Vaccino COVID, Colesterolo ed Effetti Collaterali: Un'Analisi Dettagliata

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) indica che le malattie cardiovascolari sono la principale causa di morte a livello globale, con una stima del 31% di tutti i decessi nel 2019. Tra le molteplici cause, l'ipercolesterolemia, o colesterolo alto, rappresenta un fattore di rischio significativo. Anche in Italia, il colesterolo alto colpisce il 35% delle persone, ma quasi la metà non sa neanche di averlo perché non lo controlla. Questo articolo esplora gli effetti collaterali dei vaccini COVID, con un focus particolare sull'impatto sui livelli di colesterolo e sulla pressione sanguigna.

Vaccini COVID-19 Approvati e Loro Meccanismo d'Azione

Attualmente in Italia sono autorizzati 5 diversi vaccini:

  1. 'Comirnaty' di Pfizer-BioNtech
  2. 'Spikevax' di Moderna
  3. 'Vaxzevria' di AstraZeneca
  4. 'Janssen' di Johnson & Johnson
  5. 'Nuvaxovid' di Novavax

In Europa è stato approvato l’utilizzo di 4 vaccini (Comirnaty, Spikevax [ex Moderna], Vaxzevria [ex AstraZeneca] e Janssen) che sfruttano due diverse piattaforme (mRNA e DNA con vettore virale non replicante). Questi vaccini contengono istruzioni (pilotate da mRNA o DNA) per la produzione della proteina Spike del SARS-CoV-2. Per i vaccini a DNA, il vettore virale trasporta un gene codificante la proteina virale Spike. Una volta che il materiale genetico ha raggiunto la cellula “infettata”, il plasmide di DNA raggiunge il nucleo per poi essere trascritto in multiple copie di mRNA; l’mRNA migra dal nucleo al citoplasma dove attiva la produzione di proteine Spike che raggiungono, poi, la superficie cellulare. I vaccini ad RNA, invece, non raggiungono il nucleo della cellula ospite e l’mRNA veicolato viene utilizzato direttamente nel citoplasma plasmatico per l’espressione di proteine Spike.

Effetti dei Vaccini sui Livelli di Colesterolo e Trigliceridi

Viene presentato un caso interessante in cui un paziente con FH eterozigote ed elevati trigliceridi (TG), controllato per anni con terapia farmacologica e aferesi, ha sperimentato livelli di TG significativamente elevati il giorno dopo aver ricevuto la seconda dose di vaccino Pfizer-BioNTech anti-COVID-19. Quest’uomo di 60 anni, sottoposto a trattamenti settimanali di aferesi LDL per FH, a cui è stato diagnosticato un punteggio della Dutch Lipid Clinic Network di 11, aveva una storia di ipertensione, ipotiroidismo, cardiomiopatia ischemica, insufficienza cardiaca con ridotta frazione di eiezione, 5 infarti del miocardio, bypass coronarico e 20 stent coronarici. Il giorno dopo la seconda dose di vaccino Pfizer-BioNTech il suo pannello lipidico ha rivelato in mg/dL: TG di 1308; TC di 285; C-LDL diretto di 102; HDL-C di 35.

Ipertensione Post-Vaccinazione: Studi e Analisi

Molte persone sono spaventate da queste complicanze e si sottopongono mal volentieri e in molti casi rifiutano la vaccinazione. Secondo alcuni recenti studi, l’incidenza di un significativo incremento pressorio dopo vaccinazione sarebbe intorno al 3,2% di tutte le vaccinazioni (IC 95%: 1.62-6.21). L’incidenza di serie urgenze ipertensive o ipertensione in stadio III sembra essere intorno allo 0,6%. Come è noto, la ‘spike protein’ del virus Sars-CoV-2, la cui sintesi viene indotta dai vaccini, si lega ai recettori ACE2, inducendo una loro migrazione verso l’interno della cellula. Ne conseguirebbe una carenza di attività ACE2 sulle superfici cellulari e pertanto una relativa carenza di angiotensina con relativo eccesso di angiotensina II, che potrebbe essere responsabile, almeno in parte, anche dei rialzi pressori.

Meylan e coll. hanno descritto per la prima volta una serie di 9 pazienti, 8 dei quali affetti da ipertensione arteriosa ben controllata dal trattamento, sottoposti a vaccinazione con Pfizer (Comirnaty) o Moderna (Spikevax). Nelle ore o giorni successivi alla vaccinazione, la pressione arteriosa è aumentata in modo variabile da individuo a individuo, fino a livelli di 220 mmHg per la sistolica, e fino a 115 mmHg per la diastolica. Successivamente, sono stati pubblicati i risultati relativi a 287 soggetti sottoposti a vaccinazione anti-COVID-19, nei quali la pressione arteriosa è stata misurata all’interno di un intervallo compreso tra i 15 minuti prima e 15 minuti dopo la vaccinazione.

Una survey di operatori sanitari sottoposti a vaccinazione con vaccino Pfizer ha evidenziato che un incremento significativo dei valori pressori sistolici è stato osservato in 6 soggetti (5.3%). In 4 soggetti è stato necessario modificare al rialzo la terapia antipertensiva. Due soggetti hanno mostrato un analogo incremento dei valori di pressione arteriosa anche dopo la seconda dose di vaccino.

Karla Lehmann ha analizzato il database EudraVigilance dell’EMA. Un incremento acuto dei valori di pressione arteriosa (‘crisi ipertensiva’) era comunque presente in ben 6130 segnalazioni, pari al 2.9% di tutte le somministrazioni del vaccino Pfizer, con ben 29 decessi (0,47%) tra i soggetti per i quali era partita la segnalazione di crisi ipertensiva. Sono seguite le segnalazioni di ‘tachicardia’ (n = 5788 con lo 0.7% di decessi) e aritmie (n = 1809 con il 4.1% di decessi).

Una meta-analisi di studi osservazionali ha mostrato che l’incidenza di importante incremento pressorio dopo vaccinazione è risultata del 3,2% (intervallo di confidenza al 95%: 1.62-6.21).

L’integrità strutturale e funzionale dei recettori ACE2 è dunque estremamente importante per le funzioni vitali. Ora, è noto che la ‘spike protein’ del virus Sars-CoV-2, la cui sintesi viene indotta dai vaccini, oltre a generare una risposta immune da parte del sistema immunitario, va a legarsi con i recettori ACE2, inducendo la loro migrazione (‘internalizzazione’) verso l’interno della cellula. Ne consegue, in ogni caso, una carenza di attività ACE2 sulle superfici cellulari, e pertanto una relativa carenza di angiotensina con relativo eccesso di angiotensina II.

Sistema Renina-Angiotensina-Aldosterone e Vaccini

La vigorosa risposta immunitaria sollecitata dalla vaccinazione produce l’attivazione delle cellule killer del nostro organismo. Poiché le proteine Spike prodotte dal vaccino sembrano essere identiche a quelle del SARS-CoV-2 sia in termini morfologici che funzionali, è plausibile che esse possano interagire con i recettori ACE2 utilizzati dal virus per invadere le cellule umane. L’interazione tra le proteine Spike “free-floating” ed i recettori ACE2 può quindi innescare il meccanismo di “down-regulation” e la paralisi delle funzioni catalitiche dei recettori stessi, tra cui la degradazione dell’angiotensina II in angiotensina1,7. La perdita delle attività catalitiche dei recettori ACE2 a livello della membrana cellulare, mediata dall’interazione tra proteine Spike e recettori, produrrà un incremento dei valori di angiotensina II a causa della ridotta trasformazione in angiotensina1,7 ed una disregolazione del sistema renina-angiotensina-aldosterone. Inoltre, lo sbilanciamento provocato da un’iperattività dell’angiotensina II e dalla riduzione dei livelli di angiotensina1,7 può favorire fenomeni caratterizzati da un’iperattivazione della cascata coagulativa, dell’infiammazione ed altre reazioni avverse tra cui aumento del volume circolante e vasocostrizione con incremento dei valori di pressione arteriosa.

Miocarditi e Pericarditi Associate alla Vaccinazione COVID-19

Per quanto riguarda la mio-pericardite, i vantaggi della vaccinazione anti-COVID sulla non vaccinazione restano preponderanti in termini di ospedalizzazioni prevenute e di gravi complicanze del COVID-19, rispetto al rischio di sviluppare miocardite. Nella fascia di età più a rischio di miocardite da vaccino anti-COVID (12-29 anni), per ogni 100.000 vaccinati, a fronte di circa 4 casi in più di miocardite abbiamo 56 ospedalizzazioni in meno, 13,8 ammissioni in terapia intensiva in meno e 0,6 decessi in meno.

