Transaminasi Alte e Milza Ingrossata: Cause e Approfondimenti

Le transaminasi sono enzimi che partecipano alla trasformazione degli amminoacidi in energia.

La determinazione dei loro livelli nel sangue è utile soprattutto per valutare il corretto funzionamento epatico, ma può riflettere anche lo stato di salute del cuore e dell'apparato muscolo-scheletrico. In presenza di un danno o di un processo infiammatorio a carico di tali organi, si può verificare un aumento anomalo dei valori delle transaminasi.

Cosa sono le Transaminasi?

Le transaminasi sono un gruppo di enzimi presenti in vari tessuti, ma concentrati soprattutto nelle cellule del fegato. Qui, regolano la deaminazione, ossia catalizzano la reazione che trasforma gli aminoacidi in eccesso in ammoniaca e sostanze idonee a essere utilizzate a scopi energetici.

Le transaminasi più importanti sono l'alanina amino transferasi (ALT o GPT) e l'aspartato amino transferasi (GOT o AST). L'AST è presente soprattutto nei muscoli e nel miocardio, mentre l'ALT si trova essenzialmente nelle cellule del fegato.

Quando le cellule del fegato, del cuore o dei muscoli sono danneggiate, le transaminasi si riversano nel circolo sanguigno, con aumento della loro concentrazione plasmatica.

Le transaminasi si trovano in ogni distretto corporeo (enzimi ubiquitari), ma sono particolarmente abbondanti nel fegato e nel muscolo scheletrico striato, incluso quello cardiaco.

Quando si Misurano le Transaminasi?

Il dosaggio delle transaminasi viene utilizzato principalmente quando il medico sospetta un malfunzionamento o una lesione a carico del fegato, del miocardio o di altri muscoli.

I valori di riferimento delle transaminasi possono cambiare in funzione di età, sesso e strumentazione in uso nel laboratorio analisi. Per questo motivo, è preferibile consultare i range riportati direttamente sul referto.

Prima di sottoporsi al prelievo di sangue per l'esame delle transaminasi, è necessario osservare un digiuno di almeno 8-10 ore. Durante tale periodo, è possibile solo assumere una modica quantità di acqua. Inoltre, prima dell'esame occorre essere in posizione eretta da almeno 30 minuti.

Se i risultati forniscono un valore superiore, l'esame dev'essere ripetuto dopo 7-15 giorni.

Interpretazione dei Valori delle Transaminasi

Il riscontro isolato di una transaminasi alta è spia di un probabile danno al fegato o alle vie biliari; il termine probabile è d'obbligo, in quanto abbiamo visto che tali enzimi - pur concentrandosi soprattutto a livello epatico - sono ubiquitari. Potrebbe quindi trattarsi, ad esempio, di un danno muscolare, pancreatico o cardiaco; per ottenere maggiori indizi sulle cause che hanno prodotto il rialzo anomalo di una singola transaminasi, è quindi necessario valutare allo stesso tempo i livelli degli altri enzimi epatici.

Utile risulta anche il dosaggio della bilirubina, del tempo di protrombina, delle proteine plasmatiche e la ricerca di markers delle epatiti virali, oltre ad esami diagnostici strumentali come l'ecografia o la risonanza magnetica addominale, la biopsia epatica e la colangiopancreatografia.

Rapporto AST/ALT (GOT/GPT)

In condizioni normali le transaminasi sono presenti in circolo a livelli molto bassi (inferiori alle 40 U/l) e simili fra loro, anche se il rapporto AST/ALT è in genere > 1 (maggiore di uno). La AST (Aspartato aminotransferasi) è una transaminasi mitocondriale e citoplasmatica che, similmente all'ALT, è presente negli epatociti ma anche nei tessuti non epatici, dove si trova però in proporzioni maggiori rispetto all'ALT.

Livelli di Transaminasi

  • TRANSAMINASI MOLTO ALTE: livelli particolarmente elevati di transaminasi nel sangue (> 10 volte o più i valori basali) suggeriscono un danno epatico acuto e consistente.
  • TRANSAMINASI LIEVEMENTE AUMENTATE: un'elevazione cronica e contenuta delle transaminasi è tipica delle steatoepatite, della steatosi (fegato grasso), del danno da farmaci e delle epatiti virali in fase non acuta.
  • COLESTASI INTRA ED EXTRAEPATICA: in tale condizione, oltre a transaminasi alte, si nota un tipico aumento della bilirubina, della fosfatasi alcalina (rialzo consistente) e della gamma-glutamil-transpeptidasi (GGT).

Milza Ingrossata (Splenomegalia): Cosa Significa?

Il più delle volte, il trattamento della splenomegalia si basa sulla cura del fattore causale; raramente, infatti, la splenomegalia è un problema che si può risolvere soltanto con l'asportazione della milza.

Cause di Splenomegalia

  • Le infezioni virali, come per esempio la mononucleosi.
  • Le infezioni batteriche, come la sifilide e l'endocardite batterica.
  • Le infezioni parassitarie come la malaria e la leishmaniosi.
  • L'ipertensione portale, dovuta a malattie epatiche, come per esempio la cirrosi, oppure a fenomeni di trombosi della vena splancnica o della vena porta.
  • Vari tipi di anemia emolitica, una condizione - quest'ultima - caratterizzata dalla distruzione prematura dei globuli rossi. Il tipo più comune di anemia emolitica, coinvolta nella comparsa di una milza ingrossata, è la talassemia.
  • Neoplasie del sangue, come le leucemie o i linfomi (es: malattia di Hodgkin).
  • Alcune malattie metaboliche, come la sarcoidosi, l'amiloidosi, la tesaurismosi, la malattia di Gaucher e la malattia di Niemann-Pick.

Sintomi Associati alla Splenomegalia

  • Dolore o senso di pienezza nella regione superiore sinistra dell'addome.
  • Facilità al sanguinamento, anche a seguito di traumi minimi.
  • Facilità alle infezioni.

L'eccessivo sequestro di globuli rossi, globuli rossi e piastrine può ostruire la milza ed essere d'interferenza alle altre funzioni di quest'ultima.

In ambito medico, il termine ipersplenismo indica un funzionamento anomalo della milza, tale per cui quest'ultima diventa iperattiva e iperproduttiva, con effetti nocivi per l'organismo umano.

Complicazioni della Splenomegalia non Trattata

  • Il consolidamento della facilità alle infezioni, dei processi anemici e della tendenza al sanguinamento.
  • La rottura della milza.

Diagnosi di Splenomegalia

La diagnosi di splenomegalia è piuttosto semplice. Molto spesso, infatti, i medici sono capaci di individuare un ingrossamento della milza con la palpazione dell'area in cui quest'ultima risiede.

  • Le tecniche di imaging radiografia e/o ecografia.
  • Le analisi del sangue, finalizzate a valutare i livelli di piastrine, globuli bianchi ed eritrociti.

La splenomegalia richiede l'intervento del chirurgo e l'attuazione di un'operazione di asportazione della milza, il cui nome specifico è splenectomia.

Per contenere il sopraccitato rischio d'infezione post-chirurgica, i pazienti per cui è prevista la splenectomia devono sottoporsi, nel periodo di preparazione all'intervento, a vaccini contro Haemophilus influenzae, Streptococcus pneumoniae, meningococco e virus dell'influenza (in questo caso è necessaria una nuova vaccinazione ogni anno).

Prevenzione della Splenomegalia

Per prevenire il fenomeno della splenomegalia, è indispensabile attuare ogni misura preventiva contro i fattori scatenanti. Per prevenire le forme di splenomegalia a origine infettiva, è indispensabile evitare ogni possibile fonte di contagio.

Il Fegato: Funzioni e Analisi

Il fegato è la ghiandola più grande del nostro corpo, è situata nell’addome e appartiene all’apparato digerente. Si trova alla nostra destra nella parte alta della cavità addominale, sotto il diaframma e accanto allo stomaco.

Trattandosi di una ghiandola, il compito delle sue cellule (cellule epatiche) è produrre sostanze, come la bile, che serve per digerire i grassi e le vitamine liposolubili, e quindi alla sintesi del colesterolo e dei trigliceridi.

