In Italia, il tumore maligno del polmone rappresenta la neoplasia più diffusa nel sesso maschile e la seconda in quello femminile. Si forma perché alcune cellule si moltiplicano in modo non controllato e si accumulano formando noduli o masse tumorali.
Che cos’è il tumore al polmone?
Il tumore al polmone è una forma di neoplasia che ha origine nei polmoni, i due organi spugnosi e simmetrici, situati all’interno del torace. Questa grave neoplasia è in grado di formare, in queste aree, masse capaci di impedire il normale flusso dell’aria. Secondo i dati riportati dall’Airc, l’incidenza del tumore al polmone tra la popolazione maschile, nel corso della vita, è di 1 su 10. Mentre colpisce 1 donna su 35. Questa neoplasia rischia di essere fatale per 1 paziente di sesso maschile su 11 e per 1 paziente di sesso femminle su 45. Nei Paesi industrializzati, la patologia è tra le prime cause di morte.
Tipologie di tumore al polmone
Esistono molteplici forme di tumore al polmone, ognuna con specifiche caratteristiche e gradi di severità differenti per il paziente. La gravità della malattia dipende anche dallo stadio della malattia. Inoltre, i polmoni possono anche rappresentare la sede per lo sviluppo di metastasi, dovute ad altre tipologie di tumori, che hanno origine altrove.
- Carcinoma polmonare non a piccole cellule: è la forma più comune, e rappresenta circa l’85% di tutti i casi. Include diversi sottotipi, tra cui l’adenocarcinoma, il carcinoma a cellule squamose e il carcinoma a grandi cellule.
- Carcinoma polmonare a piccole cellule: noto anche come microcitoma, rappresenta circa il 10-15% della totalità dei casi. Rappresenta 6 casi su 10 di tumore al polmone. Ha origine nei bronchi di diametro inferiore.
- Carcinoma squamoso (o carcinoma polmonare a cellule squamose): Rappresenta circa il 25-30% dei casi. Origina nelle vie aeree di calibro medio-grosso ed è dovuto alla degenerazione del tessuto epiteliale che riveste i bronchi. È causato principalmente dal fumo di sigaretta.
- Adenocarcinoma polmonare: Rappresenta il 10% dei casi e può avere origine da diverse regioni del polmone.
- Carcinoma bronchioloalveolare: Spesso considerata una variante dell’adenocarcinoma, può dar luogo a formazioni estese confondibili con una polmonite a carico di un intero lobo polmonare (polmonite lobare), in quanto il risparmio dei bronchi può conservare, alla radiografia del torace, il cosiddetto “broncogramma aereo”, cioè l’immagine della presenza di aria all’interno dei bronchi inglobati dal tessuto tumorale e può talora essere confuso con aree di fibrosi polmonare.
- Carcinoma polmonare a grandi cellule: E’ un tumore polmonare maligno che, come l’adenocarcinoma, si localizza prevalentemente ma non esclusivamente nelle regioni periferiche del polmone ma che non trova, da un punto di vista microscopico, la possibilità di rientrare nella descrizione istologica del carcinoma squamoso né in quella dell’adenocarcinoma polmonare.
Quali sono gli stadi di un tumore al polmone?
Sulla base di questi parametri, il tumore viene poi classificato in uno degli stadi che vanno dall’1 al 4, indicando una progressione dalla malattia localizzata a quella più avanzata e diffusa.
Quali sono le cause del tumore al polmone?
La causa del tumore al polmone, nel 90% dei casi, è il fumo di sigaretta. In questa statistica, viene inclusa anche l’esposizione al fumo passivo. In sostanza, la probabilità di ammalarsi di tumore al polmone è direttamente proporzionale alla quantità di fumo assunto o respirato nel corso della vita. In altre parole, un soggetto che inizia a fumare da molto giovane e prosegue per il resto della vita avrà più probabilità di ammalarsi di chi fuma quantitativamente di più, ma per un periodo di tempo più breve. Traducendo tutto questo in numeri, i fumatori hanno una probabilità di ammalarsi di tumore al polmone 14 volte superiore rispetto ai non fumatori.
Oltre al fumo, anche il radon è un fattore di rischio: gas radioattivo derivato dal decadimento del radio (prodotto dal decadimento dell’uranio), presente nei materiali granitici della crosta terrestre spesso impiegati per la costruzione delle abitazioni, con ampia variabilità della sua presenza nell’ambiente. Nelle zone a elevata concentrazione di radon trova indicazione una migliore ventilazione degli spazi interni delle case.
Quali sono i primi sintomi del tumore al polmone?
Il tumore al polmone può crescere anche molti anni senza manifestare alcuna sintomatologia, ciò significa che in un’ampia percentuale di soggetti la diagnosi viene posta in fase avanzata di malattia. Sono stati quindi sperimentati programmi di screening per questa neoplasia per cercare di anticipare la diagnosi il prima possibile, per rendere questa malattia trattabile ancor prima della comparsa dei sintomi.
Il tumore al polmone, nei suoi stadi iniziali, rimane silente non manifestandosi con alcun sintomo. Nella fase sintomatica della neoplasia, invece, la manifestazione più comune è una tosse persistente, che può peggiorare nel tempo.
Altri sintomi possono includere:
- dispnea (difficoltà respiratoria) e sibilo inspiratorio o espiratorio secondari all’ostruzione delle vie aeree principali (trachea e grossi bronchi) nel caso di tumori a sviluppo centrale (sono più frequenti rispetto a quelli che si sviluppano nelle porzioni più periferiche del polmone).
- tosse secca, stizzosa e insistente o più produttiva (catarrale).
- dolore da invasione di strutture anatomiche e nervose vicine (parete toracica e nervi intercostali) o da coinvolgimento della pleura. Il dolore può interessare anche la spalla e l’arto superiore nel caso di tumori che si sviluppino alla sommità del polmone con tendenza all’invasione delle prime coste e del plesso nervoso brachiale (sindrome di Pancoast).
Nel caso in cui, poi, il tumore evolva ulteriormente e sviluppi metastasi, le manifestazioni sintomatologiche dipendono dalla regione dell’organismo che è stata coinvolta. Le cellule cancerogene possono diffondersi attraverso le strutture di rivestimento dei polmoni, come la pleura, ai tessuti limitrofi. Possono anche raggiungere aree più distanti dalla sede di origine, tramite il flusso sanguigno o il sistema linfatico. I sintomi, in questo caso, si manifesteranno di conseguenza. In caso di metastasi al cervello, ad esempio, il paziente potrebbe accusare cefalea o vertigini. Nell’eventualità di metastasi presenti nel tessuto osseo, può comparire dolore osseo.
Come ci si accorge di avere un tumore al polmone?
Il tumore al polmone, nelle fasi iniziali, come detto, si può presentare in maniera asintomatica. Talvolta il cancro del polmone è diagnosticato in persone che non presentano alcun sintomo, ma che si sottopongono a radiografia, o altro esame, del torace per altri motivi, come ad esempio nello screening.
A quel punto, potranno essere prescritti degli esami e delle analisi di approfondimento per chiarire il quadro clinico del paziente.
Esami diagnostici
Tra gli esami strumentali per immagini più utilizzati per l’accertamento di un tumore al polmone ci sono:
- Radiografia del torace (RX)
- Tomografia computerizzata (TC)
- Tomografia ad emissione di positroni (PET)
- Broncoscopia
Radiografia del torace (RX)
La radiografia del torace è l’esame di primo livello nel sospetto clinico di neoplasia polmonare, grazie all’elevato contrasto naturale di densità esistente tra il contenuto aereo del polmone e le strutture solide anche una piccola “macchia” polmonare può esser discriminata. Ovviamente le sue potenzialità sono inferiori alla TC.
Quando una RX-torace, eseguita per indagare meglio la comparsa di sintomi quali tosse o affanno, mostra la presenza di un nodulo polmonare sospetto, per meglio indagarne le caratteristiche morfologiche, si richiede l’esecuzione di una TAC del torace con mezzo di contrasto.
Tomografia Computerizzata (TC)
La TC è caratterizzata da una maggior sensibilità e specificità rispetto alla radiografia: ciò significa che può vedere ciò che la radiografia non ha visto, è più precisa ed efficace nella valutazione delle dimensioni dei contorni del tumore e dei rapporti con le diverse strutture anatomiche che compongono il torace. Di solito si effettua con l’aggiunta di un “mezzo di contrasto” che viene iniettato in vena che rende più precisa la “lettura delľesame” da parte del radiologo.
La TAC del torace, infatti, identifica lesioni anche di piccole dimensioni, discrimina, con maggiore precisione rispetto alla radiografia, una lesione tumorale da altro (una polmonite o una patologia infiammatoria) e valuta il rapporto della lesione con altri organi all’interno del torace, come il cuore e i grossi vasi o l’esofago. La TAC consente, inoltre, di studiare l’eventuale coinvolgimento dei linfonodi che, se colpiti, appaiono di dimensioni ingrandite. Talvolta, in presenza di un sospetto tumore al polmone, in concomitanza con la TAC del torace, si richiede anche la TAC dell’addome e della pelvi, per studiare gli organi addominali e indagare l’eventuale estensione di malattia fuori dal polmone (a distanza, i cosiddetti secondarismi o metastasi).
Tomografia a Emissione di Positroni (PET)
Con questa metodica le immagini vengono ottenute dopo iniezione endovenosa di una sostanza derivata da uno zucchero marcata con un radioisotopo. Si differenzia dalla TC perché riesce a distinguere le cellule tumorali, caratterizzate da elevato consumo di glucosio, da quelle normali meno avide. Le aree del corpo che contengono cellule tumorali appaiono molto più luminose sulľimmagine PET rispetto ai tessuti normali. Di solito si esegue dopo la TC per migliorare ancora di più il bilancio di estensione della malattia.
In alcuni casi, soprattutto in previsione di una valutazione chirurgica, alla TAC segue l’esecuzione di una PET. La PET è un esame che utilizza come mezzo di contrasto il fluoridesossiglucosio, uno zucchero, normalmente utilizzato dalle cellule tumorali per la loro crescita. Maggiore è l’attività di crescita della cellula, maggiore è la quantità di zucchero che viene captato.
In presenza, però, di patologie infiammatorie, la PET può risultare falsamente positiva mentre, per alcuni tipi di tumori polmonari, come il carcinoma bronchioloalveolare e carcinoma neuroendocrino, la PET da risultati falsamente negativi. L’utilità della PET è quella di studiare l’estensione di malattia dentro e fuori dal torace, ovvero il coinvolgimento dei linfonodi del mediastino e distinguere la parte di tumore dal tessuto non maligno (nel caso di atelettasia -“collasso” di una parte del polmone).
Diagnosi istologica e citologica
Quando le indagini radiologiche pongono il sospetto di una malattia tumorale, si deve procedere con altri accertamenti (il cosiddetto secondo livello diagnostico), che consistono nell’eseguire il prelievo di una piccola porzione del tessuto sospetto cioè diagnosi istologica o, qualora questo non fosse possibile, di alcune delle cellule componenti la massa ovvero diagnosi citologica. L’obiettivo, in entrambi i casi, è quello di analizzare il prelievo al microscopio per giungere a una diagnosi, cioè per capire se quello che vediamo alla TAC è davvero un tumore o una patologia infiammatoria o altro.
Grazie alle colorazioni, che si eseguono in laboratorio, sul tessuto prelevato, noi definiamo da quali cellule del polmone è nato il tumore. Definiamo cioè l’istotipo, informazione che condiziona le successive decisioni terapeutiche. La diagnosi citologica o istologica può essere effettuata tramite prelievi sul tumore primitivo, sui linfonodi, se coinvolti, o sulle metastasi a distanza, qualora presenti.
Broncoscopia e Biopsia
Le metodiche diagnostiche per ottenere il tessuto da esaminare sono differenti e la sede da biopsiare si sceglie sulla base di considerazioni di tipo tecnico (cosa dà meno problemi al paziente, quindi in base a quelli che sono gli esami meno invasivi).
Se il tumore cresce all’interno delle vie aeree, nei bronchi, cioè i tubi che portano l’aria dall’esterno ai polmoni, il tumore verrà raggiunto entrando nelle vie aeree, mediante uno strumento di guida, il broncoscopio, attraverso una procedura chiamata broncoscopia. La broncoscopia permette di visionare direttamente le vie aeree. Il broncoscopio è un tubo che, inserito attraverso le cavità nasali, raggiunge i bronchi (tubi che portano aria nei polmoni e si diramano dalla trachea). È una procedura eseguita ambulatorialmente, previa somministrazione di una piccola dose di anestetico locale. A volte si esegue in sedazione profonda.
Oltre all’esplorazione dell’albero bronchiale, si potrà raccogliere il liquido e le cellule presenti nelle vie aeree, oppure, tramite l’ausilio di un piccolo spazzolino posto all’estremità del broncoscopio e strisciato sulle pareti bronchiali, si otterrà un campione cellulare. Infine, l’introduzione di una pinza, consentirà di eseguire un prelievo di campioni di tessuto (biopsia). In corso di broncoscopia è anche possibile raggiungere due stazioni linfonodali mediastiniche, quelle sottocarenali (sotto la divisione dei tubi dalla trachea) e paratracheali (vicino alla trachea). È quindi un esame che consente di raccogliere il materiale per eseguire una diagnosi di natura, ma anche di valutare il coinvolgimento dei linfonodi mediastinici e, quindi l’estensione di malattia.
Se il tumore è vicino alle vie aeree, potrà essere raggiunto sempre percorrendo le vie aeree con il broncoscopio, ma oltrepassando i bronchi, per giungere alla massa sospetta (agobiopsia transbronchiale). Per la precisione, tale procedura viene effettuata sotto guida radiologica (fluoroscopica) o ecografica (eco-endoscopica TBNA-EBUS). L’eco-endoscopia transbronchiale EBUS è un tipo di broncoscopia con sonda ecografica che consente la visualizzazione delle strutture centrali e del parenchima periferico polmonare. La presenza della sonda ecografica aumenta sensibilmente l’accuratezza diagnostica delle biopsie e dell’agoaspirato trans bronchiali.
Se, invece, la lesione è periferica (lontana dalle vie aeree), si può ricorrere a un prelievo della massa sospetta sotto guida TAC agoaspirato e/o biopsia TAC-guidata. In presenza di lesioni polmonari perifieriche, si potrà inserire, attraverso la parete toracica, un ago sottile, sotto guida TAC, per prelevare singole cellule o gruppi di cellule. La procedura può essere svolta ambulatorialmente. È possibile eseguire la stessa manovra anche su sospette metastasi epatiche o surrenaliche.
Più raramente, la diagnosi può avvenire mediante biopsie chirurgiche, che necessitano di una consulenza anestesiologica (la mediastinoscopia, la mediastinotomia, la toracentesi o la videotoracoscopia). La mediastinoscopia cervicale, mediastinoscopia cervicale estesa o mediastinoscopia anteriore sono manovre chirurgiche, eseguite con paziente sottoposto ad anestesia generale, che hanno lo scopo di eseguire biopsie delle stazioni linfonodali mediastiniche non raggiungibili tramite broncoscopia.
Gli sforzi del team multidisciplinare, composto da oncologi, radiologi, radioterapisti, medici nucleari, chirurghi toracici, pneumologi, anatomopatologi, che analizzano insieme la documentazione clinica del paziente, devono essere quelli di riuscire ad ottenere una diagnosi istologica e non solo citologica. Per definire la strategia terapeutica, infatti, è necessario classificare la neoplasia dal punto di vista molecolare, soprattutto in presenza di una diagnosi di adenocarcinoma polmonare o nei pazienti non fumatori. Inoltre, l’introduzione dei nuovi farmaci immunoterapici può richiedere l’analisi del profilo immunologico del tumore, che si può ottenere solo su tessuto istologico.
Test genomico e Biopsia liquida
Il test genomico permette di effettuare una valutazione genetica del tumore. A partire da piccoli campioni di tessuto tumorale prelevato dal paziente, i test più innovativi oggi disponibili analizzano contemporaneamente un ampio numero di geni per rilevare le mutazioni all’origine del tumore. Il risultato finale consiste in una sorta di “identikit” del tumore al polmone, che può supportare l’oncologo nell’attuare scelte terapeutiche personalizzate per il paziente, in funzione delle specifiche caratteristiche del tumore.
