Valori Ottimali di Emoglobina Glicata nel Diabete

L'emoglobina glicosilata o glicata A1c (in sigla HbA1c) è un parametro di laboratorio che misura un particolare tipo di emoglobina nel sangue. L'esame dell'emoglobina glicata non viene prescritto di routine, ma solo nelle persone in cui si sospetta il diabete o in quelle con diagnosi già confermata, che stanno seguendo una cura per il controllo dell'iperglicemia. I valori di HbA1c rispecchiano le concentrazioni medie di glucosio nel sangue negli ultimi tre mesi.

Cos'è l'Emoglobina Glicata?

Come suggerisce il nome stesso, si tratta di una forma di emoglobina, la proteina presente nei globuli rossi che trasporta l’ossigeno, che si lega al glucosio nel sangue. La sua scoperta è alquanto recente, risalendo al 1955, quando fu individuata la presenza di emoglobine minori all’interno dei globuli rossi.

L'emoglobina glicata si forma quando nel sangue si accumula troppo glucosio: attraverso un processo che si chiama glicosilazione, una molecola di zucchero si lega all'emoglobina contenuta nei globuli rossi (che hanno vita media di circa 120 giorni), in maniera proporzionale alla glicemia. L'HbA1c risulta meno efficace rispetto all'emoglobina normale per quanto riguarda il trasporto dell'ossigeno.

La glicazione è il processo biologico non enzimatico per cui gli zuccheri si possono legare covalentemente alle proteine. Lo zucchero più abbondante del sangue, il glucosio, può quindi legarsi in modo irreversibile a una parte specifica dell'emoglobina, formando l'HbA1c o emoglobina glicata. Considerata l'irreversibilità della glicazione, l'emoglobina glicosilata contenuta nei globuli rossi (avidi di glucosio) circola nel sangue per tutta la durata della loro vita (in media 90/120 giorni). Entro certi limiti, si tratta di un processo assolutamente normale, che non comporta alcun pericolo per la salute del paziente, dato che l'emoglobina glicata continua a svolgere normalmente la propria funzione. Questo processo prende il termine di glicazione ed è assolutamente normale che si verifichi, tuttavia si tratta di un fenomeno che pregiudica il corretto funzionamento della proteina interessata ed è quindi uno dei meccanismi responsabili dei tanti danni di un’eccessiva quantità di zucchero in circolo.

Perché è importante il test dell'emoglobina glicata?

Tutte queste caratteristiche rendono l'emoglobina glicata un parametro molto più utile della comune glicemia nella diagnosi e nel monitoraggio del diabete; l'emoglobina glicosilata è infatti espressione della glicemia media nel lungo periodo, non di un singolo momento; come tale, non è soggetta a variazioni acute (come l'alimentazione del giorno precedente o lo stress da esame) e non necessita quindi di un preventivo digiuno di almeno otto ore.

I medici possono richiedere di misurare l’emoglobina glicata per monitorare i livelli di glicemia in soggetti con diabete tipo 1 o tipo 2. L’esame aiuta il medico a dosare i farmaci in modo da ridurre il rischio di complicanze diabetiche a lungo termine.

1. Valutazione del controllo glicemico a lungo termine

L'emoglobina glicata è utilizzata sia come indice di glicemia media che come valutazione del rischio di sviluppare le complicanze del diabete.

2. Correlazione con il rischio di complicanze

Gli studi più recenti hanno documentato che i soggetti con diabete che riescono a mantenere i loro livelli di HbA1c entro il 7% hanno molte possibilità in più di ritardare o prevenire le complicanze diabetiche rispetto ai soggetti con un valore pari o superiore all’8%. Di qualsiasi quantità si riesca a ridurre il livello di emoglobina glicata, si aumentano le probabilità di rimanere in buona salute.

3. Aiuto nella gestione del diabete

Il dosaggio dell'HbA1c dovrebbe essere eseguito regolarmente in tutti i pazienti diabetici, per documentare il grado di compenso glicemico nella valutazione iniziale e per monitorare la terapia. In quest'ultimo caso, per determinare se il controllo metabolico è stato raggiunto, si consiglia una misurazione all'incirca ogni 3-4 mesi, in particolare nei soggetti con un diabete costantemente mal compensato.

L'American College of Physicias raccomanda in molti pazienti con diabete tipo 2 un target di emoglobina glicata compreso tra 7% e 8%. Tuttavia si raccomanda di personalizzare il target sulla base delle caratteristiche del paziente.

Come si esegue l'esame dell'emoglobina glicata?

Si esegue attraverso un prelievo di sangue venoso, dal braccio. Per sottoporsi all'esame non è necessario il digiuno o l'osservazione di diete particolari.

Come vanno letti i risultati?

