Risonanza Magnetica e Tumori: Indicazioni e Utilizzo

L’esame di risonanza magnetica (RM) è una tecnica di diagnostica per immagini che sfrutta l’energia dei campi magnetici e le fonti di radiofrequenza per ottenere immagini anatomiche. Questa metodica, non invasiva, consente di acquisire immagini con alta definizione delle diverse strutture anatomiche e capacità di differenziare i diversi tessuti. L’assenza di radiazioni ionizzanti la rende particolarmente adatta anche per la ripetizione di esami a breve distanza di tempo.

La qualità delle immagini è direttamente proporzionale all’incremento dell’intensità del campo magnetico dell’apparecchio (1.5-3 Tesla): a seconda delle esigenze diagnostiche, il medico seleziona l’apparecchiatura più appropriata per effettuare l’esame. La risonanza magnetica è un’indagine sicura e del tutto innocua per l’organismo umano. Non si tratta di un esame che comporta dolore o pericoli per la salute del paziente; in ogni caso, chi soffre di claustrofobia potrebbe avere dei problemi ad affrontare questo tipo di esame.

Indicazioni della Risonanza Magnetica in Oncologia

La risonanza magnetica può essere utilizzata per la diagnosi, la stadiazione e la valutazione della risposta al trattamento di alcuni tipi di tumore. Partire da una base strutturale biochimica arricchisce le immagini della risonanza magnetica e le rende adatte per una descrizione non solo morfologica ma anche strutturale dei tessuti. In oncologia viene utilizzata per la diagnosi, la stadiazione e la valutazione della risposta al trattamento di diversi tipi di tumore.

Le donne a elevato rischio di tumore mammario, le donne con diagnosi di tumore in atto e le donne già operate sono le prime a cui viene consigliato di sottoporsi a Risonanza Magnetica (RM). Numerosi studi hanno dimostrato che questo esame è migliore nel definire le dimensioni del tumore; è in grado di riconoscere, meglio di mammografia ed ecografia, la presenza di altri tumori presenti in contemporanea. Quando il tumore è superiore a 2,5/3 cm si può cercare di ridurne le dimensioni con la chemioterapia, al fine di poter poi procedere ad un intervento chirurgico conservativo (asportazione di una regione mammaria circoscritta, anziché di tutta la mammella).

Dopo questo trattamento con le tecniche tradizionali è difficile distinguere il tumore vitale residuo da quello distrutto dalla terapia. La RM riesce a distinguere i due componenti, visualizzando solo la parte vitale residua che ha un abbondante afflusso di sangue. In questo caso può essere indicata la RM.

Risonanza Magnetica Mammaria

La risonanza magnetica mammaria è un esame complementare alle tecniche più tradizionali (mammografia con tomosintesi ed ecografia mammaria), che per le caratteristiche di elevata sensibilità diagnostica non è applicabile a tutte le pazienti ma solo a casi selezionati. Il primo step è l’esecuzione della visita anamnestica con lo Specialista Radiologo che ha lo scopo di valutare la documentazione clinica della paziente e verificare l’appropriatezza dell’esame.

Prima di effettuare la RM Mammaria sarà necessario seguire una procedura di preparazione all’esame e, nel caso in cui sia previsto il mezzo di contrasto, alcuni prelievi ematici. Le lesioni mammarie, specie quelle maligne, sono caratterizzate da un incremento della vascolarizzazione, ovvero da un aumento di arterie e vene (quello che viene definito effetto angiogenetico) le cui pareti sono più permeabili rispetto alla norma e lasciano quindi passare il mezzo di contrasto iniettato consentendo di vedere la lesione. Senza l’utilizzo del mezzo di contrasto non è possibile distinguere aree di mammella malata da quelle sane e tumori maligni da quelli benigni.

La risonanza magnetica prevede sempre lo studio contemporaneo di entrambe le mammelle, in tutto il loro volume. Per valutare la mammella è d’obbligo l’utilizzo di mezzo di contrastoparamagnetico, che viene iniettato in una vena del braccio durante l’esame. Per la buona riuscita dell’esame è condizione fondamentale che la donna rimanga assolutamente immobile. Sono necessarie infatti numerose immagini che, una volta acquisite, dovranno essere sovrapposte tra loro per l’elaborazione al computer.

