Il tumore alla prostata è diventato negli ultimi anni, per l’aumento della durata della vita media, la neoplasia con più alta prevalenza nell’uomo (superando quello ai polmoni). In Italia, nel 2020, ne sono stati diagnosticati 563.960 (dati Aiom-Airtum “I numeri del cancro in Italia 2021).
Cos'è il PSA?
Il PSA, conosciuto anche come Antigene Prostatico Specifico, è una proteina prodotta dalle cellule della prostata, la ghiandola che affianca l’uretra maschile e che contribuisce alla formazione del liquido seminale. Il dosaggio del PSA si ottiene tramite un semplice esame del sangue. Il PSA è un marcatore specifico della ghiandola prostatica, ma non del tumore che colpisce questo organo. Il PSA, Antigene Prostatico Specifico, è un marcatore di organo non specifico per il tumore, ma che si rileva nel sangue in caso di danni alle cellule prostatiche, causato anche da un’infiammazione o da un’ipertrofia.
Valori di riferimento del PSA
Il valore normale del PSA totale su sangue dovrebbe essere compreso tra 2 e 4 ng/ml, variabile in base all’età e allo stato del paziente. Valori superiori a 4 ng/ml vanno interpretati assieme all’analisi del PSA libero, possibile indicatore di patologie benigne o maligne. Normalmente si considera degna di attenzione una concentrazione di PSA superiore a 3 ng/mL, ma valori inferiori non permettono di escludere completamente la malattia.
Variazioni dei valori del PSA in base all'età:
- Sotto i 50 anni: meno di 2,5 ng/mL
- Tra i 50 e i 59 anni: meno di 3,5 ng/mL
- Tra 60 e i 69 anni: meno di 4,5 ng/mL
- Sopra i 70 anni: meno di 6,5 ng/mL
Un livello di PSA superiore a 4,0 ng/mL in uomini sopra i 60 anni o superiore a 2,5 ng/mL in uomini sotto i 60 anni richiede ulteriori indagini. Con l’aumentare dell’età, e con il naturale accrescimento di volume della prostata dovuto all’invecchiamento, i valori del PSA tendono ad aumentare. L’interpretazione dei risultati dell’esame dovrà, quindi, sempre essere messa in relazione con l’età della persona che ha effettuato il test. Un valore di PSA pari a 4 ng/ml può, infatti, essere normale se riferito ad una persona di 70 anni ma essere sospetto se riscontrato in un individuo di 50 anni. Attualmente, per gli uomini più giovani, è ritenuto più corretto accettare come normale un valore fino a 2,5 ng/ml. Ecco perché alcuni laboratori pongono il limite di normalità a 2,5 ng/ml e non a 4.
PSA Alto: Cosa Significa?
Valori del PSA alti, superiori a quelli di riferimento, non sono necessariamente sintomo di tumore alla prostata: per cui è importante non allarmarsi. L’aumento del PSA può, infatti, indicare anche la presenza di condizioni benigne come ipertrofia prostatica, infiammazioni, infezioni. Infatti, la concentrazione dell’antigene prostatico specifico nel sangue può aumentare anche in presenza di:
- Infiammazioni prostatiche (prostatiti) acute e croniche
- Ipertrofia prostatica benigna o infezioni delle vie urinarie
- Manipolazioni, traumi o interventi pregressi alla prostata
- Cause ambientali (invecchiamento, intensa attività fisica o sessuale)
È scientificamente riconosciuto però che valori di PSA totali nel sangue superiori ai 4 ng/ml possono suggerire la presenza del tumore prostatico nel 26,9% dei casi clinici analizzati.
PSA Basso: Cosa Significa?
Valori del PSA bassi e inferiori a 2 ng/ml sono spesso riscontrati in soggetti che assumono farmaci specifici (tra cui gli inibitori della 5-alfa-reduttasi) o in pazienti fortemente obesi. Se invece il PSA totale è elevato ma il PSA libero è in concentrazioni inferiori al 10%, alcuni studi scientifici dichiarano che la probabilità di cancro prostatico aumenta del 56%.
Perché Controllare il PSA?
L’esame del sangue per il PSA è importante per accertare lo stato della prostata e individuare possibili patologie: rientra infatti tra i principali test di screening per il cancro prostatico. L’analisi del PSA rappresenta un indicatore di possibili malattie prostatiche, tra cui il cancro in fase iniziale. In linea generale l’esame del sangue per la prostata è consigliato per:
- La prevenzione su individui con diagnosi pregressa di tumore alla prostata;
- Lo screening per soggetti con disturbi associabili al cancro prostatico;
- La diagnosi precoce per pazienti asintomatici con familiarità o tra i 50-70 anni.
Per questo motivo il dosaggio del PSA non è a oggi utilizzato come test di screening per la diagnosi precoce del cancro prostatico. L’esame non è invece considerato, da solo, utile a individuare l’eventuale presenza di un cancro in fase precoce in tutti gli uomini sani di una certa età, poiché sono troppo numerosi gli esiti falsi positivi. Sul test del PSA ci sono alcune posizioni contrastanti tra le società scientifiche internazionali, con il rischio di confondere i pazienti e gli stessi medici.
