoni ad essere bruciati. La maggior parte dei tessuti e degli organi preferisce utilizzare glucosio per ricavare l’energia necessaria alle proprie funzioni, ad eccezione del cuore che lavora con una miscela di glucosio, acidi grassi e chetoni.

Durante una dieta chetogenica il nostro corpo brucia essenzialmente grassi, con contributi modesti degli altri substrati. Questo crea condizioni metaboliche particolari in molti tessuti che sono alla base dei diversi effetti osservati per questa dieta, dal dimagrimento alla riduzione della frequenza degli attacchi epilettici in pazienti pediatrici. La maggior efficienza nell’utilizzare grassi la rende anche adatta ad essere utilizzata nella fase di preparazione per diversi sport di endurance.

Dieta Chetogenica: Considerazioni Finali

È pertanto impossibile uniformare questo metodo per l'intera popolazione. Lasciare la piena gestione della dieta chetogenica ai consumatori è sbagliato, perché facilmente fuorviante. Osservando e comparando attentamente la lista dei vantaggi con quella degli svantaggi, pare che la dieta chetogenica non sia una vera e propria "manna dal cielo". È senza dubbio una strategia alquanto macchinosa e poco spontanea. È comunque indubbio che tutto questo lavoro, oltre a mantenere bassi i livelli glicemico-insulinici (responsabili, assieme all'eccesso calorico, del deposito adiposo), aumenti la quantità di calorie bruciate, stimoli la secrezione di ormoni e la produzione di metaboliti che favoriscono lo smaltimento del grasso e sopprimono l'appetito.

La dieta chetogenica funziona nell'immediato ma sottopone l'organismo ad uno stress continuo e non salutare. Nonostante venga anche usata nel trattamento dell'epilessia che non risponde adeguatamente ai farmaci, in altri contesti la dieta chetogenica può essere particolarmente dannosa. Seeseguita da un soggetto colpito da diabete mellito tipo 1, richiede moltissima attenzione e il supporto medico, perché potrebbe avere gravissime conseguenze per la salute.

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