Il risultato dell'esame è sempre sotto forma di percentuale, la quale determina il livello medio di glicemia nel trimestre precedente. In passato, si utilizzavano le percentuali di emoglobina glicata presenti nel sangue del paziente. Successivamente, la standardizzazione IFCC ha introdotto una nuova unità di misura, i mmol/mol, che sostituiscono la precedente unità in percentuale (%). un valore superiore o uguale a 48 mmol/mol (6,5%) è considerato il cut-point diagnostico per il diabete mellito.

Quando il livello di emoglobina glicata è uguale o superiore al 6,5%, si può parlare di diabete. Quando otteniamo dei risultati anomali, significa che i livelli di glucosio, in un lasso di tempo che può variare da settimane a mesi, non sono stati ben regolati. Quando il valore di emoglobina glicata è troppo elevato, il medico aiuterà a ricercare le possibili cause e valuterà se è il caso di modificare il programma terapeutico, in base alle esigenze del paziente.

Le attuali linee guida indicano che l'obiettivo primario delle terapie intraprese contro il diabete è quello di mantenere i livelli di emoglobina glicata a concentrazioni non superiori al 7%, meglio se sotto il 6,5%. Se si supera tale soglia, sarà necessario modificare il piano di trattamento, in accordo con il proprio medico.

HbA1c < 7% - Il valore del buon controllo
Se i tuoi valori di emoglobina glicata si mantengono costantemente uguali o meglio ancora inferiori al 7%, il tuo diabete è ben controllato, salvo diversa indicazione del tuo medico.

Vantaggi del test dell'emoglobina glicata

Il test dell’emoglobina glicata presenta numerosi vantaggi, che lo rendono uno strumento prezioso per la diagnosi e la gestione del diabete.

  • Non richiede il digiuno: a differenza della glicemia a digiuno, il test dell’HbA1c può essere eseguito in qualsiasi momento della giornata, indipendentemente dall’ultimo pasto.
  • Maggiore standardizzazione: i metodi di misurazione dell’HbA1c sono stati standardizzati a livello internazionale, grazie agli sforzi dell’IFCC (International Federation of Clinical Chemistry and Laboratory Medicine) e del NGSP (National Glycohemoglobin Standardization Program).

Accuratezza del test e fattori che possono influenzare i risultati

Tutti i test di laboratorio possono variare da un giorno all’altro e da un test all’altro nel soggetto sottoposto a esami, tra test diversi e nell’ambito dello stesso test. Il medico tiene in considerazione queste variazioni quando analizza i risultati dei test e fa ripetere gli esami per conferma (la diagnosi si pone sempre dopo la conferma con un secondo prelievo in giorno diverso). Il risultato di un esame A1c può variare di più o meno 0,5% rispetto al valore reale.

L’esame può essere inaffidabile nella diagnosi e nel monitoraggio del diabete in soggetti portatori di alcune condizioni note per interferire con i risultati. Gli individui in questi gruppi possono avere un tipo meno comune di emoglobina (emoglobina variante) che può interferire con alcuni test A1c. Non tutti i test A1c sono inaffidabili nei soggetti con un’emoglobina variante. Falsi risultati di emoglobina glicata possono anche essere riscontrate in persone con altri problemi del sangue o dell’emoglobina. Bisognerà discutere il proprio A1c ideale con il medico.

Glicemia e Emoglobina Glicata: Qual è la Differenza?

Il controllo della glicemia è incluso nelle analisi del sangue di routine e misura la quantità di glucosio presente nel sangue a digiuno. I livelli di questa sostanza variano nel corso della giornata e sono strettamente dipendenti da ciò che mangiamo. I valori glicemici normali si situano tra i 70 e i 99 mg/dl (milligrammi per decilitro di sangue) dopo un digiuno di otto ore.

Le persone diabetiche devono controllare i loro livelli di glucosio ogni giorno, usando il pratico kit per l’auto-test con il glucometro, per essere certi di avere valori della glicemia nella norma. Quando la glicemia a digiuno supera i livelli di guardia (iperglicemia), allora siamo in una condizione di pre-diabete da monitorare, indicativa di una difficoltà dell’organismo nel metabolizzare gli zuccheri. I parametri da considerare si situano tra i 100 e i 125 mg/dl, mentre parliamo di diabete conclamato per un’iperglicemia a digiuno uguale o superiore ai 126 mg/dl.

L’emoglobina glicata o glicosata (HbA1c) non è un esame del sangue di routine, ma un test specialistico che si effettua in laboratorio e si prescrive sia in caso di pre diabete che di diabete effettivo.

Altri Esami per Diagnosticare e Monitorare il Diabete

Oltre all'emoglobina glicata e alla glicemia, esistono altri esami utili per la diagnosi e il monitoraggio del diabete:

  • Curva da carico orale di glucosio (OGTT): Questa analisi misura la quantità di glucosio nel sangue sia a digiuno che dopo l’assunzione di una certa quantità di zuccheri.
  • Ricerca di glucosio nelle urine (Glicosuria): Di norma nelle nostre urine non sono presenti tracce di glucosio. Urine “dolci” (glicosuria), anche scoperte casualmente, possono pertanto essere un sintomo di pre diabete o di diabete effettivo.

Una volta ricevuta la diagnosi di diabete, è fondamentale monitorare regolarmente i livelli di glicemia e HbA1c per gestire al meglio la condizione e prevenire complicanze.

Nel 2009, un comitato di esperti internazionali ha raccomandato l’esame A1c come uno dei test a disposizione per la diagnosi di diabete tipo 2 e prediabete (intolleranza glucidica), mentre in precedenza solo la glicemia tradizionale veniva usata a tali scopo. Gli esami sono importanti soprattutto perché il diabete in fase iniziale non dà sintomi.

In passato, l’esame non veniva raccomandato per la diagnosi perché a seconda del laboratorio si potevano ottenere risultati diversi. L’accuratezza è stata migliorata dal National Glycohemoglobin Standardization Program (NGSP, ossia il programma nazionale di standardizzazione dell’emoglobina glicata), che ha sviluppato standard per gli esami A1C. Il programma NGSP certifica che i fabbricanti di esami della glicata forniscano test coerenti con quelli usati in uno studio fondamentale sul diabete.

Il prediabete è un fattore di rischio per il diabete tipo 2. I soggetti con prediabete devono sottoporsi annualmente a un esame di controllo. Nell’ambito dei valori di A1c di prediabete (5,7 - 6,4%), maggiore è A1c, maggiore il rischio di diabete.

L'American Diabetes Association consiglia un target di HbA1C < 7%, una glicemia a digiuno compresa tra 80 e 130 mg/dL e una glicemia a 1-2 ore dal pasto inferiore a 180 mg/dL.

Nei pazienti più giovani, con lunga aspettativa di vita, non presenza di malattie cardiovascolari, diabete di diagnosi recente si consiglia un target più basso (attorno a 6,5% o anche meno). Nei pazienti più anziani, fragili, con diabete di lunga durata, con malattia cardiovascolare nota, comorbilità importanti, storia di gravi episodi di ipoglicemia si consiglia un target più elevato (attorno a 7,5%-8% ).

Arrivano ora le linee guida dell'American College of Physicians (ACP) che hanno rivisto le raccomandazioni di varie organizzazioni pubblicate a partire dal 2013. Anzitutto l'ACP consiglia di personalizzare il target di HbA1C e, in molti pazienti con diabete tipo 2, di puntare a valori compresi tra 7% e 8%. Inoltre nei pazienti in cui si raggiungono valori di HbA1C inferiori a 6,5% andrebbe preso in considerazione una riduzione della intensità della terapia farmacologica. Infine nei pazienti con una aspettativa di vita inferiore ai 10 anni a causa dell'età avanzata (>/= 80 anni), o ricoverati in case di riposo o con patologie croniche (demenza, neoplasie, nefropatia terminale, BPCO grave o insufficienza cardiaca congestizia) la terapia dovrebbe tendere a minimizzare i sintomi dell'iperglicemia, ma nello stesso tempo evitare di fissare un target preciso di HbA1C perchè i rischi di un trattamento intensivo superano i benefici.

Nel 2007 l'ACP aveva pubblicato delle linee guida in cui si consigliava un target inferiore al 7%. La ragione del cambiamento risiede nel fatto che ora vi sono evidenze che proporsi un target inferiore o uguale al 7% non riduce i decessi e gli eventi cardiovascolari in un periodo di 5-10 anni mentre può comportare sostanziali effetti collaterali come episodi ipoglicemici.

Le linee guida dell'ACP sostanzialmente concordano con la raccomandazione dell'ADA di personalizzare il target del trattamento ipoglicemizzante tenendo conto delle caratteristiche del paziente. Tuttavia sottolineano chiaramente che per molti diabetici tipo 2 si dovrebbe tendere a valori di HbA1C inferiori a 8% ma non inferiori a 7%. Inoltre in pazienti fragili non si dovrebbe fissare un target preciso di HbA1C ma la terapia ipoglicemizzante dovrebbe avere, come scopo principale, quello di combattere i sintomi dell'iperglicemia.

In effetti la maggior parte dei diabetici tipo 2 visti nella pratica sono soggetti anziani, con pluripatologie, in trattamento polifarmacologico, con diabete di lunga durata e spesso con storia di eventi cardiovascolari.

Tuttavia è ragionevole ritenere che i pazienti giovani, con lunga aspettativa di vita, con diabete di diagnosi recente e senza storia di malatte cardiovascolari possano beneficiare di un trattamento più aggressivo con un target di HbA1C attorno a 6,5%-7%. Questi pazienti rappresentano, se non l'eccezione, sicuramente una sottopopolazione di diabetici minoritaria rispetto alla precedente.

Interessante poi la raccomandazione che qualora si arrivi a valori di HbA1C inferiori a 6,5% sidovrebbe prendere in considerazione la riduzione dell'intensità del trattamento.

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