Risonanza Magnetica per Screening Oncologico: Quando è Appropriata?

La risonanza magnetica (RM) è una delle tecniche di imaging più avanzate per esaminare le strutture interne del corpo e può essere utile per individuare eventuali lesioni sospette che potrebbero far pensare a un tumore. Grazie alla sua capacità di produrre immagini dettagliate dei tessuti, la RM è spesso impiegata per esplorare in profondità specifiche aree del corpo come il cervello, la colonna vertebrale e molti organi interni.

Tuttavia è importante sapere che una diagnosi di tumore parte sempre da un sospetto diagnostico basato sui sintomi, sulla storia clinica o su segni riscontrati in esami preliminari. La RM, quindi, non è uno strumento di screening per identificare il cancro in assenza di un sospetto clinico preciso ma è usata come esame mirato per chiarire il tipo e la natura di eventuali anomalie rilevate. Se tutti i pazienti asintomatici fossero sottoposti a questo esame, i costi per il sistema sanitario sarebbero insostenibili e ci sarebbe il rischio di sovraccaricare le strutture sanitarie, rallentando l’accesso all’esame per chi ne ha effettivamente bisogno.

La RM è molto sensibile e può rilevare anche anomalie che non sono pericolose o che non hanno significato clinico, come cisti benigne o piccole lesioni. Questi rilievi accidentali possono causare falsi positivi, portando a ulteriori esami invasivi, biopsie o interventi non necessari, con un conseguente aumento di ansia e preoccupazione per il paziente. Per confermare o escludere la presenza di un tumore, è spesso necessario un approccio integrato: esami clinici, altri test di imaging (come TC o PET) e, se richiesto, una biopsia, che consiste nel prelievo e nell’analisi di un piccolo campione di tessuto.

Per alcuni tumori esistono esami di screening più semplici e altrettanto efficaci, come la mammografia per il tumore al seno o la colonscopia per il tumore del colon in seguito a positività al test per il sangue occulto nelle feci.

TAC o Risonanza Magnetica?

Nel percorso diagnostico e di monitoraggio di una patologia oncologica, TAC (Tomografia Assiale Computerizzata) e Risonanza Magnetica (RM) rappresentano strumenti di imaging fondamentali. La differenza fondamentale tra TAC e Risonanza Magnetica risiede nella tecnologia impiegata: la TAC utilizza radiazioni ionizzanti, mentre la Risonanza Magnetica si basa su campi magnetici. In termini di tempo, la TAC è molto più rapida (pochi minuti), il che la rende preferibile nei casi di urgenza o per pazienti con condizioni critiche. Entrambe le tecniche possono richiedere un mezzo di contrasto, ma di tipo diverso: iodato per la TAC, a base di gadolinio per la RM.

Infine, esistono anche controindicazioni specifiche. In oncologia, è fondamentale valutare la presenza di dispositivi impiantabili non compatibili con la RM, oppure allergie ai mezzi di contrasto. Nel percorso oncologico, TAC e Risonanza Magnetica sono strumenti complementari, che permettono una diagnosi precisa, un monitoraggio efficace e un trattamento sempre più personalizzato.

Preparazione all'Esame di Risonanza Magnetica

Nei giorni precedenti l’esecuzione di una risonanza magnetica, qualunque sia la parte del corpo da esaminare, non è richiesta una preparazione particolare. Per la somministrazione del mezzo di contrasto occorre un digiuno di almeno 6 ore, ma non è necessario interrompere eventuali terapie in corso (per esempio farmaci per la pressione o per il cuore). Il medico può prevedere un trattamento preventivo per evitare reazioni rischiose nei soggetti allergici che devono sottoporsi all’esame con mezzo di contrasto paramagnetico (gadolinio). Sono anche richieste le analisi del sangue per verificare il valore della creatinina, che rappresenta un indice di funzionalità renale.

