Le transaminasi alte possono indicare un problema che riguarda il fegato e quindi devono suggerire di effettuare indagini più approfondite. Vedere le transaminasi alte in gravidanza non è in genere allarmante, ma va sempre valutato dal medico e monitorato.
Durante la gravidanza ci sono vari esami di routine da fare, e le transaminasi rientrano tra quelli. Le transaminasi sono enzimi prodotti dal fegato.
Cosa sono le Transaminasi?
Le transaminasi, denominate anche am(m)inotransferasi, sono un gruppo di enzimi che catalizzano il trasferimento del gruppo amminico (-NH2) di alcuni amminoacidi (glutammico, aspartico ecc.) in un α-chetoacido (piruvico, ossalacetico ecc.), con formazione di un nuovo amminoacido e di un nuovo chetoacido.
Nella pratica medica comune, insieme alle “transaminasi” vengono raggruppati anche altri enzimi indici di citolisi/necrosi cellulare: lattico deidrogenasi (LDH, Lactate DeHydrogenase), gamma-glutamil-transpeptidasi (GammaGT), fosfatasi alcalina (FA o ALP, ALkaline Phosphatase), ornitil-carbamil-transferasi (OCT), 5′-nucleotidasi e aldolasi.
Come si svolge l’esame
L’analisi delle transaminasi avviene mediante normale prelievo di un campione di sangue (da effettuare preferibilmente al mattino stando a digiuno) e negli esami di routine si misurano due elementi: le transaminasi ALT e le transaminasi AST.
Ecco alcuni degli elementi misurati durante l'esame:
- ALT (alanina amino transferasi): L’ALT (o GPT) è un enzima del fegato che aiuta l’organismo a metabolizzare le proteine. Si tratta di una proteina sintetizzata esclusivamente in quest’organo e in caso di lesioni viene riversata nel sangue aumentando quindi la concentrazione presente oltre i limiti normali.
- AST (aspartato transaminasi): L’AST è un enzima che, come l’ALT, quando non ci sono problemi si trova nel sangue in minime quantità. L’aumento dei livelli può indicare una patologia o una lesione al fegato.
- ALP (fosfatasi alcalina): L’ALP è un enzima del fegato, dei dotti biliari e delle ossa.
- Albumina e proteine totali: L’albumina è una delle proteine prodotte dal fegato ed usata, tra l’altro, per mantenere una corretta pressione dei fluidi corporei e funge da trasportatore nel sangue per moltissime molecole diverse (anche farmaci).
- Bilirubina: La bilirubina è una sostanza di colore giallo prodotta dalla normale disgregazione dei globuli rossi; passa nel fegato, dove viene incorporata nella bile e successivamente eliminata attraverso le feci.
- GGT (gamma glutamil transferasi): La GGT è un enzima contenuto nel sangue.
- LDH (l-lattato deidrogenasi): È un enzima che si trova nel fegato.
- Conta delle piastrine.
- Tempo di protrombina (PT): È il tempo che il sangue impiega per coagularsi e fa riferimento alla protrombina, una proteina prodotta dal fegato e coinvolta nel meccanismo di coagulazione.
I valori di riferimento delle transaminasi cambiano in funzione dell’età e del sesso, ma anche della strumentazione utilizzata dal laboratorio. Più i risultati sono lontani dalla normalità, più è probabile che il paziente soffra di disturbi significativi del fegato. Il medico userà i risultati per impostare eventuali terapie.
I valori della transaminasi in gravidanza
Circa il 3% delle donne in gravidanza, come riportato in questo studio, soffre di una malattia epatica, ovvero una patologia a carico del fegato.
Transaminasi Alte in Gravidanza: Cause e Rischi
Transaminasi alte in gravidanza… che paura! Eppure non sempre ciò rappresenta un pericolo: potrebbe infatti capitare che le transaminasi abbiano valori elevati, in relazione all’aumento dell’attività epatica e allo squilibrio ormonale tipici della gravidanza.
