Dopo un infarto, mantenere sotto controllo i livelli di colesterolo "cattivo" LDL è vitale per prevenire nuovi eventi cardiovascolari. Tuttavia, molti pazienti non riescono a ridurlo adeguatamente, perdendo il beneficio di diminuire il rischio di secondi eventi cardiovascolari, esponendosi a possibili ricadute.
L'Importanza del Controllo del Colesterolo LDL Post-Infarto
Con 1 paziente su 5 a rischio di un secondo evento cardiovascolare entro il primo anno dopo un infarto, il colesterolo LDL rappresenta un fattore modificabile fondamentale per prevenire nuovi eventi. Mantenere i livelli di colesterolo LDL sotto controllo è cruciale, soprattutto dopo aver subito un infarto.
Purtroppo, ad oggi, solo il 18% dei pazienti in prevenzione secondaria e in terapia ipolipemizzante raggiunge i livelli di colesterolo raccomandati per la propria patologia. Per questo motivo è fondamentale tenere sotto controllo i livelli di colesterolo LDL, soprattutto se hai già avuto un infarto.
Nuove Evidenze Scientifiche
Le recenti evidenze emergono dallo studio italiano AT TARGET-IT coordinato dal prof. Pasquale Perrone Filardi, Direttore della Scuola di specializzazione in Malattie dell’Apparato Cardiovascolare, Università "Federico II" di Napoli, Presidente SIC (Società Italiana di Cardiologia) e pubblicato sull’European Journal of Preventive Cardiology.
I dati mostrano che intervenire subito dopo l’infarto, già durante il ricovero, in modo intensivo con anticorpi monoclonali inibitori di PCSK9, abbassa i livelli di LDL fino al 70%.
È l’approccio “colpisci presto, colpisci forte” che ha portato il 68% dei pazienti a raggiungere l’obiettivo raccomandato di LDL (55 mg/dL) già al primo controllo.
Raccomandazioni e Obiettivi Terapeutici
"I pazienti che hanno avuto un infarto sono considerati ad altissimo rischio. Le linee guida europee raccomandano di raggiungere livelli di LDL inferiori a 55 mg/dL, e addirittura sotto i 40 mg/dL per chi ha avuto multipli eventi cardiovascolari." Afferma il Prof. Pasquale Perrone Filardi (nella foto), Direttore della Scuola di specializzazione in Malattie dell’Apparato Cardiovascolare dell’Università "Federico II" di Napoli e Presidente della Società Italiana di Cardiologia (SIC).
I pazienti che hanno raggiunto l’obiettivo di LDL 55 mg/dL hanno visto una significativa diminuzione del rischio rispetto a quelli che non l’hanno raggiunto e che hanno livelli superiori. Il beneficio è ancora maggiore per chi ha livelli di colesterolo LDL sotto i 43 mg/dL e massimo per chi scende sotto i 23 mg/dL. Più basso è il livello di colesterolo LDL raggiunto, minore è il rischio di nuovi eventi cardiovascolari. I pazienti arrivati a livelli di LDL molto bassi (< di 23 mg/dL) hanno un profilo di rischio inferiore rispetto a chi ha livelli più alti
Il Periodo Post-Infarto: Una Fase Critica
"Il periodo immediatamente successivo a un infarto è una fase vulnerabile per i pazienti, con un alto rischio di successivi eventi cardiovascolari ischemici, soprattutto nei primi mesi fino al primo anno, e un tasso di mortalità complessiva intorno al 10%," afferma il Prof. Pasquale Perrone Filardi. Intervenire subito, già durante il ricovero ospedaliero sul colesterolo LDL, rappresenta un’opportunità per ottimizzare la terapia, raggiungere rapidamente i livelli target e ridurre il rischio di un secondo evento cardiovascolare entro l’anno.
Aderenza Terapeutica e Nuove Opzioni Farmacologiche
Questo risultato è significativo considerando che, secondo la letteratura scientifica, solo circa 5 pazienti su 10 (45,9%) a rischio molto alto e 3 su 10 (30,2%) a rischio medio seguono regolarmente una terapia ipolipemizzante tradizionale, rappresentate in primo luogo dalle statine, esponendosi così a un maggior rischio di complicazioni cardiovascolari4. Il successo dell’approccio "colpisci presto e colpisci forte" dipende in modo significativo anche dall’aderenza alla terapia.
Le terapie orali per le patologie cardiovascolari croniche spesso presentano problemi di aderenza. Diversi studi evidenziano che i pazienti, soprattutto se assumono molti farmaci, tendono ad interrompere ad un certo punto il trattamento. Gli anticorpi monoclonali inibitori di PCSK9 offrono un’importante opportunità in questo contesto e hanno dimostrato un’aderenza superiore al 90% che si mantiene nel tempo.
Colesterolo LDL: Valori di riferimento
Il colesterolo totale deve essere inferiore ai 200 mg/dL, mentre il colesterolo HDL deve essere superiore a 40 mg/dL negli uomini e 50 mg/dL nelle donne.
Nella persona che non ha malattie, il colesterolo LDL deve essere mantenuto sotto i 115 mg/dL. Se una persona ha il diabete mellito senza complicanze, il colesterolo LDL deve essere inferiore a 100 mg/dL.
Ruolo Attivo del Paziente e Consulto Medico
Oltre a mantenere una costante aderenza ai trattamenti, i pazienti possono giocare un ruolo attivo nella loro prevenzione secondaria. Per i pazienti post infarto, è fondamentale che, se i livelli di colesterolo LDL non raggiungono gli obiettivi raccomandati, si consultino con il proprio specialista.