Il giorno dell'esame si consiglia di indossare indumenti senza ganci o bottoni automatici, spille, chiusure lampo o altre parti metalliche, che andrebbero in ogni caso tolti prima dell'esecuzione dell'indagine. Si consiglia di prestare molta attenzione anche ai punti metallici applicati in tintoria, che spesso restano attaccati alle etichette perché difficilmente visibili. Per evitare inconvenienti, comunque, la paziente viene di norma invitata a togliersi tutti i vestiti a esclusione della biancheria intima (purché priva di parti metalliche) e a indossare un camice, fornito dal personale, e calzari monouso. Occorre togliere gioielli e piercing, fermagli per capelli e cinture, occhiali e orologio, ma anche eventuali lenti a contatto, apparecchi per l’udito, protesi dentarie mobili, cinti sanitari, busti e parrucche. Non è consentito portare con sé cellulari, carte di credito o altre tessere magnetiche che potrebbero interferire con lo strumento di indagine.

Cosa Aspettarsi Durante l'Esame

Dopo aver tolto qualsiasi oggetto o indumento contenente metallo, il paziente viene fatto distendere sopra un lettino, che attraverso un comando elettronico scorrerà fino a posizionarsi tra i poli del magnete. Durante l’esame, al paziente non è richiesta alcuna forma di collaborazione, solamente di rilassarsi e di avvertire il personale tramite appositi strumenti in caso di malessere; le apparecchiature sono infatti dotate di altoparlanti e di microfoni per comunicare con il medico o con il personale addetto. Per eseguire l’esame, alla paziente viene chiesto di stendersi su un lettino, che viene fatto scorrere dentro a un’apposita macchina, e di restare ferma e rilassata per tutta la durata dell’esame. Se è previsto, può essere iniettato per via endovenosa un mezzo di contrasto; il più comune è il gadolinio. In questo caso sarà necessario qualche minuto per far sì che si distribuisca omogeneamente nel corpo. L’utilizzo del mezzo di contrasto consente, dopo la sua infusione, di aumentare la potenza del segnale di alcuni tessuti.

La durata media dell’esame è generalmente fra i 20 ed i 40 minuti al massimo. La durata di una risonanza magnetica dipende dall’estensione della parte del corpo da esaminare ma può variare tra i 25 e i 65 minuti. Molti possono trovarsi in difficoltà a mantenersi immobili, come richiesto perché l'esame riesca bene, per tutto il tempo. Si può però chiedere al tecnico che la esegue la possibilità di sgranchirsi un po’ tra una sequenza e l’altra.

Controindicazioni all'Esame di Risonanza Magnetica

Non possono sottoporsi all’esame persone a cui sono stati applicati apparecchi metallici interni, come pace-maker, protesi metalliche (denti, occhi, ossa ecc.) e clips vascolari. I portatori di pacemaker cardiaco, neurostimolatori e clip intracraniche per aneurisma non devono sottoporsi a risonanza poiché i campi magnetici prodotti dall’apparecchiatura potrebbero alterare il loro funzionamento.

L'esame è controindicato anche per chi, a seguito di incidenti o di interventi chirurgici, ha nel corpo altre strutture metalliche di vario tipo, specialmente se in prossimità di organi vitali, per evitare che i campi magnetici prodotti dalla macchina possano provocare il loro spostamento o il loro surriscaldamento. Tipicamente si tratta di protesi, chiodi e viti applicate in ortopedia, ma esistono anche altri dispositivi in uso in altri rami della chirurgia (per esempio in interventi di angioplastica su arterie e vene), realizzati con materiali che potrebbero rendere rischioso l'esame. Le protesi del cristallino impiantate per la cataratta prima della metà degli anni Ottanta del secolo scorso o le valvole cardiache metalliche costituiscono un motivo di controindicazione all’esecuzione della risonanza magnetica.

Anche se recentemente sono stati messi a punto e introdotti nella pratica chirurgica nuovi materiali che non interferiscono con l’indagine, è bene segnalare ogni tipo di operazione subita in passato. In caso di necessità il medico potrà contattare la struttura dove è stato eseguito l'intervento per accertarsi della compatibilità del materiale utilizzato oppure sottoporre il paziente a una radiografia preliminare per escludere la presenza di materiale metallico. Sempre per il rischio di avere nel corpo piccole schegge metalliche anche senza esserne consapevoli, è opportuno che chiunque abbia lavorato come tornitore, saldatore, carrozziere, addetto alla lavorazione di vernici metallizzate, oppure abbia subito incidenti di caccia o sia stato vittima di un’esplosione, informi gli operatori.