Il fegato è un importante “detox” per il nostro organismo, provvedendo alla disintossicazione dalle sostanze di scarto.

Esami per Valutare la Funzionalità Epatica

È possibile tenere sotto controllo il nostro fegato già nelle analisi del sangue, per misurare la quantità delle sostanze che devono essere prodotte dal fegato.

  • Analisi del sangue (esami ematici): Misurano la quantità delle sostanze che vengono prodotte dal fegato per capire se vi sono danni di funzionalità, e permettono di individuare eventualmente le cause della malattia del fegato, se presente.
  • Esami strumentali (ecografie, TAC…): permettono di “guardare” l’organo per individuare eventuali danni o lesioni e capire l’origine di sintomi presentati dal paziente.

Valori di Riferimento degli Esami Epatici

I valori legati alla funzionalità epatica sono la transaminasi, la bilirubina, l’albumina, la Gamma Glutamil Trasferasi GGT e Gamma GT, la lattato deidrogenasi (LDH).

Transaminasi ALT o GPT (Alanina Transaminasi): Un enzima presente negli epatociti che non deve trovarsi nel sangue. Alti valori di questo enzima nel sangue suggeriscono la presenza di malattia epatica come l’epatite, dove le cellule epatiche sono danneggiate. Valori normali sono inferiori a 35 U/l per le donne e inferiori a 40 U/l per gli uomini. È necessario che il medico confronti questi valori con quelli di ALT per poter capire se davvero si tratta di danno epatico e non ad altri tessuti.

Transaminasi AST o GOT (Aspartato Transaminasi): un altro enzima, che se presente nel sangue oltre una certa quantità suggerisce la presenza di malattia ai tessuti epatici ma anche nei tessuti cardiaci. Valori normali sono inferiori a 35 U/l per le donne e inferiori a 40 U/l per gli uomini.

Gamma Glutamil Trasferasi GGT e Gamma GT: Un enzima necessario alla funzione di detox che deve svolgere il fegato. Alti valori di questo enzima indicano la possibilità di problemi di funzionalità epatica, solitamente in seguito all’abuso di alcol. I valori di riferimento da considerarsi normali variano da laboratorio a laboratorio, a seconda dello strumento utilizzato. Una Gamma GT alta suggerisce la possibilità di un danno al fegato o alle vie biliari dovuto all’alcolismo oppure all’uso di certi farmaci che alzano il valore.

Bilirubina diretta e indiretta: Alti livelli nel sangue possono significare una cattiva capacità da parte del fegato di smaltire questa sostanza. L’eccesso di bilirubina è quello che conferisce alla pelle il colore giallastro che chiamiamo ittero. Per quanto riguarda i valori normali di bilirubina, la bilirubina diretta o coniugata, dovrebbe essere presente in quantità inferiori a 0,3 mg/dl. I valori di bilirubina totale (diretta o indiretta) dovrebbero essere nell’intervallo da 0,10 a 1,30 mg/dl.

Albumina: Se il fegato non funziona bene, come nel caso di cirrosi epatica, potrebbe produrre troppa poca albumina nel plasma. I valori di riferimento per l’albumina sono compresi fra 3,5 e 5,5 grammi per 100 millilitri (35-55 g/Litro).

Lattato deidrogenasi (LDH): È un enzima che si trova sia nel fegato che nel miocardio e nei muscoli, importante nella produzione di energia della cellula.

Fosfatasi alcalina: L’AlPh è un enzima presente in vari tessuti del corpoinclusi i dotti biliari. Se alta può indicate un blocco dei dotti biliari, ma il valore va considerato accanto agli altri esami di funzionalità epatica, come bilirubina e transaminasi (AST e ALT). In condizioni di salute le concentrazioni di fosfatasi alcalina di origine epatica e di origine ossea sono più o meno sovrapponibili, e sono, per uomini e donne, da 50 a 150 U/L in media (unità per litro di sangue).

Valori che indicano la presenza di infezione virale: Anticorpi specifici per l'epatite A, l'epatite B, l'epatite D e l'epatite E.

Fattori della coagulazione: Uno dei compiti del fegato è anche quello di produrre le proteine che promuovono la coagulazione del sangue. Tra queste vi è la protrombina (PT), anche definita fattore II di coagulazione. valori troppo elevati, indice di una coagulazione lenta e di un maggior rischio di emorragia, si registrano anche in chi soffre di disturbi epatici tra cui tumori, cirrosi, epatiti e ostruzione biliare.

Tumore della Milza

Si tratta di un tumore che si può formare nella milza, un organo del sistema linfatico della dimensione di circa un pugno, situato nella parte superiore sinistra dell’addome, appena al di sotto della gabbia toracica.

La milza non è un organo vitale, è possibile vivere senza, anche se con la splenectomia (rimozione della milza) l’organismo perde alcune delle sue armi di difesa contro le infezioni.

Il tumore della milza può avere origine dalle cellule che compongono l’organo, in particolare quelle del sistema immunitario, e in tal caso è detto “primitivo”; oppure può essere la sede di metastasi provenienti da tumori in altri organi, e allora è detto “secondario”.

Fattori di Rischio

Sono stati identificati alcuni fattori di rischio per lo sviluppo di tumori che con maggior frequenza colpiscono la milza: linfomi, leucemie o sarcomi. Tra questi fattori di rischio ricordiamo l’età avanzata, alcuni tipi di infezioni virali, un indebolimento del sistema immunitario legato a malattie (per esempio AIDS) o a terapie antirigetto dopo un trapianto, esposizione a radiazioni o a sostanze chimiche cancerogene.

Tipologie di Tumori della Milza

La milza può essere sede di tumori benigni come emangiomi, amartomi e linfangiomi, ma anche di tumori maligni primitivi e secondari. I tumori che prendono origine dalle cellule della milza sono in genere linfomi (sia di Hodgkin sia non Hodgkin) che nascono dalle cellule di tessuto linfatico presenti nell’organo, o sarcomi, più precisamente angiosarcomi, che derivano dalle cellule dell’endotelio vascolare. Alcune leucemie possono coinvolgere anche la milza, mentre è più raro che l’organo diventi sede di metastasi di tumori solidi.

Sintomi

I sintomi di un tumore che colpisce la milza possono essere molto generici e, in alcuni casi, ricordano quelli di un normale raffreddore (per la ridotta capacità di combattere le infezioni). Uno dei sintomi che più chiaramente indica che c’è qualcosa che non va a livello splenico è l’ingrossamento della milza (splenomegalia), che però non è necessariamente associato alla presenza di un tumore. Altri sintomi che possono rappresentare un campanello d’allarme sono: dolore addominale, soprattutto nella parte alta dell’addome, dolore alle ossa o alle articolazioni, facile sanguinamento, stanchezza, febbre e brividi, infezioni frequenti, aumento della sudorazione notturna, linfonodi ingrossati o perdita di peso.

Diagnosi

Nel caso di sintomi che possono far pensare a un tumore della milza, il medico procede innanzitutto con un’accurata anamnesi (raccoglie informazioni sulla storia clinica del paziente) e rivolge domande sui sintomi e sugli eventuali fattori di rischio (lavoro a contatto con sostanze pericolose, familiarità per linfomi o leucemie, eccetera). Con una semplice palpazione dell’addome è possibile valutare se la milza è ingrossata, mentre l’esame del sangue è in grado di individuare eventuali problemi a livello delle cellule ematiche, inclusa l’anemia (bassi livelli di globuli rossi).

Trattamento

La scelta del trattamento più adatto per il tumore della milza dipende innanzitutto dal tipo di malattia (linfoma, sarcoma o altro) e da quanto è diffusa, ma anche dalle condizioni di salute generale dei pazienti. La chirurgia rappresenta sicuramente uno dei trattamenti principali del tumore della milza: l’intervento di splenectomia permette di rimuovere completamente l’organo, senza il quale è possibile continuare a vivere in modo normale (a parte eventuali piccoli problemi di ordine immunitario e linfatico). Anche la radioterapia e la chemioterapia hanno un ruolo nella terapia dei tumori della milza.

leggi anche: