Trasfusione di Sangue: Rischi e Benefici in caso di Emoglobina Bassa

La trasfusione consiste nell’infusione di sangue o di alcuni suoi componenti per rispondere a delle esigenze cliniche specifiche. La trasfusione comporta rischi misurabili e prevede l’utilizzo di una risorsa limitata quale è il sangue, che non può essere prodotto artificialmente in laboratorio.

Le trasfusioni consistono nel trasferimento di una certa quantità di sangue da un soggetto (donatore) a un altro (ricevente), per via endovenosa. Questa procedura viene adottata in risposta a specifiche esigenze cliniche.

Ogni anno in Italia vengono trasfusi circa 660 mila pazienti; la maggior parte delle trasfusioni si svolge senza problemi, o con al massimo complicazioni molto lievi.

Quando è necessaria una Trasfusione?

La trasfusione di globuli rossi ha come indicazione primaria quella di ristabilire, o mantenere, il trasporto di ossigeno dai polmoni ai tessuti. In alcune specifiche situazioni conseguenti all'anemia, per aumentare il valore dell’emoglobina e, quindi, dell'ossigeno disponibile, si può effettuare una trasfusione di globuli rossi.

Le trasfusioni sono utilizzate, in particolare, per reintegrare il sangue perso in caso di emorragie post-traumatiche o chirurgiche, oppure nel trattamento di alcune malattie che causano una grave anemia.

L’emoglobina è una proteina solubile che troviamo all’interno dei globuli rossi ed è responsabile del trasporto di ossigeno ai distretti corporei.

L’anemia è una condizione in cui il sangue ha carenza di globuli rossi. L’emoglobina è una proteina ricca di ferro che dà al sangue il caratteristico colore rosso.

Esempi di situazioni che richiedono trasfusioni includono patologie che provocano anemia, come ad esempio patologie renali o tumori. Anche la radioterapia e alcuni tipi di farmaci possono causare l’anemia.

Le piastrine e i fattori di coagulazione servono per arrestare le emorragie, comprese quelle interne. Alcune patologie possono impedire all’organismo di produrre una quantità sufficiente di piastrine o di fattori di coagulazione. Se soffrite di emofilia, probabilmente le emorragie dopo un trauma o un incidente durano più a lungo. Ad esempio se siete emofiliaci probabilmente avete bisogno di un fattore di coagulazione speciale che vada a integrare quello di cui siete carenti.

In ogni caso, per risolvere la situazione patologica, come in caso di emorragia (interna o esterna) è necessario anche trattare la causa primaria della perdita per far si che il reintegro non venga “perso” nuovamente.

Tipologie di Trasfusione

  • Omologhe: se donatore e ricevente sono due persone diverse. In caso di trasfusione omologa, è fondamentale la compatibilità tra donatore e ricevente, per evitare gravi reazioni di emolisi; per stabilirla, occorre definire il gruppo sanguigno di entrambi.
  • Autologhe: se donatore e ricevente sono la stessa persona. In quest'ultimo caso, ovviamente è necessario procedere alla raccolta di sacche di sangue prima del momento del bisogno (per esempio, in preparazione a un intervento chirurgico programmato). Il prelievo per il pre-deposito a scopo autologo deve essere effettuato sotto il controllo di una struttura trasfusionale. In genere, non si prelevano oltre 4 unità di sangue e, di solito, le sacche non utilizzate sono eliminate.

Gruppi Sanguigni e Compatibilità

Sulla superficie dei globuli rossi sono presenti delle molecole chiamate antigeni: questi determinano il gruppo sanguigno a cui si appartiene, quindi la compatibilità del sangue trasfuso. Inoltre ognuno di noi è Rh-positivo oppure Rh-negativo.

Il sangue del gruppo 0 è sicuro per quasi tutti i pazienti. Il 40% circa della popolazione ha il sangue di questo gruppo. Chi ha il sangue di questo gruppo è detto donatore universale.

Se il sangue è Rh-positivo, si può ricevere sangue di qualsiasi tipo.

Ecco una sintesi dei gruppi sanguigni:

  • Gruppo A: sono presenti l'antigene A sui globuli rossi e gli anticorpi IgM anti-antigene B nel plasma.
  • Gruppo B: queste persone hanno l'antigene B sui globuli rossi e gli anticorpi IgM anti-antigene A nel plasma.
  • Gruppo AB: sono presenti sia l'antigene A sia l'antigene B sui globuli rossi e nel plasma non hanno alcun anticorpo.
  • Gruppo 0: i soggetti con gruppo sanguigno 0 non hanno alcun antigene sui globuli rossi e nel plasma hanno gli anticorpi IgM anti antigene A e anti antigene B.

Preparazione e Procedura

Prima della trasfusione, l’infermiere preleva il sangue del paziente per scoprire il gruppo sanguigno (A, B, AB o 0) e l’Rh. Il tipo di sangue usato per la trasfusione deve essere compatibile con il vostro.

Durante la trasfusione è inserito un piccolo ago in una vena della persona che deve ricevere la trasfusione, per consentire al componente contenuto nella sacca di entrare nel circolo sanguigno. La durata della trasfusione dipende dalla tipologia di emocomponente trasfuso; generalmente, nei primi 15 minuti la velocità di infusione deve essere pari a 10-20 gocce al minuto.

Durante la trasfusione, il sangue del donatore, precedentemente raccolto in una sacca, viene infuso nella vena del ricevente.

Le trasfusioni sono eseguite in ambulatorio o in ospedale. In casi molto rari possono essere effettuate a domicilio. Viene inserita una flebo in uno dei vasi sanguigni. Attraverso di essa si riceve il sangue sano. Durante la trasfusione gli infermieri sorvegliano attentamente il paziente, soprattutto nei primi 15 minuti, cioè nel momento in cui c’è il maggior rischio di reazioni allergiche. La flebo viene rimossa. Per scoprire come l’organismo reagisce alla trasfusione, probabilmente dovrete fare gli esami del sangue.

Le banche del sangue raccolgono, esaminano e conservano il sangue. Le banche del sangue controllano anche tutto il sangue donato per scoprirne il gruppo e il tipo Rh.

Su ogni sacca di emocomponente assegnata è applicata un'etichetta contenente l'attestazione di compatibilità, i dati identificativi dell'emocomponente e quelli della persona che riceverà la trasfusione. L'identificazione della persona da sottoporre a trasfusione deve essere effettuata da due operatori sanitari immediatamente prima dell’inizio della trasfusione.

Per preparare il sangue per la trasfusione, alcune banche rimuovono i globuli bianchi. Questo processo è detto leucodeplezione.

Rischi e Complicazioni

Prima di essere sottoposto a terapia trasfusionale il malato deve sempre essere informato correttamente e in maniera completa delle possibili alternative alla trasfusione (ove esistenti), dei benefici che da essa derivano, dei suoi potenziali effetti indesiderati e anche delle possibili conseguenze in caso di rifiuto di sottoporsi a tale cura.

La maggior parte delle trasfusioni viene effettuata senza problemi per il ricevente.

Nella maggior parte dei casi, le trasfusioni di sangue non determinano effetti negativi o complicanze.

Ecco alcuni dei rischi e delle complicazioni possibili:

  • Reazioni allergiche: possono svilupparsi anche se il sangue del donatore è compatibile con quello del ricevente. Alcuni pazienti manifestano una reazione allergica anche quando il sangue donato è compatibile con il loro. I sintomi associati a tale fenomeno comprendono: fatica a respirare, dolore al petto, riduzione della pressione arteriosa e nausea. Al primo sintomo di reazione allergica il medico o l’infermiere interrompono la trasfusione. Quando si verificano tali disturbi occorre avvertire immediatamente gli operatori sanitari.
  • Infezioni virali: una diversa tipologia di possibili complicazioni che potrebbero verificarsi è rappresentata dalla trasmissione di agenti infettivi (HIV, virus dell’epatite B, virus dell’epatite C, sifilide). In Italia, in base alla normativa in vigore, su ogni unità di sangue donata deve essere effettuata la ricerca del virus dell'epatite B (HBV), del virus dell'epatite C (HCV), del virus dell'immunodeficienza umana (HIV) e del Treponema pallidum (sifilide). Il rischio di contrarre un'infezione a seguito di una trasfusione di sangue, quindi, è prossimo allo zero.
  • HIV: alcuni agenti infettivi, come l’HIV, possono sopravvivere nel sangue e infettare il paziente che riceve la trasfusione. Tutto il sangue donato viene sottoposto all’esame per l’HIV. Per controllare i possibili donatori, vengono presi anche altri provvedimenti. Ai donatori viene chiesto se presentano i sintomi dell’HIV, se assumono comportamenti a rischio o presentano fattori di rischio per l’HIV.
  • Epatite B e C: il rischio di che una donazione di sangue sia compromessa dall’epatite B varia tra 1 su 200.000 e 1 su 360.000. Il rischio di epatite C varia tra 1 su 1 milione e 1 su 2 milioni.
  • Variante del morbo di Creutzfeldt-Jakob (vCJD): questa malattia è la variante umana del morbo della mucca pazza. Si tratta di una patologia cerebrale rara ma fatale. Il rischio di contrarla durante una trasfusione è bassissimo, ma tuttavia sussiste.
  • Sovraccarico di ferro: se ci si sottopone ad un eccessivo numero di trasfusioni di sangue il ferro si può accumulare nel sangue (sovraccarico).
  • TRALI (Lesione Polmonare Acuta da Trasfusione): anche se molto improbabile, le trasfusioni di sangue possono danneggiare i polmoni e causare difficoltà respiratorie. Non si conosce con certezza la causa di questa reazione; gli anticorpi (proteine) che con maggiore probabilità si trovano nel plasma delle donne che hanno avuto un figlio possono causare malfunzionamenti delle cellule dei polmoni.
  • Reazioni immuno-emolitiche: sono tanto gravi, quanto rare. Si verificano se il tipo di sangue ricevuto durante la trasfusione non è compatibile con il sangue del ricevente. Si tratta di un tipo di reazione molto più lenta rispetto a quelle acute.
  • Malattia del trapianto contro l’ospite (GVHD): è una malattia in cui i globuli bianchi del sangue trasfuso attaccano i tessuti del paziente che riceve la trasfusione.

Alternative alla Trasfusione

Attualmente, non esiste un'alternativa alle trasfusioni. Tuttavia, è possibile cercare di sopperire le funzioni di alcune componenti del sangue con farmaci specifici. In linea generale, le trasfusioni di sangue devono essere effettuate solo quando sussiste una precisa indicazione e non siano sostituibili con trattamenti farmacologici.

Non tutte le trasfusioni usano il sangue donato da una persona estranea. Se dovete sottoporvi a un intervento chirurgico, potreste aver bisogno di una trasfusione per reintegrare il sangue perso durante l’intervento. Se scegliete di usare il vostro sangue, dovrete eseguire uno o due prelievi prima dell’intervento. I chirurghi, dal canto loro, cercano di minimizzare la quantità di sangue perso durante gli interventi e quindi la necessità di trasfusioni.

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