Tipologie di Esami PSA
Esistono diverse modalità di misura del PSA:
- PSA totale: indicatore che evidenzia la quantità di antigene prostatico specifico totale presente nel sangue, sia in frazione libera che legata a proteine di trasporto. Il valore di PSA totale considerato generalmente nella norma è inferiore a 4ng/ml.
- PSA libero (o "free"): valore che riporta la concentrazione di antigene prostatico specifico libero, ovvero in circolazione tale e quale nel flusso sanguigno.
- PSA ratio (rapporto tra PSA libero e totale): valutare la proporzione tra i due tipi di PSA è utile per distinguere condizioni benigne o maligne in modo più accurato.
- PSA reflex: al dosaggio del PSA totale va aggiunta la rilevazione del PSA libero solo se la concentrazione di PSA nel sangue è compresa tra 2,5 e 10 ng/mL.
Queste sono utilizzate dallo specialista urologo sia per ottenere indicazioni sulla necessità di ulteriori indagini come la biopsia prostatica, sia per monitorare la malattia, una volta che questa sia stata diagnosticata e trattata.
Diagnosi Precoce e Screening
Gli studi condotti finora dimostrano che dosare il PSA aumenta la possibilità di individuare una neoplasia della prostata in fase iniziale. Non tutti però concordano sul fatto che, anticipando la diagnosi, si possa ridurre il numero di persone che moriranno a causa della malattia. In questo caso, quindi, la diagnosi precoce non sempre produce un vantaggio per i pazienti in termini di riduzione della mortalità.
Parte della comunità scientifica concorda sul fatto che introdurre lo screening del PSA per certe fasce d’età potrebbe ridurre fino al 20% la mortalità per tumore della prostata. Tuttavia, per ogni individuo salvato non è trascurabile il numero di persone che ricevono invece una diagnosi di tumore e una terapia ininfluente sulla durata della vita, che però incide negativamente sulla qualità della vita stessa.
Per quanto riguarda l’organizzazione di uno screening di popolazione, la comunità medico-scientifica si trova in una situazione di incertezza, dato che su una scala così grande di popolazione i benefici non supererebbero gli effetti collaterali negativi. La Commissione europea ha però recentemente raccomandato di valutare l’introduzione graduale di programmi di screening ben pianificati, che si basino non solo sul test del PSA, ma anche sulla risonanza magnetica multiparametrica, in modo da minimizzare il rischio di sovradiagnosi e sovratrattamento. La preferenza è per un approccio in cui è il medico a decidere se prescrivere l’esame, dopo aver valutato il rischio individuale del paziente di sviluppare la malattia. Per queste ragioni al momento non esiste nel mondo un programma di screening di popolazione basato solo sul dosaggio del PSA.
Ulteriori Esami Diagnostici
Le Linee guida europee e di AIOM consigliano, in presenza di un valore di PSA compreso fra 3 e 10 ng/mL, di eseguire una risonanza magnetica multiparametrica (mpMRI), prima di sottoporsi a un’eventuale biopsia prostatica. Questo particolare tipo di risonanza magnetica permette di osservare la morfologia della ghiandola prostatica mettendo in luce diversi parametri. Per rendere più affidabile e standardizzato tale esame, si utilizzano protocolli dedicati e si utilizza un sistema di classificazione del rischio di malattia da 1 (poco probabile) a 5 (altamente probabile). Tale classificazione viene chiamata PI RADS, e indirizza l’urologo verso l’opportunità o meno di eseguire prelievi mirati (generalmente per valori PI RADS ≥3).La biopsia prostatica resta sempre l’esame fondamentale per arrivare alla diagnosi definitiva di tumore, ma la risonanza magnetica può determinare un notevole aumento nella precisione della diagnosi, identificando le aree bersaglio dove concentrare i prelievi e l’estensione locale dell’eventuale tumore. Queste informazioni, unite ad altri parametri clinici e di laboratorio, nelle mani di un clinico esperto sono molto preziose per indirizzare i pazienti verso il trattamento più indicato.
Fattori di Rischio e Prevenzione
Sebbene la causa del tumore alla prostata sia tutt’oggi ignota, ci sono alcuni fattori di rischio che favoriscono lo sviluppo del carcinoma. Tra questi, figurano un’alimentazione poco bilanciata, ricca di grassi saturi, a cui andrebbe preferita una dieta vegetariana ricca di vitamine A, D, ed E. Negli ultimi anni è diventato sempre più importante il fattore familiare riconoscendo al tumore prostatico una componente eredo-familiare. Sempre secondo recenti ricerche, diventa sempre più evidente il ruolo dei fattori genetici nella comparsa del tumore della prostata.
Si raccomanda di:
- Consumare almeno 5 porzioni di frutta e verdura al giorno, preferibilmente di vari colori (abbondante frutta, verdura, cereali integrali e legumi).
- Ridurre il consumo di carni processate e limitare la carne rossa a 500 grammi a settimana (limitare carni rosse e processate, grassi saturi e sale).
- Bere 6-8 bicchieri di liquidi al giorno, includendo acqua, latte a basso contenuto di grassi, tè, caffè e bevande senza zucchero (bere 6-8 bicchieri di liquidi al giorno, includendo acqua, latte a basso contenuto di grassi, tè, caffè e bevande senza zucchero).
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