Colesterolo: cos'è?
Il colesterolo è un lipide (o grasso) normalmente presente nel circolo sanguigno. Il colesterolo totale nel sangue comprende il colesterolo LDL, o “colesterolo cattivo”. Esso, se presente in eccesso, danneggia le arterie e aumenta il rischio di infarto, in quanto favorisce la formazione delle placche aterosclerotiche.
Valori di Colesterolo LDL e Rischio Cardiovascolare
Il colesterolo LDL è la forma di colesterolo usata in ambito medico come riferimento per il rischio di malattia cardiovascolare aterosclerotica.
Ai suoi valori è infatti legata la probabilità teorica di subire una malattia correlata all'aterosclerosi, come l'angina pectoris, l'infarto miocardico, l'ictus o la claudicatio intermittens.
Quando e come controllare i valori di colesterolo?
Sempre più giù: per chi è già malato, ma (seppur con meno urgenza) anche per chi intende preservare la salute del cuore e dei vasi sanguigni. Portare verso il basso i livelli di colesterolo Ldl è la strategia maggiormente efficace da attuare per ridurre l'impatto delle malattie cardiovascolari.
La concentrazione ematica di colesterolo Ldl si misura per valutare il rischio cardiovascolare.
Ecco perché a livelli elevati di Ldl-C nel sangue è associato un incremento del rischio cardiovascolare.
I valori ematici di colesterolo Ldl tendono ad abbassarsi momentaneamente dopo un infarto o durante un evento che comporti un forte stress per l’organismo, come possono essere un intervento chirurgico o un incidente. O, ancora, nel corso della fase acuta di una patologia. Ldl-C, viceversa, aumenta nel corso di una gravidanza.
L’unico requisito richiesto per poter effettuare questo esame è il digiuno, da osservare nelle 9-12 ore che precedono il prelievo.
Strategie di Prevenzione Primaria
Quando si parla di ridurre i livelli di colesterolo Ldl, ben chiara deve essere la distinzione tra le persone sane (chiamate a fare prevenzione primaria) e chi invece è già stato colpito da un evento cardiovascolare (prevenzione secondaria).
Per stare nei limiti, se si è sani, non servono farmaci. L'arma più potente per una prevenzione primaria cardiovascolare è rappresentata dall'adozione di uno stile di vita attivo. In linea generale, ci muoviamo meno rispetto a quanto dovrebbero fare.
Nel primo caso, l'indicazione riportata nel documento europeo è quella di mantenere l'Ldl sotto i 116 e i 100 (mg/dl). I valori cambiano in base al rischio cardiovascolare individuale, che può essere definito (dagli specialisti) tenendo conto dell'età di un paziente, dell'abitudine al fumo di sigaretta, dei valori di pressione sanguigna, della colesterolemia totale e di un'eventuale diagnosi di diabete.
L’esercizio fisico regolare - almeno 150 minuti a settimana: camminate veloci, passeggiate in bicicletta, acquagym, danza, tennis in doppio e giardinaggio - migliora la capacità del cuore di pompare il sangue, aiuta a controllare il peso corporeo e può far calare i livelli del colesterolo e della pressione sanguigna.
Sostituendo il burro e la carne rossa con l’olio extravergine di oliva, il pesce ed eventualmente le carni bianche, si può ridurre il colesterolo «cattivo» (Ldl) e mantenere intatto quello «buono» (Hdl).
Terapie Farmacologiche
Di fronte ai pazienti, e non alle persone sane, muovere soltanto le «leve» della dieta e dell'attività fisica invece non basta. Servono i farmaci per abbassare i livelli di colesterolo Ldl. «Il trattamento dell'ipercolesterolemia ha come caposaldo l'uso delle statine - chiarisce Francesco Barillà, responsabile dell'unità di terapia intensiva coronarica del policlinico Umberto I di Roma -. Ma oggi si fa spesso ricorso anche alla loro combinazione con l'ezetimibe. Questo principio, rispetto alle delle statine (inibiscono la sintesi del colesterolo all'interno dell'organismo, ndr), impedisce l’assorbimento del colesterolo a livello intestinale».
Per i pazienti refrattari a queste terapie o per cui è indicato un drastico calo dei livelli di colesterolo Ldl, da pochissimi giorni c'è anche l'indicazione all'uso degli anticorpi monoclonali, prima impiegati soltanto per trattare i casi di ipercolesterolemia familiare. Entro un anno, invece, dovrebbe arrivare sul mercato un farmaco a base di acido bempedoico che ha finora mostrato un'efficacia comparabile a quella delle statine.
Integratori
A soffrire di ipercolesterolemia, in Italia, sono tra 2.5 e 3 milioni di persone. Molti di questi, prima di iniziare una terapia farmacologica, cercano una soluzione negli integratori. Negli ultimi mesi si è parlato soprattutto del riso rosso fermentato, ma sono diversi i supplementi utilizzati per tenere sotto controllo i livelli di colesterolo Ldl: coenzima Q, acido folico, berberina, vitamina E, polifenoli dell’olio d’oliva.
Secondo quanto riportato nelle linee guida europee, questi integratori sono adatti a chi ha livelli intermedi di colesterolo (valore totale tra 200 e 240) e che non per forza necessita di un intervento farmacologico. Anche gli integratori, infatti, possono dare effetti collaterali.
Malattie cardiovascolari in Italia
Le malattie cardiovascolari rappresentano la prima causa di morte in Italia con 217mila decessi all’anno.
Centotrentacinquemila eventi coronarici acuti ogni anno, che in un terzo dei casi risultano fatali. Questa è la fotografia dell'infarto in Italia.
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