Infatti, una delle cause di transaminasi alte in gravidanza può essere la colestasi gravidica e la steatosi acuta epatica della gravidanza.
- Colestasi Gravidica: La colestasi gravidica è una malattia epatica poco diffusa in gravidanza. La colestasi intraepatica della gravidanza aumenta il rischio di prematurità fetale, di natimortalità e di sindrome da distress respiratorio. La caratteristica principale è l’insorgenza improvvisa di un forte prurito che in genere peggiora fino al parto o all’inizio del trattamento.
- Steatosi Epatica Acuta della Gravidanza: I sintomi della steatosi epatica comprendono nausea e vomito improvvisi, dolore addominale e ittero, seguiti nei casi gravi da un’insufficienza epatocellulare.
Colestasi Gravidica: Fattori di Rischio e Sintomi
La colestasi gravidica è una sindrome clinica di gravità variabile, che risulta dalla compromissione del normale flusso della bile. La colestasi gravidica è caratterizzata dall'aumento degli acidi biliari nel circolo ematico, da cui conseguono prurito generalizzato, associato o meno ad urine ipercromiche, ittero e steatorrea.
La colestasi gravidica riconosce un'eziologia multifattoriale, quindi risulta dall'interazione di più concause. Alla base, vi è un incremento della stasi biliare secondaria ad un'alterazione della secrezione o del normale deflusso di bile nel duodeno.
Tra i fattori principali troviamo:
- Fattori ormonali: la colestasi gravidica sembra dipendere da un incremento della normale stasi della bile intraepatica, in combinazione con le maggiori concentrazioni plasmatiche di estrogeni e progesterone. Il ruolo degli ormoni è suggerito dal fatto che la colestasi gravidica si manifesta soprattutto nella parte terminale della gravidanza. Inoltre, i sintomi tendono a risolversi dopo il parto, quando i livelli ormonali si normalizzano.
- Fattori genetici: la colestasi gravidica sembra manifestarsi in donne predisposte dal punto di vista genetico, in seguito all'interazione di vari fattori ambientali (come l'alimentazione) e le modificazioni ormonali che avvengono fisiologicamente in gravidanza. Recentemente, in alcune pazienti con colestasi gravidica, è stata rilevata una particolare mutazione genetica.
- Fattori ambientali: l'incidenza della colestasi gravidica varia in base a diverse aree geografiche. Inoltre, la malattia sembra manifestarsi in modo più grave nei mesi invernali. Anche la dieta può influenzare l'insorgenza della colestasi gravidica.
L'incidenza della colestasi gravidica varia a seconda dell'etnia. Più nel dettaglio, le popolazioni in cui si riscontra con maggiore frequenza sono quelle di Cile, Bolivia e Paesi scandinavi, nelle quali può arrivare a colpire una donna incinta su 50.
Il sintomo principale della colestasi gravidica è costituito dal prurito intenso e persistente. Questa manifestazione è, di solito, precoce e non si associa ad un rash cutaneo. Il prurito da colestasi gravidica può interessare qualunque parte del corpo, ma comincia, in genere, dal palmo delle mani e dalla pianta dei piedi, per poi generalizzarsi a tutto il corpo.
Altri sintomi della colestasi gravidica sono la presenza di ittero, l’emissione di urine scure o la presenza di grasso nelle feci.
La diagnosi per la colestasi gravidica si esegue sulla base dei segni clinici (prurito) e sulla valutazione degli esami del sangue, che andranno a indagare la funzionalità epatica della donna.
La terapia per la colestasi gravidica è volta soprattutto a ridurre i fastidi legati al prurito, con cure locali sulla pelle, e ad abbassare la concentrazione di acidi biliari con cure farmacologiche. L’accumulo di acidi biliari nel sangue materno rappresenta un rischio importante per il bambino.
A sei settimane dal parto sarà necessario per la mamma un controllo che confermi la normalizzazione degli esami del sangue.