Un’importante opportunità terapeutica è rappresentata anche dagli studi clinici che, nella maggior parte dei casi, richiedono l’invio di materiale istologico presso laboratori centrali, in cui vengono analizzati i marcatori molecolari, utili per la scelta di farmaci nuovi e non ancora entrati nella pratica clinica standard.
La Biopsia liquida viene effettuata con un semplice prelievo di sangue analizzato per identificare i marcatori molecolari. Diversi gruppi a livello nazionale e internazionale hanno messo a punto metodiche per la ricerca di mutazione del gene EGFR o traslocazione del gene EML4-ALK su sangue. In questi casi si parla di biopsia liquida, proprio perché l’analisi genetica è condotta sul plasma.
La biopsia liquida consente di identificare le quattro principali classi di alterazioni genomiche presenti nei geni correlati al tumore solido e rileva elevata instabilità dei microsatelliti, un parametro che permette di prevedere la risposta del paziente all’immunoterapia.
Come si guarisce dal tumore al polmone?
Per quanto riguarda i tumori al polmone non a piccole cellule, si opta nella maggior parte dei casi per l’intervento chirurgico. Quando si opta per la chirurgia, che in questi casi consiste nell’esportazione di porzioni di tessuto polmonare, è fondamentale valutare attentamente il quadro generale del paziente e le sue funzionalità polmonari.
Passi avanti nella lotta ai tumori ai polmoni sono stati fatti anche grazie all’utilizzo dell’immunoterapia, terapia fotodinamica, iniezione di un farmaco che viene attivato tramite la luce di un broncoscopio. Per quanto riguarda, invece, i tumori al polmone a piccole cellule, il trattamento più utilizzato è la chemioterapia. La radioterapia viene praticata in combinazione con la chemioterapia e dopo di essa per eliminare le cellule cancerogene rimaste. È impiegato nella maggior parte dei casi per i tumori al polmone non a piccole cellule, tranne in caso di metastasi. Si ricorre a radioterapia e chemioterapia quando l’opzione chirurgica non è praticabile, o per pazienti ad alto rischio di recidiva. È in grado di trattare specifiche aree tumorali. La chemioterapia è il trattamento principale, spesso in combinazione con la radioterapia.
Come si previene il tumore al polmone?
La diagnosi di tumore al polmone, come detto, avviene spesso quando la malattia è già a uno stadio avanzato. Altrettanto importante è evitare o smettere di fumare. Il fumo da sigaretta è, infatti, il principale fattore di rischio per il tumore al polmone. Come abbiamo visto, altri fattori che aumentano il rischio di ammalarsi possono essere legati alla professione. Basti pensare all’esposizione a metalli pesanti o altre sostanze che aumentano le probabilità di ammalarsi.
Cosa può aiutare i pazienti durante e dopo le cure?
In primo luogo l’attività fisica non è controindicata quando si ha una diagnosi di tumore anzi, quando possibile è consigliata. Le linee guida internazionali raccomandano a tutti di praticare almeno 150 minuti (dai 150 ai 300 minuti) a settimana di attività fisica moderata, oppure 75-150 minuti di attività intensa. Tuttavia, in presenza di un tumore, è bene calibrare l’esercizio sul singolo caso, confrontandosi prima con il medico, soprattutto nelle fasi più delicate del trattamento. Solitamente i medici suggeriscono attività di intensità moderata che possano aiutare a stare meglio, come camminare, fare stretching, acquagym, ballare, o svolgere pratiche che migliorano la respirazione e il rilassamento, come lo yoga.
Chi ha una storia di tumore deve anche seguire una dieta equilibrata: per recuperare le forze, per affrontare meglio le cure e per fronteggiare eventuali effetti collaterali dei farmaci che continua ad assumere. Altrettanto importante per chi vive l’esperienza del tumore polmonare è mantenersi attivi mentalmente: può essere di grande aiuto coltivare ivecchi interessi o trovarne di nuovi, dedicarsi al giardinaggio, alla cucina, viaggiare, riunirsi con gli amici.
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