Si sono verificati solo 3 casi di miocardite (e 1 solo caso di pericardite) in più su 100.000 soggetti tra i vaccinati rispetto ai non vaccinati (entrambi i gruppi negativi al COVID), così come 11 casi di miocardite ed 11 di pericardite in più tra i positivi al COVID rispetto ai negativi al COVID (entrambi i gruppi non vaccinati). In generale, l’incidenza di miocardite è stata maggiore dopo la seconda dose (1,61/100.000/21 giorni) rispetto alla prima dose (0,51/100.000/21 giorni). Una recentissima meta-analisi pubblicata sul Lancet Respiratory Medicine ha mostrato: 1) Un’incidenza di mio-pericardite tendenzialmente più bassa con i vaccini COVID rispetto ai vaccini non-COVID (1,6 versus 5,6 casi/100.000; p=n.s.); 2) Un’incidenza di mio-pericardite significativamente più alta con i vaccini mRNA rispetto ai vaccini non mRNA (2,26 Vs.

I vantaggi della vaccinazione sulla non vaccinazione in termini di ospedalizzazioni prevenute e di gravi complicanze del COVID-19 restano fuori discussione. Nella fascia di età più a rischio di miocardite da vaccino (12-29 anni), per ogni 100.000 vaccinati, a fronte di circa 4 casi in più di miocardite abbiamo 56 ospedalizzazione in meno, 13,8 ammissioni in terapia intensiva in meno e 0,6 decessi in meno. Il tasso di miocardite in soggetti non affetti da COVID e non vaccinati non è zero, ma è pari a circa 0,33 casi per milione per giorno (98 casi su 296.377.727 giorni-persona), contro 0,78 casi per milione per giorno nei vaccinati (117 casi per 149.786.065 giorni-persona). Ciò equivale ad un aumento di 2,35 volte del rischio di miocardite in associazione con la vaccinazione (Rate Ratio 2,45 (1,10-5,02)), ma con tasso di miocardite nel gruppo di confronto (non vaccinati) non pari a zero.

Nuove Terapie per Abbassare il Colesterolo

In aggiunta a uno stile di vita sano e ai farmaci tradizionali, stanno emergendo sempre di più le terapie avanzate che mirano a correggere l’espressione dei geni alleati del cosiddetto “colesterolo cattivo”. Una nuova terapia sperimentale, basata sul meccanismo di “RNA interference”, ha ridotto i livelli di lipoproteina(a), una componente del temuto colesterolo LDL, al di sotto della soglia misurabile.

Una terza strategia innovativa per ridurre il colesterolo LDL è rappresentata dai farmaci a base di piccoli RNA (siRNA, short interfering RNA), che si basano sul meccanismo dell’RNA interference. In questa classe rientra inclisiran, che ha ricevuto il via libera dell’AIFA nell’ottobre del 2022. Il nuovo farmaco a RNA, sviluppato dall’azienda Eli Lilly and Company, funziona con lo stesso meccanismo di inclisiran ma silenzia l’espressione dell’RNA messaggero della Lp(a). Altri farmaci a base di siRNA sono in varie fasi di sperimentazione, ma tutti prevedono somministrazioni ravvicinate nel tempo.

Inclisiran: Un Nuovo Farmaco per l'Ipercolesterolemia

Aifa ha infatti approvato la rimborsabilità di un nuovo farmaco, Inclisiran, in grado di dimezzare il cosiddetto colesterolo “cattivo” LDL con sole due iniezioni sottocutanee l’anno. Il nuovo farmaco, rimborsabile dal Servizio Sanitario Nazionale, per ora è destinato ad un numero limitato di pazienti secondo quanto previsto dalle linee guida. Si tratta di un farmaco ipolipemizzante - ovvero inibitore della proteina PCSK9. Per la prima volta con il prodotto di Novartis, si parla invece di RNAI (RNA interference) in grado di ridurre, interferendo con l’RNA messaggero, il colesterolo nel fegato. Questo farmaco innovativo ha dimostrato negli studi internazionali di avere una efficacia superiore al 50% tanto che AIFA se pur con due anni di ritardo, ha accolto le indicazioni fatte da EMA nel dicembre 2020 e l’ha destinato, in questa prima fase, a soggetti con un valore di colesterolo LDL superiore a 130 mai interessati da eventi di natura cardiovascolare (infarto o ictus) e a pazienti con colesterolo LDL a 70 già in terapia per aver avuto un attacco cardiaco.

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