Se non trattata, la colestasi gravidica può comportare gravi conseguenze sia per la madre, che per il feto. Generalmente, la colestasi gravidica è benigna per la paziente, ma può avere una prognosi negativa per il feto. Possibile complicanza per la futura mamma è l'aumentata tendenza all'emorragia post-partum. Quest'ultima evenienza dipende dal malassorbimento della vitamina K, associata alla malattia (nota: la vitamina K è coinvolta nei meccanismi di coagulazione del sangue).
Anormalità del ritmo cardiaco fetale (es. Quest'evenienze sono più probabili in presenza di una concentrazione nel siero di acidi biliari superiore a 40 µmol/L (micromoli per litro) a digiuno.
La più frequente alterazione di laboratorio correlata alla patologia è l'incremento dei livelli di acidi biliari sierici totali, a digiuno, oltre le 10 µmol/L. Per supportare e confermare la diagnosi, vengono effettuati degli esami del sangue che consentono di mettere in evidenza le più frequenti alterazioni correlate alla colestasi gravidica. Il reperto di laboratorio più sensibile e specifico è l'aumento della concentrazione sierica degli acidi biliari (>10 mmol/L).
Steatosi Epatica Acuta Gravidica: Sintomi e Diagnosi
La steatosi acuta gravidica generalmente interessa le primigravide, in particolare se la gravidanza è gemellare o multipla. Da un punto di vista patogenetico sembra essere riconducibile ad un difetto della beta-ossidazione degli acidi grassi (difetto principale a carico della 3-idrossiacil-CoA deidrogenasi), spesso ereditario e trasmissibile.
Clinicamente le pazienti possono presentare nausea e vomito, dolore addominale epigastrico, ittero moderato, raramente prurito, raramente epatomegalia, possibile esofagite emorragica.
Laboratoristicamente si può rilevare incremento lieve/moderato delle transaminasi (ALT tra 200-500 U/L), incremento moderato/severo della bilirubinemia in assenza di emolisi, piastrinopenia, riduzione della protrombinemia, aumento dell’LDH e dell’uricemia.
Ecograficamente può essere evidenziata la presenza di steatosi.
A differenza delle altre epatopatie analizzate, si osserva più frequentemente un rapido peggioramento clinico subito dopo il parto e, pertanto, è necessario uno stretto monitoraggio anche dopo il parto.
Cosa Fare in Caso di Transaminasi Alte
Se si escludono condizioni gravi come la colestasi gravidica o la steatosi epatica acuta, sai qual è la prima cosa che ti dice il medico quando vengono riscontrare transaminasi alte in gravidanza? Di modificare la tua alimentazione!
Tra loro, molte arrivano proprio dopo aver scoperto di avere le transaminasi alte in gravidanza, su suggerimento del medico. Questo ci consente di renderci conto di quanto la dieta non debba, e non possa, essere vista solo come uno strumento per “mantenere il corretto peso corporeo”, intendendola solo come una moda. Purtroppo è ancora frequente sentir dire a donne durante la gravidanza che non trovano utile seguire una dieta in questa fase della vita, ci penseranno dopo a “smaltire i chili di troppo”.
Ecco alcuni consigli:
- Avere uno stile di vita sano: Il fumo e l’alcol mettono a dura prova la salute del nostro organismo, anche del fegato!
- Dieta equilibrata: Oramai sappiamo quanto i grassi facciano bene, anche in gravidanza, ma non possiamo ignorare che una dieta ricca di grassi saturi, in particolare se associata al consumo di zuccheri, si associ in letteratura scientifica all’aumento rischio cardiovascolare e al peggioramento della funzionalità epatica.
- Cotture leggere: É assodato che le cotture leggere, come il vapore, i farri, senza troppe fritture, grassi, siano salutari per la linea, la salute e…il fegato. La frittura, in particolare, porta alla produzione di sostanze tossiche, come l’acrilamide.
- Moderazione: Finire di mangiare senza sentirsi troppo sazi, è buona norma.
