Ogni anno in Italia, si registrano oltre 50 mila nuovi casi di tumore del colon-retto, secondo le stime dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica. Seconda neoplasia più diffusa dopo il tumore al seno, nel 2022 il tumore del colon-retto ha causato oltre 22 mila decessi. Una percentuale che varia enormemente a seconda di quando avviene la diagnosi. Più diffuso nella fascia di età tra i 60 e i 75 anni, la sopravvivenza netta a 5 anni dalla diagnosi è pari al 65% negli uomini e 66% nelle donne.
Ecco perché, riuscire ad intercettare i primi segni di malattia, aumenta enormemente le probabilità di guarigione. Una delle principali caratteristiche del tumore del colon-retto è la sua lenta evoluzione. La neoplasia vera e propria è preceduta dalla formazione di polipi che, nel tempo, possono evolvere e dare luogo al tumore.
Il Ruolo dello Screening Tradizionale
L'esame più diffuso a tale scopo è lo screening per la ricerca del sangue occulto nelle feci. Andare a ricercare la presenza di tracce di sangue è utile perché l’eventuale positività all'esame può indicare la presenza di una lesione infiammatoria della mucosa intestinale e quindi la presenza di un polipo (che nel tempo potrebbe trasformarsi in tumore) o della neoplasia già in stadio avanzato.
Offerto gratuitamente come screening oncologico a tutte le persone comprese nella fascia di età 50-69 anni (ma in alcune Regioni come la Lombardia l’offerta è estesa fino ai 74 anni), in casi di positività si procede ad effettuare una colonscopia per meglio indagare l'evoluzione della malattia ed eventualmente rimuovere i polipi presenti. In Italia abbiamo la fortuna di avere uno strumento - lo screening gratuito nazionale - che permette di raccogliere dati utili in modo sostanzialmente omogeneo e capire se le cose stanno migliorando oppure no. Potenziarlo potrà garantire risultati importantissimi sia per i pazienti sia per la ricerca.
Nonostante l'indubbia efficacia dello screening, solo il 38,7% (ma con ampie differenze Regionali) degli aventi diritto si sottopone al test. Scarsa consapevolezza e reticenza nell'affrontare l'eventuale colonscopia sono due dei fattori che limitano enormemente l'adesione allo screening.
Nuovi Approcci Diagnostici: L'Esame del Sangue
Ecco perché da tempo si stanno studiando possibili nuovi metodi alternativi di diagnosi precoce. Ad oggi sono molti gli esami in fase di sviluppo che mirano a rilevare l'eventuale presenza dei tumori attraverso un prelievo sanguigno. Il concetto di fondo è che qualsiasi tumore, quando si sviluppa, rilascia nel sangue tracce di Dna rilevabili. La sfida è capire se realmente quei frammenti di Dna appartengono al tumore e soprattutto a quale tipologia di neoplasia.
La diagnosi di tumore del colon-retto potrà essere effettuata anche grazie ad un prelievo di sangue. Ad affermarlo è uno studio pubblicato sulla prestigiosa rivista New England Journal of Medicine. Nello studio pubblicato sul New England Journal of Medicine i ricercatori hanno sottoposto al test 8 mila persone. Queste, dopo il prelievo, sono state valutate tramite una colonscopia per incrociare il dato proveniente dall'analisi del sangue.
Sensibilità e Limiti dell'Esame del Sangue
Dalle analisi è emersa una sensibilità del test -ovvero la capacità dell'esame di identificare i soggetti che presentano la malattia- pari al 100% nei casi di tumore del colon-retto in fase II e superiori. Nelle fase I invece la sensibilità è stata del 65%. Risultati importanti, quelli ottenuti nello studio, che indicano chiaramente l'utilità del sottoporsi all'esame per quella fetta di popolazione che deliberatamente decide di non aderire allo screening.
