Un Colorante Rosso Usato in Ematologia: L'Eosina e Altre Colorazioni

In ematologia, la colorazione dei campioni biologici è fondamentale per l'analisi microscopica delle cellule del sangue e dei tessuti. Tra i vari coloranti utilizzati, quelli rossi rivestono un ruolo importante per la loro capacità di evidenziare specifiche strutture cellulari.

L'Eosina: Un Colorante Rosso Chiave

Una soluzione per la definizione «Polvere colorante rossa» per le parole crociate della Settimana Enigmistica (e riviste simili) e altri giochi enigmistici come CodyCross e Word Lanes: EOSINA.

L'eosina deriva dalla molecola della fluoresceina. Si presenta come una polvere cristallina facilmente solubile in acqua o alcool ed è impiegato in vari settori come la cosmetica e la preparazione di dolci.

Altre definizioni per la risposta eosina:

  • Un colorante per rossetti

Colorazioni di May Grünwald-Wright-Giemsa

Le colorazioni di May Grünwald-Wright-Giemsa sono tecniche di colorazione tipo Romanovsky, ovvero metacromatiche differenziali. La base è sempre costituita dal blu di metilene e eosina e una soluzione alcolica, a queste si può aggiungere uno dei tre coloranti May Grünwald-Wright-Giemsa, oppure questi possono essere usati come coloranti unici.

La soluzione di Giemsa, è una miscela complessa, costituita da blu di metilene cloruro, blu dimetilene eosinato, azurro II eosinato. I nuclei assumeranno svariate tonalità di viola. Il colore del citoplasma sarà di varie gradazioni, dal blu al rosa pallido. Nel citoplasma di alcuni tipi di cellule potrebbero comparire alcuni granuli dal rossiccio al lilla.

Gli eosinofili saranno caratterizzati dalla presenza di granuli di color arancione vivo nel citoplasma. I basofili saranno caratterizzati dalla presenza di granuli tra il blu scuro e il nero nel citoplasma.

Le colorazioni di May Grünwald-Wright-Giemsa sono piuttosto complesse da gestire sia a livello di sicurezza (tossicità), oltre che di metodo. E’ preferibile usare il Diff Quick per sfruttare questo tipo di colorazione, più altre colorazioni non differenziali per integrare lo spettro analitico.

Dopo avere asciugato all’aria lo striscio di sangue, immergerlo nella soluzione di Giemsa non diluita per 5-6 minuti. Fissare i vetrini in metanolo per 5-7 minuti. Asciugare all’aria. Diluire la colorazione di Giemsa con tampone a pH 7,2 rapporto 1:20.

NB Nella valutazione dei risultati va ricordato che: il quadro cromatico è fortemente influenzato dal pH delle acque di lavaggio e del tampone di diluizione; l’intensità della colorazione può variare in funzione dei tempi di differenziazione.

Il Diff Quick Stain

Il Diff Quick Stain è una colorazione rapida tipo Romanowsky, ovvero metacromatica. La metacromasia si esprime con una gamma di variazioni cromatiche che rendono le colorazioni come il Diff Quick di tipo differenziale. Per la rapidità e la facilità di utilizzo il Diff Quick è la colorazione differenziale più usata.

La variabilità chimica e le caratteristiche di pH legate alle qualità anfotere delle proteine, permette l’espressione delle caratteristiche metacromatiche. il nucleo si colora in viola/porpora, ma con pochi contrasti, il citoplasma si colora in blu/celeste/grigio, tuttavia campioni diversi possono presentare colorazioni e tonalità differenti. Ad ogni modo come è stato detto, il blu e il rosso restano i colori fondamentali di questa colorazione.

Il DIFF QUICK, come indica la parola stessa rappresenta un METODO RAPIDO E PRATICO di colorazione tipo Romanowsky. Incompleto per la citologia.

Immergere il vetrino 5 volte per 1-2 secondi nella soluzione fissativa alcolica. Attendere che l’alcol evapori. Immergere il vetrino 5 volte per 1-2 secondi nella soluzione rossa. Inclinare il vetrino e attendere un istante per eliminare l’eccesso. Immergere il vetrino 5 volte per 1-2 secondi nella soluzione blu.

Questi coloranti in modo angolo al Diff Quick sono utili all’identificazione dei trofozoiti del Phylum Apicomplexa oltre parassiti fecali ed emoparassiti. le cellule appariranno di colore azzurro o azzurro-grigi per il citoplasma e rosso-porpora viola per il nucleo.

La Colorazione di Papanicolaou

La colorazione di Papanicolaou fornisce ottimi dettagli e contrasti cromatici della struttura nucleare. La colorazione di Papanicolaou, usata in citologia è utile soprattutto per lo studio delle cellule epiteliali, infatti è per gli strisci cervico-vaginali che George Papanicolaou introdusse questa colorazione (Pap test).

Il Verde Luce colora il citoplasma delle cellule basali e parabasali (cianofile), povere di cheratina e conferisce una colorazione verde-celeste.

La colorazione di Papanicolaou può avere procedure lunghe e complesse, ed è per ovviare a questo che sono state sviluppate formulazioni fast che hanno tempi e modi di lavoro più semplici; questo comporta una maggiore fruibilità della colorazione e un ausilio in diagnostica.