- Limitare cibi dannosi: É importante limitare cibi come i dolciumi, lo zucchero, il riso bianco, le torte, caramelle di ogni tipo.
- Evitare i funghi: Trattandosi infatti di un periodo della vita in cui il fegato risulta più appesantito, i funghi sono da evitare.
Altre possibili cause di transaminasi alte
Oltre alla colestasi gravidica e alla steatosi epatica, altre condizioni possono causare un aumento delle transaminasi durante la gravidanza:
- Iperemesi gravidica: l’iperemesi gravidica spesso è associata a ipertransaminasemia per la comune eziologia epatica.
- Steatosi epatica o NAFLD (NonAlcoholic Fatty Liver Disease): è una condizione patologica legata ad un eccessivo accumulo di grasso nel fegato, sotto forma di trigliceridi.
- Gestosi pre-eclamptica: la pre-eclampsia colpisce il 7% delle gravide nel III trimestre. Le transaminasi aumentano di 20-50 volte. Attualmente si ritiene che la manifestazione epatica della pre-eclampsia sia la sindrome HELLP (Hemolysis, Elevated Liver tests, Low Platelets).
- Malattie autoimmuni: diverse patologie epatiche come l’epatite autoimmune, ipertransaminasemie, cirrosi biliare primaria, epatite aspecifica, colangite sclerosante primaria, e steatosi epatica non alcolica sono stati riportati nel 30% delle pazienti con celiachia.
Esami diagnostici aggiuntivi
In caso di transaminasi alte, il medico può richiedere ulteriori esami per identificare la causa sottostante:
- Anamnesi familiare e personale: un’accurata anamnesi familiare e personale della paziente ed un meticoloso esame obiettivo.
- Esami di laboratorio routinari: oltre alla AST ed ALT (enzimi di citonecrosi), andrebbero valutati i valori di ALP e GGT (enzimi di colestasi) e l’incremento della bilirubina (specie se diretta). E’ anche utile valutare altri parametri che potrebbero segnalare una riduzione della funzionalità epatica, quali la diminuzione dell’albumina, del colesterolo, delle colinesterasi e della capacità di coagulazione, in particolare la riduzione delle piastrine e l’allungamento del Tempo di Protrombina (PT, o Tempo di Quick).
- Alfa-1-antitripsina: Il dosaggio dell’alfa1-antitripsina permetterà di escludere un Deficit di alfa 1-antitripsina.
- Markers per le epatiti A, B, C, E.
Enzimi epatici: GGT, LDH, Fosfatasi Alcalina (ALP)
Nella pratica clinica, oltre alle transaminasi (AST e ALT), vengono spesso valutati anche altri enzimi epatici per fornire un quadro più completo della funzionalità del fegato:
- Gamma-glutamil-transpeptidasi (GGT): Conosciuta anche come gamma-glutamiltransferasi, la GGT (presente nel fegato, nel pancreas e nel rene), catalizza il trasferimento del gruppo g-glutammico da un peptide ad un altro, oppure ad un l-aminoacido. In caso di colestasi (ristagno di bile all’interno della colecisti o delle vie biliari intraepatiche e/o extraepatiche), i livelli della GGT aumentano insieme a quelli della fosfatasi alcalina (ALP).
- Lattico deidrogenasi (LDH): La LDH è comunemente inserita nelle analisi eseguite di routine. I livelli di LDH totale aumentano sensibilmente in tutte le situazioni in cui si produce un generico danno tissutale, pertanto non è un indicatore specifico del danno epatocellulare.
- Fosfatasi Alcalina (ALP): L’ALP è un enzima sintetizzato dal tessuto osseo, dall’intestino, dal rene e, in minor grado, dagli epatociti, come anche, durante la gravidanza, nella placenta. L’elevazione della sua concentrazione sierica è indice di colestasi, pertanto aumenta notevolmente nelle malattie che compromettono il flusso biliare ed, in minor grado, nelle patologie epatocellulari.
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