Il caffè rappresenta una delle bevande più bevute al mondo, con un consumo molto variabile da paese a paese. L’Italia registra mediamente un consumo di caffè di 6 kg/annui a persona (fonte: International Coffee Organization). Nonostante questi dati però, c’è ancora oggi scarsa conoscenza sulle proprietà nutrizionali del caffè, e spesso l’attenzione del pubblico resta focalizzata esclusivamente sulla caffeina ed i suoi effetti sull’organismo.
Il caffè è in realtà una delle fonti dietetiche più abbondanti in antiossidanti. I principali composti ad azione antiossidante riscontrati nel caffè sono gli acidi clorogenici, formati dall’esterificazione di acidi fenolici (acido ferulico e acido caffeico) ed acido chinico. 100 ml di caffè contengono circa 250 mg di acidi clorogenici, il più abbondante dei quali è l’acido 5-caffeoilchinico, spesso chiamato acido clorogenico in rappresentanza di tutta la categoria.
Gli effetti del caffè sulla glicemia: studi e ricerche
Dagli studi che analizzano la relazione tra caffè e glicemia, emergono dati che sono a volte contrastanti fra loro. Per esempio, è stato osservato che nel breve termine la caffeina, un alcaloide contenuto non soltanto nel caffè, può ridurre temporaneamente la sensibilità all’insulina, determinando quindi un lieve aumento dei livelli di glucosio nel sangue. Tuttavia, questo effetto sembra attenuarsi con il consumo abituale. Ovviamente, l’effetto può variare da persona a persona ed è influenzato anche da fattori genetici, dal tipo di regime alimentare e, in generale, dallo stile di vita.
Come accennato in precedenza, non mancano gli studi che indicano che un consumo regolare e moderato di caffè sia associato a un minore rischio di sviluppare diabete e prediabete. Un’altra sostanza contenuta nel caffè che potrebbe avere un effetto benefico è il cafestolo (anche cafestol), un composto bioattivo che promuove la produzione di insulina e migliora il controllo della glicemia.
Nel 2002 la rivista Lancet ha pubblicato uno studio condotto su un campione molto vasto di 17.000 uomini e donne olandesi dal quale è emerso che la probabilità di sviluppare diabete di tipo 2 fosse inferiore del 50% nei soggetti che consumavano quotidianamente un minimo di sette caffè al giorno rispetto a chi ne consumava solo due. Risultati confermati anche da uno studio clinico successivo, pubblicato due anni più tardi e realizzato in Finlandia su 14.000 soggetti osservati per un periodo di ben 12 anni: tra i consumatori di quantità molto elevate di caffè (10 tazze al dì) è stata riscontrata una riduzione del rischio di sviluppare diabete di tipo 2 del 55% tra gli uomini, e del 79% tra le donne.
Tali risultati sembrano dovuti ad un’azione protettiva che l’acido clorogenico e gli altri antiossidanti polifenolici attivano nei confronti dell’organismo: viene così inibito l’assorbimento del glucosio a livello intestinale ed aumentato il consumo energetico.
I dati più numerosi si riferiscono al rischio di sviluppare diabete di tipo II. Della decina di studi pubblicati fino ad oggi, circa il 70% dimostra come il consumo di caffè si associ a minor rischio di sviluppare questa patologia. Gli studi più completi sull’associazione inversa tra caffè e diabete di tipo II sono stati condotti in Olanda ed in Finlandia.
Il primo studio, pubblicato su Lancet nel 2002 da van Dam e Feskens, ha preso in esame ben 17.000 uomini e donne olandesi ed ha rilevato come la probabilità di sviluppare diabete di tipo II fosse inferiore del 50% nei soggetti che consumavano almeno 7 tazze di caffè al giorno rispetto a chi ne consumava 2 o meno. Il secondo studio interessante è stato condotto in Finlandia, dove, come detto sopra, il consumo di caffè è il più elevato al mondo. In questo lavoro i ricercatori hanno seguito 14.000 soggetti per ben 12 anni ed hanno notato come uomini che bevessero almeno 10 tazze di caffè/die avessero un rischio di sviluppare diabete di tipo II inferiore del 55% a chi ne beveva 2 tazze/die o meno, confermando i dati dello studio olandese.
Sono state proposte diverse spiegazioni per questo effetto protettivo, tra cui l’inibizione dell’assorbimento di glucosio a livello intestinale da parte dell’acido clorogenico e degli altri antiossidanti polifenolici presenti nel caffè.
Studi recenti e nuove prospettive
E siccome in precedenti ricerche si è scoperto che una cattiva qualità del sonno influisce sul buon controllo della glicemia sanguigna, il focus dello studio è stato quello di scoprire cosa succedeva dopo una notte.
Ed ecco la notizia non proprio piacevolissima, specie per gli amanti del caffè e, ancora di più, se combattono con gli zuccheri nel sangue. Secondo i risultati delle analisi, il caffè consumato prima della bevanda dolce (che simulava la colazione) ha notevolmente aumentato, di circa il 50 per cento, la risposta glicemica post-bevanda. Ma perché questo accade? Ancora i meccanismi non sono del tutto chiari anche se ricerche precedenti hanno dimostrato che la caffeina possa facilitare la resistenza all'insulina, riducendo, cioè, l'efficacia di questo ormone.
Al mattino il controllo della glicemia dopo la colazione può essere alterato quando la prima cosa con cui i nostri corpi entrano in contatto è il caffè, specialmente dopo una notte di sonno disturbato. Potremmo però migliorare la situazione facendo prima colazione e bevendo il caffè solo in seguito, sempre se sentiamo di sentirne bisogno. Sapere ciò può avere anche importanti benefici per la salute di tutti noi". Alla luce di questi dati, può risultare sicuramente interessante riflettere sul suo impatto sulla salute.
Un ampio studio prospettico condotto su più di 11.000 pazienti arruolati nello studio GISSI (Gruppo Italiano per lo Studio della Sopravvivenza nell’Infarto miocardico) - Prevenzione, i cui risultati sono stati pubblicati nel 2007, è stata valutata la correlazione tra il consumo di caffè ed il rischio cardiovascolare in soggetti con pregresso infarto del miocardio: in una popolazione quindi a rischio cardiovascolare particolarmente elevato.
Pazienti con infarto del miocardio recente (tre mesi) sono stati suddivisi in tre gruppi in base al consumo di caffè : mai o quasi mai, 2, da 2 a 4 e più di 4 tazze al giorno. I risultati hanno mostrato che anche in questa tipologia di paziente ad alto rischio, indipendentemente dalla quantità, il consumo di caffè non modifica il rischio di comparsa di eventi coronarici, ictus e morte improvvisa. Quest’ ultima osservazione appare di particolare interesse alla luce dei timori che il consumo di caffè possa facilitare la comparsa di aritmie anche fatali.
Precauzioni e raccomandazioni
Come si considerano i benefici, è necessario anche considerare i potenziali rischi legati al consumo di caffè, in particolar modo per coloro che hanno una diagnosi di prediabete o diabete di tipo 2. È corretto anche ricordare che chi sta assumendo farmaci ipoglicemizzanti dovrebbe chiedere al proprio medico se è consigliabile o no l’assunzione di caffeina, verificando se tale sostanza ha interazioni significative con il farmaco che sta assumendo.
Considerando quanto riportato in precedenza, chi ha la glicemia alta può mantenere il caffè nella propria routine quotidiana, ma dovrebbe adottare alcune precauzioni. Alcuni pazienti, tuttavia, sostengono che il caffè provoca un'ascesa della glicemia. "La caffeina altera l'azione dell'insulina, ma non i livelli di glucosio in giovani e adulti sani, tuttavia nelle persone con diabete di tipo 2 può determinare un lieve aumento, in particolare dopo i pasti," afferma l'endocrinologa Maria Collazo-Clavell.
L’assunzione di caffè amaro a digiuno non provoca un aumento significativo della glicemia nella maggior parte delle persone sane, anche se alcuni studi suggeriscono che la caffeina possa avere effetti transitori sui livelli di zucchero nel sangue. Gli esperti chiariscono che la risposta glicemica individuale può variare, specialmente in soggetti predisposti o con alterata tolleranza al glucosio.
Bisogna sottolineare che il caffè assunto da solo, senza zucchero e senza latte, ha un impatto calorico trascurabile e non contiene carboidrati semplici che possano innalzare la glicemia. L’effetto è quindi molto diverso dal consumo di bevande zuccherate o di caffè con dolcificanti aggiunti.
Gli esperti invitano comunque alla moderazione: il rischio di effetti indesiderati aumenta quando si superano le 4-5 tazzine di caffè al giorno in persone predisposte a disturbi metabolici, ansia o insonnia.
Consigli pratici
- Il caffè amaro a digiuno non fa aumentare in modo significativo la glicemia nei soggetti sani.
- L’effetto della caffeina sulla glicemia è soprattutto transitorio e si attenua con l’adattamento dell’organismo.
- Nei soggetti con alterata tolleranza glucidica è consigliabile monitorare la propria risposta personale.
- Il consumo regolare di caffè è associato, su base epidemiologica, a una minore incidenza di diabete di tipo 2.
- L’aggiunta di zucchero o altri dolcificanti può invece innalzare i livelli glicemici.
La glicemia è il parametro chiave da monitorare nei soggetti a rischio di diabete e nelle persone con note problematiche di metabolismo glucidico. Tuttavia, il caffè amaro resta una scelta sicura e compatibile con una dieta equilibrata nella maggioranza dei casi, purché si rispetti la soglia individuale di tolleranza e si adottino stili di vita salutari.
Già nel 2018, una review aveva analizzato circa 30 studi già pubblicati, per un totale di oltre 12 milioni di persone, e gli autori avevano evidenziato che il consumo abituale di caffè può ridurre il rischio di sviluppare diabete di circa il 30% in soggetti sani. La riduzione del rischio di diabete di tipo 2 maggiore è stata osservata con il consumo di 3-4 tazzine di caffè al giorno confermando i precedenti studi che avevano mostrano un effetto dose-dipendente.
Proprietà antiossidanti del caffè
Il caffè è ricco di sostanze antiossidanti, come i polifenoli, la cui assunzione contrasta i radicali liberi, favorisce la detossificazione e la riparazione del DNA, tutti meccanismi che a lungo termine possono ridurre lo stress ossidativo che viene indicato come uno tra i diversi fattori che portano all’insorgenza del diabete mellito di tipo 2.
Quante tazzine al giorno?
L‘Organizzazione Mondiale della Sanità e l’EFSA (European Food Safety Authority) indicano in 3-5 tazzine di caffè al giorno un consumo sicuro che può far parte di una dieta sana ed equilibrata e di uno stile di vita attivo va prestata attenzione all’introduzione di zucchero. Abituarsi a consumarlo amaro sarebbe la cosa migliore; in pochi giorni, vi accorgerete di assaporare ancora di più l’aroma originario di un buon caffè.
A chi è sconsigliato il consumo di caffè?
Persone con ulcera peptica, dispepsia, gastriti ipersecretive, reflusso gastro-esofageo, ipertensione arteriosa o aritmie cardiache, ipercolesterolemia, ipersensibilità alla caffeina devono continuare a seguire le indicazioni ricevute dal proprio medico o dal nutrizionista.
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