I Reticolociti e il Parametro IRF

I reticolociti sono elementi di transizione tra eritroblasti nucleati e globuli rossi, presenti sia nel midollo osseo che nel sangue periferico. Il conteggio reticolocitario, in termini sia percentuali che assoluti per unità di volume, è l’indicatore principale della entità di produzione dei globuli rossi.

Molti autori hanno evidenziato l’utilità clinica di refertare il parametro IRF nella diagnosi e monitoraggio delle anemie. -Le Linee Guida per la diagnosi di laboratorio di carenza funzionale di ferro, pubblicate dalla British Society for Haematology (2013), raccomandano il test per il Contenuto di emoglobina dei reticolociti (parametro equivalente: RHE) (o, in alternativa: % degli eritrociti ipocromici, benché disponibile su pochi analizzatori a differenza del Contenuto di emoglobina dei reticolociti, disponibile su numerosi analizzatori) come opzione consolidata con elevato livello di evidenza per l’identificazione di carenza di ferro funzionale.

I metodi automatizzati per il conteggio dei reticolociti utilizzano colorazioni sopravitali o fluorocromi e consentono maggiore precisione, accuratezza e riproducibilità rispetto al conteggio dei reticolociti con il microscopio: infatti, mediante analisi automatica di un numero molto maggiore di reticolociti (oltre diecimila), l’errore statistico è minimizzato e viene eliminata la variabilità e soggettività tra osservatori, come pure la variabilità derivante da colorazione, diluizione ed incubazione.

Colorazioni Istochimiche Speciali ed Esame Immunoistochimico

Le colorazioni istochimiche speciali e l’esame immunoistochimico sono delle tecniche diagnostiche ancillari all’esame istopatologico, che possono essere richieste/suggerite per confermare la diagnosi o fornire informazioni aggiuntive rispetto a quanto osservabile con la sola valutazione istopatologica (con colorazione di routine Ematossilina ed Eosina).

Nella maggior parte dei casi si tratta di esami eseguibili sul campione già inviato in formalina e solo una piccola percentuale di colorazioni va eseguita su campione di tessuto non fissato in formalina e congelato. La colorazione istochimica semplicemente permetterà di “vedere meglio” l’agente eziologico se presente.

Talvolta la morfologia dell’agente sarà sufficiente a classificarlo precisamente ma talvolta si potrà solo confermare la presenza di un agente e classificarlo come batterico, fungino, ecc.

L’esame immunoistochimico, come indica il nome stesso, prevede l’utilizzo di anticorpi attraverso i quali sarà possibile individuare specifiche molecole nella sezione di tessuto. L’esame immunoistochimico può essere eseguito per via diretta o indiretta, anche se attualmente la maggior parte dei kit e coloratori automatici, utilizzano una metodologia indiretta.

La metodica indiretta si avvale di un anticorpo definito “primario” che legherà un determinato antigene che si vuole identificare nella sezione di tessuto. Nella diagnostica di routine l’esame immunoistochimico viene principalmente utilizzato per una migliore caratterizzazione delle neoplasie la cui istogenesi non può essere totalmente definita con la sola valutazione istopatologica.

Al contrario, in neoplasie anaplastiche o scarsamente differenziate, l’esame immunoistochimico può essere non definitivo, in quanto il processo di “sdifferenziazione” può implicare la “perdita” dell’espressione delle molecole fenotipiche specifiche che le caratterizzano, e pertanto risultare non definitivamente classificabili.

Per la ricerca di agenti eziologici è necessario sottolineare alcune differenze rispetto alle colorazioni istochimiche speciali discusse precedentemente. Come già detto, nell’esame immunoistochimico si testano anticorpi specifici e se l’esito è positivo si potrà confermare la presenza di un agente specifico che si è ricercato. L’esame immunoistochimica per malattie infettive in medicina veterinaria trova un particolare utilizzo per malattie virali.

È importante segnalare come alcuni fattori possano incidere sull’ottimale riuscita dell’esame immunoistochimico e quindi rendere l’esame non praticabile o definitivo: alcuni trattamenti (es. corticosteroidi nel linfoma), possono alterare le caratteristiche fenotipiche delle cellule che possono risultare negative. Un’inadeguata (scarsa o eccessiva) fissazione del campione, con presenza di autolisi e necrosi, possono inficiare l’ottimale riuscita dell’esame.

Va infine sottolineato che alcune solo alcune colorazioni immuno-istochimiche possono essere anche applicate ai campioni citologici (es. Immuno-citochimica per CD3 e CD20, per la tipizzazione di un linfoma), ma è importante rivolgersi al laboratorio per avere informazioni sulla fattibilità dell’esame. Nota bene: esistono casi di linfoma negativi per entrambi gli anticorpi.

Talvolta l’esame immunoistochimico non è sufficiente a definire la diagnosi di linfoma e potrebbe essere suggerito l’esame di clonalità linfoide. Mastocitoma: le colorazioni istochimiche Blu di Toluidina e GIEMSA spesso evidenziano i granuli dei mastociti (normali e neoplastici), che vengono definiti metacromatici.

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