Risonanza Magnetica e Claustrofobia

Infine, anche se oggi esistono strumenti a campo aperto, chi soffre di claustrofobia (paura dei luoghi chiusi) può avere delle reazioni ansiose all’interno della macchina. Si raccomanda pertanto di comunicare al personale sanitario se in passato si è avuto questo tipo di problemi, per esempio dentro ascensori o in luoghi molto stretti. Il disagio provocato dalla chiusura nella macchina è oggi molto minore di un tempo, per la disponibilità di apparecchiature ventilate, più ampie e aperte. Nella maggior parte dei casi è sufficiente cercare di rilassarsi e pensare ad altro, ma è importante restare immobili e non parlare per non interferire con l’esecuzione dell’esame. In ogni caso è opportuno che chi soffre di forme gravi di claustrofobia, epilessia o altri disturbi psichiatrici segnali il problema agli operatori: in casi di necessità è possibile ricorrere a una leggera sedazione, spesso utilizzata anche allo scopo di tenere fermi a lungo i bambini.

Risonanza Magnetica in Gravidanza e Allattamento

Non vi è una controindicazione specifica durante la gravidanza. Tuttavia anche se non è stata provata la sensibilità dell’embrione ai campi magnetici e di radiofrequenza utilizzati per queste indagini, la risonanza magnetica è sconsigliata alle donne gravide, soprattutto nel primo trimestre. Per quanto riguarda l’allattamento, molti professionisti suggeriscono di interrompere l’allattamento per un certo periodo di tempo successivo all’esame (anche fino a 48 ore), gettando via il latte prodotto in quelle ore. A questo proposito, il Ministero della salute ha recentemente rilasciato una nota per cui si chiarisce che l’allattamento al seno è sicuro per il bambino allattato di qualunque età gestazionale. Fra tutti i mezzi di contrasto solo quelli a base di gadolinio della categoria “ad alto rischio di fibrosi sistemica nefrogenica” (gadopentetato dimeglumina, gadodiamide e gadoversetamide) vanno prudenzialmente evitati. In tutti gli altri casi, e quindi nella maggioranza dei casi, il bambino allattato può riprendere da subito i pasti al seno.

Rischi e Effetti Collaterali

L'esecuzione di una risonanza magnetica non è mai dolorosa, se si esclude la piccola puntura richiesta dall’eventuale iniezione di mezzo di contrasto nella vena del braccio. Gli unici fastidi che si possono avvertire durante l'esecuzione dell’esame derivano dal forte rumore provocato dalla macchina e dal senso di claustrofobia che, soprattutto in passato, era provocato dal rimanere chiusi in un grande cilindro per il tempo necessario all’esame.

Rispettando le cautele sopra descritte, l’unico possibile rischio nel corso della risonanza magnetica è una reazione allergica alla sostanza usata come mezzo di contrasto, il gadolinio, che generalmente è molto più rara e lieve di quella prodotta da mezzi di contrasto a base di iodio usati per gli esami radiografici. In ogni caso è bene avvertire il personale se in passato si sono verificate reazioni allergiche di questo tipo o se si è affetti da gravi disfunzioni renali.

La risonanza magnetica non prevede l’uso di sostanze radioattive né di radiazioni ionizzanti come quelle dei raggi X, ma sfrutta campi magnetici di alta intensità e onde a radiofrequenza simili a quelle utilizzate per la radio e la televisione, che interessano le cellule degli organi da esaminare, soprattutto quelli ricchi di acqua. Di conseguenza, allo stato attuale delle conoscenze non c’è ragione di credere che la risonanza magnetica possa provocare danni, nemmeno a distanza di tempo.

Dopo l'Esame

All'esame ci si può tranquillamente recare da soli perché non occorre alcun tipo di assistenza né durante l’esecuzione né al termine. Conclusa l'indagine si può tornare a casa, anche guidando, senza nessun tipo di limitazione. Il mezzo di contrasto, quando usato, impiega meno di 24 ore per essere eliminato tramite le urine; gli effetti più consistenti del mezzo di contrasto sono in atto nelle prime ore che seguono l’iniezione, e possono includere brividi di freddo, nausea, mal di testa e/o vomito, dopodiché si assiste a una loro graduale attenuazione.

leggi anche: