L’avvento di metodi ad alta sensibilità per la misurazione dei livelli di troponina cardiaca (cTn) ha migliorato la diagnosi tempestiva e la stratificazione del rischio nell’infarto del miocardio. I livelli di troponina cardiaca sono usati anche per la stratificazione del rischio nei pazienti con PE. Le linee guida della European Society of Cardiology (ESC) del 2019 non specificano però quale test vada usato.
Test a Confronto: Alta Sensibilità vs. Convenzionale
I metodi ad alta sensibilità, introdotti negli ultimi due decenni, permettono di evidenziare innalzamenti dei livelli di troponina cardiaca al di sotto della soglia di rilevabilità dei test standard. Poiché diversi studi hanno dimostrato che in pazienti con dolore toracico o scompenso cardiaco una hs-cTn elevata correla col rischio di eventi cardiovascolari e con un aumento della mortalità, i test più performanti hanno soppiantato i test convenzionali in molti ambienti clinici. Attenzione però a pensare che il test ad alta sensibilità sia sempre meglio del test convenzionale: uno studio appena pubblicato sulla rivista JAMA Cardiology mostra infatti che fare riferimento alla troponina ad alta sensibilità (hs-cTn) invece che alla troponina convenzionale (cTn) non offre nessun vantaggio nella valutazione dei pazienti con embolia polmonare (PE). Basare la stima del rischio di complicanze solo su questo biomarcatore potrebbe, al contrario, avere una serie di conseguenze negative.
Studio Comparativo su Embolia Polmonare
Un gruppo di ricercatori spagnoli, in collaborazione con alcuni colleghi statunitensi, ha perciò deciso di confrontare il valore clinico di troponina cardiaca I ad alta sensibilità (hs-cTnI) e troponina cardiaca I convenzionale (cTnI) nell’embolia polmonare.
Dettagli dello Studio PROTECT
È stata condotta un’analisi post hoc dei dati dello studio PROTECT condotto in Spagna. Sono stati inclusi 834 pazienti con PE emodinamicamente stabile di cui erano noti i livelli di cTnI (valore soglia >0,05 ng/ml) e hs-cTnI (valore soglia >0,029 ng/ml) al momento della diagnosi di PE. Il 16,7% dei pazienti aveva livelli elevati di cTnI e il 31,7% di hs-cTnI. Nei 30 giorni successivi alla diagnosi, il 7,4% dei pazienti ha avuto un decorso complicato (collasso emodinamico, PE ricorrente, morte). Considerando l’innalzamento dei livelli di troponina come una variabile binaria, livelli elevati di cTnI ma non di hs-cTnI si associavano a una probabilità più alta di avere un decorso complicato. Nessuno dei 125 pazienti che aveva hs-cTnI elevata ma cTnI normale ha avuto un decorso complicato. Usando il sistema di classificazione dell’ESC, con la hs-cTnI risultavano a basso rischio meno pazienti di quelli che rientravano in questa categoria usando la cTnI, perché il 10% veniva classificato a rischio intermedio. Nessuno dei 78 pazienti classificato a basso rischio con la cTnI, ma non con la hsTnI ha avuto un decorso complicato.
Sulla base dei risultati, gli autori dello studio concludono che sostituire la cTnI con la hs-cTnI porta a un aumento dei pazienti con troponina elevata, ma che questo non sembra migliorare la valutazione prognostica.
Implicazioni Cliniche e Rischi Potenziali
“Bikdeli e colleghi forniscono nuovi dati che suggeriscono che i valori soglia di hS-cTnI per la diagnosi di infarto del miocardio potrebbero non essere applicabili ai pazienti con PE - scrivono in un editoriale Vinay Guduguntla e Robert O. Bonow, della Northwestern University Feinberg School of Medicine di Chicago - Questi risultati suggeriscono inoltre che la hs-cTnI ha una specificità più bassa della cTnI nell’identificare i pazienti con PE a rischio di complicanze”.
Gli esperti sottolineano come una classificazione del rischio scorretta può portare a un aumento delle risorse impiegate, a trattamenti non necessari e a ricoveri più lunghi.
Informazioni Generali sulle Troponine
Enzimi di natura proteica presenti nel tessuto muscolare striato scheletrico e in quello liscio cardiaco, le troponine sono un gruppo di proteine coinvolte nella regolazione della contrazione muscolare che permette il movimento. Esse controllano l'interazione calcio mediata di actina e miosina (miofibrille muscolari). Le troponine sono classificate in tre subunità molecolari: TnC (Troponina C), TnT (Troponina T) e TnI (Troponina I). La troponina C si lega agli ioni calcio. La troponina T si lega alla tropomiosina. Mentre la troponina TnC è espressa sia dal muscolo cardiaco che da quello scheletrico, la TnI e la TnT sono troponine cardiache specifiche del cuore. Le evidenze scientifiche dimostrano che, a prescindere dalla patologia principale di cui soffrono, i pazienti con valori elevati di troponina sono maggiormente a rischio di eventi cardiaci maggiori ed altri possibili esiti sia nel breve che nel lungo termine. L'analisi della concentrazione plasmatica di questi enzimi cardiaci specifici consente di valutare pertanto lo stato di salute del cuore.
Nella cellula muscolare (cardiomiocita) le troponine si trovano prevalentemente in forma legata, il cosiddetto complesso troponinico. Esse vengono rilasciate nel sangue da parte del tessuto miocardico soltanto in seguito a determinati eventi o insulti che causano un danno cardiaco o un'importante sofferenza del cuore. Raggiunto il picco dopo 4-24 ore, rimangono elevate per 1-3 settimane. La Troponina T ha una concentrazione plasmatica normale di 0,2 mg/l. Il valore normale di riferimento per la Troponina I è di 0,1 mg/l. Valori di troponina inferiore al range cut-off del laboratorio di analisi sono considerati fisiologici.
Poiché le due troponine sono markers molto sensibili, il loro rialzo è suscettibile anche a sforzi fisici intensi soprattuttoin soggetti molto muscolosi. L'esame si esegue prelevando un campione di 5 ml di sangue in una provetta contenente gel polimerico con silice micronizzata.
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