C'è un però: la scarsa capacità nell'individuare le lesioni precancerose preoccupa e non poco la comunità scientifica. Il test infatti, allo stato attuale, non raggiunge affatto le performance del classico screening. Con la colonscopia la sensibilità nello scovare le lesioni precancerose può arrivare al 98%. E sono proprio questo tipo di lesioni quelle che quando vengono individuate precocemente consentono di "risolvere" la situazione poiché possono essere rimosse facilmente con la colonscopia.
Attenzione però alle facili interpretazioni: il test in questione è in grado di rilevare la presenza della malattia con una sensibilità del 100% solo nei tumori in stadio II o successivo. Al contrario, lesioni precancerose e forme precoci non riescono ad essere identificate con altrettanto successo.
Il Futuro dello Screening
Ecco perché lo screening per la ricerca del sangue occulto nelle feci e la colonscopia rimangono ancora gli esami più affidabili per ridurre la mortalità nel tumore del colon-retto.
Sebbene la colonscopia rimanga il test di screening più accurato, questi risultati suggeriscono che l'esame del sangue sia comunque un valido strumento alternativo ai test basati sulle feci per la diagnosi precoce. “Il cancro del colon-retto è comune e facilmente prevenibile con lo screening, ma solo circa il 50-60% delle persone idonee effettivamente effettuano questi test”, ha commentato Grady. “Fare in modo che le persone vengano sottoposte a screening per il cancro funziona meglio quando offriamo loro diverse opzioni e poi lasciamo che scelgano ciò che reputano meglio per loro”.
I Test di Screening Attualmente in Uso
- La ricerca del sangue occulto nelle feci
- La rettosigmoidoscopia
Ricerca del Sangue Occulto nelle Feci
L’esame del sangue occulto nelle feci consiste nella ricerca, compiuta attraverso metodi diversi, di tracce di sangue non visibili a occhio nudo in un piccolo campione di feci. Queste tracce possono essere dovute al sanguinamento di un polipo.
Chi lo deve fare e quando?
La ricerca del sangue occulto nelle feci (in sigla SOF) viene consigliata dal Ministero della salute ogni due anni nelle persone tra i 50 e i 69 anni. In alcune regioni è stato esteso lo screening fino all’età di 74 anni.
Che cosa succede se è positivo?
Se l’esame rileva la presenza di sangue occulto, il protocollo degli screening invita: a ripetere l’esame se si sospetta una preparazione inadeguata del materiale da analizzare; a sottoporsi a una colonscopia. Questo esame prevede, dopo un’adeguata preparazione per svuotare l’intestino, l’introduzione di una sottile sonda flessibile dotata di telecamera attraverso l’ano, per visualizzare l’interno dell’intestino. L’obiettivo è verificare la presenza di polipi. Se questi sono presenti, è possibile rimuoverli nella stessa seduta.
La rettosigmoidoscopia
Circa il 70% dei tumori del colon-retto si sviluppa nella parte finale dell’intestino, ossia il sigma e il retto. Per questo in alcuni programmi di screening è in uso, al posto della ricerca del sangue occulto nelle feci, la rettosigmoidoscopia (o rettoscopia). Si tratta di un esame meno invasivo, analogo alla colonscopia, ma che esplora soltanto la porzione finale dell’intestino, di circa 30 centimetri.
Chi la deve fare e quando?
La rettosigmoidoscopia prevista dai programmi di screening viene effettuata una sola volta nella vita, tra i 58 e i 60 anni, e se risulta negativa non deve essere ripetuta.
La colonscopia
La colonscopia è un esame che viene effettuato in caso di necessario approfondimento a seguito del risultato positivo dell’esame del sangue occulto. L’esame consiste nell’osservazione della mucosa dell’intero colon attraverso un colonscopio, uno strumento flessibile con una luce intensa all’estremità introdotto nell’ano. Durante l’esame il medico può effettuare uno o più prelievi sulle eventuali lesioni riscontrate. I frammenti così ottenuti sono poi sottoposti a esame istologico per chiarirne la natura.
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